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Gli Eugenio in Via Di Gioia vi sfidano a diventare migliori

La band, in collaborazione con gli street artist Truly Design e GAS, lancia un'iniziativa particolare. Gli abbiamo chiesto di raccontarcela

Una band imprevedibile, un gruppo di visual artist spiazzanti e un brand da sempre vicino ai giovani. Mettiamoli insieme, shakeriamo e il risultato sarà Be a Rainbow Maker for Someone Else. Si tratta di una vera e propria ‘call to action’ a cui ha risposto la band Eugenio in Via di Gioia con un brano inedito, arricchito dall’opera della crew di street artist Truly Design – di sfondo al videoclip della canzone – il tutto realizzato grazie al supporto logistico e creativo di GAS.

Così, in un momento storico di grande difficoltà, il noto marchio di abbigliamento è stato in grado di attualizzare il concetto di mecenatismo attraverso un progetto di co-creazione con un messaggio preciso: dimostrare che solo supportandoci concretamente gli uni con gli altri è possibile iniziare a scrivere il nostro futuro.

Per il lancio, con l’hashtag #BeARainbowMaker la band coinvolgerà i propri fan in una challenge: la sfida consisterà nel raccogliere e filmare sui propri canali social una piccola grande azione che possa avere un messaggio e un impatto positivo per qualcun altro, così da raccontare e portare il proprio contributo come “Rainbow maker for someone else”.

Abbiamo colto l’occasione per farci spiegare il progetto dai protagonisti, gli Eugenio in Via Di Gioia che all’anagrafe sono: Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici.

Ragazzi, ormai tutti si definiscono indie e spesso siete stati compresi anche voi. Ma vi sentite parte di quella definizione?
Eugenio:
Più che un genere è una wave, una bolla, dove dentro ci puoi trovare noi, Calcutta oppure Andrea Laszlo De Simone. Che cosa abbiamo in comune, però, non l’ho ancora capito.

Emanuele: Inizialmente aveva un significato diverso, cioè una realtà non legata a una major che riusciva a farsi conoscere con pochi mezzi propri. Adesso forse è diventato un genere, ma nel quale non ci siamo mai troppo ritrovati. Però capiamo perché veniamo categorizzati in questo modo.

C’è una definizione che vi piace, oppure alla fine non è così importante definirvi?
Eugenio: È importante definirci fra di noi, per riuscire a guardarci allo specchio e vedere una forma concreta e soprattutto che non sia difficile da mettere a fuoco per chi guarda da fuori. Siamo quattro teste pensanti come band, più quelle del manager e dei collaboratori arriviamo a diciotto e cerchiamo di avere fra noi un rapporto non piramidale ma abbastanza orizzontale. È simile a una società democratica. Così anche le canzoni subiscono tantissimo l’influenza positiva di ogni feedback. Abbiamo iniziato per strada a scrivere e proporre le nostre canzoni e hanno tutte la forma di un dialogo con un ipotetico interlocutore. Quindi, per definirci fino in fondo, bisogna definire in che contesto ci troviamo e cosa vogliamo raccontare.

Lorenzo: Per noi non è mai stata una questione solo musicale, perché c’è sempre stato un legame con la realizzazione dei video e di tutti i progetti creativi e sociali legati al nostro modo di fare musica. Evidentemente è anche per questo che è nata la collaborazione con GAS.

Emanuele: E alla fine non sappiamo definirci neanche noi, per cui forse non è così importante.

L’indie quest’anno ha conquistato Sanremo. Voi avete partecipato nel 2020 fra le Nuove proposte e avete un record: siete rimasti sul palco solo 7 minuti prima dell’eliminazione, pur avendo vinto il premio della critica. Forse siete arrivati un attimo prima dell’onda?
Emanuele: Mettiamola così: siamo arrivati prima, così gli altri hanno visto che era la strada giusta e quest’anno hanno deciso di partecipare tutti.

Veniamo al progetto. Come vi siete trovati a lavorare sapendo che il vostro brano si sarebbe dovuto sposare con l’arte visiva di Truly Design?
Emanuele: Non era scontato trovare questa sinergia, ma invece è andato tutto alla grande.

Eugenio: È la prima volte che realizziamo qualcosa del genere, dove la musica si unisce all’arte visiva per arrivare a un’opera d’arte realizzata ad hoc, il tutto contenuto in un videoclip e grazie al supporto di un brand come GAS che ha messo a disposizione la propria sede, gli outfit e anche le proprie competenze creative. Si è creata una bellissima atmosfera e speriamo che si veda e si senta.

Le opere di Truly Design sono state definite “anamorfiche”: è necessario trovare la giusta prospettiva per comprenderne il concetto. Vi sentite un po’ così anche voi?
Eugenio: Noi siamo polimorfici, cioè ogni volta che ci guardi da un punto di vista scopri qualcosa di differente. Cerchiamo di unire la spontaneità e la qualità. All’inizio emergeva in particolare la spontaneità, avendo pochi mezzi ci concentravamo su quella. Ora stiamo cercando di colmare quel vuoto di qualità che ci mancava, ma che ci ha caratterizzato dal punto di vista estetico. Ecco, questo era forse un tratto comune con il termine indie: non abbiamo bisogno di troppi orpelli per esprimerci.

Emanuele: Noi ci diciamo spesso che vorremmo essere come la Disney, cioè arrivare di volta in volta a un diverso pubblico con le nostre canzoni, indipendentemente che siano bambini, universitari o adulti.

