Rolling Stone Italia

Paul McCartney in 40 canzoni

Le canzoni migliori della carriera solista di McCartney. La guida definitiva alle sue hit post-Beatles: stranezze psichedeliche, punk, folk, disco e parecchie stupide canzoni d’amore
Paul McCartney è nato il a Liverpool il 18 giugno 1942. Foto: MJ KIM/© MPL Communications Ltd.

Paul McCartney è nato il a Liverpool il 18 giugno 1942. Foto: MJ KIM/© MPL Communications Ltd.

Paul McCartney compie 77 anni e per festeggiare abbiamo messo in ordine suoi 40 pezzi post-Beatles, da solista o con i Wings.

È un estratto dallo speciale da collezione monografico dedicato a Macca, presto in tutte le edicole.

40. “C-Moon” singolo (1972)

Un pezzo bizzarro con un tocco tropicale che doveva essere un B-side, ma diventa uno dei preferiti dei dj radiofonici in UK quando il singolo Hi, Hi, Hi viene bandito dalla BBC e si trasforma in una hit a sorpresa. McCartney ha spiegato il titolo così: «C Moon? Sta per “cool”».

39. “Ever Present Past” Memory Almost Full (2007)

Paul dimostra l’energia di un uomo della metà dei suoi anni in un singolo in cui ripercorre la sua vita e parla della «ricerca del tempo passato così velocemente» su riff rapidi e incisivi. «Non userei la parola “nostalgia”. Piuttosto parlerei di “memoria”. E di immaginazione».

38. “Riding to Vanity Fair” Chaos and Creation in the Backyard (2005)

La produzione di Nigel Godrich fa fluttuare questa ballad psichedelica nello Spazio, mentre il testo è un attacco di Paul a chi gli vuole male. Dice a RS: «Ho pensato che non sarebbe stato male dire a certe persone che non le sopporto».

37. “Mull of Kintyre” singolo (1977)

Una canzone da cantare al pub, con tanto di cornamusa, scritta in omaggio alla remota zona della Scozia in cui si trova la sua fattoria. In America è sconosciuta, ma in Inghilterra diventa il singolo più venduto di sempre dai tempi di She Loves You (fino a quando viene superato da Do They Know It’s Christmas? nel 1984).

36. “Temporary Secretary” McCartney II (1980)

In preda all’entusiasmo per le improvvisazioni e il registratore con cui realizza McCartney II, Paul crea uno strano brano electropop che parla di un tipo inquietante in cerca di una segretaria: «Era un esperimento», dirà anni dopo, quando diventa un pezzo di culto, «non pensavo di fare niente di innovativo».

35. “I’ve Had Enough” London Town (1978)

Sull’album arriva dopo il pezzo superpositivo With a Little Luck, con chitarre e parole piuttosto dure. Il tono sarcastico suggerisce che Paul sta già prestando attenzione al suo futuro collaboratore Elvis Costello. In America entra nella Top 40, in Inghilterra invece è un flop: «Non si può vincere sempre», commenta Paul.

34. “The Back Seat of My Car” Ram (1971)

Anche questa avrebbe potuto essere dei Beatles. Paul la scrive nel 1969 e due anni dopo la riprende per il gran finale orchestrale di Ram. «Una canzone per teenager», dice nel 2001, «due giovani innamorati pronti a spaccare il mondo. Mi sono sempre piaciuti i perdenti».

33. “Magneto and Titanium Man” Venus and Mars (1975)

Mentre è in vacanza in Giamaica, Paul si ispira ai fumetti dei figli per scrivere una canzoncina in cui compaiono i cattivi dell’universo Marvel. Durante il tour, sul palco oltre a quadri di Magritte vengono proiettate immagini di Magneto e Titanium: «Anche questa è arte», dice.

