Ricordate quando Chuck D dei Public Enemy ha definito lâhip hop «la CNN dei neri»? Stava esprimendo una veritĂ che trascende i generi: musica e protesta sono sempre stati legati strettamente giacchĂ© creare musica Ăš per chi sta ai margini un modo per denunciare le ingiustizie. Qui sotto trovate una selezione delle migliori canzoni di protesta. Alcune denunciano lâoppressione, altre sono grida di giustizia, altre ancora preghiere affinchĂ© arrivi un cambiamento. Alcune scuotono e sono viscerali, altre sono piĂč intime e hanno a che fare col cambiamento che parte da noi stessi. Alcune appartengono a tradizioni di sinistra, altre sono canzoni pop. Tutte rappresentano il desiderio di vivere in un mondo migliore.
Sunday Bloody Sunday
U2
1983Il pezzo prende il titolo da un avvenimento cruciale sanguinoso avvenuto nel 1972 in Irlanda del Nord, ma gli U2 evitano di citare fatti specifici, arrivando a cestinare una prima stesura che vi alludeva troppo palesemente. Hanno invece optato per una inno universale e non divisivo sulla guerra che incombe su tutti noi. Sunday Bloody Sunday Ăš un appello alla pace non schierato politicamente (âPer quanto tempo dobbiamo cantare questa canzone?â) e forse per questo Ăš divenuta una delle dichiarazioni piĂč emblematiche dellâera della videomusica. La band ha in qualche modo preso lâereditĂ dei Clash quando MTV ha cominciato a passare il video live, con la cadenza militaresca del rullante di Larry Mullen Jr, la marcia di Bono che sventola la bandiera bianca e il pubblico di Denver che urla«No more!».
Feels Blind
Bikini Kill
1992Negli anni â90 le riot grrrls Bikini Kill hanno gettato le basi per il punk femminista coniando lo slogan âRevolution Girl Style Now!â. Originarie di Olympia, Washington, sono guidate da Kathleen Hanna ed esprimono una forma quasi primordiale di aggressivitĂ . Come ha detto la batterista Tobi Vail, «mai sottovalutare dei giovani cuori in fiamme». Feels Blind era un esorcismo rock sul tema del crescere donna circondata dalla misoginia. âPotremmo anche nutrirci del vostro odio come fosse amoreâ, ringhia Hanna. âCome ci si sente? Ciechiâ. Carrie Brownstein delle Sleater-Kinney ha spiegato che «riassumeva perfettamente cosa significava essere una ragazza. Per la prima volta qualcuno ha messo nero su bianco il mio senso di alienazione».
41 Shots (American Skin)
Bruce Springsteen
2001Lâomicidio avvenuto nel febbraio 1999 di Amadou Diallou, un tassista nero ucciso nel Bronx da alcuni poliziotti in borghese che gli hanno sparato 41 volte, sostenendo di aver scambiato per unâarma il portafoglio che aveva in mano, era scandalosamente ingiusto. Lo capiva chiunque avesse un briciolo di anima poteva capirlo, ma non le forze di polizia che hanno definito Bruce Springsteen «un sacco di merda» e hanno chiesto di boicottare i suoi concerti dopo che aveva presentato questa ballad struggente nel tour di reunion della E Street Band, nel 2000. âNon Ăš un segreto / Puoi finire ammazzato solamente per la tua pelle americanaâ, cantava Springsteen in quelle sere. Nel 2010 ha ripreso la canzone in memoria di Trayvon Martin, quando il resto dellâAmerica bianca iniziava ad aprire gli occhi e capire che black lives matter.
God Save the Queen
Sex Pistols
1977I Sex Pistols hanno messo in discussione la monarchia britannica usando lâarte della provocazione. La campagna promozionale di God Save the Queen Ăš stata un capolavoro, da questo punto di vista: giocare con lâinno nazionale britannico, deturpare il volto della regina Elisabetta II sulla copertina del singolo, suonare il pezzo sul Tamigi durante il suo Giubileo dâargento, urlare âIl sogno inglese non ha futuroâ su una musica che sembrava un 45 giri di Chuck Berry investito da un autobus a due piani. La band dice che non Ăš stata fatta per scioccare («Non scrivi God Save the Queen perchĂ© odi gli inglesi», ha detto Johnny Rotten, «lo fai perchĂ© li ami e sei stufo di vederli maltrattati»), ma comunque la vediate, Ăš un classico.
