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Federico Zampaglione: «Le canzoni sono un po’ come i figli»

Abbiamo parlato con Federico Zampaglione del lockdown, dell'omicidio di Willy Duarte, dei suoi 30 anni di carriera e del nuovo singolo dei Tiromancino, "Finché ti va", che "non vedeva l'ora di allontanarsi e fare la sua strada"

Finché ti va è il titolo del nuovo singolo e sembra il manifesto artistico di Federico Zampaglione. Con i suoi Tiromancino sono 30 anni che sforna brani in grado di entrare in un lampo nel cuore del pubblico ma, nonostante tutto, riesce ancora a stupirsi. “Chi lo avrebbe mai detto” confida, quando gli facciamo notare la data di fondazione della band, il 1989. Decisamente un altro mondo. Eppure, la freschezza compositiva e il timbro inconfondibile della voce ne rimarcano uno stile unico, un vero marchio di fabbrica.

Il pezzo, che gira da giorni in tutte le radio, è solo la punta dell’iceberg che verrà svelato nei primi mesi del 2021 con un album molto atteso. Soprattutto da lui stesso, che ne parla con affetto paterno: “Le canzoni sono come i bambini e questo non vedeva l’ora di allontanarsi per fare la sua strada”. Come tutti noi, anche Federico è uscito dall’esperienza del lockdown con molte riflessioni, però c’è una storia avvenuta a Roma in seguito che lo ha segnato profondamente. Parliamo della morte del giovane Willy: “Mi ha suscitato amarezza, tristezza e rabbia. È un pensiero che si insinua continuamente”. Una violenza che lo spaventa, in particolare guardando sua figlia: “Temo il disprezzo per la vita e le cose belle”. Ma almeno per ora, come quando eravamo costretti a casa, c’è la musica a venirci in soccorso, finché ci va.

Che tappa rappresenta questo nuovo singolo nel tuo percorso artistico?
Un inizio di un nuovo viaggio che abbiamo iniziato con Finché ti va e poi proseguirà nei primi mesi del 2021 quando uscirà l’album. Le canzoni sono un po’ come i figli. Nascono e rimangono con te per un po’, ma poi arriva il momento dell’allontanamento. In alcuni casi non vanno così distanti, in altri spariscono all’orizzonte salutandoti con la mano. Poi le rincontri alla radio, quando le cantano le persone a un karaoke, dai balconi. Questo è uno di quei figli che non vedeva l’ora di allontanarsi. Era prevista l’uscita per il 18, poi l’11 e infine è stata anticipata al 10 visto l’entusiasmo della casa discografica e poi dei media che l’hanno diffusa. Me la sono vista sfuggire di mano e ora la sento rimbalzare dappertutto. Sono contento per lei.

I Tiromancino si sono formati nel 1989. Se ti guardi indietro cosa vedi?
Chi l’avrebbe mai detto! Erano nati quando eravamo ragazzini ed è incredibile che ancora oggi ci troviamo qui. Sembra un sogno. Anche perché nel campo della musica niente è scontato o garantito, non esiste una regola per cui tu debba restare 30 anni sulla scena. Anzi… oggi è più difficile con la velocità di ricambio che c’è nel mercato. Indietro vedo una strada lunghissima, tanti chilometri di viaggi, passione, emozioni, momenti bellissimi e difficilissimi. C’è passato dentro di tutto, ma la cosa bella è essere di nuovo qui.

Certo in pochi ci saremmo aspettati di passare nel mezzo di una pandemia. Come hai vissuto il periodo del lockdown?
È stata una delle esperienze umanamente più incredibili che io abbia mai vissuto. Una di quelle cose che arrivano all’improvviso e ti fanno capire quanto l’essere umano di fronte a una serie di variabili ambientali conti meno di zero. Un giorno vivevamo come sempre, il giorno dopo era cambiato il mondo ed eravamo tutti impauriti con un senso di incredulità per quel che avveniva. Ci siamo resi conto che poteva succedere anche a noi, non solo in un continente lontano. Mi ha insegnato ad apprezzare di più le cose positive, visto che la vita in un attimo può prendere tutta un’altra piega. L’ho affrontata riflettendo sulla nostra fragilità umana e a livello artistico ho prodotto due cortometraggi horror-thriller girati con l’Ipad, per sfruttare quell’atmosfera che c’era nell’aria. E poi ho suonato tanto blues, folk, country e bluegrass.

Ti sono mancati i live?
Eh sì, la musica dal vivo, prevedendo assembramenti, ha pagato un prezzo alto. Il concerto è rito collettivo e si consuma a contatto con altre persone, per cui ha sofferto. Però noi siamo stati i primi a fare un intero concerto in diretta streaming. Abbiamo aperto le danze con uno spettacolo di quasi due ore ed è una piccola soddisfazione. È stato un modo per stare vicino alle persone come meglio potevamo, un po’ come se fuori ci fosse una guerra. Quindi ciò che può salvarti in questi casi è creare un sentimento comune stando vicini, pur chiusi nelle proprie abitazioni.