32. “Flaming Pie” Flaming Pie (1997)

Paul cavalca l’onda di entusiasmo per l’uscita della Beatles Anthology con un pezzo che prende il titolo da una vecchia battuta di John Lennon sull’origine della band. «Non me ne frega davvero niente di quanto venderà questo album», dice Paul, «a tutti piace avere successo, ma non a scapito del divertimento».

31. “Say Say Say” Pipes of Peace (1983)

Paul e Michael Jackson erano buoni amici prima di litigare per i diritti dei Beatles: «Mike è un ragazzo adorabile», dice Paul nell’anno in cui realizzano insieme questo duetto. Al tempo qualunque cosa in cui ci fosse Jackson era un successo garantito e questo pezzo non fa eccezione: sei settimane al n.1 in classifica.

30. “Fine Line” Chaos and Creation in the Backyard (2005)

Il produttore dei Radiohead, Nigel Godrich, spinge McCartney fuori dalla sua comfort zone e in studio gli fa suonare tutti gli strumenti per la prima volta da decenni. Il risultato, come si sente in questo brano basato su pianoforte e voce, è un album che suona come un classico.

29. “Goodnight Tonight” singolo (1979)

Una delle più grandi hit della sua fase disco, con un groove morbidissimo, registrata con la settima e ultima formazione dei Wings. Eppure Paul l’aveva quasi scartata durante le registrazioni di Back to the Egg. «L’ho buttata via», ha raccontato: «Una settimana dopo ho riascoltato l’album e ho pensato: che follia!»

28. “My Valentine” Kisses on the Bottom (2012)

Paul è in vacanza in Marocco con la sua terza moglie Nancy e compone questa tenera ballad al pianoforte dell’albergo. «Fuori pioveva e mi è venuta una melodia in minore». Impreziosita dalla linea di chitarra del suo vecchio amico Eric Clapton, è un omaggio agli standard jazz con cui Macca è cresciuto.

27. “Angry” Press to Play (1986)

L’urlo di Helter Skelter ha anticipato gli anni ’80, ma questa è una bomba pre-grunge con Pete Townshend alla chitarra, Phil Collins alla batteria e Paul che attacca il razzismo e la Thatcher. «La posizione dell’Inghilterra nei confronti dell’apartheid è folle», dice Paul a RS, «perché non rinsaviscono?».

26. “Heart of the Country” Ram (1971)

Le battaglie legali che seguono lo scioglimento dei Beatles rischiano di farlo impazzire. Paul scappa in Scozia con Linda e si immerge nella natura, un’esperienza che ricorda in questo pezzo idilliaco: «Una fuga», ha detto anni dopo, «ho sempre amato la campagna, ma non ho mai avuto tempo di tornarci».

25. “Waterfalls” McCartney II (1980)

Il titolo viene dal nome del suo cottage nel Sussex ed è uno dei pezzi migliori in uno dei suoi album meno noti. 14 anni dopo, i fan riconoscono qualcosa di familiare nell’omonima hit R&B delle TLC: la metafora e qualche strofa sono identiche. «Scusate? Lo avete fatto davvero?», commenta lui incredulo.

24. “Hope of Deliverance” Off the Ground (1993)

«Un messaggio internazionale con un tocco latino americano», dice Paul a proposito di questo brano in cui si scambia assoli di chitarra spagnola con Robbie McIntosh su un ritmo sincopato, con un’immediatezza da registrazione al primo take. Una hit ottimista nell’Europa dell’Est post Guerra Fredda.

23. “Listen to What the Man Said” Venus and Mars (1975)

Non è The Hustle, ma questo groove seducente (opera del sax frizzante di Tom Scott) dimostra che McCartney non avrebbe nessun problema a farsi strada nella nuova scena disco music. «Il titolo può riferirsi a Dio, ma anche a molte altre cose. È un buon singolo estivo».

22. “Monkberry Moon Delight” Ram (1971)

Su un giro di pianoforte sbuffante, Paul dice di essere impazzito a causa di una sostanza esotica: “Un pianoforte che mi entra nel naso”. «Tutti mi hanno chiesto: parli della cocaina? E io: “No, è un pianoforte che entra nel naso. Avete mai sentito parlare dei pittori surrealisti?».

