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Le 20 migliori canzoni dedicate a fumare l’erba

La marijuana è probabilmente la droga più musicale in assoluto. Dai Beatles a Miley Cyrus, passando per Snoop Dogg e Willie Nelson, ecco tutte le volte che le hanno fatto una "serenata"

Da Louis Armstrong a Lady Gaga, innumerevoli musicisti hanno messo sul pentagramma il loro amore per la marijuana. Fumare rende creativi, rilassa, apre la mente. Alcuni artisti, però, sono andati oltre raccontandola come una storia d’amore – vedi alla voce Got to Get You Into My Life dei Beatles e Brown Sugar di D’Angelo -, altri non si sono inventati chissà cosa, come Because I Got High di Afroman. Non importa se girate a bandiera o a cartoccio, la musica sull’erba fa viaggiare tutti i generi. Ecco le 20 canzoni più belle mai scritte sul tema, in rigoroso ordine cronologico.

1. “Got to Get You Into My Life” Beatles (1966)

Questa meraviglia solare arriva da Revolver, e per molti è una delle tante belle canzoni d’amore dei Fab Four – secondo McCartney, però, non si tratta di amore per una donna, ma per l’erba. «L’ho scritta poco dopo aver iniziato a fumare», ha detto per il libro Paul McCartney: Many Years From Now. «Non mi sembrava avesse grandi effetti collaterali, come l’alcool o le pillole, roba da cui stavo lontano. Mi piaceva la cannabis, non mi ha mai dato problemi e mi sembrava un modo per espandere la mente, letteralmente. La canzone parla di questo, non di una donna. È un modo per dire: non mi sembra una cattiva idea».

2. “Rainy Day Women #12 and 35” Bob Dylan (1966)

«Non ho mai scritto e non scriverò mai una canzone sulla droga», annunciò Bob Dylan durante la sua leggendaria performance alla Royal Albert Hall, nel 1966. Tuttavia, generazioni e generazioni di fattoni usano il singolo di Blonde on Blonde come un’inno al fumo libero. Tutta colpa del ritornello “Everybody must get stoned!”, ovviamente, e del nome che aveva l’erba nello slang degli anni ’60: rainy day woman. Dylan, però, continua a insistere sulla natura biblica della sua composizione: «Non mi sorprende, questa è gente che non ha idea di cosa siano gli Atti degli Apostoli».

3. “One Toke Over the Line” Brewer & Shipley (1970)

Questo brano di Mike Brewer e Tom Shipley arrivò a sorpresa nella Top 10 americana del 1971. Lo definiscono “il nostro cannabis-spiritual”, e parla di come ci si sente ad aspettare un treno completamente strafatti. «L’abbiamo scritta in un momento così», hanno detto. «E Tom mi ha detto: “man, I’m one toke over the line tonight”. Mi piaceva il suono e ci ho scritto un pezzo».

4. “Sweet Leaf” Black Sabbath (1971)

Diciamoci la verità: tutti almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati come Tony Iommi all’inizio di Sweet Leaf. Quei colpi di tosse dopo un tiro troppo profondo sono un perfetto antipasto del riff iconico del brano, un giro riutilizzato anche dai Beastie Boys e dai Red Hot Chili Peppers. La leggenda vuole che il titolo sia stato ispirato da una marca di sigarette irlandesi: “I love you sweet leaf”, canta Ozzy, “though you can’t hear”.

5. “Roll Another Number (for the Road)” Neil Young (1975)

Tonight the Night è il capolavoro di un uomo e una band sprofondati in una disperazione chimica e alcolizzata. «Non sono un tossico», ha detto Neil Young nel ’75. «Ma ci sballavamo di brutto in quel periodo, tequila, tantissima tequila». Tuttavia, ascoltando Roll Another Number sembra proprio che girasse anche un po’ d’erba. Non è un brano celebrativo, è piuttosto la messa in musica di quello che Billy Talbot chiamava “un brutto risveglio irlandese”.

