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Sanremo 2022, le pagelle delle cover

Achille Lauro inginocchiato di fronte a Loredana Bertè, il greatest hits di Morandi e Jovanotti, 'Il cielo in una stanza' perfetta, i Calibro 35 che riscrivono Vasco Rossi: il meglio e il peggio della quarta serata

Foto: Daniele Venturelli//Getty Images

Amadeus, parliamone: perché hai deciso di trasformare Sanremo in una puntata extralarge di X Factor? Nella serata delle cover sono state ammesse quest’anno versioni di pezzi stranieri anni ’60, ’70, ’80 e ’90. Risultato: pare d’assistere a un talent dove ci si misura con le creazioni di artisti irraggiungibili, specie quando i giovani affrontano canzoni più grandi loro. Addio heritage del Festival, Sanremo rischia di diventare un programma come tanti altri. Ecco comunque com’è andata. Tra parentesi dopo il titolo della canzone non trovate gli autori dei pezzi originali, ma gli interpreti che li hanno resi famosi.

Noemi “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman” (Aretha Franklin) Voto: 5

Cos’era: Una delle grandi creazioni della premiata ditta Goffin-King (con l’aiuto del produttore Jerry Wexler). Trasformata nel 1967 in un pezzo leggendario da Aretha Franklin, ripresa in mano da Carole King nel best seller Tapestry. Storia.
Cos’è: L’interpretazione mette assieme King e Franklin. Noemi ce la mette tutta, ma l’effetto è da esibizione di X Factor pompata dall’orchestra e dal coro.

Giovanni Truppi con Vinicio Capossela e Mauro Pagani “Nella mia ora di libertà” (Fabrizio De André) Voto: 5

Cos’era: Il pezzo che chiudeva il concept sul ’68 Storia di un impiegato, col bombarolo finito in galera che dice che bisogna essere coglioni per non capire che non esistono poteri buoni. Potente, ma abusata la massima finale: “Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.
Cos’è: Spiazza il passo brioso. Capossela fa Capossela, Pagani fa Bob Dylan all’armonica, ma la canzone ne esce depotenziata. Era un’invettiva potente, un anatema. È diventato un motivo folk come tanti.

Yuman con Rita Marcotulli “My Way” (Frank Sinatra) Voto: 4

Cos’era: Questa la sanno tutti: è la canzone simbolo di Frank Sinatra, su testo inglese di Paul Anka, in origine un pezzo francese intitolato Comme d’habitude. Piccolo problema: l’hanno cantata TUTTI.
Cos’è: Rita Marcotulli è una grande jazzista, ma se canti My Way, un pezzo che hanno interpretato TUTTI, e non ne tiri fuori una versione sorprendente (senza per forza sparare sul pubblico delle prime file come Sid Vicious, eh?) rischi l’effetto talent.

Le Vibrazioni con Sophie and the Giants e Beppe Vessicchio “Live and Let Die” (Wings) Voto: 5

Cos’era: Il tema principale bombastico e sinfonico-rock del film Agente 007 – Vivi e lascia morire di Paul McCartney coi suoi Wings, riportato in auge a inizio anni ’90 dai Guns N’ Roses.
Cos’è: L’idea era buona: rock più orchestra, a Sanremo uno si porta a casa il risultato in modo spettacolare. E invece al tema manca quel po’ di frenesia che ci vuole. In quanto a Sarcina… mettiamola così: arriva dall’Inghilterra Sophie e mostra come si fa.

Sangiovanni con Fiorella Mannoia “A muso duro” (Pierangelo Bertoli) Voto: 5,5

Cos’era: Il manifesto programmatico musical-politico di Pierangelo Bertoli. Era il 1979, ma ci sono passaggi su come gira il mondo della canzone che sembrano scritti oggi.
Cos’è: La canzone che non t’aspetti da un diciannovenne e che invece proprio i diciannovenni che vanno ad Amici dovrebbero ascoltare (fine del predicozzo boomer). Sangiovanni parte bene, ci sta, poi scazza, esagera. Ma perché? Ah già, è la scuola Amici. Lui e Mannoia sono un po’ slegati. L’idea era buona.

Emma con Francesca Michielin “Baby One More Time” (Britney Spears) Voto: 5

Cos’era: Il singolo che ha lanciato Britney Spears, uscito quando lei non aveva ancora compiuto 17 anni. Il video con lei vestita da sexy scolaretta è storia del pop.
Cos’è: Dice Emma: è un omaggio alla popstar di #FreeBritney e una dedica a tutte le donne vessate. Nella prima parte la rallentano: c’è un’idea. Poi ci credono troppo e offrono l’esatta misura della distanza tra il pop americano e il pop italiano. “It’s Britney, bitch”, dice Emma nel finale con un’espressione incredibile. Appunto, it’s Britney: ci vuole leggerezza.

