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È il momento di riascoltare ‘I’m Breathless’ di Madonna

Nell'album legato al film ‘Dick Tracy’ la signora Ciccone e il personaggio di Mozzafiato Mahoney si confondevano in una narrazione vintage buffa e sopra le righe. E poi è il disco di ‘Vogue’: serve altro?

Madonna

Foto: Moviestore/Shutterstock

Nel maggio di trent’anni fa Madonna pubblicava uno dei dischi più interessanti del suo catalogo, I’m Breathless. Non era esattamente un nuovo album di Madonna, essendo legato al personaggio della femme fatale interpretato dalla cantante del film di Warren Beatty Dick Tracy. Era uno di quesi dischi “tratti e ispirati dal film” con cui per un motivo o per l’altro tutte le pop star prima o poi si cimentano – si veda il caso di Batman di Prince o in tempi più recenti quello di The Lion King: The Gift di Beyoncé. Abbinato al film in cui Beatty dava vita in modo esageratamente stilizzato all’omonimo fumetto anni ’30, I’m Breathless evocava l’era del proibizionismo, una mossa spiazzante per un’artista dalla carriera già ampiamente consolidata.

Nel 1989 Madonna aveva pubblicato Like a Prayer, un successone di critica e pubblico, il coronamento di un decennio pieno di trionfi. Nessuno aveva dominato gli anni ’80 quanto e come lei. Le mancava una sola cosa: una carriera da star del cinema. Non che non ci avesse provato, ma dopo essersi fatta notare nel 1985 in Cercasi Susan disperatamente, i ruoli che erano seguiti – in Shanghai Surprise del 1986, Who’s That Girl del 1987 e I maledetti di Broadway del 1989 – erano stati flop tremendi. Eppure in un’intervista a Rolling Stone si definiva una star del grande schermo, «se posso dirlo senza modestia», non prima di avere ammesso quant’era dura farcela a Hollywood: «Non credo che mi capiscano. Mi considerano semplicemente una cantante».

E dunque la speranza era che Dick Tracy avrebbe cambiato le cose. Il film era fin dagli anni ’70 il progetto personale di Warren Beatty. Quando nel 1988 era scesa in campo la Disney, la pellicola era parsa destinata al successo. Oltre a coprire i ruoli di regista e produttore, Beatty era il protagonista, un detective bello tosto armato di impermeabile e cappello giallo. Al Pacino era la sua nemesi, Big Boy. Madonna vestiva i panni di Mozzafiato Mahoney, la donna che s’innamora di Tracy e cerca di fregarlo alla fidanzata Tess Cuorsincero (Glenne Headly), e che alla fine si scopre essere la misteriosa e spietata Blank.

Era un film Disney e perciò la musica era una componente fondamentale, tanto importante da generare ben tre album. Danny Elfman scrisse il commento strumentale, mentre il cantautore Andy Paley pubblicò la colonna sonora ufficiale. Stephen Sondheim fu ingaggiato per comporre alcune canzoni, tre delle quali erano interpretate da Mozzafiato Mahoney. Madonna, furba come sempre, le usò come base su cui costruire I’m Breathless.

Madonna avrebbe potuto interpretare i pezzi di Sondheim nel film e finirla lì. E invece pubblicò un disco in cui mescolava pezzi da big band e da musical, con in più una delle sue grandi hit, Vogue. Il tutto avrebbe poi alimentato il gigantesco Blond Ambition Tour. Venendo subito dopo Like a Prayer, che era l’album più personale di Madonna, I’m Breathless potrebbe essere visto come un disco legato semplicemente al personaggio del film, eppure ha il tocco personale e la tensione tipici di Madonna.

Madonna non era la prima scelta di Warren Beatty per il ruolo di Mozzafiato Mahoney e lo sapeva. «Ho visto la lista delle prime scelte e il mio nome non c’era», disse a Newsweek. C’erano invece Kim Basinger e Kathleen Turner, ma non erano disponibili. Madonna riuscì comunque a convincere Beatty e acconsentì a prendere lo stipendio minimo, solo 1440 dollari a settimana. Anche se, come riportato da Forbes, un accordo separato le assicurava una percentuale sui biglietti venduti che avrebbe ripagato ogni sforzo, per non dire dei 7 milioni di copie smerciate di I’m Breathless.

A un certo punto la relazione lavorativa tra Madonna e Beatty si trasformò in un rapporto sentimentale. Sono stati assieme per soli 15 mesi, ma i tabloid ci sono andati a nozze: Madonna usciva da una relazione tumultuosa con Sean Penn e Beatty era uno dei grandi donnaioli di Hollywood; avevano vent’anni di differenza; lui la stava dirigendo e recitava con lei in un filmone destinato a sbancare i botteghini. Sembrava una manovra pubblicitaria. In fondo entrambi ci ricavavano qualcosa: Madonna aveva bisogno dell’aura hollywoodiana di lui e Beatty doveva uscire dalle sabbie mobili dove si era impantanato a causa del film del 1987 Ishtar. E poi, un po’ di pubblicità in più a Dick Tracy non guastava.

