I 15 momenti più Kanye West della storia di Kanye West | Rolling Stone Italia
Home Classifiche Liste

I 15 momenti più Kanye West della storia di Kanye West

Risse coi paparazzi, dissing, attacchi e sfoghi surreali, dichiarazioni politiche al limite: in attesa dell’uscita di ‘Donda 2’, ecco la rant parade delle polemiche e delle trovate più incredibili di Ye

Kanye West durante l'incontro con Donald Trump

Foto: SAUL LOEB/AFP via Getty Images

Poche parole nella cultura pop recente racchiudono tanti significati come “Kanye”: hip hop, moda, arte, design, cultura, hype, politica, gossip, salute mentale, ma soprattutto genio, e inevitabilmente sregolatezza. Fin dai primi passi sotto i riflettori – raccontati per la prima volta su Netflix dal documentario Jeen-Yhus, appena uscito – Kanye West ha accompagnato l’indiscutibile valore della sua arte a una comunicazione innovativa quanto schietta, indomabile quanto paradossale, spesso e volentieri priva di qualsiasi filtro e per questo facile fonte di polemiche. Ripercorrendo i momenti più Kanye di Kanye degli ultimi anni (aldilà della musica, si intende) si passa attraverso risse con paparazzi, dissing eclatanti, sfoghi sui social, concerti annullati, dichiarazioni politiche al limite e tanto altro. Una bilancia mentale che oscilla tra hit planetarie ed ego smisurato e fuori controllo.

Oggi Kanye West è tra gli artisti più premiati del XXI secolo, ha accumulato un patrimonio miliardario ed è tra i creativi più determinanti nell’aver definito i paradigmi stilistici della fashion industry contemporanea. Nel giorno in cui si potrà ascoltare Donda 2 (nel caso si possieda uno Stem Player, ovviamente), ripercorriamo la cronologia delle maggiori polemiche che hanno riguardato Kanye West negli ultimi anni. Includerle tutte sarebbe impossibile, ma una rant parade è tentabile.

«Sono il migliore!»

Kanye ha una lunga storia di controversie in occasione di premi prestigiosi, per questo ci sembra simbolico partire da qui nella road map di “Kanye being Kanye”. Nel 2004 il debutto The College Dropout ha dimostrato alla scena hip hop mondiale chi fosse il nuovo nome del momento. A due anni da un incidente automobilistico che gli è quasi costato la vita, il producer lanciato dalla Roc-A-Fella Records esordisce finalmente con un album che conquista critica e pubblico nonostante le tematiche al di fuori dai canoni tipici del rap, tra cui introspezione e dubbi esistenziali. American Music Awards 2004: Kanye West è candidato tra i Best New Artist, ma non vince il premio. Questo viene assegnato all’artista country Gretchen Wilson e Mr. West non la prende bene. Alla stampa esclama: «Sono stato derubato e non rilascerò alcuna dichiarazione politicamente corretta. Sono io il miglior nuovo artista dell’anno!».

«A George Bush non frega niente dei neri»

In una recente intervista, quando all’ex Presidente degli Stati Uniti George Bush è stato chiesto un parere su quella volta che Kanye West ha affermato dal nulla e in diretta nazionale che a lui non fregasse nulla degli afro-americani, ha risposto che è stato «uno dei momenti più disgustosi» della storia della sua presidenza. A settembre 2005, pochi mesi dopo aver fatto parlare di sé per aver definito l’AIDS «una malattia creata dall’uomo» e durante un telethon di beneficenza per le vittime dell’uragano Katrina, la star di Austin Powers Mike Myers e Kanye West si trovano di fronte a un teleprompter per incoraggiare gli americani a fare una donazione per sostenere le popolazioni colpite dalla catastrofe. Al termine del tele-appello, il giovane Kanye aggiunge una frase assolutamente fuori programma: «A George Bush i neri non interessano». Gelo generale, imbarazzo di Myers, linea allo studio.

«Il mio video è costato un milione!»