The Lonesome Death of Hattie Carroll
Bob Dylan
1964Hattie Carroll stava lavorando come cameriera a una cena di gala a Baltimora quando William Devereux Zantzinger, un bianco facoltoso e proprietario di una piantagione di tabacco, lâha ammazzata a bastonate. Era il 1963. Il caso ha spinto Dylan a scrivere questa canzone piena di rabbia e dolore. In quattro versi precisi, lâautore celebra la cinquantunenne Carroll (âChe portava i piatti e metteva fuori la spazzatura, e che mai una volta si era seduta a capotavolaâ) e condanna il suo assassino molto ben ammanicato e il sistema giudiziario che gli ha permesso di cavarsela con una condanna ad appena sei mesi. Dopo decenni, in unâAmerica che ancora si ostina a non riconoscere il valore delle vite delle donne di colore, questa canzone continua a risuonare con chiarezza sconcertante.
American Idiot
Green Day
2004In American Idiot, title track dellâalbum dei Green Day del 2004, Billie Joe Armstrong ha espresso rabbia e disgusto per lo stato della politica americana ai tempi della presidenza di George W. Bush, con una condanna vibrante dello sciovinismo insensato e dello spirito guerrafondaio. Quella che Armstrong ha definito uno sfogo Ăš diventato il piĂč grande atto dâaccusa rockânâroll a Bush. Due decenni dopo, i Green Day hanno dimostrato quanto la canzone sia attuale: suonando American Idiot dal vivo al Dick Clarkâs New Yearâs Rockinâ Eve With Ryan Seacrest, Armstrong ha cambiato il verso âIâm not a part of a redneck agendaâ in âIâm not part of the MAGA agendaâ.
War
Edwin Starr
1970Quando si tratta di grandi canzoni di protesta, usare mezze misure non serve quasi mai. Ce lo dimostrano gli autori Motown Norman Whitfield e Barrett Strong con la canzone War: âA cosa serve? Assolutamente a nulla!â. Lâoriginale dei Temptations Ăš piĂč funk e non Ăš affatto male, ma ci sono voluti i fiati tosti di Strong (Ăš forse la hit Motown piĂč rock mai pubblicata) e lâinterpretazione enfatica di Starr, cantante dotatissimo (âHuh!â), per portarla al successo. La canzone Ăš arrivata al numero uno durante la guerra in Vietnam, con le radio di tutti gli Stati Uniti che trasmettevano a tutto volume versi come âArruolamento / Distruzione / Chi vuole morireâ, ed Ăš rientrata in Top 10 nel 1986, quando Bruce Springsteen ha pubblicato come singolo la sua cover dal vivo.
Oh Bondage, Up Yours!
X-Ray Spex
1977Con una voce tipo allarme antiaereo e un look da guerriera fluorescente, Poly Styrene degli X-Ray Spex ha lanciato lâurlo femminista piĂč audace dellâepoca dâoro del punk-rock, ficcando una spilla da balia nellâocchio del patriarcato. Oh Bondage, Up Yours!, che inizia con il verso beffardo âalcuni pensano che le bambine siano da guardare e non da ascoltareâ, Ăš un grido di liberazione dalle catene dellâoppressione maschile e della societĂ dei consumi. Insieme al sax della teenager compare di band Lora Logic, Styrene ha gettato le basi per il movimento riot grrrl e non solo. Kathleen Hanna ha ascoltato la band nel 1989 e, un anno dopo, ha formato le Bikini Kill. «Erano un connubio perfetto di emozioni e tecnica», ha detto Hanna. «Sembravano meglio dei Sex Pistols».