21. “You Gave Me the Answer” Venus and Mars (1975)

Quando McCartney ti invita a ballare è difficile dirgli di no. Questo pezzo segna il ritorno dello stile music hall di Honey Pie e Your Mother Should Know, in cui Paul è un crooner alla Rudy Vallee: “Mi hai dato la risposta all’amore eterno / Ti amo, e mi sembra di piacerti”.

20. “Here Today” Tug of War (1982)

La commovente risposta di Paul alla morte di John Lennon. Prodotta da George Martin e con un testo straziante in cui continua un dialogo con il suo amico che dura da tutta la vita. «Abbiamo avuto delle bellissime conversazioni poco prima della sua morte. Ho sentito di aver fatto pace con lui», dice nel 1993.

19. “With a Little Luck” London Town (1978)

McCartney al massimo della dolcezza: “Non c’è limite a quello che possiamo fare insieme”, dice su un tappeto morbidissimo di sintetizzatori che definisce il genere “rock da crociera”. Infatti viene registrato sul Fair Carol, uno yacht equipaggiato con uno studio di registrazione ancorato al largo delle Isole Vergini.

18. “Coming Up” McCartney II (1980)

Alla fine degli anni ’70, Paul si ritira nella sua fattoria in Scozia e si diverte con un registratore: «Ho imparato tutti i trucchi», dice a proposito di questo brano iperattivo con una strana linea vocale velocizzata. Tra gli estimatori di Coming Up c’è John Lennon: si dice che lo abbia spinto a ricominciare a fare musica.

17. “Junior’s Farm” singolo (1974)

Registrato a Nashville mentre i Wings alloggiano a Lebanon, Tennessee, nella casa di campagna di Curly Putman Jr, autore del classico country He Stopped Loving Her Today, questo pezzo è molto più glam rock che country, con l’aggiunta di vari personaggi psichedelici, tra cui un cane eschimese e un leone marino.

16. “Nineteen Hundred and Eighty Five” Band on the Run (1973)

Il finale giusto per uno dei migliori album dei Wings, trascinato dal piano di Paul. All’inizio era solo una strofa, “Non è rimasto vivo nessuno nel 1985”. «È rimasta lì per mesi. Non potevo certo cambiarla: “Non è rimasto vivo nessuno nel 1986”? Non avrebbe funzionato».

15. “Silly Love Songs” Wings at the Speed of Sound (1976)

Dopo anni passati a ignorare chi lo definisce un autore di canzoni d’amore stucchevoli, Paul risponde con un pezzo disco in cui canta su una linea di basso e archi: “Che c’è di male?”. È lui a ridere per ultimo: Silly Love Songs si piazza al n.1 ed è il singolo più venduto del 1976.

14. “Bluebird” Band on the Run (1973)

Come molti pezzi dell’album Band on the Run, rappresenta il desiderio di evasione: Paul e Linda sono due uccellini che volano liberi. Una melodia agrodolce che solo McCartney poteva scrivere, facendosi accompagnare da una chitarra in stile bossa nova brasiliana e le percussioni del musicista nigeriano Remi Kabaka.

13. “Every Night” McCartney (1970)

«Non esco mai», dice Paul a RS, «preferisco passare la sera a letto che in un club». Questo delizioso pezzo acustico dipinge un quadro più complesso: Paul si sente perso e vuole “sballarsi”, ma quando dice che resterà in casa con Linda si avverte chiaramente un raggio di sole che si fa largo attraverso le nuvole nere.

12. “Let Me Roll It” Band on the Run (1973)

Uno dei brani più grezzi di McCartney, con una tagliente chitarra blues e una voce carica di riverbero che è stata interpretata come un’imitazione di John Lennon. Paul ha sempre negato: «Non dimenticatevi che, nonostante quello che si dice, c’era molta intesa tra me e John nel modo di vedere le cose e di lavorare».

