Una goletta per il paradiso: 20 grandi canzoni di David Crosby | Rolling Stone Italia
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Una goletta per il paradiso: 20 grandi canzoni di David Crosby

Un'introduzione al repertorio di un grande americano, da solo, coi Byrds, con Nash, con CSNY: avventure in barca, dialoghi con Dio, fiabe, crisi esistenziali, sesso, morte. Che meraviglia

David Crosby

Foto: Calle Hesslefors/Ullstein Bild via Getty Images

«Devo tirare fuori il meglio da ogni minuto che mi resta», diceva David Crosby a Rolling Stone nel 2018, «tu non lo faresti?». Era arrivato alla sua terza o quarta vita. Americano dalla voce d’oro, i capelli lunghi, beato e irascibile, è stato fra gli inventori del folk-rock coi Byrds a metà anni ’60 e qualche anno dopo ha ridefinito il concetto di supergruppo con Crosby, Stills & Nash. È rimasto fedele a se stesso sfornando per decenni armonie meravigliose e idee scandalose. Nei suoi ultimi anni di vita, Croz sembrava rinvigorito, tant’è che ha pubblicato alcuni dei suoi dischi migliori di sempre, ponendosi in modo sempre modesto nelle interviste, come quella del 2018. La sua morte a 81 anni lascia un vuoto incolmabile nella musica. Ecco le sue canzoni più grandi.

Turn! Turn! Turn!1965

Crosby non ha scritto, né cantato la parte principale della cover dei Byrds del classico folk d’ispirazione biblica di Pete Seeger. Ha però curato gli indimenticabili arrangiamenti delle voci, come del resto faceva all’interno della band. È impossibile immaginare la canzone senza le parti alte di Crosby che nel ritornello volano sulla voce principale di McGuinn, un suono che ha ispirato le armonie di innumerevoli altri gruppi folk e rock, nei decenni a seguire. (B.H.)

Renaissance Fair1967

Dei Byrds originali, Crosby è sempre stato il più hip e hippie, dai mantelli che indossava fino ai capelli sempre più lunghi. Anche le accordature aperte, le melodie eteree e i testi criptici esprimevano quelle stesse vibrazioni, come si può sentire in questa ode a una terra di “cannella e spezie” con un “caleidoscopio di colori” tratta da Younger Than Yesterday. L’ispirazione veniva dalle rievocazioni rinascimentali che avevano luogo a Los Angeles. «Sono stati i primi grandi raduni hippie», ha spiegato nelle note del box set Voyage, «prima ancora dei be-in». Questa canzone, ha detto, «ti faceva capire come andavano le cose». (D.B.)

Everybody’s Been Burned1967

In questo pezzo minore, bel mezzo di giri di accordi psichedelici Crosby ha piazzato un testo che parla di accettare il fatto di essere stato ferito. “Tutti sono stati respinti”, canta, “tutti sanno cos’è il dolore”. Crosby aveva scritto il pezzo, dagli accordi jazzati perfetti per un assolo di chitarra un po’ avant-garde, prima di unirsi al gruppo e a distanza d’anni lo considerava uno dei suoi momenti topici a livello di scrittura, arrivando a definirlo nel 1995 «la prima canzone davvero passabile che abbia scritto». E nel 1984: «Everybody’s Been Burned rappresentava benissimo come che sarebbe diventato il mio stile». (K.G.)

Triad1968

L’incessante spinta di Crosby a portare i Byrds verso nuovi territori, efficacissima quando ha convertito i compagni a Coltrane e al raga per Eight Miles High del 1966, è arrivata al limite massimo un paio d’anni dopo con questa candida proposta di triangolo. “Ti amo anch’io e non vedo perché”, canta sulla base strumentale lenta e fumosa creata dalla band, “non possiamo continuare in tre?”. Le parole erano azzardate a tal punto da farlo cacciare dalla band nell’autunno del 1968, dopo che Croz aveva lottato inutilmente per includere il pezzo in The Notorious Byrd Brothers, nel bel mezzo di una serie di conflitti interni che stavano esplodendo fra Roger McGuinn e Chris Hillman. I Jefferson Airplane, sempre in prima linea quando si trattava di mosse provocatorie, ne hanno poi fatta una cover e l’incisione originale in studio dei Byrds è uscita solo anni dopo come bonus track. «C’era chi era parecchio preoccupato per questa canzone», ha detto Crosby a Ben Fong-Torres di Rolling Stone nel 1970, dopo essere entrato nel progetto CSN. «Questa band invece non ha alcun problema col pezzo, visto che tutti i membri hanno vissuto esperienze del genere». (S.V.L.)

