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Di che cosa parleranno le canzoni di Sanremo 2021

Scoop! Grazie alle nostre doti divinatorie siamo in grado di anticipare i contenuti dei testi di tutti i brani del festival: disturbo post traumatico da stress, balere, Big Pharma, ASMR, autoerotismo

Amadeus all'Ariston di Sanremo nel 2020

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

Buongiornissimo, sono lo spirito di Sanremo, mi risveglio per distrarvi da questa noiosissima crisi di governo e riportare l’attenzione sul Festival, unico evento degno di nota nella cultura italiana. È forse successo qualcosa dopo la scorsa edizione di Sanremo? Qualche pandemia globale? Qualche tentativo di colpo di Stato in USA? Comunque nulla che sia rimasto nella storia più delle brutte intenzioni la maleducazione o del duetto iconico Lambo-Keta (che sembra peraltro il nome di una sorority di cui mi piacerebbe molto far parte).

Sanremo 2020 è stato indimenticabile, forse complice il fatto che sia stato l’ultimo mega-evento incontrollato prima del Covid (leggi: focolaio). Guardando il cast 2021 la sensazione è che, nella prossima edizione, si cercherà di contenere sia il virus che il consueto dinamismo trash del festival tramite un’operazione-austerity (in piena linea con il neo-governo Draghi) che comporta il controllo di potenziali minacce situazioniste o la loro sostituzione con gente che solitamente vedremmo sul palco del Primo Maggio o al MiAmi, contesti in cui il peggio che può capitare è fumare una canna di CBD mentre si canta in coro un medley di Vasco Brondi.

Insomma, quest’anno la nuova scuola ha fatto fuori quella vecchia, risparmiando soltanto Orietta Berti, vero highlander della canzone italiana. Ho come l’impressione che però, con tutta questa rincorsa all’hype(aura) (cit. solo perché ci sono i nostri amici Coma_Cose in gara), ci mancherà quella vena di incontrollabile follia, la stessa che ci ha tenuti incollati allo schermo quando gli interpreti LIS sono stati costretti a tradurre lo scazzo di Morgan e Bugo o quando Arisa ha deciso di lanciarsi in un elogio mal celato delle Benzo.

Privato della componente punk, Sanremo rischia di essere un tedioso susseguirsi di gag da risate a denti stretti (ne sono esempio i vari trailer tipo questo). Abbiamo anche perso le speranze di assistere a degenerazioni ballardiane nella nave da crociera in cui ad un certo punto pareva sarebbe stato imprigionato pubblico e cast per un mese — in quel caso sì che sarebbe stato divertente vedere i dirigenti Rai, oramai tramutati in creature abuliche in preda alla più spregevole omofagia che si nutrivano dei resti dell’abbondante corpicino di Orietta Berti, la quale, fino all’ultimo, avrebbe canticchiato i suoi indimenticabili successi, tiritintintin, tiritintintin, mentre qualche quadro di Teulada le succhiava le budella, finché la barca va…

Ma come sapete mie* adorat* commentator* della pagina Facebook di Rolling Stone che sono arrivati fino a questo punto dell’articolo (complimenti! Siete una percentuale irrisoria rispetto a coloro che commentano leggendo soltanto il titolo — siate fieri di voi!) io sono una persona seria e qualche anno fa ho preso in carico, senza che nessuno me lo chiedesse, l’impegno di offrire in dono alla comunità dei commenti Facebook le mie previsioni delle canzoni in gara al Festival. Non starò qui a raccontarvi da dove provengono le mie doti divinatorie, posso soltanto dirvi che, da quando ho inaugurato questa rubrica, lo share di Sanremo è notevolmente aumentato e la chiudo qui perché non mi piace autoincensarmi.

Veniamo quindi al dunque e dunque vi presento le previsioni delle numerosissime canzoni in gara, in rigoroso ordine alfabetico (non è una classifica). Vi ricordo in ogni caso che le mie analisi riguardano solamente i testi poiché ogni singolo brano in gara al festival è stato scritto da Dario Faini in arte Dardust.

Aiello “Ora”

Aiello un po’ maleducatamente chiede l’ora ad Annalisa.