11. “Beware My Love” Wings at the Speed of Sound (1976)

«Cercavamo il suono più duro possibile», dice Paul a proposito di Wings at the Speed of Sound. Lo trovano con questo pezzo rock graffiante in più parti che spicca sull’atmosfera disco pop dell’album grazie alla voce implorante di Paul e alla chitarra arrabbiata di Jimmy McCulloch.

10. “Venus and Mars/Rock Show” Venus and Mars (1975)

«L’idea di base dei Wings era di essere una touring band», dice Paul a RS nel 1976, «una band normale, senza il mito dei Beatles». Tuttavia niente di quello che McCartney faceva in quegli anni poteva essere definito “normale”: la suite musicale che apre tutto il tour Wings Over America è un vero viaggio mentale, con un inizio acustico e un crescendo potente, in cui Paul si permette anche di prendere in giro la più grande rockstar del momento, Jimmy Page.

9. “Another Day” singolo (1971)

Paul scriveva cose così belle alla fine degli anni ’60 che un pezzo come questo poteva rimanere nel cassetto per anni. Lo suona la prima volta durante le riprese del film Let It Be nel 1969, ma non lo registra fino alle session di Ram e poi lo sceglie come primo singolo della sua nuova carriera solista. È una classica storia alla McCartney (il batterista Denny Seiwell la definisce, «Eleanor Rigby ambientata a New York»), con le melodie cantate da Linda che aiutano a far emergere la protagonista femminile del testo.

8. “Hi, Hi, Hi” singolo (1972)

Paul mostra tutta la sua esperienza come autore e cambia la sua immagine da gentiluomo con una sfacciata celebrazione di sesso, droga e chitarre in un singolo che viene bandito dalla BBC. Persino Macca non riesce a passarla liscia contro la censura. Colpa di una strofa in cui dice a una ragazza: “Stenditi sul letto e preparati per la mia arma”. Paul si difende dicendo che il ritornello non è un invito alla droga, ma allo «sballo naturale». Nessuno gli crede, e Hi, Hi, Hi diventa uno dei suoi brani più amati.

7. “Junk” McCartney (1970)

Scritta in origine per il White Album (la prova è l’eccellente demo sul terzo volume della Anthology), diventa molto meglio nel primo album di Paul: un uomo si specchia nella vetrina di un negozio di cianfrusaglie e vede il suo futuro, quando sarà ormai vecchio e dimenticato da tutti. Si sente la determinazione di Paul nel registrare il disco alle sue regole, da solo e a casa. «Volevo lasciare i nastri vuoti», dice a RS nel 1974, «il rumore della porta che si apre, il nastro che gira e qualche risata in sottofondo».

6. “Jet” Band on the run (1973)

Negli anni ’70 i musicisti rock se la devono vedere in qualche modo con David Bowie, ma solo McCartney riesce a superarlo in modo così spaccone. Registrata in Nigeria, Jet si apre con una fanfara da cerimonia prima di esplodere in chitarre glam-rock, sintetizzatori sparati e un ritornello composto da una sola parola. Jet è il nome del suo cane, il resto del testo invece è misterioso anche per gli standard di McCartney: «Non saprei spiegarlo», ha detto Paul in seguito, «mi è piaciuto perché suonava ridicolo».

5. “Uncle Albert/Admiral Halsey” Ram (1971)

La sua prima n.1 dopo i Beatles è un insieme di frammenti sonori ed effetti che dura meno di 5 minuti, ma sembra molto più lunga. «Mi sentivo libero», ha detto Paul nel 2001. «Questo pezzo deve aver spaventato un po’ di persone». Scritto pensando allo zio di sua moglie, Albert Kendall, e con l’aiuto della New York Philarmonic Orchestra diretta da George Martin, è un pezzo decisamente in stile Beatles. Persino John Lennon, che stronca Ram, ammette che questa gli piace.