Diceva Madonna che «la Disney non mi ha chiesto di far pubblicità al film, ma a loro va bene che se ne parli grazie alla mia presenza e per me è una bella opportunità. La gente non mi vede come parte del mondo del cinema, ma ho molti più fan di Warren e una parte del mio pubblico manca sa chi sia lui». Non significa che la relazione fosse una trovata pubblicitaria. Si capisce perché finì in fretta – date un’occhiata alle scene di A letto con Madonna in cui appare il notoriamente riservato Beatty – ma i sentimenti e l’ammirazione erano genuini.

«Non credo ci siano molti artisti in grado di fare tante cose quante ne fa Madonna», disse Beatty a Vanity Fair nel 1990, «o che hanno il suo spirito positivo, la sua energia, la sua voglia di lavorare. Di fronte alla recitazione ha un atteggiamento di rispetto e umiltà. Sono requisiti fondamentali non solo per recitare, ma per l’arte in genere. Vedrete che guadagnerà il rispetto che merita».

La relazione con Beatty non era la cosa già importante della carriera di Madonna in quel momento, ma era nondimeno importante ed ebbe un peso anche in I’m Breathless. L’attore era coinvolto in ogni aspetto della produzione di Dick Tracy, musica compresa. Di recente Patrick Leonard, uno dei collaboratori di Madonna in quel periodo, ha raccontato a Rolling Stone di una cena con Madonna e Beatty per discutere idee e punti di riferimento per I’m Breathless. Andy Paley, produttore dell’etichetta Sire, dice che Beatty visitò lo studio in varie occasioni mentre lavorava alla colonna sonora di Dick Tracy. L’attore e regista voleva musica inedita che doveva però sembrare composta non più tardi del 1939. «È venuto in studio e ha suonato il piano per i ragazzi», racconta Paley. «Citava vecchi dischi che gli piacevano come Bob Wills o Fletcher Henderson. Era molto coinvolto nel progetto».

Oltre a evocare un’epoca, la musica di Dick Tracy doveva adattarsi a un’estetica in cui il set sembrava preso da un fumetto, i volti dei cattivi erano alterati da protesi e persino il tono di Al Pacino non era neanche lontanamente esagerato quanto quello di chi lo circondava. Gli arrangiamenti da big band erano un territorio sonoro inesplorato da Madonna, ma la cantante sapeva cos’era un grande show.

I’m Breathless nacque velocemente, spiega Leonard. Se per fare Like A Prayer c’erano voluti due mesi, I’m Breathless venne fuori in tre settimane. «Abbiamo fatto una canzone al giorno per una settimana circa. Io le facevo sentire qualcosa, lei scriveva il testo e lo cantava. In molti casi, quelle prime take sono quelle finali. Poi in uno o due giorni abbiamo sovrainciso le parti orchestrali».

Le tre canzoni di Sondheim, Sooner or Later, More e What Can You Lose, furono registrate a parte e prodotte da un altro collaboratore fidato, Bill Bottrell. Le composizioni di Sondheim rappresentavano da sempre una sfida alle capacità canore delle migliori interpreti di Broadway e Madonna non era, per sua stessa ammissione, la cantante più dotata al mondo. «Non c’è una cosa che si ripeta», ha detto Madonna a SongTalk nel giugno 1989. «È incredibile. Quando mi ha dato le canzoni, mi sono seduta al suo fianco e me le ha suonate. Ero stupefatta. Al di là del fatto che avrei dovuto farle mie, anche solo imparare a cantarle sarebbe stata un’impresa per via dei cambiamenti ritmici e melodici. Sono andata dal mio vocal coach e ho trovato qualcuno che me le suonasse più lente perché riuscivo a malapena a sentire le note. È stata una bella sfida».

Come ha scritto Robert Christgau nella sua recensione di I’m Breathless, «ci sono centinaia di coriste frustrate in grado di interpretare i tre originali di Sondheim meglio della cantante più famosa del mondo». Eppure Madonna è riuscita a farli suoi. Il pezzo meno avvincente è il duetto What Can You Lose e Madonna se la cava accanto alla veterana di Sondheim Mandy Patinkin (che nel film è la pianista di Mozzafiato chiamata 88 Tasti). More sembra scritta su misura per Madonna: è ricca e divertente come lo era Material Girl. L’interpretazione dei saliscendi jazz di Sooner or Later è superba, una performance da Oscar ed effettivamente contribuì a far vincere a Sondheim la statuetta per la migliore canzone originale.

