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Queste canzoni raccontano gli ultimi 15 anni di storia del Venezuela

La rabbia, l’ironia, il fallimento, la censura, la diaspora, la speranza, Chavez, Maduro e Machado: 15 canzoni di lotta e resistenza in chiave folk e pop

Foto: Jeremy Chan Photography/Getty Images (1), Christopher Polk/Billboard/Getty Images (2), Alexander Tamargo/Getty Images for iHeartRadio (3)

La musica è stata un’ancora di salvezza emotiva per tante persone negli ultimi 30 anni in Venezuela, un modo per non abbattersi e affrontare tempi turbolenti e condizioni economiche disastrose. Non si tratta di classiche canzoni di protesta. L’espressione canción de protesta si porta dietro in Venezuela un passato complesso. Gli anni ’60 e ’70 sono stati caratterizzati della Nueva Canción Latinoamericana legata alla sinistra e rappresentata da Mercedes Sosa, Pablo Milanés e Víctor Jara. Il movimento ha trovato voci significative anche Venezuela, ad esempio Alí Primera e Soledad Bravo, ma è stato accolto in modo diverso rispetto ad altri Paesi dell’America Latina.

In un’epoca in cui molti Paesi sudamericani erano oppressi da dittature militari di destra, dittature che spesso godevano dell’appoggio degli Stati Uniti, la giovane democrazia venezuelana combatteva contro i guerriglieri sostenuti da Fidel Castro. Il Venezuela era riuscito a rovesciare il regime e ad affermarsi come modello di stabilità centrista finanziata dal petrolio, il movimento della “canzone di protesta” è entrata spesso in conflitto con un Paese che, in quel momento, rappresentava l’esperimento democratico di maggior successo della regione.

Le canzoni di lotta che abbiamo raccolto sono il riflesso della tensione profonda che ha caratterizzato la storia recente del Venezuela. Questa tensione può essere fatta risalire a Por estas calles, sigla di una soap anni ’90 che ha catturato il fallimento del progetto di Stato petrolifero, da cui è nata la crisi attuale. Altre canzoni che raccontano quel periodo cruciale sono Yo Me Quedo en Venezuela (Io resto in Venezuela), risposta pop-folk ottimista trasformata in dolorosa ironia da Carlos Baute, e Allá cayó della band ska Desorden Público. Era il 1997 e quel pezzo catturava il cinismo di una nazione in caduta libera chiedendo ironicamente “chi ci salva?”. La risposta? “Michael Jordan!”. Solo un anno dopo Hugo Chávez (predecessore e padre politico di Nicolás Maduro) ha vinto le elezioni presidenziali, cambiando il corso della storia del Paese.

Più recentemente, la diaspora ha dato via a una nuova scena venezuelana influenzata sia dai suoni pop e nostalgici di Miami, sia da quelli alternativi di Porto Rico. Sono canzoni che hanno spesso un doppio fondo culturale, hit commerciali che fungono da specchio di una società frammentata, segnata da fame, repressione politica e censura e che allo stesso tempo fanno da ponte col loro Paese per oltre otto milioni di venezuelani costretti a fuggire, spesso in condizioni pericolose, durante la grande migrazione dell’ultimo decennio.

Mucho gusto

Canserbero

2010

Il rapper Canserbero si presenta elencando le sue credenziali, vale a dire una vita trascorsa tra problemi economici e violenza di strada nel barrio venezuelano. “Sessanta morti a settimana solo nella capitale”, urla rappresentando un Paese che stava scivolando nell’illegalità. Dal mixtape Guía para la acción (2007) all’oscurità esistenziale del secondo e ultimo album in studio Muerte (2012), il catalogo di Canserbero è una riflessione viscerale sul periodo buio vissuto dalla nazione nei primi due decenni del nuovo millennio. È morto in modo misterioso nel 2015. Nove anni dopo, la sua scomparsa è stata riclassificata come omicidio. A quel punto era già diventato il santo patrono della scena rap venezuelana.

A mis hermanos

Aquiles Báez

2011

Buona parte di queste 15 canzoni documentano una nazione al collasso. A mis hermanos (Ai miei fratelli) è invece un monumento alla resilienza dei venezuelani eretto recuperandone le radici musicali. Composta originariamente dal chitarrista Aquiles Báez nel 2006, la versione definitiva datata 2014 e registrata a Caracas vede Báez riunire un trabuco di maestri: Nelson Echandía al basso, Fernando Rodríguez al cuatro, Héctor Hernández al sassofono, Baden Goyo al pianoforte, Yilmer Vivas alla batteria e Wilmer Montilla alle maracas. È un merengue caraqueño dal caratteristico ritmo in 5/8, una vera masterclass sulla identità venezuelana, un’ancora culturale per impedire al patrimonio del Paese di essere inghiottito dalla crisi.

