Rolling Stone Italia

I 20 migliori videoclip di sempre

C’è stato un tempo in cui investire un milione di dollari nel video di una popstar non era considerato eccessivo, ma addirittura necessario. Nell’epoca di MTV i videoclip sono stati sia una forma d’arte, sia uno strumento promozionale. Ecco una selezione di quelli entrati nella storia

Foto: Unsplash

Nelle prime ore del 1° agosto 1981, facendo zapping, ci si poteva imbattere nell’immagine del lancio di un razzo spaziale. Poi Neil Armstrong che usciva dal modulo lunare. Infine, una voce da disc jockey radiofonico, fuori campo, che diceva: «Signore e signori, rock & roll». Alcuni accordi di chitarra e una bandiera con il logo del network – qualcosa che si chiamava MTV – che cambiava rapidamente colori e disegni. Non si trattava di un canale di notizie: la sigla stava per Music Television. Restando sintonizzati, si sarebbero visti dei vj che parlavano di portare ai telespettatori tutte le ultime novità in fatto di video musicali. A quel punto era lecito domandarsi: ma è una radio o una televisione? Cos’è un vj? E cosa diavolo è un video musicale?

Un anno dopo nessuno si poneva più queste domande. Praticamente tutti sapevano cos’è un video musicale e tutti volevano guardare MTV. Il network ha rivoluzionato l’industria discografica, ispirato tanti imitatori, lanciato parecchie carriere, distruggendone altrettante. Interi generi e sottogeneri musicali, dall’hip hop al grunge alle boy band al nu metal, sono entrati nel mainstream grazie ai video. E il format si è rivelato così longevo che quando MTV ha deciso di dedicarsi a giochi, reality e serie, chiudendo di fatto le porte ai video, gli artisti hanno continuato a produrne e ben presto è arrivato Internet a riempire quel vuoto.

Quaranta e passa anni dopo il lancio di MTV, i video musicali sono ancora complementari alle canzoni, creano leggende e causano controversie. Non ci interessa più MTV, ma continuiamo a guardare video.

20“Nobody Speak” DJ Shadow feat. Run the Jewels

Il genio che aveva dato al mondo Entroducing torna e arruola i Run the Jewels per una raffica di versi densi, pieni di insulti (con riferimenti ai Peanuts, a Trump, a tua mamma), su un beat assassino. E il video del regista Sam Pilling alza l’asticella: mette le parole di El-P e Killer Mike in bocca a una serie di politici bianchi e anziani nel corso di un meeting stile Nazioni Unite, sotto gli occhi di vari tirapiedi (fra cui RTJ e DJ Shadow). Ben presto i tavoli vengono ribaltati, volano cazzotti, un maiale corre all’impazzata e scoppia una megarissa. Uno quasi trafigge un altro al cuore usando una bandiera americana: che simbolismo. «Volevamo fare un video positivo, pieno di vita che ritraesse i politici al loro meglio», ha detto Shadow. «Invece è uscito questo». D.F.

19“Paranoid Android” Radiohead

Quando Thom Yorke ha chiesto all’illustratore svedese Magnus Carlsson di creare un video per Paranoid Android, gli ha dato di proposito una registrazione solo strumentale della traccia di OK Computer. Yorke era un grande fan di Robin, programma a cartoni animati di Carlsson, e desiderava che nel video ne comparissero i personaggi, ma voleva che restassero fuori i “Gucci little piggies“, gli androidi e qualunque altro riferimento al testo. Quello che ne è uscito è una delle tipiche avventure bizzarre di Robin e del suo amico Benjamin, in cui incontrano una prostituta nuda, sirene in topless, un rappresentante dell’Unione Europea sudato e stempiato che si amputa gli arti con un’ascia e un uomo con una testa grottesca che gli esce dalla pancia. «In realtà parla della violenza che circonda Robin, come anche la canzone», ha spiegato Yorke. «Non è la stessa violenza del testo, ma tutto quello che gli accade attorno è terribilmente disturbante e violento e lui beve fino a perdere conoscenza. È lì, ma non è lì. Questo è il motivo per cui funziona». A.G.

18“Kiss” Prince & The Revolution

Prince era nato per fare video e i video sembrano essere nati per lui: il Purple One è stato la prima vera superstar americana di MTV, prima di Madonna e di Michael Jackson. Alla sua uscita, 1999 (era il 1982), un brano che le radio avevano paura di trasmettere, è divenuto un tale tormentone che MTV lo utilizzava persino per testare il segnale delle trasmissioni in stereo. E il video di questo successo del 1986 tratto dall’album Parade vede Prince in formissima, divertente e perverso, scherzare con la chitarrista Wendy Melvoin e la ballerina Monique Manning. In un momento in cui il movimento per la censura era sul piede di guerra, Prince ha trasformato Kiss in uno spot pro-sesso troppo divertente per essere attaccato R.S.