Il resto di I’m Breathless, dice Leonard, è nato rapidamente perché, a differenza di altri suoi album, Madonna aveva in testa “una sceneggiatura, una trama e personaggi da cui attingere”. Il pezzo che apre il disco He’s a Man è esplicitamente legato alle vicende del film: Madonna, nei panni di Mozzafiato, cerca di convincere Dick Tracy a cambiare il suo stile di vita virtuoso (“Lavorare e non giocare fa di Dick un ragazzo noioso”). Un po’ come le tre canzoni di Sondheim, gran parte dell’album sembra evocare un’ipotetica esibizione di Mozzafiato in un nightclub. Ci sono l’omaggio a Carmen Miranda I’m Going Bananas (scritta da Paley e Michael Kernan); l’ode giocosa ai ragazzi sensibili di tutto il mondo Cry Baby; la torch song d’altri tempi Something to Remember; e naturalmente l’ode alle sculacciate, Hanky Panky.

I’m Breathless è sia un concept album, sia uno studio sul personaggio con cui Madonna sentiva di avere molto in comune. «È come se mi fossi preparata tutta una vita a questo ruolo», disse a Interview nel 1989. L’album cammina sul filo sottile che separa persona e personaggio, e l’esempio più significativo è Something to Remember. È una canzone devastante su una relazione devastante. Elizabeth Wurtzel scrisse sulla rivista New York che «suona come il tentativo assieme cupo e maturo di elaborare il matrimonio con Sean Penn». È un pezzo sulla fine di una relazione, ma altri momenti di I’m Breathless somigliano alla cronistoria degli alti e bassi con Beatty.

È difficile ascoltare Cry Baby e non pensare al nomignolo che la cantante dà a Beatty in A letto con Madonna, “femminuccia”. Lo spiegò parlando nel 1991 con Advocate: «Warren è una femminuccia. Capite in che senso? È un fifone». Beatty appare su Now I’m Following You, duetto affascinante scritto da Paley col fratello Jonathan, Jeff Lass e Ned Claflin. Beatty non è un cantante potente, ma interpreta la melodia con disinvoltura e l’alchimia con Madonna traspare nelle semplici armonie e nel testo: “I miei piedi potrebbero perdere il ritmo, non so che facciano, so che ti sto seguendo”.

In Like an Icon, la biografia di Lucy O’Brien del 2007, il pianista Bill Meyers ha raccontato che la traccia è stata registrata in una sola take: «Avevano pagato per tre ore, ci abbiamo messo 15 minuti», ha detto. «È ammirevole. L’importante è catturare la performance giusta».

Anche una canzone come Hanky Panky dice qualcosa di Madonna. «Ricordo di aver scritto la musica, e forse è la prima che ha cantato», ricorda Leonard. «All’improvviso era lì, e visto che lei non si fa intimidire da nulla, l’abbiamo inclusa. Certe cose vengono gonfiate a dismisura fuori dallo studio. Quando ci sei dentro, è solo qualcosa con cui farsi due risate». La canzone è nata da una battuta del film («Non sai se colpirmi o baciarmi», dice a Tracy) e dall’interpretazione che Madonna dava del personaggio, una persona a cui piaceva «farsi prendere a sberle», come ha detto in un’intervista per Rolling Stone con Carrie Fisher. Ma a prescindere da quanto osceno potesse diventare il set di un nightclub anni ’30, solo la popstar che aveva appena lasciato la Pepsi a bocca asciutta aveva abbastanza faccia tosta per cercare di capire quanto lontano potesse spingersi la Disney.

In un’intervista per Interview del 1990, Madonna ha ammesso di avere un debole per le controversie, anche se la parola non le sembrava adatta. Al contrario, ha descritto i suoi impulsi così: «È più una cosa tipo: ci dicono che il mondo va in un certo modo, beh, non è così, non deve andare per forza così». Quando le chiedono se è in questo modo che nascono le sue canzoni, Madonna risponde: «Sto iniziando a farlo. Soprattutto nel mio ultimo album Like A Prayer. Quando ascolterai la colonna sonora di Dick Tracy capirai».

In quella stessa intervista ha rivelato anche che è stata costretta a cambiare alcuni testi di I’m Breathless – «Tutto ciò che aveva a che fare con sodomia, rapporti sessuali o masturbazione» – per accontentare la Disney. Ma è comunque riuscita a infilare molti doppi sensi nella versione definitiva. Ce n’è uno nel ritornello di He’s a Man: “Posso mostrarti come ci si diverte e non dico con la pistola”. E in Now I’m Following You, Pt. 2, un remix dance pop contemporaneo a cura di Kevin Gilbert, ci fa immaginare come sarebbe la sua versione del film: “Dick… that’s an interesting name” (dick significa anche “pene” in inglese, ndr). Per sicurezza, la parola “Dick” è tagliata e trasformata per accompagnare la melodia vocale del pezzo.

