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I 15 episodi migliori di ‘MTV Unplugged’

Il ritorno alle origini di Paul McCartney, il tonfo-trionfo di Lauryn Hill, il revival di Eric Clapton e Rod Stewart, la reunion dei Kiss, la separazione degli Oasis, l’incredibile performance di Kurt Cobain: un pezzo di storia del rock (e non solo) è passato da questa trasmissione televisiva

Foto: Frank Micelotta/Getty Images

Il ritorno alle origini voluto dai dirigenti di MTV prevede il revival di Total Request Live, con tanto di leggendario set in Times Square, e dell’Unplugged. Lo show, in cui grandi artisti proponevano versioni acustiche dei propri successi, ha rilanciato veterani come Eric Clapton e Rod Stewart, e ha dato occasione a nuove band quali erano all’epoca Pearl Jam e Nirvana di proporre i loro pezzi in versione essenziale, spiazzando i fan.

Ecco un elenco dei 15 migliori episodi del passato. Prima che vi scateniate in commenti infuocati, sappiate che sono state escluse le performance degli artisti come Eagles e Page & Plant che hanno usato il nome Unplugged (o sue variazioni) per degli special dal vivo. E probabilmente anche i fan più accaniti di Springsteen converranno che Plugged non è uno dei suoi momenti migliori.

15 Rod Stewart (1993)

Il boom dell’Unplugged di Eric Clapton ha stimolato la fantasia di molti altri artisti che hanno alzato il telefono per chiedere di fare una session su MTV. Bob Dylan ha fatto un buco nell’acqua con la sua (i concerti acustici al Supper Club, più o meno nello stesso periodo, sono stati decisamente migliori), ma Rod Stewart si è preparato alla grandissima per la sfida. Ha richiamato l’ex compagno di band Ron Wood e ha messo in scaletta alcune delle sue cover migliori, tra cui Have I Told You Lately e Reason to Believe. Lo show ha ricordato a molti vecchi fan i motivi per cui amavano Rod Stewart e il disco che ne è stato tratto è diventato un suo best seller.

14 Kiss (1995)

I Kiss erano in un momento nero della loro carriera quand’è venuta fuori l’idea di farli esibire in uno special Unplugged. Avevano suonato in acustico ad alcuni raduni di fan e il successo di Clapton e Stewart li ha convinti definitivamente. Per rendere speciale l’evento, MTV ha insistito per avere i vecchi membri Peter Criss e Ace Frehley, condizione che Gene Simmons e Paul Stanley hanno accettato non senza preoccupazioni. Scrive Stanley nel suo libro Face the Music: «Avevo sentito voci su quanto Peter fosse peggiorato a suonare. Ma quando loro due sono entrati nella stanza si è percepita una sensazione di nostalgia esaltante e surreale». Hanno suonato solo per i bis di Beth, Nothin’ to Lose e Rock and Roll All Nite. Non c’è stato modo di fermarsi: quell’evento ha gettato il seme per il grande tour di reunion dell’anno seguente.

13 Oasis (1996)

Gli Oasis erano nel bel mezzo del folle tour di (What’s the Story) Morning Glory?, quando hanno accettato di esibirsi per un MTV Unplugged che sarebbe stato registrato alla Royal Festival Hall di Londra. Era una bella occasione per vederli in una dimensione raccolta, ma poco prima di andare in scena Liam Gallagher ha dato forfait dicendo di avere problemi alla gola. La maggior parte delle band neppure si sognerebbe di fare un concerto senza il cantante. Noel ha scrollato le spalle e ha deciso che avrebbe cantato lui. In fondo aveva scritto tutti i pezzi ed era un bravo cantante. Per rendere il tutto ancora più surreale, Liam si è seduto fra il pubblico a dar fastidio alla propria band durante lo show. Non si era mai visto niente di simile nella storia del rock. E forse è stato il momento in cui Noel ha capito che avrebbe potuto cavarsela da solo.

12 Paul McCartney (1991)

Dopo un decennio di pausa dai concerti, Paul McCartney si è imbarcato nel 1989 in un lungo tour che l’ha portato nelle arene di mezzo mondo. Erano show grandi, spersonalizzanti, per cui nel 1991 aveva voglia di fare qualcosa di diverso e Unplugged era l’occasione perfetta. Ha sposato l’idea al 100%, usando solo strumenti acustici. La scaletta ha escluso alcuni successi stranoti a favore di cover come Good Rockin’ Tonight e Blue Moon of Kentucky mescolate a pezzi minori dei suoi dischi solisti (Every Night, That Would Be Something). Il top è stata una versione delicata di And I Love Her, la migliore mai sentita a parte quella dei Beatles. Il live uscito nell’estate del 1991 col titolo Unplugged (The Official Bootleg) è il primo di una lunga serie di dischi ufficiali legati al programma.