Continua la storia di Kanye con le mancate vittorie prese con grande sporitività. Quando a novembre 2006 il suo video musicale di Touch the Sky non viene premiato agli MTV Europe Music Awards, sale sul palco a sorpresa e tuona: «Il mio video è costato un milione di dollari. C’è anche Pamela Anderson e salto in giro per i canyon e altre robe!». Dopo la sconfitta, ha dichiarato che lo show di MTV aveva definitivamente «perso credibilità». Più tardi, quando gli è stato chiesto di spiegare il suo sfogo, ha detto di essere leggermente ubriaco. Non è andato meglio nel 2007, quando non porta a casa l’award agli MTV Video Music Awards a favore di Britney Spears e associa la sconfitta a un pregiudizio razziale. Non sono certo le uniche controversie in ambito MTV, anzi…

Kanye come Gesù

Kanye West sulla copertina di ‘Rolling Stone US’

Dopo le 10 nomination ai Grammy del 2005, anche il 2006 è un anno da record per la new big thing di Chicago con ben sette nomination, alle quali arriverà con una nuova polemica: quella relativa alla sua cover per Rolling Stone, nel quale il rapper è presentato in una foto di David LaChapelle nei panni di Gesù di Nazareth, con tanto di corona di spine e sangue. Un evidente riferimento al singolo Jesus Walks con cui nel 2005 ha vinto il Grammy nella categoria Best Rap Song ma anche alla sua infinita grandezza che non manca mai di celebrare. C’è chi lo accusa di blasfemia, chi di essere un egocentrico cronico. La sua risposta si riassume in una frase: «Volete che io sia grande, ma non che dica di esserlo?».

L’arresto all’aeroporto

Quella con i paparazzi per Kanye è da sempre una lunga guerra e trattandosi sostanzialmente di gente che fa il suo lavoro diciamo che non gli è andata benissimo quella volta che ha provato a confrontarsi fisicamente con un paparazzo. È il 2008 quando West sta attraversando l’aeroporto internazionale di Los Angeles, braccato dai fotografi. In uno sfogo rabbioso afferra la macchina fotografica di uno di questi e la distrugge scaraventandola a terra. Alla colluttazione partecipa anche la sua guardia del corpo Don Crowley, che aggredisce un reporter di TMZ che era riuscito a filmare il momento della distruzione della fotocamera. Kanye prova a prendere comunque il suo aereo, ma viene fermato e arrestato dalla polizia con l’accusa di atti vandalici. Non ha certo aiutato il tentativo di recuperare il filmato dell’aggressione dal reporter.

Lo “schiaffo” a Taylor Swift

MTV Video Music Awards 2009. Nella categoria Best Female Video ci sono alcune delle popstar più note del momento: insieme a Beyoncè con Single Ladies ci sono Lady Gaga, Katy Perry, Kelly Clarkson e una giovanissima Taylor Swift. Il premio va proprio a Swift per la sua You Belong To Me e nel momento in cui sale sul palco per accettare il premio fa irruzione un Kanye West su tutte le furie, che le toglie il microfono e dà vita a una protesta entrata di diritto negli annali del pop: «Beyoncé ha realizzato uno dei video musicali più belli di tutti i tempi», dice riferendosi a Single Ladies. La folla insorge per questo atto ostile e successivamente molto criticato, più che altro per il momento di profondo disagio in cui ha ingiustamente gettato un’innocente Taylor Swift, che rimane pietrificata sul palco. È stato il primo passo di un’inicimizia tra i due tornata in voga qualche anno dopo quando in Famous Kanye West ha detto di aver “reso quella stronza famosa” proprio con quel gesto. Solo un dettaglio di quella stessa Famous che ha scatenato un putiferio per aver inserito le figure nude di lui, Kim, Taylor, Donald Trump, Amber Rose, Bill Cosby, Chris Brown e Rihanna tutti insieme nello stesso letto, nel videoclip.