Annalisa “Dieci”

Con conseguente scazzo, Annalisa risponde ad Aiello.

Arisa “Potevi fare di più”

Rivolgendosi ai suoi colleghi Aiello e Annalisa, Arisa commenta l’aridità del loro scambio, consigliando loro di recarsi dal medico dell’Ariston per ricevere un po’ di quella cosa che sembra talco, ma non è.

Bugo “E invece sì”

Si parla poco del disturbo post-traumatico da stress, e Bugo direi che ne è l’esempio vivente, tanto che un team di ricercatori lo segue dal febbraio dello scorso anno per documentare il suo costante terrore che all’improvviso, ovunque si trovi, gli tagli la strada, spavaldo, Marco Castoldi a bordo di un monopattino elettrico. Questa condizione, oltre ad aver allontanato Bugo dall’idea di adottare questo mezzo di trasporto per i propri spostamenti rapidi, gli ha impedito di scrivere una canzone per il Festival, ma il suo medico curante ha comunque consigliato di tornare sul palco dell’Ariston per superare il suddetto trauma e gli ha confezionato, con l’aiuto di Dario Faini in arte Dardust, uno speciale inno alla vita e alla forza di superare affermativamente le numerose negatività con cui le brutte intenzioni e la maleducazione ci obbligano a convivere. Il riscatto, gli psicofarmaci e un bel po’ di sedute nella cosiddetta “stanza della rabbia” sono sublimate in questo semplice motto. La sorpresa è che sarà Morgan stesso a cantare il ritornello, decisione sofferta del team di medici, per mettere definitivamente alla prova la solidità del percorso di Bugo.

Colapesce e Dimartino “Musica leggerissima”

Siamo ufficialmente nell’epoca della post body positivity: adesso il discrimine è tra corpi e non-corpi e questi due cantautori sofisticati prestano la voce al transumanesimo dedicando il loro esordio sanremese a quella tensione verso il trascendente che ci permetterà, tra pochi decenni, di trasferire la nostra anima in un software e dimenticare una volta per tutte il fardello che ognuno di noi, prima di essere puro spirito, era condannato a portarsi dietro.

Coma_Cose “Fiamme negli occhi”

Un’intensa ballata politica dedicata ai nostri pompieri, le uniche forze dell’ordine che rispettiamo.

Ermal Meta “Un milione di cose da dirti”

Eccovi un esempio piuttosto semplice di metamessaggio, quello che viene definito “messaggio di relazione”. Quando chiedete «che ore sono» a qualcuno, state anche mandando questo messaggio di relazione: «ritengo che la relazione tra noi due renda adeguato per me chiederti “che ore sono”». Potrà sembrarvi una sciocchezza, ma ogni osservazione in ambito metacomunicativo possiede decisive ricadute pragmatiche. Provate a chiedere «che ore sono» al Papa, a un carabiniere che vi ferma per eccesso di velocità oppure ad Annalisa, per sperimentare alcune tra le mille diverse possibili “ricadute pragmatiche”. In metacomunicazione, quel «che ore sono» viene definito “messaggio di livello oggetto”. Un elemento essenziale per comprendere la metacomunicazione è che i metamessaggi sono tutti *gerarchicamente superiori* al livello oggetto. Questo significa che qualsiasi metamessaggio cambierà il senso del messaggio di livello oggetto. Ecco perché gli amici di Ermal Meta non gli rispondono più ai meta-messaggi, ci sono troppi meta-significati e un meta-milione di meta-cose da dirsi e dopo un po’ uno vuole comunque andare avanti con la sua giornata e non ha tempo di stare dietro a tutte quelle meta-note meta-vocali e va a finire che Ermal, carinissimo per carità, ci ha anche un po’ meta-rotto i coglioni.

