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Elton John, l’autobiografia ‘Me’ racconta il lato selvaggio di una star

Il musicista inglese ripercorre la sua vita, tra l'infanzia difficile, la lotta contro la dipendenza da alcol e cocaina, il precorso verso la guarigione dopo il cancro

Elton John

Foto di Kevin Mazur/Getty Images

All’inizio di quest’anno, il biopic su Elton John, Rocketman, ha sbancato al botteghino. Nel raccontare la storia di Elton il film si prendeva alcune libertà: nella pellicola, alcune canzoni venivano suonate addirittura decenni prima di essere scritte; il nome d’arte veniva fatto risalire a John Lennon e non al suo vero mentore, il poco conosciuto Long John Baldry; si vedeva Elton mentre levita sopra il piano mentre suona Crocodile Rock; e ancora, Elton che, mentre annega in piscina, duetta con se stesso bambino mentre canta Rocketman.

Il film era un musical dai tratti fantasy, perfetto per enfatizzare i momenti più emozionali e per preparare il terreno per l’attesissima autobiografia Me in cui Elton racconta la sua vera storia. Un libro che contiene tutta la verità, dall’infanzia difficile segnata da una madre anaffettiva e da un padre spesso assente, a cui bastava il minimo gesto del giovane Elton per farlo infuriare. «Finivo nei guai persino se mangiavo il sedano nella maniera ritenuta sbagliata», scrive Elton. «Il giusto modo per mangiare il sedano, nell’improbabile caso in cui vi interessi saperlo, consiste nel masticare senza fare alcun rumore. Una volta mi picchiò perché gli sembrava che stessi indossando la giacca della divisa scolastica in maniera scorretta».

Elton trovò la propria salvezza nel rock and roll, dopo una lunga gavetta nei pub britannici e come musicista nei concerti di stelle dell’R&B come Patti LaBelle e Lee Dorsey. La fama arrivò improvvisa, dopo che Your Song esplose in tutto il mondo nel 1970, ma nel libro Elton sembra molto interessato a raccontare le avventure selvagge vissute negli anni ’70 e non la musica incredibile che ha creato. Album epocali come Tumbleweed Connection, Madman Across the Water e Honky Château vengono trattati di sfuggita in qualche paragrafo, mentre trova grande spazio la prima esperienza con la cocaina. «La prima volta che ho pippato mi sono venuti i conati», scrive. «Sono uscito dal bagno e ho vomitato. Poi sono tornato subito indietro… e ho chiesto un’altra riga».

Quel momento rappresenta l’inizio di un periodo oscuro, durato 16 anni della sua vita, anni in cui Elton ha combattuto contro la dipendenza da cocaina e da alcol, contro la bulimia, gli eccessi di rabbia incontrollabile e lo shopping compulsivo. Gli ultimi due problemi continuano a persistere anche oggi, ma si è sbarazzato degli altri nel 1991, dopo essere entrato in rehab in una clinica nella periferia di Chicago, dove era obbligato a lavare i bagni, a farsi il bucato da solo, addirittura a condividere la stanza con un altro paziente. «In quel periodo le cose non andavano affatto bene, finché non ho conosciuto il mio compagno di stanza», scrive Elton. «Si chiamava Greg, era gay e molto attraente. Almeno avevo qualcosa di bello da guardare».

L’ultima parte del libro è dedicata alla sua vita dopo il rehab, tra cui un capitolo molto triste in cui il cantante racconta le dolorose perdite degli amici Gianni Versace e Lady Diana, avvenute a poco tempo l’una dall’altra, e di come fosse a disagio per l’enorme successo di Candle in the Wind 1997, soprattutto durante le 14 settimane in cui il brano ha dominato le classifiche. «Mi sembrava come se la gente fosse compiaciuta dalla sua morte», scrive, «come se il lutto fosse sfuggito di mano e le persone si rifiutassero di superare l’accaduto. Mi sembrava una cosa malata – morbosa e non salutare. Credo che Diana non l’avrebbe voluto».

Verso la fine del libro, Elton racconta di essere recentemente sopravvissuto a una tremenda infezione contratta in seguito a un’operazione per rimuovere il cancro alla prostata, intervento subito poco prima dell’inizio del suo tour di addio. Ha fatto di tutto per tenere la cosa segreta, anche se per un periodo è stato incapace di controllare la vescica a causa delle cure; in un passaggio particolarmente toccante del libro, infatti, racconta di essersi trovato a urinarsi addosso in un pannolino mentre cantava Rocket Man durante un concerto a Las Vegas, davanti a 4000 persone. In pochi parlerebbero di un episodio del genere, figurarsi scriverlo nelle proprie memorie, ma Elton non è mai stato una persona che nasconde la verità, anche se imbarazzante o difficile da affrontare, e Me – nonostante dedichi poco spazio alla grandezza della sua musica – è una lettura essenziale per chi vuole conoscere le difficoltà incontrate da Elton sulla strada per diventare una leggenda.

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