Come Hitler

Il monologo di Kanye alla folla del Big Chill Music Festival nel Regno Unito racchiude il lungo periodo in cui il rapper ha sofferto di una percezione pubblica molto negativa, tra dichiarazioni maldestre, video controversi e altre miniere d’oro per i siti di gossip. Siamo a metà 2011 e l’ultima vicenda riguardava il video del singolo Monster, in cui appare a letto con due donne cadavere. «Cammino per l’hotel e cammino per strada», dice alla folla al termine del monologo, «e la gente mi guarda come se fossi pazzo, come se fossi Hitler». Il paragone col dittatore nazista è apparso molto fuori fuoco, per usare un eufemismo. Nello stesso discorso Kanye si appella a chi ha criticato il video di Monster e annuncia che «un giorno la luce brillerà e le persone capiranno tutto quello che ho fatto». In quel momento, la profezia viene accolta con un bel po’ di fischi. Ai posteri l’ardua sentenza.

«Cazzo ne sa Lady Gaga di macchine fotografiche?»

L’incontro del 2013 tra Kanye West e il conduttore radiofonico neozelandese Zane Lowe dell’emittente britannica BBC Radio 1 viene spesso ricordato dai blog come una delle interviste più emblematiche degli ultimi anni, e probabilmente sul podio nel caso di chiacchierate in cui West riesca a dare il meglio di sé. In questa ampia e discussa intervista in cui a un certo punto si è anche paragonato a Dio, West ha approfondito a lungo le idee dietro al singolo Black Skinhead, articolando inoltre le sue frustrazioni e lamentele nei confronti dell’industria della moda in grande dettaglio. Tra queste, c’è qualche colpo contro i «VIP che fanno i creative designer» quando la loro partecipazione ai progetti è minima e ininfluente (citando il suo parere su Lady Gaga e Polaroid: «Ma Gaga che cazzo ne sa di macchine fotografiche?») e contro la Nike che non gli permette di dare vita ad una joint venture con lui ma soltanto a singoli progetti, nonostante le sue scarpe andassero in reselling su eBay anche per 90 mila dollari. Per la cronaca, questa sarà solo la prima di una lunga serie di citazioni in negativo della Nike, prima di una “riconciliazione” recente. Parla anche della volontà di diventare «il pilastro della prima compagnia da mille miliardi di dollari». Purissimo Kanye West, un cult per i più fedeli.

Il tour cancellato

Possiamo immaginare come si siano sentiti i paganti dello show di Sacramento in occasione del Saint Pablo Tour del 2016 quando West (presentatosi con un’ora e mezza di ritardo) ha tenuto uno sfogo di 17 minuti nel bel mezzo di Famous, per poi lasciare il palco e andarsene dichiarando il concerto concluso dopo appena tre canzoni. Lo sproloquio parte da un’invettiva contro le radio nazionali (accusate di fare giochi di potere e passare solo la musica che «paga di più»), Google, Facebook e MTV fino ad appelli vari a gente come Mark Zuckerberg («Perché non mi chiami? Ti ho detto che sono in debito di 53 milioni»), Jay-Z, Beyoncé, Hillary Clinton, DJ Khaled e tanti altri. Le restanti date del tour vengono cancellate, il mondo inizia a porsi serie domande sulla salute mentale di Kanye e si ipotizza addirittura un ritiro definitivo dalle scene. Il tutto, paradosso in perfetto stile Kanye West, sull’onda del successo di The Life of Pablo, il nuovo album appena uscito. Due anni dopo la sua condizione mentale trova riscontro nelle sue stesse parole, in cui in un discorso alla redazione di TMZ si lascia andare in uno sfogo in cui confessa di aver trascorso i mesi del 2016 in uno stato di annebbiamento mentale dovuto agli oppioidi a lui prescritti in seguito a una liposuzione, oppiodi da cui è diventato seriamente dipendente.

