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Coccoluto, il dj che era sempre a Orte

Piccolo ricordo di una serata: una rassegna a Bolzano sulla figura sociale del dj, la corsa in auto attraverso mezza Italia, Coccoluto che arriva in ritardo, ma riesce sempre ad essere al centro di tutto

Claudio Coccoluto. Foto: Sergione Infuso /Corbis via Getty Images

Ho scritto questo articolo vent’anni fa, nel 2001. Dal racconto di quella giornata surreale nacque tra amici l’abitudine di prendere in giro Claudio Coccoluto perché per noi, da allora era sempre “a Orte”. Orte come simbolo di centralità dell’Italia, di snodo strategico di ogni percorso stradale, e quindi Claudio come dj che era sempre “al centro” di tutto, poteva arrivare in un attimo dove voleva, era lui a dominare la strada e la folla, a dettare le regole («io il navigatore lo frego sempre»).

Ogni volta che passavo da Orte, lungo l’autostrada A1, facevo una foto al cartello stradale e gliela mandavo con la frase «non ti vedo», e lui faceva lo stesso con me: «Sto arrivando». E quando arrivava, era sempre un trionfo.

L’appuntamento a Bolzano deve cominciare alle 21. La gioventù cittadina è in fermento per l’arrivo di Coccoluto, star della serata. L’organizzazione ci aspetta verso le 19 per preparare l’incontro. Alle 18.30 siamo in autostrada, a poche decine di chilometri dalla meta. Telefoniamo per scrupolo a Claudio, il quale all’ora di pranzo era tranquillamente seduto a tavola a casa sua, a Cassino, tra Roma e Napoli. Ci immaginiamo sia dalle parti di Verona, o alla peggio a Modena. «Sono a Orte», ci dice. «Cosa?». «C’erano traffico e nebbia, ma non vi preoccupate, arrivo». «Non ce la farà mai», pensiamo. Chiunque, al suo posto, avrebbe rinunciato. Lui no.

Arriviamo a destinazione e cerchiamo di spiegare che Claudio tarderà un po’. Otteniamo di spostare l’inizio della serata di mezz’ora, mentre ci arrivano notizie di Coccoluto dalle parti di Arezzo. «Il navigatore satellitare mi dice che alle 23 sono lì», ci dice, «ma io lo frego sempre». Prendiamo tempo, ma dopo un po’ dobbiamo cominciare. Il pubblico è numeroso e attento. Per la prima volta una console da dj con piatti e mixer troneggia sul palco dell’austero auditorium. Cerchiamo di girare attorno agli argomenti, di allungare il brodo, ci dicono che Claudio è a Bologna. La tiriamo in lungo, ci perdiamo in interminabili aneddoti, ma per fortuna ci sembra che il pubblico sia interessato. Facciamo ascoltare brani musicali ed esempi di missaggio in diretta, da sotto il palco ci fanno segno che è a Trento. Il tempo non passa mai. I ragazzi resistono.

Quando davvero non sappiamo più cosa dire, alle 23.30 si apre la porta ed entra trionfante Coccoluto, tra gli applausi del pubblico. Si è fatto tutta l’ Italia ma alla fine è arrivato. I ragazzi lo tempestano di domande. Claudio, qual è il segreto per essere un bravo dj? «Un dj» dice Claudio «diventa realmente bravo nel momento in cui impara a non lasciarsi vincolare dalle sue insicurezze. Se riesci a non pensare che devi mettere il disco più nuovo che hai perché un collega ti sta guardando, se non ti fai intimidire quando qualcuno lascia la pista, allora sei tu il padrone del gioco, sei tu a tenere le redini, e questo, alla distanza, paga».

Parole sante, che portano alla conclusione che dietro a un dj c’è sempre un individuo, e la qualità della persona si riflette nella qualità del lavoro. «Il dj come terapia», sintetizza l’esimio collega Fabio De Luca. Forse. Fatto sta che la serata di Bolzano si conclude con un liberatorio dj set di Claudio Coccoluto, mentre il pubblico, finalmente, si alza dalle sedie e si mette a ballare.

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