17“Hungry Like the Wolf” Duran Duran

Nessuno ha sguazzato più dei Duran Duran negli albori di MTV. «I video, per noi, sono stati come il suono stereofonico per i Pink Floyd», ha detto Nick Rhodes a Rolling Stone nel 1984. «Erano nuovi, erano di moda. E abbiamo capito che potevamo farci un sacco di cose». Ed ecco cinque ragazzi androgini sullo schermo, a disposizione degli sguardi femminili. Si sono gettati sul nuovo media con stile e umorismo, volando in posti come lo Sri Lanka e Antigua col regista Russell Mulcahy. Hungry Like the Wolf ha aperto la loro trilogia tratta dall’album Rio, composta anche da Rio e Save a Prayer. Simon Le Bon percorre la foresta pluviale cercando la sua musa (la modella Sheila Ming), che però gli lascia i segni delle sue zanne sulla gola. Nel frattempo John Taylor ruba la scena indossando un blazer bianco che rifiuta di abbottonare. R.S.

16“The Rain (Supa Dupa Fly)” Missy Elliott

The Rain non è solo il singolo di debutto di Missy Elliott: è anche il suo primo lavoro col celebre regista Hype Williams. I due si conoscevano a malapena, ma sono riusciti a creare un precedente in grado di rivoluzionare il futuro del video musicale e segnare il resto della carriera di Missy. Con una manciata di camei (Lil Kim, Diddy, Da Brat e il produttore del pezzo Timbaland, fra gli altri), il video utilizza molti obiettivi a occhio di pesce e mostra la rapper in situazioni surreali: la più particolare è quella in cui Missy indossa una specie di tuta che sembra un sacco dell’immondizia nero gonfiato (destinata a diventare un costume di Halloween molto popolare). «Quell’outfit era un simbolo di potere» ha detto Elliott a Elle. «Mi piaceva l’idea di sentirmi come una donna Michelin dell’hip hop. E sapevo che potevo indossare un vestito gonfiabile e fare comunque parlare la gente». B.S.

15“Fell in Love With a Girl” The White Stripes

Dopo essersi guadagnato la reputazione di mago dei video con Around the World dei Daft Punk e Star Guitar dei Chemical Brothers, Michel Gondry ha calato il jolly trasformando il duo dei White Stripes in… Lego. Nel 2002 l’idea di immortalare gli Stripes usando mattoncini colorati e la tecnica della stop motion ha reso il video iconico, tanto che la Third Man Records ora vende un set Lego chiamato Fell in Love With a Girl che permette di ricreare quell’effetto. Lo stesso livello sarebbe stato raggiunto solo con le altre due collaborazioni fra White Stripes e Gondry: The Denial Twist e The Hardest Button to Button. C.S.

14“Take on Me” A-ha

Una ragazza è seduta da sola in un ristorante. Legge un fumetto sulle avventure del trio synth pop norvegese A-ha. La ragazza (che è la fidanzata del cantante della band nella vita reale) si spaventa quando l’eroe dei fumetti le fa l’occhiolino dalla pagina stampata e poi la porta con sé nel fumetto. I due si aggirano in quello strano mondo a disegni animati e si imbattono in una gang di malintenzionati che li inseguono: alla fine il cantante riesce a fuggire con lei nel mondo reale. Diretto da Steve Barron (quello di Billie Jean), Take on Me è una pietra miliare dei video e non invecchia mai. Nota stonata: gli A-ha hanno realizzato una specie di sequel deludente, The Sun Always Shines on TV, in cui la coppia si separa e lui torna nel mondo dei fumetti. R.S.

13“Smells Like Teen Spirit” Nirvana

La Converse alta che batte il tempo. Le cheerleader punk con i simboli dell’anarchia sulle divise. La t-shirt a strisce di Kurt Cobain indossata su una maglietta con le maniche lunghe. Gli accordi di apertura, i ragazzi scatenati, il crescendo. Il regista Samuel Bayer giura che i Nirvana lo hanno scelto per quel video solo perché lui aveva il reel peggiore di tutti i candidati in lizza. Il fonico dei Nirvana Craig Montgomery dice, nel libro Everybody Loves Our Town sulla storia del grunge, che il regista «voleva creare una linea narrativa, Kurt invece voleva solo che si vedesse la band che suonava e i ragazzi che impazzivano». Il video termina con uno dei migliori esempi di liberazione tramite il pogo. È uno stereotipo, ma davvero il resto è storia. È praticamente impossibile ignorare il cambiamento provocato dall’arrivo di Smells Like Teen Spirit prima in radio e poi su MTV. Il singolo andava già benone, ma il video l’ha fatto schizzare in alto, aiutando a vendere alle masse il concetto di alternative rock e aprendo ufficialmente l’era del grunge. “Here we are now, entertain us”. D.F.

