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The Queen Is Dead: 10 canzoni dedicate a Elisabetta II

La Regina che ti viene a trovare in sogno. La Regina a capo d'un regime fascista. La Regina che ti sbatte in manicomio se dissenti. La Regina che ti dice che canti male. La Regina da sedurre. Ecco come i musicisti inglesi hanno cantato Her Majesty

Foto: Getty Images

Durante i 70 anni del suo regno, Elisabetta II è stata anche, tra le mille cose, una figura di spicco della cultura pop britannica e mondiale. Ma è soprattutto a partire dagli anni ’70 che il mondo della musica ha iniziato a interessarsi a lei, per renderle omaggio o più spesso per manifestare il proprio dissenso nei confronti del suo operato o dell’esistenza stessa della monarchia. Ma per dei Sex Pistols che la mettevano in copertina con le pecette di Jamie Reed sugli occhi e sulla bocca, c’era un’altra band di una certa notorietà che aveva deciso di chiamarsi Queen e chiudeva i propri concerti con l’omaggio all’inno britannico, God Save the Queen. Allo stesso modo, per un Joe Talbot che all’ultimo Primavera Sound tuonava «Fuck the queen, la monarchia è un abominio!» durante il concerto degli Idles, il commosso tweet di Mick Jagger con cui il cantante degli Stones ha salutato la sovrana ha mostrato che anche un (ex) ragazzaccio come lui la considera parte della sua vita e della nazione britannica. Abbiamo scelto 10 canzoni dedicate a Elisabetta, nel bene e (soprattutto) nel male.

“Her Majesty” The Beatles (1969)

Nel grande canzoniere pop britannico è dura trovare un pezzo che non sia contro la regina o che almeno non la prenda in giro. L’eccezione però è notevole, anche se un po’ irriverente. Sono solo 25 secondi, ma sono i secondi finali dell’ultimo album registrato dalla più grande band della storia. “Sua Maestà è una ragazza abbastanza carina”, canta Paul McCartney, “ma non ha molto da dire e cambia di giorno in giorno. Voglio dirle che la amo un sacco, ma mi dovrei riempire di vino. Un giorno sarà mia, oh yeah, un giorno sarà mia”. Elisabetta non viene nominata esplicitamente, ma lo stesso Macca nel 2002 ha eseguito la canzone al suo cospetto, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua incoronazione.

“God Save the Queen” Sex Pistols (1977)

Di gran lunga la più celebre canzone contro Elisabetta. Si intitola come l’inno nazionale ma il testo è ben diverso: dice che la regina non è un essere umano e che quello britannico è un regime fascista che ha reso idioti i propri sudditi. Prima si chiamava No Future, ma Malcolm McLaren ha osservato che il titolo sembrava la pubblicità di una banca. Perché allora non fare qualche cambiamento e lanciare la bomba in occasione del giubileo per i 25 anni di regno?

“Royalty” The Exploited (1981)

Quattro anni dopo i Sex Pistols, la punk band scozzese ci va giù ancora più pesante. La regina è una “dirty little bitch” e una “fucking little cow”, destinata a diventare “una vittima dell’abuso della classe lavoratrice”. “Cosa significa oggi essere un’altezza reale?”, si domanda il cantante Wattie Buchan. “Vendiamola a un arabo” è la lapidaria conclusione.

“Big A Little A” Crass (1982)

“Hello, hello, hello, ecco un messaggio della vostra Regina”, cantano gli anarco-punk all’indomani della guerra delle Falkland, offrendo della sovrana un ritratto impietoso e inquietante: “Come figura di spicco dello status quo determino la scena sociale. Mi preoccupo per la mia gente, voglio che viva in pace, così mi assicuro che stia in fila con il mio esercito e la mia polizia. Le porte delle mie prigioni e dei miei manicomi sono sempre aperte per i miei soggetti che osano chiedere di più”.

“The Queen Is Dead” The Smiths (1986)

Già in Nowhere Fast (1985) Morrissey dice che gli piacerebbe tirarsi giù i calzoni davanti alla regina. L’anno successivo gli Smiths addirittura intitolano “La regina è morta” un intero album. Quella in copertina però non è Elisabetta ma Alain Delon, in una foto di scena de Il ribelle di Algeri, film diretto nel 1964 da Alain Cavalier. Nella title track Morrissey stavolta entra a Buckingham Palace. “Ti conosco, e non sai cantare”, lo apostrofa la regina. “Questo è niente”, risponde prontamente lui, “dovresti sentire come suono il piano”.

“Flag Day” The Housemartins (1986)

Nel disco d’esordio in cui la loro Hull batte Londra con un sonoro 4-0, la band del futuro Fatboy Slim ne ha anche per la regina, rea di essere la degna rappresentante di un Paese con troppe mani in troppe tasche e non abbastanza mani sul cuore. “È una perdita di tempo chiedere l’elemosina alla Regina”, canta Paul Heaton, “perché ha una sporta grassa a cui scoppiano le cuciture”.

“Elizabeth My Dear” The Stone Roses (1989)

Meno di un minuto al veleno per la canzone che chiude la prima facciata del debutto della band di Manchester. Sulla dolce melodia di Scarborough Fair, traditional già noto anche nella versione di Simon & Garfunkel, Ian Brown canta che non avrà mai pace finché lei non perderà il trono ed esprime una minaccia neanche troppo velata: “Il mio scopo è sincero, il mio obiettivo è chiaro: per te è finita, mia cara Elisabetta”.

“Dreaming of the Queen” Pet Shop Boys (1993)

Pare che uno dei sogni ricorrenti dei cittadini britannici sia quello in cui la Regina si presenta a casa loro. Colpito da questa statistica, Neil Tennant ci scrive sopra una canzone in cui racconta di aver sognato di ricevere la visita di Elisabetta per un tè. “You and her and I, and Lady Di”. Dopo una considerazione della sovrana (“L’amore non sembra mai durare, per quanto ti impegni”) non certo casuale in un momento di piena crisi del matrimonio tra Carlo e Diana, la storia finisce in commedia: “Ero nudo e la vecchia Regina non ha approvato, ma la gente si è messa a ridere chiedendo autografi”.

“This Is a Low” Blur (1994)

Il testo della ballata mélo che chiude Parklife è un nonsense meteorologico/geografico che celebra l’Inghilterra più tradizionale. E tra la baia di Biscay e il Tamigi non può mancare una citazione per la Regina: “È impazzita, è saltata giù da Land’s End”. Quest’ultimo è il punto più a sud-ovest di tutta la Gran Bretagna e si trova nella penisola di Penwith, in Cornovaglia.

“Rule Nor Reason” Billy Bragg (1997)

Ben lontano dall’essere un monarchico, il musicista di Barking dedica alla regina uno struggente flash. In una tormentata canzone su un amore che non rispetta né le regole né la ragione, la sovrana compare all’improvviso mentre seduta sul suo trono, da sola, ascolta dischi di Shirley Bassey. Poi guarda fuori dalla finestra e piange.

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