11 Lauryn Hill (2001)

The Miseducation of Lauryn Hill era uscito da tre anni quando Lauryn Hill è salita sul palco di MTV Unplugged. Aveva tante canzoni nuove, ma stava imparando a suonare la chitarra e non era certo pronta per farle in pubblico. «Chiunque sia dotato di orecchie può sentire che ci sono al massimo tre accordi in ognuna di quelle canzoni», ha raccontato un anonimo addetto ai lavori a Rolling Stone nel 2003. «Ero presente allo show insieme ad altri colleghi e qualcuno ha detto: “Sto per buttarmi dalla finestra”». Siccome l’etichetta era disperatamente in cerca di nuovo materiale di Hill da pubblicare, la performance è stata fatta uscire come doppio album. Per dirla con un insider, «se fosse stata di un’artista più piccola non sarebbe mai uscito. Anzi, l’avrebbero cacciata via». A oltre 20 anni di distanza, questo Unplugged sembra piuttosto è la testimonianza di un’artista che lotta, con la gola a pezzi, contro il peso schiacciante delle aspettative dell’industria discografica e contro le proprie fragilità. Butta tutto sul piatto, sotto gli occhi del pubblico, in un meraviglioso atto di coraggio per quello che è il più singolare e grezzo Unplugged che abbia visto la luce.

10 Neil Young (1992)

Ovviamente Neil Young faceva show acustici da prima che a MTV venisse l’idea dell’Unplugged, per cui si pensava che non avrebbe avuto alcuna difficoltà a tenerne uno. Ma il primo tentativo, all’Ed Sullivan Theater di New York nel dicembre 1992, è stato un fiasco. Nonostante la presenza degli Stray Gators di Harvest e Harvest Moon, a Young non è piaciuta la performance, al punto da abbandonare la scena durante lo show, lasciando pubblico e produzione di sasso, per poi porre il veto sulla trasmissione. Due mesi dopo ci ha riprovato agli Universal Studios di Los Angeles e le cose sono andate decisamente meglio, con una scaletta diversa che includeva Stringman (un pezzo fra i suoi più sconosciuti) e una versione da pelle d’oca, da solo, di Like a Hurricane suonata all’organo a pompa. E finalmente ha accordato il consenso per la trasmissione.

9 Alicia Keys (2005)

Negli anni Zero non ci sono stati molti episodi memorabili di Unplugged e spesso sono passati anni senza che ne venisse registrato uno. A ravvivare il format ci ha pensato nel 2005 Alicia Keys con uno show bellissimo alla Brooklyn Academy of Music. Aveva solo un paio di album da cui attingere, per cui ha invitato Adam Levine per cantare con lei Wild Horses degli Stones e Mos Def, Common e Damian Marley per Welcome to Jamrock. Quello che pochi sanno è che era quasi riuscita ad avere Springsteen per duettare sul suo classico del 1973 New York City Serenade. «Ho quasi pianto», ha detto, «perché alla fine aveva un altro impegno». Peccato, sarebbe stato un momento epocale nella storia di Unplugged.

8 Hole (1995)

A meno di un anno dal suicidio di Kurt Cobain, Courtney Love e la sua band hanno suonato a MTV Unplugged per promuovere Live Through This. Una mossa coraggiosa che avrebbe portato a inevitabili confronti con il set acustico dei Nirvana, che era già leggendario. Oltre a interpretare versioni killer di Doll Parts e Miss World, Love ha anche fatto Hungry Like the Wolf dei Duran Duran con un grande rispetto per l’originale. Ha anche eseguito l’outtake dei Nirvana You Know You’re Right, cambiando il testo in “you’ve got no right”, non hai alcun diritto.

7 Mariah Carey (1992)

Nell’estate del 1992 Mariah Carey poteva contare su due album vendutissimi, ma non li aveva promossi granché dal vivo e aleggiava il sospetto che fosse un’artista da studio, non abbastanza brava per reggere il palco. Per mettere a tacere le malelingue, la sua etichetta le ha procurato un Unplugged ai Kaufman Astoria Studios del Queens. Lo show ha visto in scaletta Vision of Love ed Emotions, oltre a una cover di I’ll Be There dei Jackson Five cantata in duetto con il suo corista Trey Lorenz. Lo special è stato un enorme successo, tanto che MTV l’ha programmato per anni e le radio hanno passato tantissimo la sua versione di I’ll Be There. Lorenz si esibisce ancora con Carey e canta con lei il pezzo dal vivo.

6 LL Cool J / A Tribe Called Quest / De La Soul (1991)

Nei primi tempi di Unplugged, ogni episodio vedeva la presenza di più artisti, con puntate con abbinati Great White e Damn Yankees, Sinéad O’Connor e i Church, Ratt e Vixen. Una delle combinazioni di maggior successo è stata quella dell’episodio battezzato Yo! Unplugged Rap, con LL Cool J, MC Lyte, A Tribe Called Quest e De La Soul. È stato il primo tentativo di MTV di portare l’hip hop nel mondo dell’unplugged ed è stato un successone. Il momento top è stato LL Cool J che ha fatto Mama Said Knock You Out, insegnando a tutti i ragazzini d’America che non bisogna mettersi mai del deodorante a stick bianco quando ci si esibisce a torso nudo in televisione. «La gente mi ha preso in giro per quel deodorante per anni, ma mi piace», ha detto lui nel 2010, «ma almeno sapete che non puzzavo».