Mi felicidad

Víctor Muñoz & Nacho

2015

Pubblicata poche settimane prima delle consultazioni legislative del 2015, questa ballata pop solare, in aperto contrasto con la scena underground, è stata scritta per ispirare l’elettorato stremato. Si tratta di una collaborazione tra il cantante pop Víctor Muñoz e la star urban Nacho, artista dalla portata globale che ha poi lavorato con Yandel e Bad Bunny nel remix di Báilame. Il ritornello contagioso e il ritmo pieno d’energia hanno funzionato da richiamo per una nazione che, in quel momento fugace, pensava che il cambiamento fosse a portata di mano. Oggi è un modo per tornare indietro nel tempo, quando per un breve tempo il movimento di opposizione venezuelano è passato dalla frustrazione alla speranza.

Todo está muy normal

Desorden Público

2015

Sono stati censurati per aver denunciato in tv la corruzione prima di eseguire questo brano durante la trasmissione del festival Suena Caracas nel 2014 e hanno poi pubblicato il video censurato con la canzone, inserendo l’audio di Maduro che cercava di smorzare lo scandalo. Nonostante le critiche per aver partecipato a eventi sponsorizzati dal governo, i Desorden Público hanno trasformato l’incidente in una feroce e sarcastica accusa della “normalizzazione” del collasso venezuelano.

La grey zuliana

Guaco

2016

Composta negli anni ’60 da Ricardo Aguirre, La grey zuliana è stata recuperata nel 2016 e ha segnato una nuova stagione di dissenso musicato da musica di derivazione folklorica. È una sorta di inno della gaita, un genere tipico del Venezuela occidentale sinonimo del periodo natalizio, ma profondamente radicato nella critica sociale. La cover dei Guaco, vincitori di un Latin Grammy, ha ricordato al Paese che nello Zulia, epicentro della ricchezza petrolifera venezuelana, i servizi pubblici stavano collassando. Proprio in quel periodo, il genere si è evoluto per affrontare il dolore crescente della crisi migratoria con Abrázame hermano (Abbracciami, fratello), collaborazione tra il leggendario gaitero Neguito Borjas e suo nipote Ronald Borjas. Anche le musiche tradizionalio legate alle feste sono state rimodellate dalla tragedia dell’emigrazione.

Me rehúso

Danny Ocean

2016

Anche il reggaeton può essere nella sua essenza una forma di protesta. La star del popetón Danny Ocean ha scritto il pezzo a Miami come regalo di San Valentino per la fidanzata che aveva dovuto lasciare a Caracas per emigrare negli Stati Uniti. Me rehúso, che solo su YouTube ha oltre due miliardi di visualizzazioni, ha dimostrato che per l’artista venezuelano la protesta non deve essere per forza incazzosa ed esplicita. A volte basta una ballata urban orecchiabile sul rifiutarsi che la migrazione forzata decreti la fine di una storia d’amore.

Mis ilusiones

SanLuis feat. Voz Veis & Apache

2017

Pubblicata in un periodo particolarmente agitato e nel bel mezzo di una crisi umanitaria, Mis ilusiones (Le mie speranze) e la sua melodia tradizionale tipica del cuatro nasce dalla collaborazione tra il duo pop SanLuis, formato dai fratelli Santiago e Luigi Castillo, ex membri degli Voz Veis, e il rapper Apache. Il videoclip faceva appello all’orgoglio nazionale, pieno com’era di icone venezuelane come la superstar del baseball Omar Vizquel, l’attore Edgar Ramírez, il maestro dell’arte cinetica e ottica Carlos Cruz-Diez, il giocatore della NBA Greivis Vásquez, la conduttrice televisiva Maite Delgado. Nella coda un coro di bambini dà voce al desiderio di futuro: “Venezuela, ripongo ogni speranza in te”.

Me fui

Reymar Perdomo

2019

“Ho detto: ‘Maduro, figlio di puttana’”, grida la migrante venezuelana Reymar Perdomo su una base reggaeton rallentata. Se altre canzoni di questa lista sono delle specie di scialuppe di salvataggio, Me fui è il diario grezzo e intriso di lacrime scritto dal passeggero. Composta da Perdomo mentre viaggiava in autobus per il Sud America, la canzone è diventata virale quando è venuto fuori un video in cui la cantava per le strade del Perù. A quel punto è stata ripubblicata in una versione in collaborazione con vari nomi grossi della musica latina (Sebastián Yatra, Fonseca, Fanny Lu, Leslie Shaw, Silvestre Dangond, Debi Nova, Víctor Muñoz, Andrés Cepeda, SanLuis, Raquel Sofía, Juan Fernando Velasco, Santiago Cruz, Cáceres & Javier Ramírez). Il verso “Son partita con la testa piena di dubbi e il cuore pieno della mia terra” è lo specchio di milioni di caminantes in fuga dal collasso. La canzone ha trasformato una vicenda individuale in una conversazione continentale sulla solidarietà e sul dolore derivante dallo sradicamento.

