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A Milano, FKA twigs ha dimostrato che si può combattere il dolore con la pole dance

Al Fabrique, la cantante inglese ha messo in scena non un concerto tradizionale, ma uno spettacolo visivo che nasce dall’incontro fra disciplina e vulnerabilità

FKA twigs in concerto nel 2019

Foto: Noam Galai / Getty Images

«It’s all for the lovers trying to fuck away the pain», canta FKA twigs e intanto struscia il ventre contro l’asta del microfono. Ci sono molti modi per combattere il dolore. Nel tour di Magdalene, che il 29 novembre ha toccato il Fabrique di Milano, twigs ha scelto la performance, la danza, il canto, le arti marziali, la sensualità. Magdalene, l’album, è il suono distorto e contemporaneo della fine di un amore. Il concerto è una rappresentazione che nasce dall’incontro di disciplina e vulnerabilità, manipolazioni digitali che sembrano provenire da un altrove e prestazioni vocali piene di pathos. Nell’arco di 80 minuti, twigs ha ammaliato 2000 persone, s’è fatta adorare, ha agitato una spada contro un nemico invisibile e ha trasformato la pole dance in un atto di riscatto.

Le meravigliose esecuzioni di Mirrored Heart e Cellophane sono gli unici due momenti in cui sembra d’assistere a un concerto tradizionale. Il resto somiglia piuttosto a una raccolta di quadri in movimento ideati con Theo Adams in cui twigs si mette costantemente alla prova e rivela qualcosa di sé, canzone dopo canzone. Appare anzitutto sola, di fronte a un tendone. Canta e non si sa da dove arriva la musica. È un flusso frammentato che crea un bel contrasto con la disperata intensità dei vocalizzi di twigs che è una cantante dotata, ma grazie al cielo sta alla larga dagli esercizi soul da baraccone. La musica è al servizio delle immagini che twigs vuole trasmettere, non viceversa. S’ascoltano abbondanti sequenze e parti vocali preregistrate. La disconnessione fra suoni e gesti dei musicisti è una delle cifre del pop contemporaneo. Anche quella fra la voce e il cantante lo sta diventando.

Più che scambio col pubblico c’è venerazione per una dea. Twigs è una che puoi adorare, ma a distanza. Questa freddezza e il registro quasi sempre drammatico sono le uniche cose che le si può rimproverare. Lei non dice una parola. Nel giro di poche canzoni è affiancata da quattro ballerini che vestono maschere grottesche per Home With You. A metà concerto il tendone cade e svela un’impalcatura spoglia su cui sono due musicisti che suonano basso, chitarre, percussioni, tastiere. In mezzo ai due c’è la violoncellista Lucinda Chua il cui strumento emette il suono di un sassofono baritono passato per un distorsore. Il palco è sempre più pieno, twigs è sempre più nuda.

Dice Michael Stipe che FKA twigs l’ha deluso quando ha iniziato a mostrarsi in biancheria, quando insomma ha scelto di proiettare un’immagine sexy. «Mi piace il fatto che Billie Eilish indossi felpe ampie e si trucchi da spavento. Non fa leva sull’idea maschile di come dovrebbe apparire una donna». E invece è difficile pensare a twigs senza immaginare il suo corpo che la musica leviga e scuote. Twigs non può sottrarre allo sguardo del pubblico il suo fisico, come fa Eilish, perché è parte dello spettacolo. Il suo corpo è lo spettacolo che in qualche modo culmina in Lights On, quando la cantante esegue figure acrobatiche di pole dance, un momento simbolico di riscatto non solo dai tormenti d’amore, ma anche dai problemi fisici, la rimozione di sei fibromi uterini.

La linea che separa una performance artistica pretenziosa da una riuscita è sottile e mobile. Twigs riesce a stare miracolosamente dalla parte giusta di quella linea. Solo lei può indossare con grazia e sensualità i vestiti firmati da Ed Marler che sembrano usciti da un incubo carnevalesco e barocco in cui Vivienne Westwood fa bisboccia in un campo nomadi. Ne cambia una mezza dozzina, sono assieme triviali e principeschi. È tutto un grande esercizio di empowerment, parola chiave del pop contemporaneo. Twigs ci costruisce attorno uno spettacolo in cui, a un certo punto, impugna una spada e si produce in alcune figure di Wushu, l’arte marziale cinese che ha scoperto grazie alla regista di The Rider Chloé Zhao. Quella spada, ha spiegato twigs, si chiama Lilith, come la prima moglie di Adamo che rifiutò di sottomettersi e fu spedita all’inferno. Sono sicuro che chiunque l’abbia vista ieri sera, seguirebbe FKA twigs anche laggiù.

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