Cose da dire sulle classifiche musicali del 2021 per fare bella figura a Capodanno | Rolling Stone Italia
Home Musica

Cose da dire sulle classifiche musicali del 2021 per fare bella figura a Capodanno

Hanno vinto il sovranismo, il patriarcato, quelli che vanno in tv, i featuring e pure i giovanissimi del Nordest. E all'amico che parla solo di rap dite che non ha capito il tubo, nel senso di YouTube

Foto: Sumeet B/Unsplash

Premessa (spiace, ma c’è sempre). Le classifiche definitive degli album e singoli più ascoltati in Italia nel 2021 usciranno come sempre nel gennaio 2022. Quelle delle piattaforme di streaming però escono sempre alla fine di novembre. E già questa è una prima cosa da dire per rompere il ghiaccio, prima di intrattenere ə vostrə amicə. Detto questo, possiamo cominciare.

Se fai un disco a fine anno, peggio per te. Sempre che ti interessi essere citato negli articoli sulle classifiche. Non è detto. Però nell’epoca dei dischi rotondi, finita pochi anni fa (in Italia cinque anni fa, diciamo) a un big poteva bastare uscire sotto Natale per ritrovarsi con il disco più venduto di tutto l’anno. Oggi che nessuno regala più dischi (tranne quelli che commenteranno questo articolo dicendo «IO, ho regalato IO dischi, IO e anche uno che conosco IO») l’accumulo giornaliero dello streaming premia chi esce nella prima parte dell’anno. Ma qualcuno è talmente al di sopra da fregarsene se in questo tipo di articoli non si fa il suo nome. Quindi, nei mesi di novembre e dicembre 2021 sono usciti gli album di Vasco Rossi, Marracash, Fedez, Guè, Marco Mengoni, Adele. I primi due (Vasco e Marra) sembrano già buoni candidati per entrare nella top ten FIMI degli album più ascoltati del 2021. Tuttavia vengono ignorati dai conteggi di Spotify, Apple, Amazon e compagnia streamante. Ma perché le piattaforme anticipano i verdetti di un mese? Un po’ perché sanno che il 99% di noi giornalisti musicali (e le radio, e i social, e blablabla) darà la notizia comunque. Un po’ perché è il loro modo un po’ perfido di piantare altri chiodi nella bara dei cosiddetti album e del vecchio sistema. Per essere altrettanto perfidi, noi terremo aperta quella bara.

Parlando di album. Guardando le certificazioni FIMI e le charts di dicembre, la lotta per l’album più ascoltato dell’anno è ristretta a tre nomi, con un testa a testa tra Rkomi e Sangiovanni, e i Måneskin lievemente staccati. Se avete presente Taxi Driver di Rkomi, questo sembra velatamente suggerire che nel complesso il rap non ha stradominato come gli anni scorsi, e che il pop sta allungando le mani (i Måneskin restano una scheggia rock impazzita, l’unico altro che fa rock in top 30 è Vasco). Tornando al duello per il primato, a giudicare dalla penultima settimana dell’anno Rkomi sembrerebbe aver dato un colpo di reni, ma Sangiovanni ha qualche megahit in più. Tra le quali…

Parlando di singoli. La canzone dell’anno è, a mani basse, Malibu, che da qualche mese tutti scrivono con l’accento sulla u come stabilito da Wikipedia per la località californiana: va dato atto al teenager vicentino di averla pubblicata senza accento. Malibu è n. 1 per tutte le piattaforme, e permette a Sangiovanni di imporsi sul re dei singoli del 2021, l’altrettanto teenager Blanco, che quasi certamente si ritroverà con tre singoli in top 10: Mi fai impazzire, La canzone nostra, Notti in bianco. Solo quest’ultima, in questo tris, non è cantata in joint venture con qualcun altro. A proposito di featuring: metà dei singoli più ascoltati li prevede, e da questo conteggio stiamo escludendo Colapesce e Dimartino, collaborazione non occasionale.

Parlando di anagrafe. Tre degli album più ascoltati nel 2021 sono album di debutto, da parte di artisti sotto i vent’anni: Sangiovanni, Blanco, Madame. Volendo sono anche tutti della stessa area del Paese (Vicenza, Brescia, Vicenza). Se poi aggiungiamo Måneskin e Capo Plaza, tutti poco sopra i vent’anni e anche loro quasi certamente nella decina degli album più ascoltati, abbiamo uno scenario così supergiovane che possiamo anticipare le dichiarazioni dei discografici: «Che bel rinnovamento, che comparto effervescente, vedete quanto siamo giovani e dinamici?». Ammettiamo a denti strettissimi che c’è del vero, ma siccome chi scrive questo articolo cerca di non farsi incantare né dai giovani né dai vecchi né dai medi, ricordiamo un dogma fondamentale: nessuna classifica è completa, nemmeno la più completa, cioè quella della FIMI. Per esempio, perché continua a escludere YouTube dai conteggi. Questo perché la ricchissima piattaforma desidera rimanere ricchissima e non paga moltissimo artisti e case discografiche.

