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I 10 momenti top di Eddie Van Halen

Alla chitarra o alle tastiere, all'elettrica o all'acustica, alle prese con tapping o assoli, il rocker ha riempito di grande musica il catalogo del suo gruppo. Ecco alcuni dei suoi gesti musicali più eclatanti

Eddie Van Halen

Foto: Lynn Goldsmith/Corbis/VCG via Getty Images

Un po’ come Jimi Hendrix, Eddie Van Halen è stato capace di muoversi lungo percorsi musicali per lo più inesplorati. Nonostante la miriade di emuli nati il giorno successivo all’uscita dell’eponimo album di debutto dei Van Halen, Eddie è riuscito a guardare sempre tutti dall’alto, risultando fresco e fuori dal tempo per tutto l’arco della propria carriera. Riuscendo a farlo anche all’interno di dischi che mostravano una certa stanchezza compositiva e nonostante cambi continui di formazione, dipendenze varie e lunghe malattie. La grandezza di Eddie Van Halen, poi, è stata quella di esprimersi per tutta la vita all’interno delle dinamiche del gruppo, senza lasciare che il suo ego, per altro grande quanto il suo talento, lo riducesse a mero fenomeno circense.

A differenza di molti emuli, Eddie non si è trasformato mai in un egocentrico solista da mille note al secondo, convinto che il suo chitarrismo raggiungesse l’apice solo all’interno di una band. Forse anche per questo, gente come Jimmy Page, Brian May o Jeff Beck parla di lui come dell’ultimo vero innovatore della sei corde. In un momento storico in cui siamo portati a pensare che nel rock le chitarre abbiano fatto il loro tempo, riascoltiamoci alcuni dei momenti più significativi della sua arte. Magari potremmo cambiare idea.

1L’uso del Floyd Rose in “Mean Street”

Siete chitarristi in erba e volete imparare a utilizzare al massimo delle potenzialità il ponte Floyd Rose? Allora ascoltatevi per bene l’utilizzo che ne fa Van Halen sul pezzo che apre Fair Warning, sia a livello di armoniche che di tremolo. L’intro schizofrenica e il cupo riff che ne segue rappresentano la perfetta introduzione per l’album più cupo della band.

2Il tapping di “Eruption”

Ok, tutti d’accordo sul fatto che Eddie non è stato l’inventore della tecnica del tapping. Tra i primi a utilizzarlo furono chitarristi jazz come Emmet Chapman, ma anche un musicista come Steve Hackett, che aveva portato la tecnica a livelli altissimi. Tuttavia, esiste un tapping pre e uno post Van Halen. I due minuti scarsi di Eruption, in questo senso, restano tra le cose più sensazionali in materia e rappresentano ancora la migliore scuola per tutti i provetti shredder sparsi per il mondo. Da qui all’eternità.

3La restaurazione musicale di “Runnin’ With the Devil”

Il 1977 era stato l’anno del punk, movimento che intendeva spazzare via tutto ciò che il rock classico aveva rappresentato per il decennio precedente. Basta sfoggi di tecnica inutili, basta assoli tediosi e fini a se stessi. Un anno più tardi, quando il mondo poté ascoltare per la prima volta gli assoli di Eddie Van Halen in Runnin’ With the Devil, la prima traccia dell’album di debutto della sua band, tutta quella rivoluzione venne spazzata via nel giro di pochi minuti.

4Le tastiere di “Why Can’t This Be Love”

L’arrivo di Sammy Hagar in sostituzione di David Lee Roth ha permesso a Van Halen di mostrare la propria abilità nelle tastiere anche dal vivo, lasciando spesso il ruolo di chitarrista principale all’ex Montrose. Per celebrare l’enorme successo di 5150, il primo album della nuova formazione, la band pubblicò il film concerto Live Without a Net. L’esecuzione di Why Can’t Be Love mostrava tutto il talento di Van Halen con uno strumento differente da quello che l’aveva reso una superstar.

5Il riff e l’assolo di “5150”

Pur avendo dato il titolo al settimo album del gruppo, 5150 resta ancora uno dei brani più sottovalutati e meno inflazionati dei Van Halen. Eppure il riff e l’assolo di Eddie rappresentano uno dei manifesti migliori dell’evoluzione continua del suo stile chitarristico. Secondo la leggenda, Van Halen avrebbe scritto il pezzo immaginadolo cantato da Michael Jackson, per bissare a parti inverse il successo planetario ottenuto da Jackson con Beat It.

6Lo speed metal di “China Town”

I Van Halen si riuniscono per soldi. Eddie è finito, superato da tutti i guitar hero cresciuti con i suoi assoli. Balle. A Different Kind of Truth è tutto tranne che l’album di mestiere di un gruppo bollito e il lavoro del chitarrista su China Town è da lacrime per chiunque abbia passato l’adolescenza a cercare di carpirne i segreti. Un brano velocissimo, corredato da un solo che sembra uscire da un pezzo speed metal e che fa capire ai suoi allievi che nessuno sarà mai il nuovo Van Halen.

7L’erotismo acustico di “Spanish Fly”

«Pensate sappia suonare solo strumentali come Eruption?», sembrò dire al mondo Van Halen con lo sfoggio acustico presente sul secondo album del gruppo. Se Eruption aveva sorpreso per la sua forza prorompente, Spanish Fly lo fece forse in maniera ancora maggiore: nessuno avrebbe mai immaginato che Van Halen potesse tirare fuori una melodia spagnoleggiante da una Ovation acustica con corde di nylon. Il titolo faceva riferimento a un afrodisiaco capace di favorire gli impulsi sessuali. Come a dire: il mio pezzo vi farà lo stesso effetto.

8La chitarra organo di “Cathedral”

Altro brano strumentale di poco più di un minuto e altro capolavoro insuperato. Se l’amico e mentore Brian May aveva riprodotto un piccola orchestra con la sua Red Special, perché lui non avrebbe potuto far suonare la sua sei corde come un organo da chiesa? Eddie usò una Fender Stratocaster del 1961 (con effetti eco e chorus) ed eseguì il pezzo colpendo con forza la tastiera con la mano sinistra, mentre con la destra giocava con la manopola del volume.

9La sincronizzazione di “Hot for Teacher”

Lo sappiamo, 1984 è passato alla storia della musica popolare grazie a pezzi killer come Panama e Jump, ma è la sesta traccia dell’album a lasciare ancora una volta sbigottito chi pensava che il campionario di Van Halen non fosse in continua evoluzione. L’assolo del brano resta uno dei migliori esempi del suo talento innato nel sincronizzare i tempi delle cascate di note, che rimangono nella melodia. Uno dei suoi marchi di fabbrica, qui portato alla perfezione.

10Il doppio assolo di “I’m the One”

Chiunque abbia comprato il primo disco dei Velvet Underground ha fondato una band? Allo stesso modo, chiunque ha ascoltato il debutto dei Van Halen ha imbracciato una chitarra. Tra le cose più sconvolgenti dell’opera ci sono sicuramente i due assoli di I’m the One, retti da una sezione ritmica schiacciassi. Il secondo di questi cambia tempo al brano, portandolo a un lento climax dove la sua chitarra ha comunque l’ultima parola. Com’è giusto che sia.

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