Ma quanto farebbe facile distruggere un disco di Hilary Duff nel 2026? Facilissimo, soprattutto su queste pagine. Già leggo i commenti su Instagram dei fan del ruooock: «Occupatevi di musica!». Lo facciamo: ci occupiamo (anche) di musica pop. E parlando di Hilary Duff bisogna partire da altrove. Dal fatto che, come dicono i meme, Hilary è forse l’unica sopravvissuta senza troppi strascichi agli anni 2000, quelli in cui tutte le ragazze come lei venivano massacrate dai giornali e da quella vita che probabilmente nessun terapeuta avrebbe consigliato a un’adolescente.
Hilary ha attraversato tutte le fasi riuscendo a mantenere un certo equilibrio, e poi dieci anni fa ha mollato il colpo. Dopo i risultati non eccellenti di Sparks, il suo penultimo disco, si è dedicata alla famiglia e a qualche ruolo in tv. Il tutto da moglie del musicista Matthew Koma e da mamma di quattro figli.
E oggi, anno del Signore 2026, she is back with new music. Una scelta che avrà fatto illuminare le persone che ci sono rimaste sotto con l’eterno revival degli anni Duemila (me). Perché i “tempi di Hilary” sembrano lontani ma non sono mai passati davvero, perché continuano a martellare su TikTok o tramite Kendall e Kylie Jenner che si vestono da Lizzie McGuire ad Halloween. Siamo la generazione più scema di sempre? Forse sì, e l’industry l’ha capito. E in questo loop succede che prima o poi ti viene voglia di tornare, anche se il mondo è cambiatissimo.
L’ha confessato proprio Hilary a Rolling Stone US, che la cosa che la spaventava di più era Internet, che oggi ti distrugge e ti mastica. Uno pensa possa esserci abituata e invece no, le piglia male come succede a tutti gli altri. Anche perché lei è un po’ come Tom Hanks: nessuno la odia davvero. La sua immagine è pulita, sorridente, da bionda mamma influencer con lo shatush che fa stretching all’alba bevendo un estratto di verdure. Come si fa a volerle male?
Le paure le ha comunque superate ed è uscito Luck… or something, suo primo lavoro in dieci anni che suona decisamente come dovrebbe suonare un disco pop di una ex Disney Star nel 2026. No bubblegum music, ma qualcosa di più maturo, potremmo dire a metà strada tra Taylor Swift e Carly Rae Jepsen (che ha lavorato con lo stesso producer infatti, Koma).
Un disco in cui la losangelina della porta accanto racconta com’è avere (quasi) 40 anni. La relazione con il partner, quella con la sorella (l’ex attrice Hailey Duff: le due non si parlano più e lei lo racconta in We Don’t Talk, traccia che ricorda tantissimo Somebody That I Used to Know di Gotye), la paura di diventare grandi, l’amore. “And when everybody’s gone, they got busy and moved on, we’ll face it on our own, and I guess this is growing up”, canta in Growing Up, brano in cui c’è invece un’interpolazione di Dammit dei Blink-182. In generale potremmo dire che Luck… or something suona come una chiacchiera in cui un’amica decide di di raccontarvi la sua vita, come si sente, cosa è successo negli anni in cui non vi siete visti. Forse per la prima volta con più verità. In The Optimist canta “Vorrei poter dormire sugli aerei / E che mio padre mi amasse davvero”.
Il tutto condito da synth caldi e batterie elettroniche morbidissime. Un disco pop minimal, melodico, che non vuole farvi sentire la nostalgia di quello che fu ma farvi vedere che si può anche andare avanti. Senza nostalgia.
Intanto, ancora prima che il disco uscisse, Duff ha iniziato un tour mondiale in cui canta i suoi vecchi successi, le canzoni nuove, e in cui ha imparato a ridere dei meme che l’hanno resa famosa tra chi vent’anni fa non c’era ancora. Sì, parliamo di questo balletto incredibile. Due amici hanno provato a comprare i biglietti e sono stati vittima di uno scam online. Io dico che a un ventenne non sarebbe successo. Siamo diventati adulti? Sì, proprio come Hilary.