Gianni Morandi con Jovanotti e Mousse T “Medley” (Gianni Morandi e Jovanotti) Voto: 9

Cos’era: Un piccolo greatest hits di Morandi e Jovanotti: Occhi di ragazza, Un mondo d’amore, Ragazzo fortunato, Penso positivo.
Cos’è: Il piccolo greatest hits di Morandi e Jovanotti fatto dagli originali, che quindi un po’ barano facendo sé stessi. Zero pretese, tanto divertimento, ma fatto bene. Ventidue anni di differenza e lo stesso approccio all’intrattenimento. It’s Gianni, bitch.

Elisa “What a Feeling” (Irene Cara) Voto: 7,5

Cos’era: La canzone guida del film Flashdance, ovvero l’ultima cosa che uno s’aspetta di sentire dalla cantante di O forse sei tu.
Cos’è: Elisa canta, Elena D’Amario balla, Giorgio Moroder appare in un videomessaggio finale. L’arrangiamento è super, l’interpretazione ovviamente c’è.

Achille Lauro con Loredana Bertè “Sei bellissima” (Loredana Bertè) Voto: 7

Cos’era: Il classicone di metà anni ’70 di Loredana Bertè. Cantato da tutti e qualche volta equivocato. Il pubblico di Amici, per dire, la intona per il belloccio di turno nonostante il testo devastante.
Cos’è: Ovviamente su Sei bellissima Loredana non si batte. Lauro lo sa, si fa un po’ da parte e lascia che lei si prenda la canzone, in una coda di Amiche in Arena. Poi però si riprende la scena con la “Lettera a Loredana” in cui si mette nei panni del protagonista della canzone. Lauro inginocchiato di fonte a Bertè immagine simbolo di un’epoca di pop italiano.

Matteo Romano con Malika Ayane “Your Song” (Elton John) Voto: 5

Cos’era: Il singolo col quale è esploso Elton John. «La prima cosa nuova successa dopo i Beatles», disse John Lennon.
Cos’è: Lui è misurato e delicato, lei è Malika, ‘nuff said. Ma «questa incredibile serata», come la chiama Amadeus, somiglia sempre più a una puntata di X Factor in cui il concorrente canta emozionato con l’ospite big.

Irama con Gianluca Grignani “La mia storia tra le dita” (Gianluca Grignani) Voto: 6

Cos’era: È il pezzo con cui Grignani ha vinto Sanremo Giovani nel 1994 e che poi ha trascinato Destinazione Paradiso. Un classico dei nostri anni ’90, meno considerato di quanto meriterebbe.
Cos’è: Nonostante a un certo punto deragli e diventi un delirio anarchico, è la dimostrazione che la serata cover/duetti funziona se saltano le liturgie. Grignani è un grande incompreso del nostro pop, rivederlo a Sanremo così, con l’andatura alla Johnny Depp e le sue esagerazioni, fa piacere, ma fa anche pensare a tutto quello che poteva essere.

Ditonellapiaga e Rettore “Nessuno mi può giudicare” (Caterina Caselli) Voto: 7

Cos’era: Il superclassico che la giovanissima Caterina Caselli portò a Sanremo 1966, diventato simbolo del diritto di vivere come si vuole.
Cos’è: Ci piacciono, le sosteniamo, sono brave, ma funzionano meglio quando cantano Chimica. La loro versione «alla Quentin Tarantino» di Nessuno mi può giudicare gira bene, ma non è niente di eccezionale.

Iva Zanicchi “Canzone” (Milva) Voto: 7

Cos’era: Il pezzo che Celentano e Milva portarono a Sanremo nel 1968, dopo un mega litigio del primo con Don Backy. A quel Festival c’era anche Zanicchi.
Cos’è: Inizia con la voce e l’immagine d’epoca di Milva. Non è un brutto caso di canta-col-defunto, ma una breve citazione. Continua come un pezzo di Bond. E poi è ancora Ivacore.

Ana Mena con Rocco Hunt “Medley” (Jimmy Fontana, Alan Sorrenti, Julio Iglesias) Voto: 5

Cos’era: Il mondo del 1965 di Jimmy Fontana, Figli delle stelle del 1977 di Alan Sorrenti, Se mi lasci non vale del 1976 di Julio Iglesias.
Cos’è: «Su le mani!», Rocco Hunt, gli anni ’70, il pubblico in piedi. Ed è subito Costa Toscana.

La Rappresentante di Lista con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra “Be My Baby” (Ronettes) Voto: 6

Cos’era: Classico anni ’60 delle Ronettes, il gruppo in cui cantava Ronnie Spector morta a gennaio (ma la cover è stata scelta prima). È uno dei pezzi simbolo dell’epoca dei girl group.
Cos’è: Nel 2022 le Ronettes (Rappresentante’s Version) sono Veronica, Margherita e Ginevra. La musica, courtesy of Cosmo, va verso il breakbeat d’un quarto di secolo fa. La meravigliosa levità e il candore dell’originale sono rimpiazzati da un’interpretazione alienotronica.