4. “Live and Let Die” singolo (1973)

Uno dei suoi pezzi più rock, scritto per un film di James Bond di cui George Martin firma la colonna sonora (la stampa mette anche in giro la voce che Macca possa diventare il nuovo 007: «Ho pensato: che branco di stupidi!»). George Martin lo aiuta ad arrangiare la sezione orchestrale, esagerata e velocissima, e la parte reggae centrale. Diventa una hit ed entra nella Top 10 sia in Inghilterra che in America. Ancora oggi occupa un posto speciale nei suoi concerti, con effetti pirotecnici da lasciare a bocca aperta.

3. “Too Many People” Ram (1971)

Arrivato al secondo album solista, Paul ha tutte le ragioni per essere arrabbiato: la sua amata band si è sciolta e tutti danno la colpa a lui. La frustrazione finisce tutta in questo brano sorprendentemente pungente registrato a New York, in cui attacca anche direttamente John Lennon in una strofa: «Ha parlato troppo, e mi ha infastidito», dirà poi nel 1984. La melodia dolcissima è la prova che McCartney è in grado di usare il suo charme come un’arma: «È un pezzo inoffensivo», dice nel 2001, «una frecciatina».

2. “Band on the Run” Band on the Run (1973)

Se qualcuno si chiede se McCartney sia in grado di scrivere grandi canzoni da solo, Band on the Run chiude la questione. Un’ambiziosa suite in più parti che racconta un’evasione rock&roll e contiene molti riferimenti sulla fine dei Beatles: “Non riusciremo mai a scappare” è una frase detta da George Harrison durante le riunioni alla Apple. Paul parla di conflitti, ma canta in modo delizioso e convince il mondo intero a seguirlo: Band on the Run finisce al n.1 in America. Dopo questa, nessuno parlerà più male di lui.

1. “Maybe I’m Amazed” McCartney (1970)

Paul McCartney compone questa semplice e candida canzone d’amore al pianoforte nella sua casa al n.7 di Cavendish Avenue a St. John’s Wood, Londra. Il futuro dei Beatles è incerto, e Paul prova a incidere qualche idea usando il suo nuovo registratore Studer a 4 piste. Molte delle canzoni migliori che finiscono nella tracklist del suo album di debutto solista del 1970 (Junk, Teddy Boy) sono state scritte mesi o anni prima per essere eventualmente registrate con i Beatles, mentre Maybe I’m Amazed è del tutto nuova. È una riflessione sulla sensazione di smarrimento che prova mentre vede andare in pezzi la band che è stata la sua vita, e su quanto sia fondamentale l’appoggio della sua nuova moglie, Linda Eastman. Paul si rende conto subito che questo è un pezzo speciale e quindi, in netto contrasto con lo stile e l’estetica DIY del suo primo album, decide di realizzarla in studio, prenotando di nascosto una session ad Abbey Road con un nome falso e portandosi dietro anche Linda. La registra essenzialmente da solo, suonando ogni strumento, mentre Linda aggiunge qualche armonia vocale. «Ci siamo divertiti molto», racconta Paul a Rolling Stone, «abbiamo deciso di non dire a nessuno quello che stavamo facendo, e di non contattare nessuna etichetta discografica. È stato molto bello». L’album McCartney esce nel 1970, diverse settimane prima del film Let It Be, ma stranamente, nonostante sia la canzone migliore del disco e venga passata parecchio in radio, Maybe I’m Amazed non viene mai pubblicata come singolo. Nel 1977 una versione dal vivo estratta dall’album live Wings Over America entra nella Top 10 Usa. Negli anni seguenti Paul farà cose grandiose, ma questo primo singolo è la sua canzone solista definitiva, l’inizio perfetto (anche se sottovalutato) per l’eccezionale seconda fase della sua carriera.

Iscriviti