El mensaje

Gerry Weil ft. Apache & Trina Medina

2020

Il pianista austriaco-venezuelano Gerry Weil, considerato il padre del jazz venezuelano, aveva già superato gli 80 anni quando ha pubblicato questo montuno con l’interpretazione vocale intensa di Trina Medina e il lirismo tagliente del rapper Apache. La canzone, che dice “Non vogliamo rivoluzione, vogliamo pace e soluzione”, si chiudesse in tono giocoso e rappresenta un rifiuto della retorica politica che aveva dominato i due decenni precedenti.

Caracas en el 2000

Elena Rose feat. Danny Ocean & Jerry Di

2023

Caracas en el 2000 ha dato il via a una nuova era per la scena della diaspora. L’identità venezuelana veniva per la prima volta letta attraverso una lente pop globale e raffinata, pur restando assolutamente locale nello slang e nel sentimento. È un’istantanea del Paese prima della crisi. “Che cosa non darei per una cosa del genere: tu ed io a Caracas, come nel 2000”, dice il ritornello, incastonato tra immagini di formazione condivise da tutti i caraqueños e dalla nazione intera. Con la sua atmosfera nostalgica, il brano è diventato un ponte digitale per milioni di persone e ha dimostrato che, pur essendo tutto cambiato, il Paese che era sopravvive nella memoria collettiva.

Escala en Panamá

Danny Ocean

2024

Pubblicata pochi giorni prima delle elezioni presidenziali di luglio 2024, Escala en Panamá (Scalo a Panama) rappresenta una presa di posizione netta a sostegno della leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, che appare alla fine del video. Il titolo fa riferimento all’aeroporto internazionale di Tocumen, principale hub di transito dei migranti venezuelani. È una sorta aggiornamento pieno di speranza di Me rehúso dove l’asse dal dolore è spostato partenza al desiderio del ritorno. Ocean ha eseguito un medley acustico di Alma llanera e Venezuela alla cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2025 in onore di Machado.

Veneka

Rawayana feat. Akapellah

2024

I Rawayana e il rapper Akapellah si riappropriano della parola veneca, insulto xenofobo solitamente diretto contro le migranti venezuelane che viene trasformato in un distintivo di orgoglio. L’enorme popolarità della canzone ha attirato l’ira di Maduro, instauratosi dopo che l’opposizione ha denunciato brogli alle elezioni del 2024. Il leader venezuelano ha definito la canzone offensiva: «Le venezuelane non sono venecas, sono venezuelane». È seguita la cancellazione del tour di ritorno in patria della band nel 2024, mossa ampiamente interpretata come una ritorsione per il sostegno aperto dei Rawayana a Machado. Veneka ha poi vinto un Latin Grammy.

Aguacero

Luis Enrique feat. C4 Trío

2024

La collaborazione tra il nicaraguense Luis Enrique e il celebre ensemble folk venezuelano C4 Trío si ispira all’anima acustica e percussiva del cuatro venezuelano. Il brano cresce fino a un bridge da brividi che incorpora melodia e testo dell’inno nazionale venezuelano Gloria al Bravo Pueblo, reinterpretandolo come una preghiera per un “acquazzone” capace di purificare e rinnovare lo spirito collettivo del Paese. Il suo significato culturale è stato consacrato a livello internazionale con la vittoria come Best Roots Song ai Latin Grammy del 2025.

El Caracazo 2025

Crisler & Varios Artistas

2025

Pubblicati nel maggio 2025, questi 13 minuti rappresentano una risposta cruda alla nostalgia “patinata” di brani come Caracas en el 2000. Assemblata dal produttore Tanatox, la traccia riunisce oltre 20 delle voci più influenti dell’hip hop venezuelano, inclusi pesi massimi come Apache, McKlopedia, Reke e Big Soto. Se la musica della diaspora spesso romanticizza una città perduta, El Caracazo 2025 è piuttosto un reportage ruvido direttamente dalla strada, per mostrare una capitale dove per molti anni si è lottato per la sopravvivenza.

Si te pica es porque eres tú

Rawayana

2026

I 30 secondi che aprono ¿Dónde es el after? sono usciti pochi giorni prima della cattura di Maduro a Caracas da parte delle forze militari statunitensi. Auspicando che nel nuovo anno “i figli di puttana finalmente se ne vadano”, il pezzo è apparso profetico ed è stato usato come colonna sonora dai venezuelani che condividevano online le immagini dell’annuncio. Nell’album c’è anche l’interludio El after del after, con una registrazione d’epoca del compianto presentatore venezuelano e candidato presidenziale alle elezioni del 1978 Renny Ottolina. Nella registrazione, Ottolina parla del pericolo di intrupparsi in una fazione (“Non appartengo a nessun gruppo specifico”) e invita ad aprirsi all’amore e non all’odio. In cima alle priorità della band, come ha detto il leader Beto Montenegro, c’è ancora la cultura del Venezuela.

Da Rolling Stone US.

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