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Gianna Nannini: «Il mio disco è incazzato come la mia visione dell’amore»

'La differenza' è un disco registrato in una take, al massimo due. «Non sono un rapper, ma cercavo un linguaggio diretto»

Ciò che da subito colpisce de La differenza, fin da un primo ascolto, è – per un banale gioco di parole – la differenza con quello che ci si aspetterebbe da un’artista come Gianna Nannini in un periodo storico come quello che stiamo vivendo. «Tutte le relazioni umane sono conflitti d’amore. Per questo disco l’approccio è stato blues, se fai blues è importante attraversare le proprie emozioni, senza cavalcare il tema del momento. Questo è un disco di differenze: dalle differenze con gli altri e dagli scontri nascono tutti i problemi che ci affliggono. L’Amore, quello con la a maiuscola, è l’origine di tutto».

Mentre presenta il disco alla stampa, Gianna ripete spesso la parola “blues”. «La differenza è un disco registrato in una take, al massimo due. Non sono un rapper, ma cercavo un linguaggio diretto».

Il confronto con l’America – il disco è stato realizzato a Nashville – e con il rap è sostanzialmente il fulcro del racconto che la Nannini fa di La differenza. In coda a questo: le emozioni. «Non è un errore definire questo un disco d’amore, ma non è sdolcinato, è incazzato. Io sono europea, ho la fortuna di avere una visione, non mi soffermo sul dettaglio inutile della relazione amorosa, ho più una visione d’insieme».

Se si cita l’America non si può non parlare di America (traccia contenuta nell’album California del 1979, ndr): «Con quel disco siamo stati i primi a fare il rock, con buona pace di tutti. Prima di me c’era Guccini, il cantautorato, poi spuntai io e mi presi i pomodori».

Sulla genesi di La differenza: «L’incidente al ginocchio di un anno fa mi ha cambiata. Banalmente ho dovuto cantare da seduta. Ero rigida, questo tipo di dimensione mi ha aiutato a riscoprirmi. Anche solo per l’approccio portare questo disco negli stadi sarà una bella sfida. Fortunatamente con me avrò Simon Phillips, batterista dei Toto e degli Who».

Su testi e melodie: «Con Pacifico abbiamo cercato il brivido. Le nostre session erano una continua ricerca di qualcosa che fosse definitivo fin dal primo tentativo. Nel disco c’è Coez, che viene da un mondo con una connotazione ben precisa. Mi piacciono anche Salmo e Massimo Pericolo. È tutta gente che ha rimesso al centro la parola. Ed era ora».

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