Extraliscio feat. Davide Toffolo “Bianca luce nera”

Il liscio è probabilmente il settore dell’intrattenimento più colpito dal Covid-19, per età del target ed evidenti difficoltà di distanziamento sociale. Questo brano racconta la storia (vera) di un coraggioso gruppo di ultraottantenni che decide di sfidare la pandemia andando a occupare una balera in cui quarantenare insieme le proprie giornate sulle frizzanti armonie di una polka saltata. I vecchi hanno realmente installato un sistema di violentissime luci stroboscopiche che soltanto loro (per via della cataratta) riescono a sopportare, mentre funge da repellente per potenziali untori e per le forze dell’ordine che da qualche mese tentano di accedere allo stabile, seriamente intenzionate a multarli. L’invenzione, se brevettata, permetterebbe un naturale isolamento delle persone a rischio senza dover ricorrere al metodo-nave da crociera che comunque provaci tu a ballare il liscio sul mare mosso.

Fasma “Parlami”

Durante un attacco di Fasma è abbastanza complesso comunicare, ciononostante questa patologia delle vie aeree non deve compromettere un dialogo costruttivo.

Francesca Michielin e Fedez “Chiamami per nome”

Fedez è rimasto incinta della seconda figlia più o meno in contemporanea all’amica influencer modella Emily Ratajkowski, la quale ha deciso di non dare nome alla sua prole, ma soltanto pronomi, chiamandola semplicemente they/them in linea con le ultime tendenze del mercato gender. Fedez qui scrive dal punto di vista del suo feto, in arte fetez, che invece si dimostra un po’ all’antica e richiede di avere un’identità nominale già assegnata prima della nascita. Francesca Michielin interviene con un bridge passivo-aggressivo dedicato alle pochissime personalità del giornalismo di costume che negli anni sono riuscite a trascrivere il suo cognome senza refusi.

Francesco Renga “Quando trovo te”

Renga è ossessionato da se stesso, va continuamente sui motori di ricerca a digitare il proprio nome per controllare i risultati. La sua psicanalista, dopo aver tentato invano di dissuaderlo da questa compulsione con metodi tradizionali, gli ha consigliato di fare coming out raccontando pubblicamente il suo problema, nella speranza che questo possa contribuire a ridurre l’ossessione egoica, in parte dissociativa, del cantante.

Fulminacci “Santa Marinella”

O santa Marinella guarda lì che fulminacci! Te ti sei proprio un toscanaccio! Pieraccioni! Irene Grandi! Ribollita! Divina Commedia! Camalow!

Gaia “Cuore amaro”

Avete presente le gif a tema buongiornissimo che spesso i parenti ci inviano in segno di affetto? Ecco, Gaia ha una famiglia molto numerosa e non avete idea di quante immagini di cuori e caffè riceva ogni giorno. Ovviamente lei essendo di un’altra generazione non se la sente di rispondere con altre gif, quindi decide di dedicare una canzone ai suoi parenti direttamente dal palco boomer per eccellenza.

Ghemon “Momento perfetto”

Ghemon ogni mattina beve un bel caffè e pensa che sia il momento perfetto per inviare una gif animata a sua cugina Gaia per darle il buongiorno!

Gio Evan “Arnica”

Quando un ministro dell’interno di cui non faremo nome e cognome è stato pubblicamente mollato sui social con una foto di lui e la sua ex nudi a letto in una posizione abbastanza contorta corredati da un aforisma di Gio Evan, quest’ultimo non ha potuto fare a meno di notare che, se fossero rimasti in quella posizione ancora qualche secondo, avrebbero rischiato entrambi una bella cervicale. E così, indovinate, ha concepito uno dei suoi metaforismi per dire che a volte lasciarsi è come l’arnica: brucia da morire, ma scioglie le contrazioni dovute alla postura innaturale che l’amore ti costringe ad assumere.

Irama “La genesi del tuo colore”

Incuriosito dall’etimo del suo stesso pseudonimo, Irama ha iniziato a indagare in diversi siti tipo myheritage o familysearch.org e ha conseguentemente ricostruito, alternando momenti profondamente emotivi con alcune agnizioni plautine, il proprio albero genealogico. La questione genetica lo possiede nel profondo dell’anima, tanto che decide di dedicarsi unicamente a quella, per cui inaugura, raccogliendo tutti i suoi risparmi, un progetto itinerante su una nave da crociera che gira il mondo allo scopo di schedare il codice genetico di campioni di persone di ogni provenienza, e dal momento che la sua nave è diretta proprio a Sanremo (la nave si muove a 3 km/h e al momento si trova al largo dalle Fiji), Irama decide di celebrare il suo addio alla musica e il suo ingresso nella genetica presentando al Festival una lettura musicata dell’intera documentazione della sua ricerca sulle variazioni fenotipiche.