Alright
Kendrick Lamar
2015Il singolo prodotto da Pharrell, tratto dal capolavoro jazz rap di Lamar To Pimp a Butterfly, Ăš diventato uno standard moderno in tema di diritti civili quando il ritornello âWe gonâ be alrightâ ha iniziato a fare capolino nelle manifestazioni per i diritti delle persone di colore, arrivando ad essere paragonato a We Shall Overcome. Lamar ha raccontato che, quando ha ascoltato la base di Pharrell che Ăš poi diventata Alright, ha faticato a trovare un messaggio adatto alla musica. «Alla fine ho trovato le parole giuste. Câera molto da fare e ancora oggi câĂš molto. Volevo affrontare il tema in modo edificante, ma aggressivo. Non volevo ci fosse vittimismo, volevo dire ânoi siamo fortiâ».
Killing in the Name
Rage Against the Machine
1992Se câĂš stato qualcosa di buono nellâondata rap-rock degli anni â90, in gran parte Ăš arrivato dai Rage Against the Machine. In Killing in the Name, Zack de la Rocha si scaglia contro il razzismo della polizia (âAlcuni di quelli che lavorano nelle forze dellâordine sono gli stessi che bruciano le crociâ), prima di arrivare al coro intramontabile âFuck you, I wonât do what you tell meâ. Come ha detto Tom Morello, «per me, Ăš un riferimento a Frederick Douglass. Lui ha detto che lâistante in cui Ăš diventato libero non Ăš stato quello in cui Ăš stato sciolto dalle catene, ma quello in cui il padrone ha detto âsĂŹâ e lui ha risposto ânoâ. E questa Ăš lâessenza di âFuck you, I wonât do what you tell meâ».
I Ainât Marching Anymore
Phil Ochs
1965Phil Ochs Ăš stato la coscienza della scena folk degli anni â60 e ha continuato a denunciare lâestablishment politico molto tempo dopo che i colleghi avevano perso interesse nelle canzoni impegnate. Questo attacco contro la guerra, nel quale il cantante calcola il numero delle vittime militari americane dal 1812 in poi, Ăš un bellâesempio del suo modo tagliente di dire la veritĂ : âSono sempre i vecchi a trascinarci in guerra e sono sempre i giovani a cadere / Ora guarda tutto quello che abbiamo conquistato con la spada e la pistola / E dimmi: ne Ăš valsa la pena?â. Col crescere delle proteste contro la guerra in Vietnam, la canzone Ăš diventata un classico della controcultura, con un ruolo dâimportanza primaria durante le proteste della Convention Democratica del 1968 e il processo che Ăš seguito.
Give Peace a Chance
John Lennon/Plastic Ono Band
1969John Lennon e Yoko Ono hanno registrato questo classico della controcultura durante il secondo bed-in per la pace, nel 1969. Chiusi nella stanza 1742 del Queen Elizabeth Hotel di Montreal, i due novelli sposi hanno reclutato Tom Smothers, Timothy Leary e Petula Clark per il brano che metteva assieme un ritornello semplice contro la guerra e le tipiche assurditĂ alla Lennon (âMinister, sinister, banisters, and canisters / Bishops and fishops and rabbis and Popeyes and bye-bye, bye-byesâ). Pubblicata come singolo di debutto da solista di Lennon, la canzone Ăš diventata un inno intonato dai manifestanti contro la guerra in Vietnam.
Impeach the President
The Honey Drippers
1973Gli Honey Drippers erano una band di ragazzi afroamericani delle superiori. Venivano dal Queens ed erano guidati da Roy C. Hammond, originario della Georgia. Nessuna etichetta discografica ha voluto pubblicare il loro inno anti Nixon, cosĂŹ Hammond lâha autoprodotto. Oltre a essere stato campionato piĂč volte nella storia del rap, il pezzo Ăš un commento puntuale, prezioso e intramontabile in salsa funk. Il numero di stream di questo pezzo, che risale allâepoca del Watergate, sono aumentati del 1000% quando nel 2019 il Congresso ha annunciato lâimpeachment contro Donald Trump.