Guinnevere1969

Immaginate di essere nel 1969 e di avere appena comprato l’album d’esordio di CSN. Si apre con i sette minuti di Suite: Judy Blue Eyes, a cui segue la spensierata Marrakesh Express. Alla terza traccia il ritmo rallenta. Con la ballad Guinnevere si entra nel reame del mistico. Croz sapeva che era un pezzo fortissimo: su un tempo quasi inquietante, descrive gli occhi verdi e i capelli dorati della leggendaria regina inglese. In seguito ha rivelato di avere scritto la canzone pensando a tre diverse donne reali. Una era la sua ragazza Christine Gail Hinton, poi morta quello stesso anno in un tragico incidente d’auto, un’altra era Joni Mitchell. «La terza non la posso nominare. Potrebbe essere la mia canzone migliore». (A.M.)

Long Time Gone1969

Sul finire dei turbolenti anni ’60, Crosby stava ancora cercando di dare un senso al decennio. Lo si capisce dalla delicata ed elegiaca Long Time Gone, dal primo album di CSN. «L’ho scritta appena dopo l’omicidio di Bobby Kennedy», ha detto a Rolling Stone nel 2008. «È nata in seguito alla sua perdita e a quelle di John Kennedy e Martin Luther King. Ho iniziato a sentirmi sopraffatto. Era come sapere che, per quanto potessimo trovare delle brave persone a cui ispirarci e da eleggere a leader dei buoni, gli avversari avrebbero comunque vinto semplicemente facendole fuori». Ma Crosby non aveva perso del tutto la speranza. Nel terzo verso del pezzo esorta: “Parlate, dovete reagire alla follia / Dovete dire ciò che pensate, se avete il coraggio”. (K.G.)

Déjà Vu1970

Più di 50 anni fa, molto tempo prima che anche Olivia Rodrigo e Beyoncé sperimentassero questa inquietante sensazione di familiarità, c’era questa affascinante title track di CSNY. Quando la band ha iniziato a raccogliere materiale per l’album, Croz stava affrontando la morte di Hinton ed era troppo sconvolto per scrivere cose nuove. Così ha consegnato ai compagni questa gemma che aveva composto dopo uno strano giro sulla barca a vela di un amico. «Era come se l’avessi già vissuto», ha detto al biografo di CSNY David Browne. «Ne sapevo molto più di quanto avrei dovuto. Ero in grado di far navigare una barca e mica lo puoi fare in modo istintivo. Non aveva alcun senso… era e ancora e come se l’avessi già fatto. Non credo in Dio, ma penso che i buddisti abbiano ragione: si ritorna ciclicamente». (A.M.)

Almost Cut My Hair1970

È uno dei pezzi preferiti dai fan, uno dei più strazianti di Déjà Vu e ha rischiato di non finire nell’album. Crosby ha lottato per includerlo. «Stephen non me lo voleva far mettere perché pensava che fosse cantato male», ha detto a Rolling nel 1970. Il testo esprime un mix fra il disincanto sperimentato da Crosby alla fine degli anni ’60, all’indomani dell’assassinio di Robert Kennedy, e l’alienazione esacerbata dal numero di vittime sempre crescente della guerra in Vietnam. A 53 anni di distanza, la rabbia di Crosby è ancora potente. (J.B.)

The Lee Shore1971

I fan hanno ascoltato per la prima volta la ballata scritta da Crosby «su una storia d’amore ventennale con una goletta Alden» in Four Way Street, l’album live multiplatino di CSNY uscito nel 1971. «Navigare a vela per me è un’esperienza mistica», ha detto Crosby a proposito di questa ninnananna acustica. «Mi porta altrove, via da tutto». Anche se non è mai stata una delle hit maggiori della band, la canzone è diventata parte integrante delle scalette di Crosby nei decenni a venire, come momento toccante di impressionismo naturale, con un’armonia a due (quando eseguita insieme a Graham Nash) e promesse di incontri futuri. (J.B.)

