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«È il caos»: la musica live rischia di perdere miliardi a causa del coronavirus

Il Covid-19 ha fatto saltare concerti e festival in tutto il mondo. E purtroppo non è finita. Ecco come sta reagendo l’industria dei concerti

Foto: Shutterstock

Festival rimandati, concerti cancellati: il coronavirus sta facendo grandi danni all’industria musicale. E potrebbe essere solo l’inizio. Il settore degli eventi dal vivo, che a livello mondiale vale 23 miliardi di euro, trattiene il fiato. Lo stato d’incertezza spinge chi lavora nel booking, nel management, nella gestione dei locali a non rilasciare dichiarazioni. Per non dire del problema dell’imprevedibilità: nessuno sa quanto durerà la crisi sanitaria. E c’è chi raccomanda di vietare del tutto i grandi raduni, come è stato fatto in Italia.

«Ci stiamo preparando al peggio, ma speriamo che le misure per mitigare i danni portino a risolvere il problema entro l’estate», racconta a Rolling Stone Usa Zena White, AD dell’etichetta indipendente Partisan, che ha sotto contratto Laura Marling e i Black Angels. «Abbiamo la responsabilità sociale di proteggere le persone più vulnerabili, ma ovviamente la situazione mette a rischio artisti e promoter indipendenti. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma prima si agisce meglio è».

Nel frattempo, la Partisan «sta ridefinendo le campagne promozionali per assicurarsi che siano solide sull’online», ovvero che funzionino anche senza la presenza fisica. L’etichetta «sta cercando modi innovativi per far funzionare il business» com’è successo in Cina dove «gli artisti hanno fatto festival online, dalle camere da letto».

L’effetto domino

La notizia del rinvio a ottobre del Coachella è arrivata martedì. Secondo fonti vicine agli organizzatori, c’erano colloqui in corso da giorni con i team degli artisti, alcuni dei quali hanno già in programma tour autunnali nei giorni del ‘nuovo’ Coachella. Per gli artisti di medie e piccole dimensioni, che dipendono dall’aumento di visibilità assicurato dal festival, un rinvio di sei mesi non è uno scherzo.

Non solo i festival, ma anche gli artisti, da quelli indie ai grandi headliner, stanno cambiando i piani. «È il caos», dice Laura Jane Grace, cantante e chitarrista dei Against Me!. «L’ultima volta che ho parlato con il mio booking agent europeo, prima del virus, stavo già mettendo in calendario concerti per il novembre 2021. In questo business si pianificano concerti nel lungo periodo e le cose si complicano quando vengono cancellati all’improvviso. Eventi come il SXSW vengono pianificati con oltre un anno di anticipo. Quando li riprogrammi rischi di innescare un effetto domino. La gente sta aspettando di vedere cosa succederà».

Secondo Grace, è ragionevole pensare che gli effetti del coronavirus vadano oltre i tour. «Si pianifica con un tale anticipo che poi è difficile cambiare le date di pubblicazione dei dischi che oggigiorno sono ancora legati ai tempi di stampa dei vinili, che sono lunghissimi», spiega. «Vuol dire che se sei una band e sei in coda da cinque mesi per stampare il suo album che uscirà fra 30 giorni ci pensi due volte prima di far saltare tutto, pubblicazione e tour, a meno che tu non sia realmente costretta a farlo».

È probabile che a sentire maggiormente gli effetti della crisi saranno i promoter e non i singoli artisti. Howard King, socio dello studio legale King, Holmes, Paterno e Berliner LLC, spiega che il virus è potenzialmente disastroso per tutti, tranne che per i grandi player. Ci sono giganti come Live Nation o AEG, e poi ci sono gli altri promoter che «potrebbero fallire poiché mancano gli introiti per bilanciare le spese sostenute».

«Gli organizzatori di concerti non possono fare granché», dice una fonte anonima di un’agenzia, aggiungendo che ai concerti che si tengono negli Stati Uniti l’unica cosa che potrebbe cambiare è l’uso di disinfettanti per le mani. «Chi va a un concerto sa quali rischi corre. Il modo migliore per evitare di ammalarsi è lavarsi le mani correttamente ed evitare i contatti diretti».

