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Ecco come Machete sta trasformando X Factor 2020

La crew di cui Hell Raton è co-fondatore ha portato dentro al talent show un cambiamento da tempo in corso nella musica italiana. Riuscirà anche a promuovere il pop al femminile snobbato dal pubblico?

x factor 2020

Alessandro Cattelan e Hell Raton sul palco del quarto live di X Factor 2020

Foto: Sky

Il fatto che in questa edizione di X Factor gli inediti fossero disponibili per l’ascolto fin dalla prima puntata dei live è stata una piccola rivoluzione per i telespettatori. Ma gli osservatori più attenti avranno notato anche un altro indizio, e non da poco, del nuovo che avanza: quella che fino all’anno scorso veniva definita e commercializzata come la compilation del programma, quest’anno è stata ribattezzata con un termine mutuato direttamente dall’ambito rap: il mixtape. Una parola che nella discografia italiana ha fatto prepotentemente il suo ingresso grazie agli stratosferici risultati di un prodotto in particolare, il Machete Mixtape 4, che raccoglie chicche e featuring degli artisti di casa Machete e dei suoi affiliati, e che nel 2019 ha totalizzato 54 milioni di streaming solo nella prima settimana, collezionando ben due dischi di platino. Considerando che uno dei giudici più azzeccati e a fuoco di quest’edizione è Hell Raton, che della Machete Crew è uno dei fondatori (proprio quest’anno il collettivo spegne dieci candeline, tra l’altro: auguri), è difficile pensare che la cosa non sia voluta.

L’affermazione non va presa in senso dietrologico, sia chiaro. Semplicemente, l’impressione è che il format abbia abbracciato il cambiamento in corso ormai da tempo nella società italiana in generale e nel panorama musicale in particolare, e che abbia deciso di farlo seguendo l’esempio di chi ha già in casa, ovvero del giudice Hell Raton e del suo direttore musicale Slait, che negli anni sono riusciti benissimo a “coltivare dove tutti avevano detto che non cresce un cazzo”, per citare uno storico brano degli Otierre. Tradotto, a portare la musica hip hop là dove nessuno pensava sarebbe mai arrivata: in cima alle classifiche nostrane. La vera domanda, adesso, è un’altra: ci riusciranno anche con il pop al femminile di qualità? Per certi versi è una scommessa ancora più difficile da vincere, perché da anni i dati ci dicono che le artiste donne vendono infinitamente meno, rispetto ai colleghi maschi, e questo da ben prima che nelle chart imperversassero rap e trap. I motivi sono molteplici e difficili da inquadrare – c’è chi dice che il pubblico femminile è più sensibile agli idoli maschili, e c’è chi addirittura, come Francesco Renga, sostiene un po’ a caso che la voce dei cantanti maschi sia più «armoniosa» e abbia una «gradevolezza diversa da quella femminile» – ma tant’è, questa è la realtà e bisogna farci i conti.

Se c’è qualcuno che è in grado di sovvertire lo stereotipo in questione, con buona pace di chi pensa che il rap sia un genere maschilista e machista, sono proprio Manuelito e Slait, tra i primi a credere nel girl power anche in musica. Nell’agenzia di management Me Next che hanno fondato (tra l’altro insieme a una delle poche donne a ricoprire ruoli dirigenziali nel music business, Federica Torchia), ci sono alcune delle artiste più interessanti del momento: cantanti/songwriter come Mara Sattei e Rose Villain, o rapper come Doll Kill. E chissà, forse in futuro anche qualcuna delle giovanissime concorrenti del team di Hell Raton: la frase che ha pronunciato qualche puntata fa in riferimento a Casadilego e al fatto che non la lascerà da sola nel suo successivo percorso sembrerebbe poter indicare proprio questo. E anche il fatto che in tempi non sospetti Cmqmartina fosse tra le emergenti che hanno avuto occasione di esibirsi nella maratona benefica Machete Aid promette bene. Se così fosse sarebbe una grande fortuna per le artiste in questione, perché già solo con gli inediti il loro giudice ha dimostrato di non volere snaturare la loro personalità o appiattirle sui propri personalissimi standard, come in passato avevano fatto tanti altri suoi colleghi, in questo e in altri talent show.

Nonostante la produzione sia stata affidata a nomi a lui molto vicini, come lo stesso Slait, Strage e Young Miles, nessuna di queste canzoni suona strettamente come un prodotto uscito dalla factory di Machete: piuttosto, sono tutti degli ottimi brani pop, con caratteristiche e sfumature diverse, ma una qualità ben superiore a quella di molte instant hit degli ultimi anni. L’inedito di Cmqmartina, Sparami, è forse il più riuscito ed è un sofisticato esempio di elettronica con cassa dritta e un retrogusto anni ’80, che non ha nulla da invidiare alle più patinate produzioni underground inglesi; quello di Casadilego, Vittoria, è uno scorcio intimista che resiste alla tentazione di crescendo eccessivi e virtuosistici; quello di Mydrama, Cornici bianche, è quello che si avvicina di più agli standard urban pop italiani del periodo, ma non è affatto banale. E se ancora dovesse mancare qualcosa, se la trasformazione di queste giovani artiste (e di questo rodato team di lavoro) da sicure promesse a certezze del mainstream non fosse ancora completa, poco importa: come diceva Alejandro Jodorowski, «il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti toglie da dove sei». Il che, quando si parla di evoluzione musicale, specie in un talent show, è sempre un bene.

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