Cowboy Movie1971

Con tre membri dei Grateful Dead (Jerry Garcia, Phil Lesh e Mickey Hart) come backing band, questo pezzo eccezionale del debutto solista di Crosby If I Could Only Remember My Name è uno dei momenti più crudi e dal groove più forte che abbia mai registrato. «È la storia di CSNY, ma raccontata come se fosse un film western. L’incisione inclusa nell’album è stata molto naturale. L’abbiamo risuonata un po’ di volte. Il tempo è spettacolare. C’era una buona alchimia fra Garcia, Lesh e me… avevamo una bella chimica. Il pezzo era rilassato, funky e suonava bene». (B.H.)

Tamalpais High (At About 3)1971

Crosby non riusciva a trovare le parole giuste che si addicessero al mood di Tamalpais High (At About 3), il cui titolo si riferisce a una scuola superiore della Bay Area con orario di uscita alle 3 del pomeriggio; così ha cantato dei “doo doo doo” jazzati su una base di chitarra bluesy e colpi di piatti. «L’ho fatta come mi andava, utilizzando la mia voce come una sezione di fiati», ci ha detto nel 2021. «Per quanto mi riguarda, non ci sono regole, per cui si può fare roba del genere. Non so se qualcun altro avrebbe osato farlo, ma a me è piaciuto moltissimo». A un certo punto, ha avuto anche una ragazza che frequentava quella scuola, il che spiega il mood allegro della canzone. «Tamalpais High non parla di stravolgersi e nemmeno della montagna», ha raccontato, riferendosi al monte Tamalpais a Marin County. «Ma è bella». (K.G.)

Laughing1971

In Laughing, Crosby canta di falsi profeti che dicono di parlare con Dio. “Pensavo di avere incontrato un uomo che diceva di conoscere uno che sapeva cosa stava accadendo. Mi sbagliavo. Era solo un altro estraneo”. L’idea per il brano gli è venuta pensando all’amico George Harrison, che Crosby temeva si fosse fatto prendere troppo dalle predicazioni del Maharishi Mahesh Yogi. «Volevo dirgli: “Sii scettico… ogni volta che qualcuno ti dice di avere parlato con Dio dopo colazione, quella mattina, probabilmente ti sta prendendo per il culo”. Ecco ciò che volevo dire, ma ho avuto paura perché c’era di mezzo George». Il verso finale del brano, “mi sbagliavo, era solo un bambino che rideva nel sole”, aveva un significato poetico per Crosby: «Un bambino che ride nel sole sa molto più di me a proposito di Dio». (K.G.)

The Wall Song1972

Come lui stesso spiegava orgogliosamente, nessuno era specializzato in canzoni sulle difficoltà della vita, gli errori e il brancolare nel buio come Crosby. O, per dirla con le parole di questo suo pezzo tratto da Graham Nash/David Crosby, “inciampando mezzo accecato / e secco come il vento / che ti colpisce e ti lascia / disteso nella sabbia”. The Wall Song, in cui suonano membri dei Grateful Dead oltre a Nash, aveva un groove più aggressivo rispetto alle altre sue canzoni dell’epoca, anche se chiaramente si riferiva al tormento causato dalla morte di Christine Gail Hinton. (D.B.)

Page 431972

Questo monito di Crosby a cogliere l’attimo ha qualcosa di gospel (un invito biblico a praticare la gentilezza, metafore curiose sul cercare argento e oro in un arcobaleno, un mucchio di vino nella terza strofa), ma è decisamente laico. Quando Crosby cantava “proprio qui a pagina 43 dice che dovresti prenderne, altrimenti ti accorgerai che è passata”, poteva riferisti tanto al Vecchio Testamento quanto a un numero di Zap Comix. Non ha mai avuto problemi a riconoscere almeno un’ispirazione sacra del pezzo: «L’ho scritto nella cabina della mia barca a Sausalito», ha raccontato nel libro Songwriters on Songwriting, «ispirandomi e a livello musicale a James Taylor». (K.G.)