5 Eric Clapton (1992)

La triste ballata di Clapton Tears in Heaven, ispirata alla tragica morte del figlioletto Conor, è uscita inizialmente nella colonna sonora di Effetto allucinante, film del 1991 con Jennifer Jason Leigh oramai quasi dimenticato. Ma la versione più memorabile e nota del brano è stata incisa poco dopo, durante l’Unplugged per MTV. La morte del figlio, di soli 4 anni, aveva reso molto fragile psicologicamente l’artista, che ha liberato tutto il suo dolore nella musica suonando un concerto desinato a vendere milioni di copie in versione CD. Oltre a Tears in Heaven ha proposto un adattamento di Layla di Derek and the Dominos parecchio trasmessa in radio. E questo è il motivo per cui non abbiamo messo al numero 4 il suo Unplugged: nei 30 anni seguenti ha dovuto riproporre la versione acustica di Layla dal vivo. Che va bene in un live a spina staccata, ma durante un concerto regolare vogliamo sentirla elettrica, come l’originale.

4 Alice in Chains (1996)

Gli Alice in Chains non suonavano dal vivo da due anni e mezzo quando, il 10 aprile 1996, sono saliti sul palco della Brooklyn Academy of Music. La tossicodipendenza di Layne Staley aveva reso impossibile promuovere l’album omonimo del 1995, ma quella sera il cantante è riuscito a mettere da parte i problemi e immergersi nella musica, offrendo performance indimenticabili nelle versioni acustiche di Rooster, Down in a Hole, Over Now e altri classici. Stranamente, ad avere le difficoltà più grandi è stato il chitarrista Jerry Cantrell, vittima di una brutta intossicazione alimentare. La band ha poi suonato alcuni concerti aprendo per i Kiss, ma Unplugged è stato l’ultimo grande momento con Staley.

3 Jay-Z (2001)

Un paio di mesi dopo l’uscita di The Blueprint, Jay-Z ha registrato un Unplugged presso gli MTV Studios di New York. Ha chiamato i Roots a fargli da backing band e loro hanno portato un’incredibile ventata di energia a brani come Big Pimpin’, Can I Get A… e Hard Knock Life, reinventandoli. Mary J. Blige ha cantato con lui in Can’t Knock the Hustle e Pharrell è salito sul palco per I Just Wanna Love U (Give It Me). È un modo del tutto diverso di ascoltare la musica di Jay-Z, ma anche l’esempio perfetto di come ogni genere di musica funzioni in questa situazione acustica, con la giusta band e gli arrangiamenti adatti.

2 Pearl Jam (1992)

I Pearl Jam stavano iniziando ad acquisire una certa fama nazionale quando hanno registrato il loro Unplugged ai Kaufman Astoria Studios del Queens, il 16 marzo 1992. Erano reduci da un tour europeo e non avevano avuto tempo di prepararsi. «Siamo letteralmente scesi da un aereo proveniente dall’Europa ed entrati in uno studio di New York dove abbiamo passato un giorno intero», ha raccontato il bassista Jeff Ament. «Il risultato è bello potente e Eddie ha cantato alla grande. Suona anche spontaneo, è questo il bello». La band ha poi detto che avrebbe voluto avere più tempo a disposizione per assemblare una scaletta di pezzi più arrangiati, ma resta una bellissima fotografia di un gruppo che sta prendendo coscienza del proprio enorme potenziale.

1 Nirvana (1993)

Unplugged non è stato l’ultimo concerto dei Nirvana. Dopo una settimana, infatti, hanno ripreso il tour americano di In Utero per poi andare in Europa, all’inizio del 1994, per due mesi di concerti. Eppure per molti versi Unplugged ha il sapore del loro saluto finale al mondo. Il mood era cupo e Cobain ha insistito affinché sul palco tutto avesse l’aspetto di una veglia funebre, con tanto di gigli e candele nere. Affiancati dal chitarrista Pat Smear e dalla violoncellista Lori Goldston, i Nirvana hanno evitato quasi tutti i loro successi, preferendo cover come The Man Who Sold the World di Bowie, Jesus Wants Me for a Sunbeam dei Vaselines e ben tre pezzi dei Meat Puppets, durante i quali sono saliti sul palco i fratelli Cris e Curt Kirkwood in persona. Verso l’inizio, Kurt ha suonato una versione da brivido di Come as You Are ripetendo il verso “no, I don’t have a gun” a denti stretti, un momento che, alla luce degli eventi successivi, è diventato difficile da rivedere. Lo show finisce poi con All Apologies e la cover di In the Pines di Lead Belly, nota anche come Where Did You Sleep Last Night. È difficile immaginare una chiusura così potente per qualunque concerto degli anni ’90. O dell’intera storia del rock’n’roll.

Tradotto da Rolling Stone US.