Non c’è assicurazione che tenga

Non servono nemmeno le polizze assicurative. «È possibile prevedere la copertura per le malattie trasmissibili, ma alla fine di gennaio è stata aggiunta un’esclusione specifica per il coronavirus», spiega Cameron Smith, vicepresidente senior per le soluzioni per l’industria dell’intrattenimento della compagnia assicurativa HUB International. «Vuol dire che se un festival ha acquistato una polizza che assicura contro la cancellazione prima della fine di gennaio potrebbe avere una copertura limitata, ma averla. Ma nessuna polizza stipulata di recente copre il coronavirus».

Secondo gli analisti, il coronavirus è una delle grandi sfide economiche del decennio. Kristen Jaconi è la direttrice del corso di Management della Marshall School of Business, presso la University of Southern California. Dice che la mancanza di informazioni e dati sul virus rende difficile il lavoro delle aziende. Le industrie globali che si occupano di tecnologia, vendita al dettaglio e musica dal vivo si trovano ad affrontare grandi sfide perché basano una parte del loro business sui viaggi. «È la sfida più grande affrontata dalla gestione del rischio dai tempi della crisi finanziaria», spiega Jaconi. «Non ne conosciamo l’impatto, né sappiamo se riusciremo a contenerlo. Per chi soppesa i rischi per la salute e la sicurezza pubblica non c’è niente di peggio della mancanza di dati precisi». La settimana scorsa alcuni analisti hanno detto a Forbes che l’industria musicale potrebbe perdere fino a 5 miliardi di dollari, stessa cifra per l’industria cinematografica che ha già rimandato lanci e anteprime, come quella dell’ultimo film di Bond No Time to Die.

«L’industria è nel complesso attrezzata per gestire i cosiddetti cigni neri, ma in genere solo i player più grossi sono adatti a resistere a certi rovesci economici», dice Kevin Kennedy, analista di IBISWorld. «Nel complesso, l’impatto negativo del virus sarà particolarmente grave sugli operatori di piccole dimensioni che non possono gestire efficacemente il rischio di cancellazioni e rinvii».

Con l’approssimarsi della stagione dei festival, i prossimi mesi saranno cruciali per l’industria della musica dal vivo. «Se il virus si fosse diffuso prima, le perdite sarebbero state meno gravi». Il Covid-19 potrebbe rallentare sensibilmente l’economia. Poiché il business della musica dal vivo si basa su spese voluttuarie, una recessione avrebbe un impatto molto più forte sull’industria dei live rispetto a quelle che si occupano di beni di primaria importanza. «Capire come il virus influisce sull’economia globale è importante per valutare che cosa accadrà nei singoli settori».

E l’indotto?

I festival musicali sono una grande fonte di entrate per le economie locali. Nel 2019, i vari eventi del SXSW – i festival musicali e cinematografici, le conferenze, i panel, la fiera del gaming e altro ancora – hanno attirato a Austin più di 417 mila persone, portando alla città 319 milioni di euro (stime degli organizzatori). Per le imprese più piccole, come i boutique hotel o i ristoranti presenti nei quartieri interessati al festival, questo tipo di evento rappresenta la principale fonte di guadagno dell’anno.

Nel 2019 il Coachella, il secondo festival per grandezza negli Stati Uniti, ha attirato 600 mila persone (il più grande è il Summerfest di Milwaukee, con 750 mila partecipanti). Nel 2019, Jim Curtis, City Services Manager di Indio, la città dove ha luogo il Coachella, ha spiegato a NBC che i profitti attesi per quell’anno derivanti dai festival Coachella e Stagecoach erano pari a 1,2 miliardi di euro. Secondo la NBC, la Valle di Coachella avrebbe beneficiato di più della metà della cifra, 721 milioni ,mentre la città di Indio avrebbe ricevuto circa 190 milioni. In un’area vasta come quella di Greater Palm Springs, di cui fa parte Indio, parte di quel denaro va a sostenere i professionisti della sanità necessari per quella che è una tipica destinazione di anziani in pensione.

