È morto Clive Davis. Il discografico che ha fondato la Arista e J Records e ha contribuito a plasmare le carriere di Whitney Houston, Bruce Springsteen, Aretha Franklin, Carlos Santana, Janis Joplin, Alicia Keys, Carrie Underwood e molti altri, se n’è andato oggi nella sua casa di New York. Aveva 94 anni.
La sua morte è stata confermata dalla sua storica rappresentante Aliza Rabinoff, che ha aggiunto in una dichiarazione che «si è spento serenamente per una malattia legata all’età, circondato dalla famiglia e dai suoi cari». Negli ultimi anni Davis aveva affrontato diversi problemi di salute. A fine maggio era stato ricoverato a New York a causa di un problema alle vie respiratorie. È stato dimesso pochi giorni dopo, come ha detto un suo portavoce, «di buon umore e contento di continuare la convalescenza a casa».
Nel 2021 gloi è stata diagnosticata la paralisi di Bell, una condizione seria ma temporanea che provoca un’improvvisa debolezza dei muscoli facciali. La diagnosi lo ha costretto a rinviare il celebre gala pre-Grammy che organizzava ogni anno, sin dal 1975, la sera prima della cerimonia.
L’influenza di Davis nell’industria musicale copre ben sette decenni e attraversa generi musicali molto diversi. Dopo essere stato nominato presidente della Columbia Records nel 1967, all’età di 35 anni, ha centrato un successo dietro l’altro in ogni decennio grazie ad artisti di ogni tipo considerati oggi icone tra cui Janis Joplin, Barry Manilow, Whitney Houston, Grateful Dead, Notorious B.I.G., Alicia Keys, Kelly Clarkson. «È il campione assoluto del lungo periodo», ha detto nel 2008 Jon Landau, manager di Bruce Springsteen. «Era il capo di una casa discografica negli anni ’60. Era al vertice allora e, quarant’anni dopo, era ancora al vertice: è straordinario. Non credo che vedremo mai più qualcosa del genere».
Attivo nell’industria musicale fino alla morte – soprattutto come organizzatore della festa annuale pre-Grammy che spesso superava la stessa cerimonia in termini di attenzione e spettacolarità – Davis è stato definito da Aretha Franklin «il più grande discografico di tutti i tempi». Si è fatto la reputazione di instancabile sostenitore degli artisti e di abile uomo d’affari, sempre alla ricerca di importanti ritorni sui propri investimenti. John Sykes, ex presidente dello sviluppo della rete MTV, ha detto che «sa riconoscere una hit e, un minuto dopo, dirti il numero esatto di copie che venderà. È l’unico capace di fare entrambe le cose».
Alicia Keys ha aggiunto nel 2008 che «è stato il primo dirigente discografico a chiedermi che cosa desiderassi». La passione incrollabile e l’entusiasmo per la musica erano gli aspetti che colpivano maggiormente amici e collaboratori. «Se dovessi disegnare Clive, lo rappresenterei come un bambino con un grande cuore e grandi orecchie», ha detto Santana. Si considerava fortunato «perché, per oltre cinque decenni e in un ambiente professionale molto duro, la musica mi ha regalato una vita piena di piaceri e soddisfazioni inaspettate.»
Nato a Brooklyn il 4 aprile 1932, Davis è cresciuto in una famiglia ebrea nel quartiere di Crown Heights, allora popolato prevalentemente da famiglie della classe media. Suo padre era elettricista, la madre casalinga. Quando ha compiuto 18 anni aveva già perso entrambi i genitori nel giro di undici mesi: la madre Florence per una emorragia cerebrale e il padre Herman per un attacco cardiaco. «Essere rimasto orfano a 17 o 18 anni, aver dovuto completare gli studi e conquistarmi tutto da solo mi ha reso più forte». Ha frequentato la New York University grazie a una borsa di studio e dopo la laurea ne ha ottenuta un’altra per andare alla Harvard Law School. Le difficoltà economiche di quel periodo, ha detto, hanno fatto nascere in lui un’etica del lavoro instancabile e una spinta continua verso il successo. «Se non mantenevo almeno media alta, perdevo la borsa di studio. Ho sempre avuto ben presente l’importanza dei risultati.»
Dopo Harvard, ha trovato lavoro presso il prestigioso studio legale newyorkese Rosenman, Colin, Kaye, Petschek and Freund. Tra i suoi primi incarichi l’analisi dei contratti della Columbia Artists Management, agenzia di talenti senza alcun legame con la casa discografica Columbia. Uno degli avvocati dello studio, Harvey Schein, è stato assunto dalla CBS per creare la divisione internazionale dell’azienda e, grazie all’esperienza fatta nell’ambito dei contratti, lo ha reclutato. In breve tempo Davis è diventato il responsabile legale della divisione musicale.
