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‘House of Balloons’ di The Weeknd ha aperto la strada al pop del futuro


Nonostante tutti lo considerino R&B, il mixtape affonda le radici nel dream pop e nel post punk, generi “bianchi” che Tesfaye ha reclamato e trasformato in qualcosa di nuovo. Ecco la storia, 10 anni dopo

The Weeknd

Foto: Vince Talotta/Toronto Star/Getty Images

L’infatuazione collettiva per la musica cupa di The Weeknd dura ormai da un decennio. Qualche giorno fa, l’hitmaker non più così misterioso ha ripubblicato il suo primo mixtape House of Balloons, uscito dieci anni fa. La ristampa arriva in un momento particolare della storia recente. Sin dall’inizio della sua carriera, The Weeknd sembrava destinato a sperimentare con i concetti di genere e forma. House of Balloons non doveva neanche essere un progetto R&B, come spesso viene descritto, probabilmente perché cantato da un uomo di colore con la voce delicata. In realtà, gli architetti del mixtape hanno attinto ai suoni del dream pop e del post punk per gettare le fondamenta del suono di quello che sarebbe diventato uno degli disruptors di maggiore successo del pop.

Per evocare quel mondo inquietante, le canzoni di House of Balloons contengono campionamenti di artisti come Cocteau Twins, Aaliyah e Siouxsie and the Banshees. Il mixtape contiene anche un sample dei Beach House, la malinconica band indie rock di Baltimora. The Party & The After Party, per esempio, usa una versione velocizzata della loro Master of None: la musica derivativa non è mai stata così soddisfacente.

Il brano, che dura quasi otto minuti, rappresenta un momento di tregua dalle atmosfere inquietanti del mixtape. Ascoltarlo è come fare un giro in un circo psichedelico. “Reggi il drink, amore, non cadere”, canta The Weeknd mentre ci attira nel suo mondo. Se nella prima parte unisce ritmi hip hop e i suoni di Master of None, The Party & The After Party si trasforma presto in una sorta di jam session, un confessionale di chitarre ruvide e batterie rumorose. Sembra quasi che Weeknd sia appena tornato da un trip lisergico. I suoi versi improvvisati sono come un’estensione della sua sessualità e fanno esplodere Master of None in un nuovo mix di rap, rock e pop.

Quando è uscito House of Balloons, altri artisti hip hop e R&B avevano già incorporato il rock nel loro sound. Un mese prima del debutto di Weeknd è arrivato il primo mixtape di Frank Ocean, Nostalgia, Ultra., in cui rifaceva canzoni di Coldplay, MGMT e Mr. Hudson. L’anno precedente, Kanye West ha pubblicato My Beautiful Dark Twisted Fantasy, che comprendeva collaborazioni con un artista folk come Justin Vernon dei Bon Iver. Persino Michael Jackson si era affidato al chitarrista hard rock di Billy Idol, Steve Stevens, per Dirty Diana, che decenni dopo l’uscita ispirerà l’opera di The Weeknd. Nonostante House of Balloons fosse una novità, almeno per l’immaginario sinistro, The Weeknd non era certo il primo artista nero a utilizzare musica bianca per creare qualcosa di nuovo e personale.

La sua influenza, però, è innegabile. Dopo l’uscita di House of Balloons, moltissimi artisti – da Usher a Rihanna – si sono ispirati a The Weeknd. «Ascolta la radio, tutte le canzoni sono House of Balloons 2.0», ha detto a Rolling Stone US nel 2015. Quel mixtape e i suoi impulsi sinistri, in parte debitori dei suoni atmosferici dei Beach House, hanno generato un’enorme varietà di musica.

Oggi, l’uso della musica della band di Baltimora in House of Balloons sembra sia un omaggio che una forma di riappropriazione. Il rock e il pop moderno esistono grazie all’innovazione dei neri, ma sono ancora considerati come musica dei bianchi. Il segreto dell’ubiquità del pop è sempre stato mescolare suoni e culture: storicamente, questo è avvenuto quando artisti bianchi hanno preso in prestito – o rubato – idee altrui. In House of Balloons, come avevano già fatto Michael Jackson e tanti altri, The Weeknd ha piegato il rock e il pop al suo volere, costringendoci a reimmaginarli completamente.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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