Carry Me1975

Carry Me, tratto dall’album del 1975 Wind on the Water di Crosby & Nash, è una riflessione sulla morte della madre. “Giaceva lì su lenzuola bianche in attesa di morire”, canta Crosby. “Ha detto: se tu solo andassi sotto al letto e sganciassi questi pesi, di sicuro volerei via”. Ma, pur con tutto il dolore nella sua voce, non si percepisce mai disperazione e la sua voce e quella di Nash si librano in armonia. Nel ritornello lei gli chiede di portarla in braccio. La canzone è diventata una presenza fissa nelle scalette di Crosby e della sua band. «Non importa quante volte cantiamo questi pezzi, a un certo punto le emozioni prendono il sopravvento e, fratello, lasciami dire che ne esce qualcosa di sacro», ha scritto Graham Nash di Carry Me nella sua autobiografia Wild Tales. «Croz ed io insieme abbiamo qualcosa: l’intesa, il timbro delle voci o qualcosa di più profondo e indefinibile». (K.G.)

Homeward Through the Haze1975

A seconda di quando glielo chiedevi, questo pezzo poteva essere sulla decadenza di Los Angeles o sul primo incontro di CSNY con gli hater. È una delle canzoni più introspettivedi Crosby, che suona una parte delicata di piano, e ha una melodia da inno grave e bella allo stesso tempo. CSNY hanno provato a inciderla una prima volta durante alcune session fallimentari nel 1974, ma poi lui e Nash, con Carole King ospite, l’hanno registrata nella versione definitiva contenuta in Wind on the Water. (D.B.)

Shadow Captain1978

Il brano di apertura di CSN del 1978 (il primo album in trio dopo il loro debutto del 1969) unisce un arrangiamento elegante e accordi sofisticati, che rispecchiavano l’amore di Crosby per il jazz-rock emergente degli Steely Dan, ad armonie ricche come quelle presenti in ogni altra incisione della band. Crosby ha scritto il testo pieno di metafore tutto di fila durante un viaggio in barca. La canzone era talmente bella da convincere quasi Neil Young a tornare nel gruppo. (B.H.)

Tracks in the Dust1989

Dopo avere fatto un po’ di galera per droga, a metà anni ’80, Crosby ha lentamente iniziato a ritrovare la propria musa, come testimonia questo brano quasi dimenticato tratto dal suo album Oh Yes I Can. Quella che sembra quasi una conversazione fra persone che sono ottimiste o burbere è in realtà un dialogo interiore. Col chitarrista Michael Hedges a cesellare la melodia con i suoi riflessi acustici, Tracks in the Dust ha fatto capire che Crosby era capace di un gran ritorno in forma dopo il crollo e la dipendenza. E sarebbe andato avanti, sorprendentemente, per molti decenni a venire. (D.B.)

Dream for Him1999

In Dream for Him Crosby si chiede come potrebbe spiegare la morte e i drammi al figlio Django senza mentire o addolcire la pillola. “Voglio un mondo in cui potergli dire la verità su tutto, da Gesù a John Wilkes Booth”, canta su una chitarra jazzata. “Come mentono anche alla Casa Bianca e al Senato, avvicinandosi alla verità solo quando a loro fa comodo”. Sullo sfondo, i compari di CSNY cantano il titolo della canzone, che è inclusa nel loro album Looking Forward. «Chiunque conosca e abbia figli si è posto queste domande: come posso spiegare a mio figlio la follia del comportamento umano? Come posso spiegare che un giorno si muore? È difficilissimo». (K.G.)

Things We Do for Love2016

Crosby ha scritto Things We Do for Love per la moglie Jan Dance, che ha sposato nel 1987 ed è rimasta al suo fianco fino all’ultimo. È una ballata dolce, meravigliosa che parla dei piccoli momenti di una relazione: è più un poema meditativo che un biglietto d’amore zuccheroso. “All’inizio c’è solo il divertimento, ma l’amore è lungo”, canta Croz. “Un pochino ogni giorno, lo costruisci così”. La canzone è nata in un periodo molto fecondo per la sua scrittura, nell’ultima parte della sua carriera. «Non so spiegare il motivo, ma sono felice», disse in quel periodo al Wall Street Journal. «Sono un tizio parecchio felice. Forse è questo il nocciolo della faccenda».

Da Rolling Stone US.

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