Blowinâ in the Wind
Bob Dylan
1963«Questa non Ăš una canzone di protesta o qualcosa del genere, perchĂ© io non scrivo canzoni di protesta», ha detto Bob Dylan prima di suonare Blowinâ in the Wind per la prima volta in un club del Greenwich Village. In effetti era molto piĂč di quello: una meditazione zen, una polemica politica, un indovinello e un appello unico nel suo genere. Eppure, i temi legati al pacifismo (âQuante volte devono volare le palle di cannone prima di essere bandite per sempre?â) e allâuguaglianza (âQuanti anni possono vivere le persone prima di essere lasciate libere?â) erano perfette per il movimento per i diritti civili. Peter, Paul & Mary lâhanno trasformata in una hit, Sam Cooke lâha presa come ispirazione per A Change Is Gonna Come, le comunitĂ folk cristiane lâhanno aggiunta ai loro canzonieri e lâhanno cantata i manifestanti contro varie guerre americane.
The Message
Grandmaster Flash & the Furious Five
1982Quando Grandmaster Flash & the Furious Five hanno pubblicato The Message, nellâestate del 1982, il rap era ancora una forma dâarte marginale, in gran parte confinata nelle strade di New York. A differenza del pugno di pezzi rap come Rapperâs Delight che fino ad allora erano arrivati fino al grande pubblico, questo ha un vero messaggio politico. âĂ come una giungla a volteâ, rappa Duke Bootee, âmi chiedo come faccio a non affondareâ. La canzone dipinge un ritratto desolante del degrado urbano, del fallimento delle scuole dei quartieri poveri, del sistema carcerario e di come tutto ciĂČ alimenti un ciclo infinito di violenza e disperazione. Nessuno aveva mai sentito qualcosa di simile. Il rap improvvisamente Ăš diventato una forma dâarte mainstream e un mezzo per trasmettere messaggi politici.
Whatâs Going On
Marvin Gaye
1971Il 15 maggio 1969 il governatore della California Ronald Reagan ha mandato centinaia di agenti di polizia per irrompere con la forza al Peopleâs Park di Berkeley, una sorta di zona autonoma dei giovani manifestanti. La polizia Ăš stata cosĂŹ violenta che quella giornata Ăš diventata famosa come Bloody Thursday. Renaldo âObieâ Benson, il bassista dei Four Tops, ha sentito la notizia degli scontri e ha avuto lâispirazione per il classico Whatâs Going On, canzone che avrebbe terminato insieme ad Al Cleveland della Motown e, infine, Marvin Gaye, che dopo aver ascoltato i racconti strazianti del fratello, veterano del Vietnam, ha colorato il pezzo col suo senso di angoscia (e una performance vocale straordinaria). La Motown inizialmente ha rifiutato di pubblicarla e invece il successo della canzone ha segnato lâinizio di una nuova era di libertĂ e consapevolezza per lâetichetta.
The Revolution Will Not Be Televised
Gil Scott-Heron
1971A metĂ strada tra il gioco di parole di Langston Hughes e la visione apocalittica di Allen Ginsberg, il non plus ultra delle canzoni protorap era una risposta allâaltrettanto incendiaria When the Revolution Comes dei Last Poets. Come fosse un graffito, The Revolution Will Not Be Televised di Gil Scott-Heron raccoglieva vari spunti dei primi anni â70 (slogan pubblicitari, personaggi dei cartoni animati, sitcom, popstar) e li rielaborava fino a renderli un gesto di sfida in technicolor. La canzone entrerĂ a far pare di quella tradizione, citata in cartelli di protesta, canzoni rap, musica dance e, ironia della sorte, anche in spot televisivi.
Fortunate Son
Creedence Clearwater Revival
1969Il conflitto in Vietnam infuriava quando John Fogerty ha scrittouesto inno furioso su come le Ă©lite fanno la guerra assicurandosi perĂČ che i propri famigliari non debbano fare alcun sacrificio. In cima ai suoi pensieri câera David Eisenhower (nipote dellâex presidente Dwight D. Eisenhower e marito della figlia del presidente Richard Nixon, Julie) che non Ăš mai neppure passato vicino a un campo di battaglia, nonostante fosse in etĂ da arruolamento. La canzone ha assunto un nuovo significato nel 2003, quando il presidente George W. Bush, il âfiglio fortunatoâ per eccellenza, ha condotto il Paese in una guerra inutile in Iraq. Fogerty ha fatto campagna attiva per John Kerry, durante la serie di concerti Vote for Change del 2004, proponendo una versione infuocata della canzone con Bruce Springsteen and The E Street Band.