Capire il tubo. YouTube è la piattaforma più utilizzata per ascoltare musica in Italia: il 74% degli italiani contro il 54% di Spotify, il 34% di Amazon Prime Music, il 9% di Apple Music (dati di Prima Comunicazione). Alle spalle del mondo neroverde dello svedese Daniel Ek c’è Prime Music di Amazon, per la quale deduciamo le canzoni più ascoltate da quella che parrebbe la playlist istituzionale, malgrado il titolo un po’ populista Best of 2021: il suo pubblico è un po’ meno rappuso, e mette Colapesce e Dimartino al n. 2, Loca di Aka 7even al n. 5 e Ti raggiungerò di Fred De Palma al n. 10: tutte e tre sono fuori dalla top 10 di Spotify. La top ten del 2021 di YouTube non si limita a riflettere un’Italia più vicina al pop (e probabilmente più vicina alla realtà): tra i dieci video più visti oltre a Fred De Palma, Rocco Hunt & Ana Mena, Colapesce e Dimartino, compaiono anche Francesca Michielin, Annalisa, Elettra Lamborghini – escluse dalle top ten dalle altre charts. Ebbene sì: le classifiche di YouTube danno una chance alle donne.

Patriarcato rules. Da quando lo streaming ha soppiantato il disco rotondo, le classifiche FIMI che un tempo vedevano dominare le nostre divas (Pausini, Elisa, Emma, Amoroso) sono diventate lo spogliatoio del calcetto. Anche se a dire il vero quest’anno è in arrivo un evento atteso con fervore mistico: l’anno scorso nessun album era entrato in top 20, ma quest’anno ce ne sarà uno, quello di Madame. Tra i singoli, molto probabile la presenza di Orietta Berti sul podio, essendo nel cast della hit estiva Mille; buone possibilità di top ten per Ana Mena, anche lei grazie al collaudato sodalizio del solstizio, con Rocco Hunt. Tra l’altro, Ana Mena è straniera. Forse non tutti i suoi ascoltatori lo sanno. Altrimenti, farebbe la fine di tutti gli altri stranieri. Ovvero…

Po-popopopo-poooopooo. Da tempo siamo adagiati in un orgoglioso sovranismo musicale: da anni in Italia ascoltiamo solo i prodotti del territorio, le eccellenze italiane eccetera. Il disco di platino ottenuto in primavera da Future Nostalgia dà buone possibilità di vedere Dua Lipa (che tra l’altro, è femmina, wow) nella top 30 degli album, quasi certamente tra il n. 20 e il 30. Per il resto, Ed Sheeran e Justin Bieber hanno discrete possibilità di piazzarsi tra il n. 11 e il n. 20 dei singoli. Ma è evidente a tutti che gli italiani fanno la musica migliore del mondo e gli artisti in testa alle classifiche mondiali, come direbbe un importante rappresentante della nazione (Leonardo Bonucci), «ce lo devono succhiare» (espressione che tra l’altro esprime magnificamente l’apoteosi di virilità dello Stivale).

Le classifiche di Rai e Mediaset. In che senso? Nel senso che Sangiovanni è il vincitore di Amici, i Måneskin sono i vincitori di Sanremo (oltre che dell’Eurovision e concorrenti di X Factor), Madame e i Pinguini Tattici Nucleari devono un bel po’ della loro consacrazione alla Santa Kermesse, per non parlare di Ultimo. Anche se è sempre bello dire che ce ne siamo liberati, il telecomando comanda ancora. Per vie traverse (e perverse) anche tra i giovanissimi. In particolare, l’interminabile ammucchiata messa in piedi da Amadeus sta ottenendo risultati commoventi per la discografia italiana, compresi gli indipendenti. Tuttavia, c’è qualche distinzione da fare. Perché confrontando le classifiche dei singoli e degli album, si direbbe che Sanremo paghi soprattutto in #visibilità. Colapesce e Dimartino, Coma_Cose, Willie Peyote, Fasma, La Rappresentante di Lista sono nomi che nessuno di noi avrebbe accostato a dei dischi di platino nel 2020. Invece li hanno ottenuti, però con dei singoli. I loro album non hanno ottenuto certificazioni, come è accaduto a tanti dei tantissimi big buttati nella mischia da Amadeus. Niente dischi d’oro per gli album di Ghemon, Random, Malika Ayane, Bugo, Extraliscio, Gio Evan, Ermal Meta, Motta. Alcuni grossi nomi coinvolti nella sarabanda ligure, vista la mala parata, hanno evitato di pubblicare un album. Tanto, a chi interessano più?

La solitudine dei numeri uno. A volte in effetti si ha la sensazione che un album esca solo per andare in vetta alla classifica in un momento di stanca, in cui non ci sono altre novità, sui social non abbiamo nessun altro di cui parlare, e i media non hanno nessun altro da intervistare. Nel 2021 abbiamo avuto diversi dischi di platino mai andati al primo posto. Ma ancora più affascinanti sono gli album andati al n. 1 senza nemmeno ricavarne un disco d’oro. Sono riusciti in questa impresa Michele Bravi, Ermal Meta, Kanye West, Franco126, Emis Killa.

Dulcis (acido) in fundo. Ecco gli album che alla fine del 2021 non sono riusciti a ottenere un disco d’oro nonostante le aspettative. Alcuni nomi li abbiamo già fatti. Ma li rifacciamo, perché si sa che in tanti si soffre meglio, specie se si è in compagnia eccellente. Gli italiani hanno lasciato sugli scaffali virtuali gli album di Kanye West, Taylor Swift, Drake, Doja Cat, Coldplay, The War On Drugs, Lil Nas X, Lana Del Rey, St. Vincent, Sting, Tyler The Creator, Imagine Dragons, Silk Sonic, Elton John, Ermal Meta, Motta, Michele Bravi, Kanye West, Franco126, Emis Killa, Ghemon, Random, Malika Ayane. Non pensiamo che la cosa cambierà realmente la vita a qualcuno di loro. Il che va a dimostrare che l’oro e il platino non sono tutto al mondo, e che le classifiche non dicono tutto, eccetera.