- VOTO 5
Il meglio di me
Francesco Renga
“Imparare dagli sbagli”, come nella canzone di Fedez & Masini. Col ritornello con la voce che spinge, stasera forse anche di più e oltre, Il meglio di me è prima “Repupplica” di Sanremo. Venerdì, con Ragazzo solo, ragazza sola, Renga ha scelto in coppia con Giusy Ferreri il Bowie sbagliato, quello italianizzato e banalizzato da Mogol. Negli anni ’60 usava, nel 2026 non ha senso.
- VOTO 7,5
Ti penso sempre
Chiello
È stonatello e quando sale sul palco ha l’aria di chi è stato trascinato là sopra a forza. È un intruso a Sanremo ed è l’unico un po’ rock’n’roll, indisciplinato nell’interpretazione, malinconico senza magone e senza enfasi, con un pezzo ben costruito con la complicità di Tommaso Ottomano, spalla di Lucio Corsi e mille altre cose. Quasi gli si perdona il “fottuto letto”.
- VOTO 5
Ora e per sempre
Raf
In quota veterani, anche se i suoi 66 anni sembrano almeno dieci in meno, Raf ha fatto un Festival non particolarmente brillante per via del pezzo poco incisivo sul suo matrimonio. Il tema del resto è solitamente una ricetta per disastro, specie se non si cerca una chiave per raccontare una storia comune – la coppia che si stringe forte in un mondo che “urla e stride”, le probabilità di restare assieme una vita – in modo non comune. Per creare maggiore connessione, la regia cerca la moglie in platea.
- VOTO 6,5
Resta con me
Bambole di pezza
Le Bambole di pezza non sono certo avanguardia rock, eppure in Italia non si era mai vista prima del 2026 una formazione interamente femminile di questo tipo a Sanremo e quindi è un bene che ci siano state. Per questo la loro sorellanza va premiata nonostante il pezzo piacionissimo e la follia di unire Occhi di gatto a Whole Lotta Love, Cristina D’Avena ai Led Zeppelin. Si divertono e si vede.
- VOTO 4,5
Naturale
Leo Gassmann
A Sanremo bisognerebbe portare pezzi in grado di esprimere in modo chiaro una personalità. Bisogna anche che questa personalità sia forte e distinguibile dal mucchio dei 30 e non è scontato. Naturale non ha queste caratteristiche e anche se Gassmann ha talento, potrebbe essere la canzone di almeno 10 altri concorrenti degli ultimi Festival.
- VOTO 7,5
Animali notturni
Malika Ayane
C’è stato tutto un filone di Sanremo 2026 in cui musica e immagini hanno evocato altri tempi, in tutti i sensi. Non è niente di nuovo, ma nel contesto di questo Festival nato vecchio sembra quasi una dichiarazione: se ritorno al passato dev’essere, che sia allora un passato felice, non quello della conservazione, ma quello della liberazione. Nel caso di Malika il passato è un groove sexy molto anni ’70, Italo soul-funk orchestrale portato sul palco con leggerezza e stile.
- VOTO 7,5
I romantici
Tommaso Paradiso
Una canzone come I romantici la accetti da uno come lui, «facilmente distruttibile dal punto di vista emotivo», uno con la faccia da schiaffi che non si vergogna delle sue ossessioni, nervoso sulle gambe, uno che suda troppo (lo dice sempre) e prima di scendere le scale si fa aria con un piccolo ventilatore a pile. La canzone tempo due ascolti cresce. Avanti tutta il venerdì con gli Stadio nel segno di Dalla.
- VOTO S.V.
Italia Starter Pack
J-Ax
Idea non votabile questa di presentarsi vestito da texano in pensione circondato da cheerleader e cowboy e cantare un pezzo country/bluegrass/pop. Stasera cappelli brandizzati anche per direttore e orchestra, vabbè. Molto meglio il coro milanesissimo di venerdì, ma a quel punto il patatrac era stato fatto e solo l’apparizione del redivivo Johnny Cash avrebbe potuto salvarlo.
- VOTO 6,5
Poesie clandestine
LDA e AKA 7even
Hanno una canzone non particolarmente originale, ma l’hanno interpretata con una leggerezza che all’Ariston male non fa. Hanno il merito di avere portato Tullio De Piscopo nella serata delle cover e dei duetti: mezzo punto in più.
- VOTO 5
Qui con me
Serena Brancale
Conta nel Sanremo di Conti l’espressività della vecchia scuola, la gestualità affettata, la voce che si innalza, l’interpretazione sentita, il cuore metaforicamente buttato in galleria e più su. Massimo rispetto, il tema è serio, Qui con me parla della morte della madre, ma l’enfasi con cui è espresso la porta lontana da come che dovrebbe essere nel 2026 il pop italiano, anche quello melodico. C’è modo e modo.