La Rappresentante di Lista “Amare”

Se penso che il nome di alcune band è stato concepito esplicitamente per diventare headliner di qualche festa del PD, il mio cuore si contrae in una smorfia di malinconia mista a orrore. E sì, lo so, sono una persona cinica, non lascio spazio ai sentimenti e preferisco tentare di mascherarli con un velo sarcastico che diciamocelo, è rivolto oltretutto a una specifica bolla di persone insensibili che riescono a coglierne le frequenze. Fortunatamente esistono gruppi come LRDL che nascono privi dello strato di cinismo necessario per non desiderare di fare gli headliner alla prossima (sempre più distopica) festa del PD e quindi scrivono una canzone che parla di amare nel senso di amore, ma parla anche delle lacrime amare dei lavoratori dell’Ilva di Taranto.

Lo Stato Sociale “Combat Pop”

Finalmente una canzone che parla delle ragazze di Freeda. Go girl! You can do it! Sponsored by Pupa!

Madame “Voce”

Voce del verbo Madare.

Malika Ayane “Ti piaci così”

A Malika Ayane è capitato questo fatto abbastanza strano: prima che il CDA Rai decidesse di eliminare l’opzione nave da crociera, lei era già salita a bordo, e con lei Francesco Renga. I due si sono ritrovati chiusi per mesi in questo relitto abbandonato al largo delle coste liguri e soltanto la grande passione di Malika per le discipline orientali le ha evitato di aggredire il collega e cibarsi della sua carcassa. Questo approccio zen, insieme alla sua curiosità innata l’hanno quindi portata ad adottare un approccio etologico, cosicché Malika, nei mesi di convivenza, ha osservato e documentato le particolari abitudini di Francesco Renga, che ha scoperto essere talmente ossessionato da un continuo autoscrutinio sui più noti motori di ricerca, al punto da diventare esso stesso motore di ricerca di se stesso (fenomeno rarissimo chiamato piena automotorizzazione). Ayane, la scienza insegna, adotta comunque un atteggiamento non giudicante e ritiene che in alcuni casi la ricerca di se stessi sia un motore per la body positivity, la self esteem e nei casi più calienti anche per un po’ di sano autoerotismo. Ricercarsi e piacersi sono quindi sinonimi nell’inclusiva filosofia ayanica (dopo mesi di zen Malika è diventata una cosa a metà tra Osho e Enya) e questo pezzo ambient-ASMR è stato pensato per fare da colonna sonora a notti insonni di forsennato autocompiacimento.

Måneskin “Zitti e buoni”

Geniale operazione di marketing per lanciare i nuovi biscotti Galbusera.

Max Gazzè e La Trifluoperazina Monstery Band “Il farmacista”

Il nuovo progetto del cantautore romano assoldato, neanche troppo velatamente, dalle lobby farmaceutiche che insieme al suo disco hanno prodotto in tempi sospettosamente brevi questi vaccini sospetti pieni di sospette nanoparticelle. Le due cose, sospettiamo, permetteranno il controllo mentale delle masse entro marzo 2021. Noi vi abbiamo avvisati.

Noemi “Glicine”

Desidera posizioni soleggiate, con terreno profondo e fresco, argilloso e ricco di elementi nutritivi. Si adatta comunque a qualunque tipo di terreno esclusi quelli calcarei. Si moltiplica d’estate. O mio dio, la canzone di Noemi parla di me!

Orietta Berti “Quando ti sei innamorato”

Eh oramai nel lontano 1845 cara Orietta. Un abbraccio, firmato un tuo fan.

Random “Torno a te”

Pezzo scritto e interpretato dall’algoritmo di Google che racconta di quando Francesco Renga clicca la funzione “mi sento fortunato” e il motore di ricerca gli ripropone se stesso.

Willie Peyote “”Mai dire mai (La locura)”

Willie Peyote sembra sempre di più il side project di un copywriter di Burgez.

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