Them Belly Full (But We Hungry)
Bob Marley
1974Nel 1974 Bob Marley era giĂ una star di fama internazionale, ma non aveva dimenticato le sue origini. Questo estratto dallâalbum Natty Dread (il primo dopo la separazione dalla formazione classica dei Wailers) riassume la sua filosofia di dare voce al popolo in un sintetico avvertimento alle classi dirigenti della Giamaica e del mondo: âUna folla affamata Ăš una folla arrabbiataâ. Marley interpreta la canzone con lo stile rilassato che lâha aiutato a entrare in sintonia col pubblico del pop e del rock (nel bridge invita a âdimenticare i problemi e a ballareâ), facendo cosĂŹ della canzone un veicolo efficace per la sua denuncia della disuguaglianza economica.
This Land Is Your Land
Woody Guthrie
1945Questa Ăš «la piĂč grande canzone sullâAmerica mai scritta», a detta di unâautoritĂ come Bruce Springsteen. Il capolavoro immortale di Woody Guthrie era la risposta socialista a God Bless America di Irving Berlin, una protesta vibrante che dice che la classe operaia non vive nella stessa America dei ricchi. Ă stata diciamo cosĂŹ canonizzata dal folk revival degli anni â60, interpretata per decenni da Pete Seeger (a volte con nuovi versi anticolonialisti firmati dallâattivista Carolyn âCappyâ Israel), proposta in modo emozionante nei leggendari concerti di Springsteen degli anni â80. Al netto della tematica radicale, la melodia accattivante e il messaggio di speranza di This Land Is Your Land sono talmente irresistibili da fare da colonna sonora per gli halftime show del Super Bowl e le cerimonie presidenziali.
Fuck tha Police
N.W.A.
1988Quando molti anni dopo averla scritta gli hanno chiesto cosa significasse per lui Fuck tha Police, Ice Cube ha risposto: «Ci sono voluti 400 anni per farla ed Ăš ancora attualissima». Perseguitato per via del colore della pelle, nel 1988, ha deciso di vendicarsi inscenando un processo farsa di sei minuti. Il giudice Dr. Dre presiede lâudienza mentre i procuratori Ice Cube, MC Ren ed Eazy-E presentano le loro prove, accusando i poliziotti di ispezioni razziste, perquisizioni personali e violazioni di domicilio. Il giudice Dre, ovviamente, condanna i poliziotti corrotti con una sentenza che, da allora, Ăš finita scritta con lo spray sui muri: âFuck tha Policeâ. La canzone ha continuato a essere attuale con le proteste contro la brutalitĂ della polizia del movimento Black Lives Matter e gli stream sono aumentati quasi del 300% nelle settimane successive allâomicidio di George Floyd.
Ohio
Crosby, Stills, Nash, and Young
1970«Stavamo parlando a nome della nostra generazione», ha detto Neil Young a proposito di questa canzone. Era seduto in veranda con David Crosby e ha notato la copertina di una rivista dedicata ai tragici eventi del 4 maggio 1970, quando quattro studenti che manifestavano alla Kent State University in Ohio sono stati uccisi dalla Guardia Nazionale. In pochi minuti ha scritto una delle canzoni simbolo del movimento pacifista, con un riff di chitarra incalzante e un ritornello che, senza mezzi termini, chiede: âE se la conoscessi e la vedessi morta a terra?â. A quanto pare, Crosby Ăš scoppiato in lacrime, in studio di registrazione, cosĂŹ come Ăš accaduto a tanti altri sentendo Young comunicare lo shock e lâorrore per quel che Ăš accaduto alla Kent State.