- VOTO 9
Opera
Patty Pravo
Un’immagine: il venerdì sera, quando gli altri hanno chiamato i rinforzi, gli amici e i parenti, lei il duetto se l’è fatto praticamente da sola, e non perché qualcuno l’ha mollata sul palco. Tutto Sanremo l’ha fatto così, uno spettacolo a parte, una parentesi di nobiltà pop in mezzo ai parvenu.
- VOTO 6
Per sempre sì
Sal Da Vinci
Le mossette rifatte anche dalla coppia Del Piero-Mahmood. La promessa “con la mano sul petto” e “davanti a Dio”. La festa con i parenti, gli amici, la piazza. Il pezzo con gli staccatoni. Il ballo con Mara Venier, aspettando Domenica In. Fa il giro l’espressività spudorata e soprattutto divertente, ed è tale anche per chi non lo prende sul serio. L’Ariston da sempre è strapaesano e quindi ci va matto. E alla fine vince.
- VOTO 5
Voilà
Elettra Lamborghini
Fortissima fuori dall’Ariston, meno male che c’è stata lei a ravvivare un Festival moscetto. Sotto tono quando si è trattato di interpretare il suo pezzo. Lo ha fatto in modo statico, senza divertimento per lei e quindi per il pubblico. Voilà e la citazione della Carrà meritavano un’interpretazione frizzantina. Lo sa anche lei che cerca almeno di far punti al FantaSanremo.
- VOTO 6
Stella stellina
Ermal Meta
Ribadiamo: voto 6. Politico.
- VOTO 7,5
Che fastidio!
Ditonellapiaga
Ha portato una canzone-elenco ironica e ammiccante. È partita così così, ma è andata in crescendo e anche se non è riuscita a tirare fuori il massimo dal pezzo è arrivata terza. È stata una mossa vincente portare all’Ariston TonyPitony, in versione ripulita. Ditony è stato un incontro-scontro di immaginari, il pop per il pubblico LGBTQ+ (lo dice lei) e la canzone da sessuomane di terza media interpretata come se fosse una romanticheria. Ha segnato il Sanremo di Ditonellapiaga tanto quanto Che fastidio!. Il punto in comune: il pop non va preso troppo sul serio.
- VOTO 6/7
Prima che
Nayt
Quando il suo nome è apparso nella top 10 nella serata delle cover ci siamo stupiti e forse non avremmo dovuto perché Nayt è molto, molto più amato di quello che sembra, e difatti Prima che è al quarto posto della classifica italiana ufficiale. Scriviamo di lui da tempo anche perché il suo rap è fuori dai luoghi comuni del genere. Piace l’atmosfera quasi trip-hop del pezzo, lui però resta un passo indietro, non “occupa” come altri il palco.
- VOTO 8
Magica favola
Arisa
Da tempo ogni volta che Arisa va a Sanremo, il ritornello è sempre: ah, se solo avesse canzoni migliori… Ma la bravura di un’interprete (e co-autrice) sta anche nel tirare fuori il meglio da quello che si ha per le mani, ovvero questo pezzo che rende meglio all’Ariston che su Spotify. Lezioni di misura anche nella cover. Dai che il lieto fine questa favola Disney lo merita.
- VOTO 7/8
Tu mi piaci tanto
Sayf
Una delle sorprese del Festival, entrato da oggetto cantante non identificato, uscito amatissimo, secondo come Lucio Corsi nel 2025. Mai avvistato prima nel mainstream, eppure già padrone del palco e finito davanti ad Arisa nella serata delle cover. Merito del carattere amabile di Tu mi piaci tanto, cantatina folk-rap sull’Italia che non va, ma che comunque si ama e per la quale testardamente si nutrono speranze. Mainstreamizzazione istantanea del maranza che porta sul palco mammà, italiano vero.
- VOTO 8
Sei tu
Levante
Ne è uscita bene, standing in rialzo grazie a un pezzo diverso da quelli che in passato ha portato a Sanremo, con una sua eleganza e complessità che l’ha fatto emergere dal mucchio anche se ad ogni ascolto colpisce un po’ di meno. La performance su I maschi e l’errore della regia sul bacio con Gaia le hanno regalato altra gloria.
- VOTO 4,5
Male necessario
Fedez & Masini
Sono stati fin dal principio la coppia da battere. Come reference hanno preso la loro cover dell’anno scorso: team e idea simile, ritornello melodico di Masini alla Masini, strofe con le lezioni e autocritica di Fedez, un po’ confessione e un po’ operazione per rafforzare il brand di cantante sensibile dopo tanto, troppo gossip e polemiche sulla vita privata. La canzone piace, forse perché sembra un riassunto senza fantasia, né ironia degli stili e dei profili dei due.
