Hitler la rockstar e le altre frasi shock di David Bowie ai tempi di ‘Station to Station’ | Rolling Stone Italia
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Hitler la rockstar e le altre frasi shock di David Bowie ai tempi di ‘Station to Station’

La cocaina e la bisessualità, il rock musica del diavolo e Jagger borghesuccio innocuo: nel 45° anniversario dell’uscita del disco, ecco cosa diceva il Duca Bianco nel suo periodo più cupo

David Bowie fuori dal Cherokee Recording Studio di Hollywood, nel 1976

Foto: Mark Sullivan/Contour by Getty Images

Il 23 gennaio 1976, 45 anni fa, David Bowie pubblicava il capolavoro Station to Station. Registrato a Los Angeles in un periodo in cui il Bowie viveva come un vampiro, era un disco folle e sperimentale, scritto da un artista che si evolveva a un ritmo frenetico. All’inizio delle session Young Americans e Fame erano ancora in tutte le radio, ma per il nuovo album Bowie si era immerso nel suono elettronico dei Kraftwerk e in incredibili quantità di cocaina. Più tardi dirà che quello è stato il periodo peggiore della sua vita, di cui non ricorda quasi nulla. In qualche modo, però, è riuscito a scrivere un disco che ancora oggi suona coraggioso e innovativo.

All’epoca Bowie non faceva tante interviste, ma il giornalista di Rolling Stone e futuro regista Cameron Crowe riuscì a seguirlo per diverse (folli) giornate in cui registrava il disco, cercava di farne un altro con Iggy Pop, usciva con Ron Wood e rilasciava dichiarazioni assurde su più o meno ogni argomento immaginabile. Leggere quell’intervista oggi fa più o meno lo stesso effetto di una striscia di cocaina. Ecco i sette momenti più incredibili.

Preferiva la «droga veloce»

«Non mi sono mai appassionato agli acidi. Li ho provati tre o quattro volte: è stata un’esperienza colorata, ma la mia immaginazione era già ricca. Non mi appassiona neanche l’erba. Per un po’ ho fumato hashish, ma niente erba. Direi che negli ultimi 10 anni la droga ha fatto parte della mia vita, ma niente di troppo pesante… Ho avuto qualche piccolo flirt con l’eroina e altre cose, ma solo per scoprirne il mistero, l’enigma. Mi piace la droga veloce. Odio tutto quello che mi rallenta».

Sarebbe stato «un gran bell’Hitler»

«Ero innamorato di Ziggy. È stato facile ossessionarmi con quel personaggio, ci pensavo giorno e notte. Sono diventato Ziggy Stardust. David Bowie era completamente fuori dai giochi. Tutti cercavano di convincermi che fossi un messia, soprattutto durante il primo tour americano. Ero completamente perso nelle mie fantasie. In Inghilterra sarei potuto diventare Hitler. Non sarebbe stato difficile. I concerti erano così spaventosi che persino i giornali scrivevano: “Questa non è musica rock, questo è Hitler! Bisogna fare qualcosa!”. E avevano ragione. Era fantastico. In realtà… credo che sarei stato un gran bell’Hitler. Sarei un dittatore eccellente. Molto eccentrico e parecchio folle».

Gli Spiders from Mars lo annoiavano

«Sono durati più a lungo di quanto pensassi. E cominciavo ad annoiarmi sul serio. Non c’è tanto da fare con una band di quel tipo. Quei volumi così forti non mi interessavano più. Facevano male alle orecchie. E anche il cervello non gradiva granché. Da allora, il povero Mick (Ronson) non ha più ritrovato la sua vocazione. Ha provato con la carriera solista, ma è solo andato giù. Mi ha deluso. Poteva essere grandioso. Non so. Cristo, non ci parlo da anni. Chissà se è cambiato».

 

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Pensava che il rock fosse «la musica del diavolo»

«Il rock’n’roll mi ha molto deluso, di recente. Rischia sul serio di diventare qualcosa di sterile, fascista, che sparge la sua propaganda sui media. Governa e richiede un livello d’intelligenza e lucidità che nessuno utilizzerebbe altrove. Ormai è impossibile sentire Beethoven in radio. Ci toccano gli O’Jays. Insomma, la disco music è grandiosa. L’ho usata per il mio primo singolo in cima alle classifiche (Fame), ma è escapismo. Vale lo stesso per il rock. È musica che lascia entrare ombre che non ritengo necessarie. È sempre stata la musica del diavolo. Non puoi convincermi del contrario».

Ha dichiarato la sua bisessualità per dare una svolta alla carriera

«Ricordo quando è venuto fuori per la prima volta. Durante un’intervista mi hanno chiesto se avessi mai avuto esperienze gay, e ho detto: sì, certo, sono bisessuale. Il tizio non capiva cosa intendessi dire. Aveva uno sguardo disgustato, come se volesse dire: mio dio, ha sia il cazzo che la figa. Non pensavo che la mia sessualità sarebbe stata pubblicizzata in quel modo. Era un piccolo commento improvvisato. La cosa migliore che abbia mai detto, suppongo».

Considerava Mick Jagger «innocuo e borghese»

«Mick non è diverso da Elton John, che rappresenta una reginetta da due soldi, esattamente come Liberace. Rappresenta quel tipo di male innocuo e borghese che tutti possono accettare con una scrollata di spalle».

Pensava di aver «chiuso con il rock»

«È interessante pensare a come è cominciato tutto. All’epoca di Aladdin Sane, in Inghilterra avevo un piccolo pubblico di appassionati, venivano tutti da Hunky Dory. Ho iniziato a pensare di diventare una rockstar per curiosità. In pratica, ho scritto una sceneggiatura e ho interpretato Ziggy Stardust nel disco e sul palco. Quando dico che quei dischi non mi piacciono – Aladdin Sane, Pin Ups, Diamond Dogs, David Live –, faccio sul serio. Non era importante apprezzarli, contava solo che funzionassero. E sì, funzionavano. Mi hanno permesso di continuare a viaggiare. Ora ho chiuso con il rock. Finito. I’ve rocked my roll. È stato divertente finché è durato, ma non lo farò più».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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