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Ehi Bono, queste sì che sono tue canzoni davvero imbarazzanti

Ha detto che quando alla radio parte un suo pezzo, specie se vecchio, arrossisce di vergogna. Forse il problema non è ‘Boy’, ma ‘We Are the People’ e altre sue interpretazioni più recenti, con e senza U2

Bono dal vivo con gli U2 nel 2010

Foto: Gennady Avramenko/Epsilon/Getty Images

Ha detto che quando alla radio parte una canzone degli U2 si sente in imbarazzo, che la propria voce non gli piace e che anche il nome della band non l’ha mai convinto. Bono è impazzito, oppure ha bevuto, abbiamo pensato noi adolescenti degli anni ’80, per i quali gli U2 hanno rappresentato la prima grande rock band da vivere “in diretta”. Troppo giovani (noi) per i Clash, troppo anziani (già allora) i Rolling Stones. Album come The Unforgettable Fire e The Joshua Tree, invece, contenevano le canzoni perfette per farci dire che anche noi avevamo i nostri Beatles, i nostri Led Zeppelin, i nostri Who.

Eppure Bono ha detto proprio così, intervistato assieme a The Edge durante Awards Chatter, uno dei podcast di Hollywood Reporter. Ha detto davvero che non gli piace la propria voce sui primi album U2. Ma come? Boy? October? War? Quei dischi che siamo andati a recuperare con le nostre paghette, percorrendo a ritroso l’allora breve carriera del gruppo di Dublino?

«Il suono della band è incredibile», ha spiegato il cantante, «il problema è la mia voce da irlandese macho. Era sforzata, non molto da macho in realtà». A quanto pare la pensava così anche Robert Palmer. A un certo punto degli anni ’80, ha raccontato Bono, l’autore di Addicted to Love si raccomandò con Adam Clayton perché consigliasse al suo amico di abbassare un po’ la tonalità: «Sarebbe meglio per lui e anche per noi che lo dobbiamo ascoltare».

«Credo di essere diventato un cantante solo di recente», ha anche detto Bono. «Forse secondo le orecchie di qualcuno questo momento non è ancora arrivato, e posso capirlo». Gulp. A chi apparteneva, allora, la voce soul nata per sbaglio in Irlanda, perfetta anche per l’elettronica di Achtung Baby?

Bono ha detto che la canzone «che mi piace di più ascoltare è Miss Sarajevo, con Luciano Pavarotti». Non a caso, forse, è uscita a nome Passengers, e non U2, osserviamo noi. «È genuina, le altre mi imbarazzano un po’. Ma Vertigo è probabilmente quella di cui sono più orgoglioso. Per il modo in cui stabilisce una connessione con il pubblico dei concerti».

Caro Bono, da queste parti ti si vuole un gran bene, come si sarà capito da queste righe. Magari la prossima volta che metteremo sul piatto i primi album degli U2 li ascolteremo con orecchio diverso, chissà. Intanto però ci siamo permessi di stilare una top 5 delle tue canzoni DAVVERO imbarazzanti. Ce ne sono, non dubitare. Ma forse, almeno per noi, non sono quelle che pensi tu.

1“Discothèque” (U2)

La palla da disco music anni ‘70, The Edge con i baffi a manubrio, Bono nei panni del poliziotto dei Village People (ma sembra più Giorgio Faletti nei panni di Vito Catozzo). Va bene l’autoironia, ma quando non funziona sono guai. Gli U2 diventano cringe vent’anni prima che la parola diventi di uso comune. In questo si confermano avantissimo. Ma cos’è che significa cringe? Ah già: imbarazzante.

2“One (Mary J. Blige & U2)”

Come rovinare (o quantomeno peggiorare notevolmente) quella che probabilmente è la loro canzone più amata dai fan (e come tale, quindi, già perfetta). Rolling Stone US l’ha scelta come miglior canzone della storia degli U2, ma si riferiva alla versione originale, non certamente a questa in cui i virtuosismi di Mary J. Blige finiscono per togliere anziché aggiungere efficacia al risultato finale. Come se Leonardo avesse deciso, un giorno, di rifare la Gioconda con colori più vivaci. Belli, sì, ma il capolavoro è quello che tutti già conoscevano.

3“We Are the People (Martin Garrix feat. Bono & The Edge)”

Cerchiamo di ricordarci solo le cose belle degli Europei 2021: per noi italiani non è difficile. A patto di non essere costretti a riascoltare la canzone ufficiale della manifestazione. Inizia con The Edge che non riesce a non rifare l’attacco di Where The Streets Have No Name (che già somigliava a quello di Pinball Wizard degli Who) e prosegue con inquietanti analogie con Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari. Decisamente meglio ripensare alle parate di Gigio Donnarumma.

4“New Day (Wyclef Jean ft. Bono)”

1999. La bolla di Internet non è ancora scoppiata. NetAid è un’iniziativa per combattere la povertà attraverso la Rete. Il singolo di lancio viene affidato a Bono e Wyclef Jean, che c’entrano tra loro come i cavoli a merenda. La canzone è sotto la mediocrità e nel video Bono sembra vestito dal costumista di Martin Scorsese incappato in una giornata no. Per non parlare di come si muove. In Gran Bretagna si ferma al numero 23 in classifica, quando le classifiche misuravano le copie vendute. Un mezzo disastro. Il miglior risultato? Il secondo posto in Italia.

5“Vertigo (U2)”

«Unos, dos, tres, catorce!» e poi via di chitarra trucidissima fino al memorabile ritornello: «Hello hello hola, I’m at a place called Vertigo, ¿dónde está?». E questa sarebbe la canzone di cui Bono è più fiero?

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