- VOTO 2
Ossessione
Samurai Jay
Ovviamente ha ragione lui: Ossessione è già una delle canzoni più ascoltate in Italia in streaming con quelle di Sayf, Ditonellapiaga, Fedez-Masini. È anche una delle più passate in radio. Si prevede un’estate italiana molto dura.
- VOTO 4
Prima o poi
Michele Bravi
È il solito copione e con tutto il rispetto per chi lo recita è venuto a noia: le pose studiate, il tormento d’amore, le piccole miserie domestiche, il melodramma pop manierato. Michele Bravi è un bravo interprete, ma serve qualcosa di più di un esercizio di stile quale è stata anche la cover sacrosanta di Domani è un altro giorno.
- VOTO 7,5
Stupida sfortuna
Fulminacci
Zitto zitto, con quella giacca oversize e l’aria sempre seria ha fatto un bel Sanremo. Il merito è di Stupida sfortuna, canzonetta particolarmente amabile in questo contesto, e alla scelta stilistica di evocare un altro tempo, un’altra Rai (cfr. Ayane). Bella l’idea di invertire i ruoli maschile-femminile nella cover con Fagnani, ma ci voleva più verve. Altroché Calcinacci: ha costruito un bella casetta a Sanremo e fra poco arriveranno i palazzacci (dello sport).
- VOTO 7
Labirinto
Luchè
Ha interpretato il passaggio dal rap a Sanremo senza strafare, cercando una via di mezzo tra canzone pop e rap, un passaggio stretto in cui s’incastrano in tanti. Nei momenti migliori ha trasmesso un pizzico di coolness imperfetta, dove lo stile musicale l’ha messo Tropico. Apprezzato il duetto con Grignani.
- VOTO 7+
Uomo che cade
Tredici Pietro
Storia vecchia: il vantaggio di essere lì, lo svantaggio di essere considerato figlio-di. Ma Tredici Pietro durante la settimana è stato il migliore dei nepo baby, specialmente il mercoledì quando ha dato tutto. Dice Dimartino, co-autore del pezzo, che lo ha fatto «non nascondendo le sue fragilità e mettendosi in gioco con purezza». Canzone non scontata, arriva dopo. Poi ok, il venerdì ha giocato sporco, ma se tuo padre è Gianni Morandi che fai, lo lasci a casa?
- VOTO 4
Le cose che non sai di me
Mara Sattei
È la canzone che sta sempre a metà, mai un picco, mai un’imprudenza, mai un sussulto, sempre il solito racconto sentimentale con tanto di cielo “di quel rosa chiaro zucchero filato”, una fiaba d’amore senza l’incanto della fiaba. Potrebbe essere il simbolo del Festival «cristiano e democratico» di cui ha parlato Carlo Conti, se non fosse che non può rappresentarlo essendo rimasta ai margini. Male male nella serata delle cover.
- VOTO 6/7
AI AI
Dargen D’Amico
Essenza di Dargen, con e senza scarpe. Sia in AI AI, miscela di atteggiamento cazzone e temi seri, impegno e disimpegno, canzone adulta e ragazzina. Sia nel mash-up proposto nelle cover, che è stato pubblicato col titolo Il giorno dell’armistizio e dentro ha Pupo, Boris Vian, Gam Gam, Il grande dittatore e Papa Francesco. Un casino voluto, ma almeno ha creato un po’ di scompiglio.
- VOTO 3
Ogni volta che non so volare
Enrico Nigiotti
L’idea di portare una canzone sostanzialmente priva di ritornello è buona, ma nella somma finale ci sono un surplus di stantio nel testo e un deficit di personalità. È un pezzo sul tempo che passa, ma il tempo non sembra passato. Vecchie proposte.
- VOTO 8
La felicità e basta
Maria Antonietta & Colombre
Una delle sorprese del Festival. Non perché non li conoscessimo, singolarmente e in coppia, ma perché quando vieni dal basso e arrivi là in alto, a Rai 1, non è detto che tu riesca a cavartela. Loro l’hanno fatto benissimo forse perché a differenza di tanti altri hanno studiato un progetto durato cinque giorni e perché avevano dalla loro un duetto tenero e facilmente canticchiabile, ambientazioni rétro, sorrisi, un giro in tandem, voglia di leggerezza.
- VOTO 3
Avvoltoi
Eddie Brock
Su 30 concorrenti ce ne sono sempre almeno un paio che fanno il salto al Festival troppo presto, non avendo uno stile ancora formato. È ad esempio il caso di Eddie Brock, una specie di melodico de Roma (folta rappresentanza quest’anno) spinto dal successone di TikTok e almeno per ora senza una storia forte da raccontare.