La schiavitù come scelta

È il 2018 quando su Kanye West si abbatte una nuova bufera, in quello che fino a quel momento è sicuramente il suo periodo più controverso in ambito politico. Dopo il malcontento generale della comunità nera americana in reazione al pubblico endorsement di Donald Trump, con tanto di incontro alla Casa Bianca e cappellino Make America Great Again («Sento la libertà di fare qualcosa che tutti mi dicono di non fare») , in un’intervista a TMZ il rapper ha definito la schiavitù degli afroamericani una scelta: «Quando si parla di schiavitù per 400 anni, questa suona come una scelta. È come essere mentalmente in carcere. Preferisco piuttosto la parola “prigionia”, che ci riguarda tutti». Le successive spiegazioni su Twitter – social media su cui a questo punto della sua storia tiene banco ormai da anni a suon di flussi di pensiero incontrollati – non migliorano la situazione: «Il punto è che siamo rimasti in questa posizione anche se i numeri erano dalla nostra parte: eravamo mentalmente ridotti in schiavitù». Il tema razziale è stato sempre affrontato da Kanye con molta poca delicatezza e già nel 2013 era finito al centro delle polemiche per aver indossato una giacca con una toppa raffigurante la bandiera confederata, simbolo di odio, terrorismo razziale e soprattutto schiavitù nella storia d’America. «Reagisci come vuoi, ogni energia è una buona energia», ha detto in un’intervista parlando di quel gesto. Tra queste dichiarazioni e il supporto a Donald Trump – ribadito in più occasioni e incontri – il 2018 è stato senza dubbio uno degli anni più controversi e paradossali della storia di Kanye West.

L’intervista con Letterman e il disturbo bipolare

È il 2019 quando Kanye figura tra gli ospiti dello show Netflix My Next Guest Needs No Introduction, in cui David Letterman intervista vari nomi illustri approfondendone carriera e soprattutto vita privata. Occasione in cui il rapper di Chicago si è aperto sul delicato tema della sua salute mentale, confessando di soffrire di disturbo bipolare e di aver avuto delle esperienze molto forti nel corso della trattamento per calmarne gli effetti. Tra queste, l’essere stato «ammanettato, drogato e separato dai propri cari». Se non assumi farmaci ogni giorno per mantenerti in un certo stato, «il disturbo può aumentare e può portarti a un punto in cui puoi persino finire in ospedale». Il disturbo gli è stato diagnosticato, dice nell’intervista, in seguito alla grave crisi vissuta durante il Saint Pablo Tour.

La candidatura alle elezioni presidenziali

La prima volta in cui Kanye ha ipotizzato una candidatura a Presidente degli Stati Uniti è stato nel 2015, ma non è mai stato preso sul serio. Solo cinque anni dopo è arrivata l’ufficialità con un annuncio via Twitter nel giorno dell’Indipendenza Americana del 2020, anche se West era effettivamente in corsa in soli 12 Stati avendo mancato la deadline in tutti gli altri. Gli elettori racimolati per il suo programma – a tratti delirante, fondandosi sul modello del regno di Wakanda reso noto dal cinecomic Black Panther – hanno raggiunto la cifra di 60 mila voti. Nonostante i bassi numeri e la poca rilevanza della sua corsa, ha già annunciato il ritorno nel 2024. Highlight assoluto della sua campagna è stato il comizio tenuto a Charleston (Carolina del Sud), in cui ha trattato temi vari tra cui social media, pornografia, citazioni della Bibbia e soprattutto aborto. Ha citato il fatto che suo padre avrebbe voluto sua madre abortisse ma soprattutto ha rivelato di essere andato vicino – di comune accordo con la moglie Kim Kardashian – all’aborto della prima figlia North da parte di Kim. Una dichiarazione resa nel pieno di un pianto disperato che ha sconvolto i presenti e i tanti fan in giro per il mondo. È stato proprio quello l’episodio finale che ha portato al definitivo divorzio chiesto dalla Kardashian e a mesi di turbolenze tra Twitter e studi legali.

I continui rinvii di ‘Donda’


Un’altra costante nella carriera di Kanye è la poca affidabilità delle date di pubblicazioni dei suoi dischi, così come i tanti album che sembravano in arrivo ma che non hanno mai visto la luce, tra cui Yandhi e Turbografx 16. Donda, l’album intitolato alla madre scomparsa nel 2007, sembrava destinato ad essere uno di questi, ma poi è arrivato. Non senza fatica però. Sarebbe dovuto essere pubblicato a luglio 2020, come inizialmente annunciato, ma è stato oggetto di numerosi rinvii arrivati fino al 22 luglio 2021. Ma poi… niente. Nuovo rinvio: 5 agosto. Poi il 26. Insomma, come era stato per The Life of Pablo nel 2016, anche Donda ha fatto penare i fan prima di essere disponibile sui digital store. Poi l’album è uscito e l’unico commento lapidario di Kanye è arrivato su Instagram, dove ha sostenuto che Universal aveva pubblicato il disco senza il suo definitivo consenso. La release date non è stata l’unica occasione di attenzione mediatica: hanno tenuto banco anche gli ospiti a suo fianco nell’evento di lancio del 26 agosto, tra cui DaBaby – reduce da uno scontro con la comunità LGBT – e Marilyn Manson, nei guai per una serie di accuse di violenze domestiche.