Massimo Ranieri con Nek “Anna verrà” (Pino Daniele) Voto: 5

Cos’era: L’omaggio ad Anna Magnani scritto da Pino Daniele proprio per Massimo Ranieri, pensata come sigla finale di Fantastico 1989. Dice Ranieri che la Rai non la volle e perciò Daniele la tenne per sé.
Cos’è: Il pezzo c’è (ma dai?), l’arrangiamento pure, ma nell’abbinamento delle voci qualcosa non va. Magnani, Ranieri, Daniele, amiamo tutto, ma qui manca qualcosa.

Michele Bravi “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” (Lucio Battisti) Voto: 3

Cos’era: C’è bisogno di spiegarlo? Pezzo del ’72, da Il mio canto libero. Conoscete tutti qualcuno che la strimpella alla chitarra. Il ritornello è quello con le discese ardite e le risalite. Fun fact: il testo in inglese della versione di Mick Ronson è di David Bowie.
Cos’è: La strofa: troppo melodramma, la voce rotta dalla finta emozione, le smorfie, la musica un thriller di Dario Argento. Il ritornello: si apre, ma malamente.

Mahmood e Blanco “Il cielo in una stanza” (Gino Paoli) Voto: 9

Cos’era: Uno dei massimi classici della canzone d’amore italiana, scelta dalla coppia per l’assonanza con il “cielo di perle” di Brividi. Rischiosa.
Cos’è: Non tutti lo sanno, ma Blanco è cresciuto con questa musica. Lui e Mahmood sono misurati, restano fedeli alla canzone e la tradiscono al punto giusto, portandola altrove con gusto. Romantici delicati armonici irreali. Non ne sbagliano una, Sanremo 2022 è loro.

Rkomi con i Calibro 35 “Medley” (Vasco Rossi) Voto: 8

Cos’era: Un pezzo sull’hangover di fine anni ’70, ovvero Fegato, fegato spappolato, la disco del 1983 di Deviazioni, il Vasco pop di Cosa succede in città.
Cos’è: I Calibro che suonano Vasco portandolo nell’iperspazio. Loro grandiosi, Rkomi fatica a starci dietro. Voto 12 a loro, 4 a lui, media 8. Ora vogliamo tutto un album di Vasco coi Calibro.

Aka 7even con Arisa “Cambiare” (Alex Baroni) Voto: 6

Cos’era: La canzone che Alex Baroni portò a Sanremo 25 anni fa, vincendo il premio come miglior voce dato dalla giuria presieduta da Luciano Pavarotti.
Cos’è: Fa molto vecchio Sanremo, ma rispetto ad altri, Aka 7even ha due vantaggi: non ha scelto un super classico senza tempo e ha dalla sua Arisa, che canta alla grande.

Highsnob e Hu con Mr Rain “Mi sono innamorato di te” (Luigi Tenco) Voto: 4

Cos’era: Una delle canzoni d’amore più celebri della nostra storia, che però dice una cosa tremenda. Amore sugarless.
Cos’è: I due non sono all’altezza dell’arrangiamento orchestrale spettacolare. L’intro e l’outro di Mr. Rain rischiano di banalizzare tutto.

Dargen D’Amico “La bambola” (Patty Pravo) Voto: 4

Cos’era: Il ’68 di Patty Pravo, la ragazza che si fumava i ragazzi come sigarette. Non la voleva cantare. È diventata il suo simbolo. Succede.
Cos’è: Dargen canta come gli pare, con la noncuranza di quello che passa di lì e non solo è talmente spudorato da salire sul palco, ma lo usa pure per fare il giullare. Commento-citazione di Nina Zilli: «No ragazzo no».

Giusy Ferreri con Andy “Io vivrò senza te” (Lucio Battisti) Voto: 4

Cos’era: La fine di un amore secondo Mogol-Battisti, cantata contemplando un futuro di lacrime. Pubblicata dai Rokes poco prima dello stesso Battisti.
Cos’è: Giusy Ferreri sceglie la strada sicura: arrangiamento pomposo orchestrale, gran crescendo, tutti gli attrezzi migliori per far sentire una gran voce. Insieme a lei Andy dei Bluvertigo, uno sperimentatore del pop più laterale e avventuroso. Poteva essere il riscatto di un Sanremo deludente, ma la sua voce non arriva e tradisce un bel po’ di fatica.

Fabrizio Moro “Uomini soli” (Pooh) Voto: 3

Cos’era: La canzone del “dio delle cittuà” che ha vinto a Sanremo 1990, interpretata all’epoca anche da Dee Dee Bridgewater.
Cos’è: La versione “morizzata”, cantata come la canterebbe un uomo che ha appena subìto una grossa ingiustizia.

Tananai con Rosa Chemical “A far l’amore comincia tu” (Raffaella Carrà) Voto: 3

Cos’era: Uno dei pezzi con cui Raffaella Carrà è riuscita a cantare (e ballare) di sesso con una leggerezza e un candore che dopo lei nessuno mai, offrendo un modello di donna attiva modernissimo. Poi ci sono stati Bob Sinclar, Sorrentino, La grande bellezza.
Cos’è: Il tentativo maldestro di portarla nel 2022.

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