We Shall Overcome
Pete Seeger
1948Pete Seeger non Ăš lâautore originale di We Shall Overcome, visto che la folk song Ăš riconducibile a una composizione del 1900 intitolata Iâll Overcome Some Day firmata dal reverendo Charles Albert Tindley. Ma il cantante dei Weavers se lâĂš adattata nel 1947, cambiando titolo e parole, e facendola diventare uno dei brani chiave del folk revival, cantato durante le manifestazioni nel corso di tutti gli anni â60. Addirittura, il presidente Lyndon Johnson ha pronunciato davanti al Congresso la frase «we shall overcome» dopo i violenti attacchi ai manifestanti delle marce da Selma a Montgomery, in Alabama, nel 1965. La canzone si Ăš diffusa in Cecoslovacchia durante la rivoluzione di velluto degli anni â80 e da allora Ăš diventata un inno universale alla libertĂ e alla solidarietĂ . Quando, nel 2006, Bruce Springsteen ha pubblicato un album di canzoni rese popolari da Seeger, non poteva che intitolarlo cosĂŹ: We Shall Overcome.
Mississippi Goddam
Nina Simone
1964Prima del 1963, Nina Simone non pareva interessata alle canzoni di protesta: per lei erano «banali e prive di fantasia». Poi ci sono stati lâattacco alla Chiesa Battista di Birmingham, Alabama, in cui sono rimasti uccisi quattro bambini afroamericani, e lâassassinio di Medgar Evers, segretario del NAACP (Associazione Nazionale per la Promozione delle Persone di Colore) in Mississippi, «e una canzone mi Ăš sgorgata fuori piĂč velocemente di quanto riuscissi a scrivere». Trainata da un pianoforte effervescente e dallâinterpretazione vivace di Simone, Mississippi Goddam sembra quasi sbarazzina: âQuesta Ăš una canzone per uno show / Ma lo show non Ăš ancora stato scrittoâ. Tutto quel brio, in realtĂ , Ăš piĂč che altro una provocazione, con Simone che esprime lo shock provocato da quegli eventi in molte persone, sia bianche che di colore, che chiedono un cambiamento.
Masters of War
Bob Dylan
1963Nelle note di copertina del secondo album Dylan scriveva che «non canto pezzi in cui si spera che la gente muoia, ma in questo caso non ho potuto farne a meno». Prendendo spunto da una vecchia canzone folk inglese, lâallievo di Woody Guthrie ha puntato il dito contro grandi burattinai e ha creato la piĂč grande denuncia contro la guerra di tutti i tempi. Attaccando il complesso militare-industriale, proprio nel bel mezzo dellâescalation americana durante la Guerra Fredda, la rabbia semplice e schietta della canzone crea un ponte tra il potere di aggregazione della musica folk e la furia catartica del punk-rock che verrĂ . âLasciate che vi faccia una domanda: il vostro denaro vale cosĂŹ tanto?â, canta in un brano che avrebbe galvanizzato le proteste contro la guerra del Vietnam nel decennio successivo. âVi basterĂ per comprarvi il perdono? Pensate che possa farlo?â.
Say It Loud, Iâm Black and Iâm Proud
James Brown
1968Pubblicizzato come «un messaggio da James Brown ai cittadini dâAmerica», lo storico inno allâorgoglio nero e allâautodeterminazione firmato dal padrino del soul era cosĂŹ radicale che Brown ha deciso di invitare un gruppo di bambini a cantare nel ritornello, sperando cosĂŹ che le loro voci graziose avrebbero reso meno minacciosa una canzone politicamente decisamente diretta. I programmatori delle radio sono stati molto restii a mandarla in onda, ma non câera modo di contenere il messaggio di Brown e la canzone ha raggiunto il primo posto nelle classifiche R&B, dove Ăš rimasta per sei settimane. Il pezzo ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere lâuso della parola âblackâ per auto-identificarsi, andando a sostituire termini piĂč obsoleti, e il suo ritmo incisivo sarebbe poi stato campionato in tantissime hit rap, nel corso degli anni. Paradossalmente Brown era quasi apolitico e nel 1972 ha appoggiato Nixon.