La “Civil War” su Instagram

Nel momento in cui ne scriviamo siamo sulla discesa dello tsunami di uno dei “rant Instagram” più memorabili di sempre, in cui Kanye, o meglio Ye – come si è ufficialmente ribattezzato – si è dedicato per giorni a un “Insta-dissing” a Pete Davidson, comico televisivo e nuovo fidanzato di Kim Kardashian, con cui è nel pieno di un divorzio che definire tumultuoso sarebbe veramente poco. L’assedio a Davidson è arrivato al punto che Ye ha dovuto persino assicurarsi che i suoi follower non prendessero troppo sul serio le sue parole, che vanno da semplici insulti a testi in cui assicura che gli romperà il culo. La tensione creata da West trova riscontro nelle preoccupazioni della stessa Kim (da lui ovviamente screenshottate e postate) e nei colleghi che proprio Ye sta allontanando, tra cui l’amico Kid Cudi, ma anche Billie Eilish e Machine Gun Kelly, sostanzialmente presi di mira a caso. Una vera e propria “Civil War”, citando un meme da lui stesso postato, arrivata a un livello di viralità tale da superare il Super Bowl (nel giorno della finale) nei trending hashtag di Twitter. Sul profilo Instagram di Ye si sta creando un clima sempre più incandescente e tanti sono i temi delicati sul banco. Su tutti lo stato della sua salute mentale, sempre più centrale anche alla luce dei tanti commenti che lo invitano a prendere le medicine, ma anche gli interrogativi intorno alla sua condotta nei confronti di Kim: al di là dei meme, pubblicare screenshot privati e mettere su una shitstorm di queste dimensioni su Davidson ha tutti i connotati della molestia online. Anche se ti chiami Kanye West.

Lo Stem Player

Donda 2, che dovrebbe uscire oggi, non sarà ascoltabile in streaming. Lo stesso Kanye ha infatti annunciato che l’album sarà disponibile per l’ascolto solo via Stem Player, lo speciale prodotto fisico da lui realizzato e attraverso cui si può riprodurre la sua musica con la possibilità di separare gli stems, ovvero gli elementi musicali dei pezzi. È solo un nuovo tassello della storia di Ye vs multinazionali, in questo caso le piattaforme streaming e in generale l’industria musicale, accusata di limitare gli introiti degli artisti ad appena il 12% del ricavato dalla propria arte. D’altronde in passato aveva già dichiarato guerra alla discografia tradizionale postando su Twitter i dettagli del suo contratto con Universal, rivendicando i master delle proprie opere e denunciando il sistema di schiavitù (seconda occasione in cui ricompare prepotentemente questo concetto tra le polemiche di West) dell’industria nei confronti degli artisti. Oggi, considerato il prezzo non democratico dello Stem Player (200 dollari), come reagirà la sua fanbase alla decisione di bypassare le piattaforme streaming, anche a costo di rinunciare ad eventuali accordi faraonici? Finora è stato un successo, perlomeno economico: solo nel primo giorno lo Stem Player (come da lui dichiarato) avrebbe ricavato 2,2 milioni di dollari, equivalente al compenso per 500 milioni di stream dell’album sulle piattaforme. La polemica si è accesa ed è ancora attuale: c’è chi lo reputa l’eroe che mette in discussione il dominio delle grandi piattaforme, chi storce il naso sottolineando che c’è poco di eroico quando hai un potere e un’influenza di quel tipo, con cui sostanzialmente puoi realizzare o dichiarare qualsiasi follia ti passi per la testa senza rinunciare all’amore della tua fanbase. Non è sempre stato così per Kanye West?

Altre notizie su:  Kanye West