12“Single Ladies (Put a Ring on It)” Beyoncé

Beyoncé è quasi riuscita nell’impossibile con il video di Single Ladies, tre minuti e 18 secondi di pura coreografia senza nient’altro, con due ballerine al suo fianco. Beyoncé è una performer di altissimo livello e quando è arrivato questo video sono comparsi anche i tutorial di ballo su YouTube, cosicché tutti hanno imparato qualche mossa da lei, persino Justin Timberlake (al Saturday Night Live) e il presidente Barack Obama. M.C.

11“Freedom! ’90” George Michael

Listen Without Prejudice di George Michael doveva demolire ogni idea preconcetta del suo lavoro presso il pubblico, inclusa la sua immagine da dongiovanni carismatico ed etero. E da questo punto di vista il video di Freedom! ’90 lascia ben poco all’immaginazione, con George che letteralmente dà fuoco al giubbotto di pelle, alla chitarra e al juke-box, simboli dell’iconografia rock’n’roll utilizzati nel video di Faith. Diretto da David Fincher (che ha poi lavorato a Vogue di Madonna, altro grande successo), il clip adotta un approccio coraggioso lasciando Michael fuori dallo schermo. Vengono invece mostrate cinque delle più famose supermodelle al mondo (Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington, Linda Evangelista e Tatjana Patitz), che cantano in playback la canzone. Pomposo? Sì. Ma Freedom! ’90 è una vera dichiarazione d’intenti più unica che rara nel mondo dei video musicali. C.S.

10“Billie Jean” Michael Jackson

Billie Jean ha scioccato il mondo, una dimostrazione di fino a dove ci si poteva spingere con quel mezzo. Mostra Michael Jackson che balla su un marciapiede illuminato (in omaggio al musical Un americano a Parigi). La sua voce, il suo corpo, il suo viso paiono posseduti da qualcosa di paranormale. E appena inizia a danzare sembra fragile e allo stesso tempo rende possibile ogni cosa. Billie Jean è diventato è rimasto in heavy rotation per anni. Il video successivo, Beat It, è stato un altro classico dell’innovazione. Entrambi possedevano della magia che non c’era in Thriller, il megavideo da 13 minuti e dal budget enorme che in realtà era solo un trip dell’ego di John Landis, con troppa poca musica e troppo poco Michael. Billie Jean resta il migliore e ancora oggi definisce il clip musicale al top del suo impatto culturale ed emotivo. R.S.

9“November Rain” Guns N’ Roses

Durante le riprese del video di November Rain qualcuno ha chiesto al batterista dei Guns, Matt Sorum, quale fosse la sua parte. «Non lo so», ha risposto, «devi chiedere ad Axl, il video è tutto nella sua testa». Non è del tutto vero, perché Axl per l’occasione si era ispirato al racconto Without You del suo amico Del James. Il video sembra un sogno febbricitante: Rose organizza un matrimonio con la sua ragazza di allora Stephanie Seymour; Slash, uno dei testimoni, dimentica gli anelli, ma il bassista Duff McKagan ne fa saltare fuori un paio porgendoli col mignolo della sua mano guantata. Slash fa un assolo di fronte a una chiesa, poi tutti vanno al rinfresco che viene investito da un temporale. E inspiegabilmente la neosposa muore. La scena più melodrammatica del video è quella della sposa che lancia il bouquet e questo cade… sulla bara di lei. Niente di tutto ciò sembra avere un senso e non deve necessariamente averlo in quanto evoca il mood del pezzo (che ha un sequel nel video di Estranged). «November Rain parla di non volersi trovare ad avere un amore non corrisposto», ha detto una volta Axl, «mentre Estranged parla di quando ti accorgi di essere in quella situazione e cerchi di capire cosa diavolo puoi fare». K.G.