Ma la sua visione di I’m Breathless è arrivata più avanti, durante il Blond Ambition Tour. In tutti i 57 concerti del tour, in tre diversi continenti, Madonna si è fatta sbattere qua e là da un sosia di Tracy, mentre un gruppo di ballerini vestiti con giacca gialla, cappello e slip neri ballavano un cancan-striptease meraviglioso, sexy e queer.

La cosa più sovversiva di I’m Breathless era però la presenza di Vogue. La canzone è stata sicuramente inserita per soddisfare il perenne appetito dell’industria discografica per nuovi singoli, ma nonostante l’enorme differenza con il sound del resto dell’album, non sembra così fuori posto grazie all’introduzione del remix di Now I’m Following You, e il testo dedicato alla celebrazione del glamour della vecchia Hollywood. Vogue ha contribuito a portare la cultura ballroom nel mainstream americano, e passerà alla storia come un groviglio tra indiscutibile grandezza pop e l’idea problematica che una donna bianca ed etero possa usare, e approfittare, di una cultura nata da persone di colore e della comunità LGBTQ, per non parlare del fatto che il mainstream era disposto a confrontarsi seriamente con quella cultura solo se presentata in un certo modo.

Sono tutte critiche valide, ma non ci impediscono di godere della genialità del pezzo, né del resto sappiamo se Madonna ha agito con malizia. Era immersa nella miriade di scene artistiche e musicali di New York e Vogue è frutto di una chiara ammirazione e di rispetto per il mondo del ballroom. All’epoca era anche la principale popstar a sostenere i diritti gay, una persona che aveva visto con i suoi occhi la devastazione della crisi dell’HIV e che capiva quali erano gli ostacoli che intralciavano la giustizia e l’uguaglianza. Se attirare l’attenzione dell’opinione pubblica era un modo per raggiungere quel risultato, è difficile immaginare a una mossa più astuta di usare un film Disney come il cavallo di Troia per una canzone come Vogue.

Una volta arrivato in sala, Dick Tracy non ha tradito le aspettative e ha incassato più di 162 milioni di dollari in tutto il mondo, conquistando sette nomination agli Oscar e vincendone tre: miglior canzone originale per Sooner or Later, miglior trucco e migliore scenografia. Madonna non si è presentata alla cerimonia con Beatty, ma con Michael Jackson, e ha cantato Sooner or Later come se fosse Marilyn Monroe, parafrasando Diamonds Are a Girl’s Best Friend per commentare la Guerra del Golfo: «Parlami, Generale Schwarzkopf, dimmi tutto!», ha urlato agitando un boa di pelliccia. Il film, però, non l’ha trasformata nella star del cinema che sognava di diventare. Tutti i suoi progetti cinematografici del decennio successivo hanno avuto alti e bassi, e per ogni Ragazze vincenti ed Evita c’è stato un Body of Evidence o un Travolti dal destino.

Nel mondo di Madonna, poi, Breathless è un episodio a parte. Vogue, ovviamente, è ancora un cavallo di battaglia di ogni concerto, ma stando a Setlist.fm Madonna non canta Sooner or Later o Now I’m Following You dai tempi del Blond Ambition e ha recuperato I’m Going Banana solo per il Girlie Show World Tour del 1993 e Hanky Panky per il Re-Invention del 2004. E nonostante sia ancora uno dei dischi preferiti dei fan, I’m Breathless non ha lo status di classico dimenticato. Trent’anni dopo, è una fotografia affascinante di uno dei momenti più importanti della vita e della carriera di Madonna, quando il mondo era ai suoi piedi e aveva il potere di plasmarlo come desiderava.

C’è qualcosa in I’m Breathless che fa venire in mente la scena di un altro film di Warren Beatty: Reds, la storia d’amore a sfondo storico fra John Reed e Louise Bryant. Nel film ci sono interviste a veri colleghi e amici di Bryant e Reed, e a un certo punto lo scrittore Henry Miller offre una lettura della vita di inizio Novecento: «Sapete che penso? Che all’epoca si scopava tanto quanto adesso». Poi rovina tutto spiegando che negli anni ’80 il sesso era diventato perverso e privo d’amore, ma la sua affermazione ricorda una cosa che Madonna ha detto a Interview a proposito di oltrepassare i limiti. I’m Breathless le ha permesso di mettere la sua visione del mondo in un film Disney. Di affermare: «Ci dicono che il mondo va in un certo modo. Beh, non è così. Non deve andare per forza così».

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