Quali sono gli elementi che vi accomunano invece a un brand come GAS?
Emanuele: Intanto che i ragazzi di GAS sono stati in grado di creare un ambiente in cui ci siamo trovati a nostro agio. Sono tutti giovani, hanno voglia di fare, si sono messi a disposizione per creare qualcosa di bello e non è stata una collaborazione solo con l’obiettivo di raggiungere numeri o un target, ma proprio per cercare di realizzare un progetto autentico. In questa autenticità ci ritroviamo.

Eugenio: Fra l’altro non è scontato, perché oggi tutto deve tenere conto di engagement, tag, copy. Questi discorsi sono invece rimasti in secondo piano, rispetto al progetto e alla sua forza creativa.

Mi sembrate piuttosto a vostro agio anche nei loro outfit.
Emanuele: Non credo di essermi mai vestito così bene.

Eugenio: Esatto, e poi sembriamo molto rock con il jeans. Ma lo stile di GAS si sta avvicinando al nostro mondo, come ci hanno fatto notare. In questo periodo il brand è indirizzato a tornare alle origini, quindi non solo a vestire bene ma anche a destabilizzare. Il termine esatto è “disruptive”, cioè dirompente. Un po’ quello che vogliamo generare noi con la musica.

Un’altra vostra caratterista, dalle origini, è l’attenzione per l’ambiente. Forse da prima che l’argomento diventasse così sentito da tutti.
Eugenio: È vero, ci teniamo molto. Io ed Emanuele abbiamo studiato al Politecnico di Torino e abbiamo acquisito questa improntata sulla sostenibilità quando non era ancora nel dibattito mainstream. Per cui, ci ha portato a riflettere già a partire dal 2013 e a scrivere canzoni anche con questa urgenza. Adesso cerchiamo di fare il passo successivo, di agire oltre a raccontare. Lo abbiamo fatto con Lettera al prossimo, l’operazione del 2019 con la quale abbiamo realizzato un portale che ha contribuito alla piantumazione di alberi in Trentino dove una foresta era stata disboscata. Mentre a breve ci sposteremo sul tema molto sentito della didattica a distanza con un altro progetto specifico.

Siete fra le poche band che hanno il coraggio di parlare nelle proprie canzoni di temi così attuali. E la stessa cosa è accaduta con questa canzone inedita, che parla appunto del distanziamento sociale. Vi viene naturale essere così contemporanei, o ricercate questo stile?
Emanuele: Il brano nato insieme a GAS tratta del distanziamento sociale accentuato dalla pandemia e quindi della necessità di un contatto fisico. Ma noi dividiamo fra i temi da cantare e quelli sui quali agire. Non tutti però ne devono parlare per forza. Certo, chi ha la fortuna di raggiungere più pubblico, però, sarebbe importante che si esprima e faccia sentire il proprio punto di vista, soprattutto se ne competente. Noi abbiamo studiato i temi che andiamo a trattare e ci facciamo aiutare anche da altre persone esperte.

Eugenio: Ci sentiamo in grado di conoscere quello di cui stiamo parlando. Lo facciamo molto meno su altri temi, per esempio, benché siano importantissimi. Sulla politica ci sarebbero tante cose da dire, ma per ora ci mancano gli strumenti adatti per esprimerci in musica. Sulla sostenibilità ambientale, invece, cerchiamo di dare il nostro contributo.

Tornando al progetto, verrà veicolato attraverso i social dove voi avete una fan base molto attiva e che partecipa sempre con trasporto alle vostre iniziative. Come la coinvolgerete?
Eugenio: Con l’hashtag #BeARainbowMaker. Questa canzone sarà come tutte le altre e quindi la racconteremo attraverso i nostri social. Nello specifico, ci concentreremo su Tik Tok dove la canzone Metà strada era diventata virale perché un ragazzo l’aveva inserita come filtro di un giochino. E così l’anno condivisa in tantissimi bambini, che ora vengono da noi e ce la cantano.

Paolo: È stato incredibile, perché l’età media era 10-11 anni. Questa cosa inaspettata ci ha portato a strutturare la collaborazione con GAS su qualcosa di simile, cioè una challenge in cui tutto però è attinente al brano.

Prima di salutarci, qual è il sogno nel cassetto degli Eugenio in Via Di Gioia?
Paolo:
A noi non interessa diventare famosissimi come Vasco Rossi, ma il nostro sogno nel cassetto è fare una cena insieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo. Lo diciamo a ogni intervista e nessuno ci ascolta!

Eugenio: Per me un altro obiettivo era finalmente arrivare su Rolling Stone e sembra ci sia riuscito. Quando vi leggevo mi chiedevo: quando toccherà a noi? In generale, ci piacerebbe diventare una realtà con un respiro più ampio, come una comunità vecchio stile. In attesa di questo ed essendo già su Rolling Stone, ora il mio sogno sarebbe giocare con la Nazionale cantanti.

Emanuele: La cena con Aldo, Giovanni e Giacomo sono il sogno comune da quando ci siamo formati, ma effettivamente nei prossimi anni vogliamo impegnarci a realizzare una Factory creativa nei pressi di Torino, un po’ come quelle grandi aziende americane dove il personale, oltre a lavorare, può anche giocare e rilassarsi. In fondo è questo il nostro ‘stile’: creare divertendoci

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