8“Sledgehammer” Peter Gabriel

«Non sono sicuro che Sledgehammer sarebbe stata una hit così grande senza il video», ha detto Peter Gabriel a Rolling Stone nel 1987. «Penso che il video avesse un certo senso dello humour e fosse divertente, due cose che non sono mai state particolarmente associabili alla mia persona». Gabriel ha sempre amato il surreale (pensiamo ai suoi costumi di scena nei Genesis), ma il video di Sledgehammer era pieno di stravaganze insolite per il cantante. Ha anche sorriso, incredibilmente, durante la sequenza in stop motion lentissima in cui alcuni trenini a vapore gli sfilano davanti al viso, delle macchinine gli passano fra i capelli, si vede un tributo a Giuseppe Arcimboldo (la faccia di Gabriel è ricreata con dei frutti) e un paio di polli, animati dagli stessi tizi che più avanti hanno fatto Galline in fuga, ballano. Incredibilmente il regista Stephen Johnson ha girato tutto in una settimana. Il video ha poi vinto nove VMA, incluso quello per il video dell’anno e, stando al sito ufficiale di Gabriel, è il clip più trasmesso nella storia di MTV. K.G.

7“Untitled (How Does It Feel)” D’Angelo

Fra i piani sequenza più famosi al mondo ci sono l’ingresso nel Copcabana de Il padrino, Danny sul triciclo nei corridoi dell’Overlook Hotel in Shining e questo: una carrellata accuratissima su D’Angelo, nudo, nello studio di un dottore, inclusa nello straordinario video del 2000 per questo brano del suo secondo album, Voodoo. Iniziando a un millimetro dalla testa del cantante, i registi Paul Hunter e Dominique Trenier disegnano i contorni dei suoi capelli, delle orecchie, del viso, per poi soffermarsi su ogni minimo dettaglio del suo torace e addome torniti per i restanti tre minuti e 30 secondi. L’idea di base è allo stesso tempo strafottente e genaleo: in realtà il pezzo, un’ode a Prince cruda e tenera, con un groove lascivo, fa il grosso del lavoro. M.F.

6“Sabotage” Beastie Boys

La nostalgia degli anni ’70 era ben presente nella cultura pop dei ’90: la serie animata Schoolhouse Rock! Rocks, il telefilm That ’70s Show, i dischi dei Black Crowes e, ovviamente, il video di Sabotage dei Beastie Boys. Concepito come la sequenza dei titoli di testa di una serie tv vintage, il video mostra il trio che vive la fantasia di recitare in un telefilm poliziesco, con tanto di baffoni, occhiali a goccia, inseguimenti a sirene spiegate e ciambelle mangiate fra un interrogatorio e l’altro. Mike D una volta ha spiegato: «Abbiamo guardato delle vecchie VHS di Le strade di San Francisco e altre serie simili e ci siamo detti: “Sarebbe una figata fare una nostra versione di questa roba”». E l’hanno fatto, divertendosi: MCA ha addirittura due ruoli (“Sir Stewart Wallace as Himself” e “Nathan Wind as Cochese”), mentre Ad-Rock interpreta “Vic Colfari as Bobby The Rookie” e Mike D è “Alasondro Alegré as The Chief”. È maldestro e divertente, un perfetto complemento al punk-rap del gruppo. E ha anche ispirato la scena dell’inseguimento sulle note di Lust for Life in Traispotting. K.G.

5“The Perfect Kiss” New Order

«Quando filmi una band o un artista», ha detto Jonathan Demme, «aspiri, e lo diventi idealmente, a essere pare del gruppo». Parlava di Stop Making Sense dei Talking Heads, ma la frase calza perfettamente anche per il suo video del 1985 per Perfect Kiss dei New Order. Per questo pezzone tratto dall’album Low-Life, Demme li ha fatti suonare dal vivo nella loro sala prove. Tutto qui. Bernard Sumner sembra sul punto di vomitare, poco prima di iniziare a cantare. Peter Hook pesta sul basso come se questo avesse insultato sua mamma. Spephen Morris e Gillian Albert fissano qualcosa oltre la telecamera con lo stesso sguardo concentrato di due studenti che devono risolvere un’equazione nel minor tempo possibile. La telecamera nel frattempo riprende tutti da vicino, con Demme che diviene il quinto membro della band, per un capolavoro di 10 minuti che immortala i dettagli fisici di una performance. Il regista non ci fa mai dimenticare che ci sono delle persone che stanno suonando il pezzo. Il sound è a base di synth, ma l’atto di vedere quattro musicisti che producono quel suono gli dà anima. E quel poster dei Joy Division dietro a Sumner, ogni volta che lo vediamo, fa scendere una lacrima di commozione. D.F.