Respect
Aretha Franklin
1967Aretha Franklin aveva giĂ alle spalle una carriera professionale di sette lunghi anni e vari album fallimentari quando, allâinizio del 1967, Ăš entrata negli Atlantic Recording Studios di New York con il produttore Jerry Wexler per incidere una cover di Respect di Otis Redding. La canzone era stata scritta dal punto di vista di un uomo che pretendeva, con arroganza, il rispetto della propria compagna, ma Franklin lâha ribaltata e lâha interpretata dal punto di vista di una donna oppressa, aggiungendo i passaggi indimenticabili âR-E-S-P-E-C-Tâ e âSock it to meâ. Chiedeva rispetto non solo per se stessa, ma per le donne di tutto il mondo. Lâinvocazione ha riecheggiato nel movimento per i diritti civili e in quello per la liberazione della donna. Franklin era nata per essere una superstar e unâicona. Questa Ăš la canzone che lâha reso possibile.
Strange Fruit
Billie Holiday
1939Negli anni â30, un insegnante, poeta e cantautore ebreo di nome Abel Meeropol ha visto una fotografia agghiacciante di un linciaggio nellâIndiana. Quellâimmagine Ăš diventata il punto di partenza per Strange Fruit, una delle prime e piĂč inquietanti canzoni di protesta dei tempi moderni. Registrata per la prima volta da Billie Holiday, che si Ăš calata pienamente nellâatmosfera spettrale della canzone, Strange Fruit ha sconvolto con le sue immagini vivide: âScena pastorale del valoroso Sud / Gli occhi sporgenti e la bocca contortaâ. Da allora Ăš stata rifatta da Nina Simone, Annie Lennox, Jeff Buckley, Siouxsie and The Banshees, mentre la versione di Simone Ăš stata campionata in Blood on the Leaves di Kanye West. La canzone rimane moderna e attuale, indipendentemente da chi la canta.
Fight the Power
Public Enemy
1989Riprendendo il pezzo funk degli Isley Brothers del 1975 Fight the Power e rielaborandone il ritornello (âWe gotta fight the powers that beâ), i Public Enemy hanno realizzato un grande manifesto di resistenza, rabbioso ma lucido, da utilizzare come musica per il film di Spike Lee del 1989 sul tema del pregiudizio, Faâ la cosa giusta (Do the Right Thing). Per Chuck D, âi poteriâ erano i razzisti, i redneck, i liberali superficiali, Elvis, John Wayne e persino la hit di Bobby McFerrin Donât Worry, Be Happy. Chiunque e qualunque cosa abbia ostacolato la vera uguaglianza dei neri negli ultimi cinque secoli. âLa maggior parte dei miei eroi non Ăš immortalata sui francobolliâ, spiega Chuck, e non usa mezzi termini nel dire ciĂČ che vuole: âPotere al popolo, senza indugioâ.
A Change Is Gonna Come
Sam Cooke
1964Sei mesi prima che il Congresso approvasse la Legge sui Diritti Civili del 1964, Sam Cooke ha deviato dal pop per incidere uno degli atti dâaccusa piĂč potenti di sempre contro il razzismo, un caso senza precedenti di fusione tra musica pop e politica progressista. Ispirato da Blowinâ in the Wind di Bob Dylan e attingendo alla rabbia che aveva provato quando gli era stata negata una stanza in un hotel della Louisiana perchĂ© era nero, ha scritto un testo sentito, invocando la fine della discriminazione. Con un arrangiamento orchestrale splendido, canta in modo accorato di essere stato mandato via dai cinema e minacciato solo per aver passeggiato in centro. Per quanto sia triste, perĂČ, non perde la speranza. Cooke Ăš morto solo pochi mesi prima che il singolo diventasse inaspettatamente una hit, ma la canzone ha resistito al passare del tempo. Aretha Franklin, Otis Redding e BeyoncĂ© lâhanno rifatta e Bettye LaVette e Jon Bon Jovi lâhanno eseguita al concerto per lâinsediamento di Obama, a gennaio del 2009.
Hanno contribuito: David Browne, Jon Dolan, Suzy Exposito, Andy Greene, Kory Grow, Brian Hiatt, Christian Hoard, Angie Martoccio, Rob Sheffield, Simon Vozick-Levinson, Christopher R. Weingarten. Da Rolling Stone US.