I gruppi più colpiti nel settore musicale sono i tour manager, i fonici, i roadie, i collaboratori dei locali che si sostengono grazie agli introiti derivanti dai tour. Niente concerti, niente salari. «Di cosa mi preoccupo? Che entrambe le band con cui lavoro avrebbero dovuto iniziare ora un periodo di attività più intensa», spiega Jeff Pereira, tour manager di Jimmy Eat World e Angels and Airwaves. «In condizioni di normalità fai di tutto per guadagnare a sufficienza da permettere ai musicisti un periodo di inattività, ma intere settimane senza lavoro sono un bel problema. Ci sono così tante produzioni in tour costrette ad affrontare le stesse difficoltà, si finirà per accapigliarsi per partecipare ai pochi tour ancora in corso oppure dovremo cercare un lavoro fuori dal campo musicale».

Brian Cook è il bassista dei Russian Circles. La band ha dovuto cancellare un tour europeo di sei settimane a causa delle leggi che limitano gli assembramenti di persone. «Nella nostra vita abbiamo affrontato un sacco di problemi», dice. «Abbiamo fatto un tour di sei settimane con un chitarrista con il pollice rotto. In un incidente stradale un camion ha distrutto metà del nostro equipaggiamento. I musicisti che conosco suonano in qualunque condizione: c’è gente che a causa del mal di schiena si regge a malapena in piedi eppure sale sul palco. Una volta ci siamo presi tutti quanti l’influenza e non facevamo che cagare e vomitare, eppure abbiamo continuato a suonare. Ma nella situazione odierna mancano proprio i posti dove farlo».

«Il business deve andare avanti, ci sono dischi già registrati e i fan hanno voglia di musica. Noi continuamo a fare riunioni, in video chat», dice White, della Partisan. «La priorità è essere il più preparati possibile a ogni evenienza. In caso di incertezza, il processo decisionale dev’essere rapido».

Anche i fan pagano un prezzo

Anche i fan pagano il prezzo delle cancellazioni. Nel 2019, in media una camera d’hotel per il SXSW costava l’equivalente di 327 euro al giorno, per un soggiorno di cinque notti. Significa che la gente ha speso oltre 1500 euro solo per l’alloggio. Dopo la cancellazione annunciata nel corso della scorsa settimana, il SXSW ha spiegato che chi ha acquistato il pass potrà utilizzarlo per il festival del 2021, del 2022, del 2023; un portavoce del festival dice che cercheranno di aggiungere qualche extra.

Anche l’Ultra Music Festival di Miami è stato rinviato. Lunedì sera i possessori di biglietti hanno ricevuto un’e-mail in cui si confermava la validità dei tagliandi per le prossime due edizioni del festival, il tutto con l’aggiunta di alcuni benefit come un biglietto gratuito per qualsiasi evento di Ultra World Wide, un dj set esclusivo prima del festival dell’anno prossimo, il 50% di sconto sugli acquisti sotto i 250 dollari. Nessuno però ha parlato di rimborsi e i possessori di biglietti hanno fatto sentire la loro voce sui social.

Un braccialetto standard del SXSW costa 200 euro circa, un badge per gli eventi musicali 1250, i cosiddetti platinum badge ancora di più. Chi acquista un badge e soggiorna in hotel arriva a spendere 3000 euro, una cifra che non include viaggi, pranzi, extra. Ci sono fan che mettono da parte i soldi per mesi pur di partecipare a eventi come il SXSW. Il loro comportamento, dicono gli analisti, è la prova del potenziale di ripresa del business degli eventi dal vivo, quando la crisi provocata dal coronavirus sarà passata.

«La musica è una parte imprescindibile di noi, della nostra cultura», dice Kennedy. «Quando farlo sarà nuovamente sicuro, la gente riprenderà ad affollare locali e festival».

Ha collaborato Amy X. Wang

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