4“This Is America” Childish Gambino

Inizia con un uomo che suona la chitarra e uno sparo. Poi il video si trasforma in un incubo a occhi aperti. Childish Gambino si fa largo in una folla di ragazzi che ballano, poliziotti rabbiosi e scene di disagio e gioia incontenibile. Ci sono riferimenti a tutto, dai video virali di ballo alla sparatoria del 2015 nella chiesa di Charleston, passando per le mosse di Michael Jackson in Black or White. Tutto si mescola, collide, con il regista Hiro Murai che riempie ogni frame di parti in movimento ed elementi sullo sfondo: anche dopo dozzine di visioni si scopre sempre qualcosa di nuovo. «Il video è un flusso continuo di cambiamenti di umore», ha detto Murai al New York Times. «Ovviamente utilizziamo immagini provocatorie, per cui camminiamo tutto il tempo sull’orlo del precipizio». Nel video Gambino gira a torso nudo con indosso un paio di pantaloni grigi, si accende uno spinello, balla, spara… tutto in quattro minuti, con appendice finale in cui il cantante fugge, nel tentativo disperato di salvarsi la vita. D.F.

3“Vogue” Madonna

Mani. Faccia. Corpo. “Come on, vogue”: lo ordina Madonna e il mondo esegue. Il voguing era un modo strano, nonviolento di “combattere” nell’ambito della cultura dei club gay underground di New York, spesso atletico, basato su torsioni e mosse prese dalle arti marziali (a tal proposito si veda il documentario di Jennie Livingston Paris Is Burning). Nel video, la terza collaborazione di Madonna con David Fincher, però questo ballo è stato reinterpretato nella forma di un raffinato atteggiamento femminista e una dichiarazione di sfida sessuale. «Abbiamo montato le sequenze insieme più velocemente possibile», ricorda Fincher. «Abbiamo girato in 16 ore e basta. Lei poi è salita su un aereo ed è partita per un tour mondiale». Il video è stato coreografato dal ballerino classico José Gutierrez e dal suo amico Luis Camacho, entrambi membri della House of Extravaganza; due dei sette ballerini presenti hanno poi seguito Madonna nel suo leggendario Blonde Ambition Tour. Nonostante le accuse di appropriazione culturale mosse a Madonna, è fuori discussione che con questo video ha portato una certa cultura sotterranea nel mainstream, allargandone la fanbase a livello mondiale. Non dobbiamo smettere mai di ringraziarla per questo video che ha ispirato tantissimi giovani gay. J.P.

2“Hurt” Johnny Cash

Secondo il regista Mark Romanek, la resa emotiva del suo video per Hurt di Johnny Cash, l’ultima grande apparizione in video del Man in Black, è stata puramente accidentale. Romanek inizialmente temeva che Cash che eseguiva il pezzo dei Nine Inch Nails nella sua casa, in mezzo a frutta in decomposizione e fiori appassiti, non avrebbe avuto abbastanza forza narrativa; quindi il regista e il suo staff si sono fatti dare dei video di archivio con filmati relativi alla vita di Cash. Il montatore di Romanek, Robert Dufy, ha provato per sfizio a inserire in una versione non definitiva del video una sequenza in cui un giovane Cash era su un treno a vapore. «Ci sono venuti i brividi», ha ricordato Romanek più avanti. «C’era qualcosa di speciale nella contrapposizione fra Johnny giovane e Johnny anziano, vicino alla fine della sua vita». Cash sarebbe morto dopo sette mesi. Trent Reznor, dopo aver visto il video di Romanek, ha commentato: «La canzone, a quel punto, non era più mia». C.S.

1“Formation” Beyoncé

Se il visual album omonimo di Beyoncé ha confermato il suo status di grandissima artista, il video di Formation (e l’album da cui il pezzo è tratto, Lemonade) l’ha identificata come una fra le più importanti. Affiancata dalla regista Melina Matsoukas (che si è ispirata a nomi come Maya Angelou, Octavia Butler e Toni Morrison), il risultato è un’analisi profonda di alcuni momenti chiave della storia degli afroamericani. In meno di cinque minuti Beyoncé passa da una casa in una piantagione (dove i neri sono i padroni e non gli schiavi) al tetto di una macchina della polizia che sta affondando. Ha pubblicato il video nella prima settimana del Black History Month 2016 e pochi giorni dopo ha eseguito la canzone durante il Super Bowl, circondata da ballerini vestiti come membri delle Black Panther. «Volevo mostrare come è la gente di colore», ha detto Matsoukas al New Yorker. «Viviamo, soffriamo, coliamo a picco, veniamo picchiati, balliamo, mangiamo e siamo ancora qui». B.S.

Tradotto da Rolling Stone US.

Iscriviti