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Con ‘Sensazione Ultra’ Ghali diventa il supereroe della Nuova Italia

È un’Italia multiculturale che «c’è già» e «flexa quattro lingue», come ha detto il rapper alla presentazione del suo nuovo album: dall’influenza di Rosalìa ai feat di Madame e Marracash, ecco cosa ascolteremo

Foto press

È inutile ricorrere alle vecchie categorie, non ci sono adesivi da appiccicare sullo scaffale porta vinili per etichettare la musica di Sensazione Ultra di Ghali: rap, pop, ethno, EDM, drill, sono solo ingredienti di un processo creativo volto a definire quella che l’artista chiama «musica della Nuova Italia», come una playlist di Spotify che va a sbattere contro un tomo di sociologia urbana.

Già, perché la Nuova Italia «c’è già», ci tiene a precisare durante una conferenza stampa sul terrazzo della casa discografica illuminata dallo skyline milanese: è quella di chi «flexa quattro lingue», di chi come Axell – rapper torinese nato in Senegal che rappa in Moon Rage e firma per la sua Sto Records – ha imparato l’italiano con i manga, o di uno dei molti «dreri che stanno tutto il giorno sulla street» come Baby Gang (ospite in Dreri che in marocchino – «non in arabo bianco, quello global, da telegiornale» – significa “ragazzi”). Quel Baby Gang che «se fa un errore, vale il doppio rispetto a un altro» e «non degrada la strada, ma subisce quel degrado».

Oggi però siamo qualche migliaio di passi avanti dal Ghali manifesto dell’integrazione di Cara Italia: quello che rappava nel 2018 – “quando mi dicono va’ a casa, rispondo sono già qua” – oggi è l’asse che tiene in equilibrio idee più ambiziose come chiedere alla Disney di produrre un film con un supereroe arabo. Nell’attesa accontentiamoci del nostro supereroe nazionale che della Disney indossa una coloratissima camicia, stiloso come pochi, uno che da del tu alla settimana della moda ballando “la salsa del suo kebab” (cit. da Bravo), così fico da farci digerire pure i grassi saturi di McDonald’s musicando lo spot con la sua Wallah.

E iniziamo a chiederci perché oggi chi ci insegna meglio l’idea d’Italia come patria lo faccia in una canzone metà in arabo, prodotta dalla star tunisina Rat Chopper con il tocco mellow della voce di Med Guesmi: Banya, che apre l’album, è un pezzo meraviglioso, a cui Ghali tiene così tanto che di fronte all’insistenza morbosa e provinciale dei giornalisti su una sua possibile partecipazione a Sanremo (poi hai voglia a parlare di crisi dei quotidiani!) risponde che se ci fosse andato quest’anno lo avrebbe fatto con quella. E ascoltandolo sul palco dell’Ariston mentre canta “Sei la mia seconda mamma, tu sogni America io l’Italia” avremmo dovuto sventolare le bandiere come quelle ucraine per la Kalush Orchestra all’Eurovision, per fermare la guerra in corso, subdola e senza armi, dell’ignoranza e del pregiudizio.

Perché se lo scopo di Ghali è, come ripete spesso, essere capito e arrivare a tutti, allora la sua musica per famiglie può tranquillamente esplodere ovunque, nel mondo arabo, alle sfilate di Parigi, sulla Riviera Ligure, o a New York come Rosalìa, ritmo local che conquista il mondo. Cita più volte l’artista spagnola in relazione al suo tentativo di costruire un italian sound, unico e riconoscibile, «come solo alcuni cantautori nel passato sono riusciti a fare». E per riuscirci occorre una produzione musicale originale e raffinata, «che qui ancora si sente», tocca chiamare rinforzi più che featuring di plastica: London on da Trak (producer di Young Thug che ha collaborato con Drake e Post Malone) e Ronnie J che ha lavorato con Kanye West in Donda.

Certo il messaggio passa anche attraverso i testi: ne sono esempio Pare con Madame (e la voce fantasma di Massimo Pericolo) sul bullismo e Walo sui controlli che deve subire ogni volta che viaggia perché arabo musulmano.

Ma il suo universo sembra troppo grande per essere compreso solo dalle parole, ed è per questo che nella presentazione si mette al computer e ci mostra le reference visive su cui appoggiava la sua musica in fase di scrittura: il cartone anime Ken il Guerriero, donne arabe che contano i soldi in un videoclip trap tunisino, raffinate animazioni post-Simpson, e un’ipnotica danza berbera. Questa ricerca di mood e ispirazione ha un che di jovattiano, libera però dalla ricerca ossessiva del “giusto”, il “nuovo” basta e avanza. Insomma, il supereroe arabo della Disney non dovrà essere per forza buono, basta che ci sia.

A proposito del Lorenzo nazionale, l’unico graffio dissing dell’album viene lasciato a Marracash, ospite in Free Solo, che canta “ci rifila gli scarti come a Jova Rick Rubin” e parla “della figura di merda di Salvini in Polonia” mentre Ghali in un altro pezzo dice “maledetto quel giorno allo stadio”, memore della polemica del suo litigio col leader della Lega in tribuna. Questo perché a Ghali non interessa fare polemica nei testi, la sua polemica, raffinata ma non invisibile, è a monte, sta nel suo modo di fare musica e nel ruolo di cantante in Italia. Ed anche per questo che auguro a Sensazione Ultra tutto il successo che merita.

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