In passato sei stato coinvolto in alcune polemiche sui social. Ma secondo te gli artisti, soprattutto più giovani, sono schiavi di questi mezzi di comunicazione?  
I social sono il modo di comunicare e promuovere la musica di oggi. Avviene tutto attraverso quelli. Fa parte di questa epoca. Vedo i giovani con una velocità di interagire straordinaria. Come tutte le realtà ha aspetti positivi e negativi. Quando veicoli una canzone, un libro, un film un bel discorso sensato allora diventano un ottimo amplificatore. Purtroppo, c’è chi invece li usa in maniera superficiale. Ma fa parte di ogni realtà. Non è colpa dei social. L’unica cosa è che ogni tanto viene profuso molto odio in situazioni in cui non serve e ciò dispiace. Certi commenti che leggi mi fanno rimanere male, non solo in ambito musicale. Bisogna fare una selezioni di quel che si scrive e che si legge. 

Come trovi le critiche che sono arrivate a Tommaso Paradiso per l’ultimo singolo Ricordami?
Fa parte del gioco. Una volta che fai una cosa che piace ti inondano di complimenti e viceversa. Succede anche nello sport. Leggi elogi sperticati per un calciatore se segna un grande gol e magari il giorno dopo per un’altra situazione lo riempiono di insulti. Bisogna prenderli con le pinze. È un luogo un po’ caciarone, dove si dice tutto e il contrario di tutto. A Tommaso dico che è uno degli autori che hanno scritto le migliori canzoni degli ultimi anni, per cui non deve prendersela.

Da romano, ti ha colpito maggiormente l’omicidio di Willy?
Porca miseria! Quello di Willy è un racconto che mi ha riempito di tanta tristezza, amarezza e rabbia. Perché era un ragazzo così giovane, carino, con un’anima buona e la sua scomparsa mi ha davvero intristito. Ho visto una realtà che non avrei mai voluto vedere. Mi ha sconvolto e ci ho sofferto davvero molto. È un pensiero che si insinua continuamente nella mia testa. Poteva essere un figlietto mio, capisci?

C’è chi ha puntato il dito verso le periferie.
È un problema non solo delle periferie di Roma. Ma non è detto che “i cattivi” arrivino tutti dalla periferia. Ci sono state persone di buona famiglia che hanno fatto cazzate allucinanti. In periferia c’è la brava persona o il fuori di testa, così come nel centro delle città. Infatti, i genitori sono i primi a esserne sconvolti. Sono cose che indignano e spero che venga fatta giustizia, anche per dare un segnale a chi dovesse pensare a un’altra cosa del genere. Di queste gang o baby gang si sente sempre più parlare e sono davvero pericolose e violente perché ti aggrediscono in gruppo.

Da padre di una bambina è di queste situazioni che temi più per lei??
Sì, questa violenza da padre mi spaventa. E il disprezzo per la vita e per le cose belle. Avendo una figlia femmina, mi toccherà passare le notti in auto per locali per andarla a riprendere e essere presente. Però non voglio cadere nel gioco del padre ossessionato. È molto difficile oggi fare i conti con i ragazzi. Compirà 11 anni e ho ancora due-tre anni di calma apparente e poi inizierà l’avanti e indietro. Ma del resto è la sorte di tutti i genitori.

Cosa avrebbe detto il tuo amico Franco Califano di una vicenda del genere? 
Avrebbe sofferto tantissimo. Dei carnefici di Willy che “so’ veramente dei bastardi di merda” (con voce alla Califfo), ma perché Franco aveva una grande umanità e non avrebbe mai tollerato un gesto del genere.

Sei amico anche di Gianluca Grignani, per caso vi siete sentiti in questo periodo?
Ogni tanto ci sentiamo, è un amico e uno dei più grandi artisti italiani. Ho letto che ha avuto un po’ di casini, come può capitare a chiunque. Mi auguro che tutto si risolva, perché lui è una persona meravigliosa e un artista che ha scritto dei brani spettacolari. Quando a Gianluca gli riesce la canzone non ce n’è per nessuno.

Ha ancora un sogno nel cassetto Federico Zampaglione?
Di riuscire a continuare a fare ciò che amo. A breve sarò anche sul set per un nuovo film. Voglio continuare a esprimermi con sincerità e passione. Sono gli elementi che ho paura di perdere, insieme a quello di sapermi mettere in discussione. Insomma, il sogno è che queste motivazioni continuino ad accompagnarmi nel futuro.