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Cos’è successo il giorno prima della morte di Freddie Mercury

L'annuncio: "Ho l'AIDS", i titoli sui giornali (ma anche – finalmente – la serenità, come racconta il suo assistente), gli amici che gli facevano compagnia a turno. Cronaca delle ultime 24 ore del frontman dei Queen

Foto: Keystone/Hulton Archive/Getty Images

Lo ha annunciato venerdì 22 novembre 1991, ma la data che viene ricordata è il 23 perché la notizia è diventata l’apertura di tutti i giornali. Freddie Mercury, dal letto della sua casa di Logan Place, a Londra, ventiquattr’ore prima di morire rilasciava questa dichiarazione: “A seguito delle enormi congetture sulla stampa, desidero confermare di essere risultato positivo al test per l’HIV e di avere l’AIDS. Ho ritenuto corretto mantenere queste informazioni private al fine di proteggere la privacy di coloro che mi circondavano. Tuttavia, è giunto il momento per i miei amici e i fan di tutto il mondo di conoscere la verità, e spero che tutti si uniranno a me e ai miei medici nella lotta contro questa terribile malattia”.

Peter Freestone, per 12 anni il suo assistente personale, nonché grande amico, condivide oggi il ricordo di quegli ultimi, strazianti momenti accanto a Mercury. E racconta: «Da dopo la diffusione del comunicato stampa, Freddie è cambiato totalmente. All’inizio della settimana era teso, poi si è rilassato. In tutti quegli anni non lo avevo mai visto così sereno. Non c’erano più segreti, non si nascondeva più. Sapeva che avrebbe dovuto fare quella dichiarazione, altrimenti qualcuno avrebbe potuto pensare che lui considerasse l’AIDS come qualcosa di sporco, da nascondere sotto il tappeto».

Erano mesi che il frontman dei Queen, dio in terra del rock, era perseguitato dalla stampa inglese che si chiedeva come mai fosse così dimagrito, come mai fosse scomparso dalle scene. “Una malattia”, “l’AIDS”, “sta per morire”. Titoli su titoli che si inseguivano e che non gli davano pace. Ma il cantante, che ha contratto il virus dell’HIV nel 1989, aveva deciso di condividere la malattia solo con le persone più care: la famiglia, la band, il compagno Jim Hutton, l’amico Dave Clerk, e l’amica ed ex compagna Mary Austin.

Finché il corpo ha retto, fino a sei mesi prima del 24 novembre, Mercury ha continuato a creare la sua musica. L’ultimo regalo che ha fatto al mondo è These Are the Days of Our Lives, di cui ha realizzato un video coi Queen, la band che ha fondato nel 1970. Una canzone pensata dal batterista Roger Taylor, poi diventata il manifesto di addio del cantante. Le riprese gli costarono ore di trucco per mascherare i segni della malattia, motivo per cui il video è stato girato in bianco e nero. Ma Freddie Mercury voleva farlo a tutti i costi.

Quando si è ammalato, l’AIDS era una piaga inarrestabile e uccideva a una velocità spaventosa. Scoperta negli anni ’80, nei primi dieci anni ha fatto milioni di vittime. Dall’inizio dell’epidemia a oggi, oltre 70 milioni di persone hanno contratto l’infezione e circa 35 di queste sono morte. Sebbene non esista ancora una cura, ora i farmaci antiretrovirali controllano il virus e aiutano a prevenire la trasmissione in modo che le persone con HIV e quelle a rischio possano godere di una vita sana, lunga e produttiva. Un traguardo inimmaginabile trent’anni fa.

Freestone racconta che Freddie non ce la faceva più: «Aveva deciso di morire. Il 10 novembre 1991 aveva smesso di assumere le medicine che lo stavano mantenendo in vita. L’AIDS gli aveva cancellato ogni autonomia, quello è stato il suo modo di riprendere il controllo della sua esistenza». L’ultima settimana gli amici non l’hanno mai lasciato solo. «Facevamo turni di dodici ore», racconta Freestone. «L’ho visto il venerdì sera. Abbiamo chiacchierato di cose semplici, di chi conoscevamo, di qualche pettegolezzo. Non ha mai perso il senso dell’umorismo. Prima che me ne andassi, mi ha preso la mano e ha mi ha detto grazie. Non so se mi ha ringraziato per i dodici anni insieme o solo per l’ultimo turno. Immagino che non abbia importanza. Ma era rilassato e preparato».

Pare che proprio Freestone si sia opposto all’idea di mostrare la morte di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, il film sul cantante uscito nel 2018, perché è stato un momento intimo e privato condiviso solo con le persone che amava. «Nessuno dovrebbe veder morire Freddie Mercury sullo schermo», ha detto.

Poi è arrivato sabato 23 novembre. Mercury è entrato in coma e accanto a lui c’era il compagno. Gli amici sapevano che quelle sarebbero state le ultime ore insieme, ma Londra e il mondo fuori da quella stanza ancora non potevano immaginare. Infatti, domenica 24 novembre alle ore 18.48, quando Freddie Mercury è morto nella sua casa per una broncopolmonite, complicanza dell’AIDS, la notizia ha scioccato milioni di fan che ancora non si erano ripresi dall’annuncio della malattia.  Quel giorno i Queen perdevano il loro leader, con cui hanno condiviso 15 album straordinari e con cui hanno scritto la storia della musica. Quel giorno il mondo perdeva il re del rock.

Alcuni sostengono che le ceneri del cantante siano a Kensal Green, a Londra, per una lapide che riporta il nome di battesimo Farrokh Bulsara. In realtà solo una persona sa dove si trovino, ed è l’amica, l’amante Mary Austin che, come promesso a Freddie Mercury, continua a mantenere il segreto.

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