Rappresentare l’azienda in una causa intentata dalla Federal Trade Commission gli ha permesso di comprendere a fondo il funzionamento dell’industria musicale. «Ho cominciato a conoscere non solo gli aspetti contrattuali, ma anche quelli legati alla vendita al dettaglio e alla distribuzione». Ha impressionato il presidente della Columbia Records, Goddard Lieberson, che gli ha chiesto di trasferirsi sulla costa occidentale per dirigere la divisione strumenti musicali della Columbia, che comprendeva anche la Fender. Davis non voleva sradicare la sua famiglia e stava per rifiutare l’offerta quando Lieberson gli ha proposto invece la presidenza della CBS. Davis ha accettato.
Diventato presidente dell’etichetta, Davis ha passato un anno e mezzo circaa imparare il mestiere prima di compiere un viaggio decisivo a San Francisco nel 1967 per incontrare Lou Adler, che dirigeva la Ode Records e gestiva i Mamas and the Papas. Adler lo ha invitato al Monterey Pop Festival, dove Davis ha vissuto un’esperienza che gli ha cambiato la vita. Fino a quel momento la CBS aveva concentrato gran parte della propria attività su artisti come Tony Bennett e Jerry Vale. Lì Davis ha scoperto il rock e il trasporto quasi religioso che il pubblico mostrava per artisti emergenti come Jimi Hendrix e Janis Joplin.
«Non riuscivo a crederci. Era una rivoluzione culturale, una rivoluzione sociale e chiaramente una rivoluzione musicale. Sapevo di trovarmi di fronte a una cosa unico e importante». In particolare è stato travolto dall’esibizione di Joplin coi Big Brother and the Holding Company. «Joplin era ipnotica». Ha messo sotto contratto lei e il gruppo.
«Era in corso una battaglia tra giovani e vecchi», ha detto Bruce Lundvall, che lavorava con Davis alla Columbia. «Ma quando è arrivato Clive, la priorità è diventata il rock’n’roll».
Dopo Monterey, ha trasformato la Columbia in una delle etichette rock di maggior successo al mondo, mettendo sotto contratto tra gli altri Santana, Laura Nyro, Blood Sweat & Tears, Chicago, Johnny Winter, Bruce Springsteen, Billy Joel, Herbie Hancock, Earth Wind & Fire, Pink Floyd (per gli Stati Uniti) e Neil Diamond.
Nel pieno del successo alla Columbia, tuttavia, Davis ha subito uno dei colpi più duri della sua carriera. Nel 1973 il procuratore federale Jonathan Goldstein stava perseguendo un caso di criminalità organizzata che coinvolgeva un dipendente della Columbia Records che, secondo Davis, aveva falsificato la sua firma per mettere fatture false e incassare tangenti. Scoperto e licenziato prima dell’arresto, l’uomo ha accusato Davis di aver addebitato alla società spese personali, tra cui un viaggio in Giamaica, una casa a Beverly Hills e il bar mitzvah del figlio al Plaza Hotel. Lo ha accusato inoltre di pratiche di payola. La CBS, senza svolgere un’indagine approfondita, lo ha licenziato immediatamente.
Davis è stato poi scagionato dalle accuse più gravi, ma si è dichiarato colpevole dell’accusa di evasione fiscale ed è stato costretto a pagare una multa di 10.000 dollari. «L’idea che ci sia stato un comportamento scorretto è ingiusta», ha detto a Rolling Stone nel 2008. «Non ho mai addebitato il bar mitzvah di mio figlio all’azienda: era tutto falso, quell’uomo è finito in prigione e io sno stato completamente scagionato».
Nel 1974, Davis è diventato presidente della divisione musicale della Columbia Pictures, ricevendo una partecipazione del 20% nella società. L’ha rinominata Arista, in onore dell’associazione per studenti eccellenti delle scuole pubbliche di New York di cui aveva fatto parte. Ha minacciato di citare in giudizio la CBS per l’ingiusto licenziamento. L’azienda ha concesso ad Arista un accordo di distribuzione per corrispondenza del valore di un milione di dollari. Nel 1979 la Columbia Pictures ha venduto la Arista alla BMG e, grazie alla sua partecipazione nella società, Davis ha fatto una fortuna.
Alla Arista, Davis ha continuato a lavorare con artisti destinati a lasciare un segno nella cultura popolare, mettendo sotto contratto Grateful Dead, Lou Reed, Patti Smith, Annie Lennox. Il suo obiettivo: trasformare rapidamente Arista in una major capace di competere con il suo ex datore di lavoro e con etichette come Atlantic e RCA. «In pratica stavo ricominciando da zero». Riteneva che, per competere davvero, fosse necessario trovare grandi canzoni da affidare a interpreti. «Quando qualcuno vuole scrivere le proprie canzoni, faccio sempre la stessa domanda: sai scrivere meglio delle migliori canzoni che vengono scritte oggi? Se sì, fallo. Se no, non farlo».
Davis ha attributo a Barry Manilow un ruolo fondamentale nella definizione della formula vincente della Arista. Manilow ha inciso Mandy, un pezzo scritto da Scott English e Richard Kerr, arrivato primo in classifica. «Ci ha permesso di ampliare gli orizzonti, di mettere sotto contratto Dionne Warwick, la regina del soul Aretha Franklin e, naturalmente, Whitney Houston».
È Houston l’artista che più di ogni altra è assocuata a Davis. «Aveva una voce, un’innocenza, una forza e una bellezza fuori dal comune», ha detto ricordando la prima volta che l’ha vista esibirsi nel 1983 allo Shearwater, dove apriva il concerto della cugina Dionne Warwick all’interno dello spettacolo della madre Cissy Houston. Sotto la guida di Davis, che la considerava «la più grande cantante contemporanea di tutti i tempi», Houston è diventata una delle artiste femminili di maggior successo della storia, conquistando sette singoli consecutivi al numero uno e vendendo oltre 50 milioni di dischi.
La morte di Houston nel 2012 ha colpito Davis in modo duro. «Né lei, né io avevamo compreso che stesse giocando con la morte», ha detto nel 2013. «Quando una vita viene spezzata dalle droghe non puoi che percepirne tutta la tragedia».
Davis, che ha da due diversi matrimoni ha avuto quattro figli, tra cui il promoter Mitch Davis, ha deciso di dedicare maggiore attenzione alla famiglia, organizzando regolari cene domenicali coi propri cari. Non ha smesso di ottenere successi professionali. Nel 2000, dopo essere stato estromesso dalla BMG dalla guida della Arista, ha fonbato la J Records. Grazie a un accordo aziendale, gli è stato consentito di portare con sé dieci artisti della Arista: cinque affermati (esclusi Whitney Houston e Santana) e cinque ancora privi di pubblicazioni.
Uno dei momenti di cui andava più fiero risale al 2002, quando la BMG ha acquisito la sua quota nella J Records per una cifra stimata intorno ai 20 milioni di dollari. Successivamente venne nominato presidente e amministratore delegato del RCA Music Group.
A metà degli anni 2000 ha centrato nuovi successi grazie a Alicia Keys, Eddie Vedder e Usher; ha rilanciato la carriera di Rod Stewart convincendolo a incidere brani del Great American Songbook («Clive era coinvolto… forse troppo», ha scherzato Stewart. «Prendeva queste canzoni, cambiava tonalità e nemmeno si preoccupava di sapere se fossi in grado di cantarle in quel modo») e ha collaborato con American Idol per pubblicare gli album dei vincitori del programma, tra cui Carrie Underwood, Kelly Clarkson e Fantasia. È rimasto alla guida del RCA Label Group fino al 2008, quando è stato nominato direttore creativo di Sony BMG.
Nella autobiografia del 2013 The Soundtrack of My Life ha fatto pubblicamente coming out come bisessuale. Aveva 80 anni. Nel libro racconta di avere avuto la prima relazione sessuale con un uomo «all’epoca dello Studio 54» e che quell’esperienza ha dato il via a un periodo di «ricerca interiore e autoanalisi». Dopo la separazione dalla seconda moglie Janet Adelberg, nel 1985, ha iniziato ad avere relazioni sia con donne sia con uomini e, dal 1990 in poi, entrambe le sue relazioni sentimentali più durature sono state con uomini.
«Non devi essere necessariamente l’una o l’altra cosa», ha detto in un’intervista con Katie Couric. «Mi sono aperto alla possibilità di poter avere una relazione con un uomo così come ne avevo avute con due donne». In un’intervista successiva a Nightline ha detto che la bisessualità è «malvista e fraintesa».
La musica è rimasta il centro della sua vita, fino alla fine. «La amo ancora oggi», ha detto nel 2017, continuando a organizzare le sue celebri feste annuali dei Grammy. «Ne sono completamente immerso. La musica è il linguaggio universale».