6. “Legalize It” Peter Tosh (1976)

«Cosa sono con l’erba, e cos’è l’erba senza di me?» disse Peter Tosh a Rolling Stone nel 1981, una domanda retorica bella e buona. Certo, negli anni ’70 e ’80 l’ex-Wailer era uno dei principali autori reggae e endorser della marijuana, che ha finito anche per finanziare il suo album. «Ha contattato uno spacciatore e gli ha chiesto di investire sulla sua musica, e così è stato», ha detto lo storico del reggae Roger Steffens a NPR. «Quando gli ha detto il titolo – Legalize It! – lo spacciatore ha protestato: “No amico, così mi togli il lavoro”. Per fortuna ha cambiato idea».

7. “Mary Jane” Rick James (1978)

Come ha spiegato in una puntata del Chappelle’s Show, Rick James è un grande appassionato di cocaina, ma non disdegna certo la marijuana. «Io la devo avere», ha detto a Rolling Stone nel 1982, al picco della sua fama. Mary Jane è soul di prim’ordine e James l’ha suonata sul palco centinaia di volte, spesso con due gigantesche canne finte – e a volte qualcuna vera.

8. “Kaya” Bob Marley (1978)

Il seguito di Exodus è un album decisamente meno denso di spunti politici, e il cambiamento di Bob Marley non è mai così evidente come in Kaya, la title track, un’ode a una certa pianta – che in slang giamaicano si chiama proprio kaya. Nel brano dice di sentirsi “irie” – “Bene” in rastafariano – “because I have some kaya now”.

9. “Pass the Kouchie” The Mighty Diamonds (1981)

Qualcuno di voi la conoscerà come Pass the Dutchie, dei Musical Youth, ma questo brano è l’originale, registrato dal trio giamaicano The Mighty Diamdons. I Musical Youth, poi, hanno tolto ogni riferimenti alla droga dalle strofe: “How does it feel when you got no herb?” diventa “How does it feel when you got no food?”. Meglio l’originale, dai.

10. “Smoke Two Joints” The Toyes (1983)

Prima che i Sublime la inserissero come cover nel loro debutto del 1992, questa bomba di reggae americano è diventata brano di culto nelle zone della West Coast. “Hard work good, hard work fine, but first take care of head”, canta Mawg, una serenata dedicata non a una donna ma alla sostanza. Nati nelle Hawaii, i Toyes hanno pensato il ritornello durante una festa.

11. “Hits From the Bong” Cypress Hill (1993)

Nessun brano meglio di Hits from the Bong racconta come ci si sente… beh, usando un bong. Meglio di Stoned Is the Way of the Walk e Dr. Greenthumb, questo pezzo nasce «passando serate insieme a dei matti del giro rock & roll», ha spiegato DJ Muggs a Complex.

12. “Gin and Juice” Snoop Dogg (1993)

With so much drama in the LBC, it’s kinda hard beying Snoop D-O-Double-G”, si apre così la favola raccontata dal rapper una volta conosciuto come Snoop Doggy Dogg. Nessuno è più a suo agio con l’erba di lui, e questo brano – un classico che gli ha svoltato la carriera – trasforma Watching You degli Slave in un’ode al fumo e alla bella vita per tutti, anche per chi viene dal ghetto.

13. “You Don’t Know How It Feels” Tom Petty (1994)

Gli ascoltatori convinti che Mary Jane’s Last Dance fosse un brano sull’addio alla cannabis di Petty sono stato smentiti con You Don’t Know How It Feels, il primo singolo estratto da Wildflowers. Il brano non è stato ben accolto dai capoccioni di MTV, che hanno risolto il problema mettendo in reverse la parola “joint” in tutto il brano. «Immaginate la mia sorpresa, accendo la tv e sento: “Let’s roll another noojh”», ha detto Petty. «Non suonava bene come ‘joint’. Non so come sia fumare un ‘noojh‘, ma il suono promette bene».

14. “How High” Redman e Method Man (1995)

Sei anni prima del film omonimo, Method Man e Redman pubblicarono questo inno all’erba prodotto da Erick Sermon: in molti lo hanno ascoltato per la prima volta grazie al documentario The Show. Costruito attorno a un loop vocale dei Silver Conventions, il pezzo è il primo “duetto” tra i due, e dal vivo è impossibile suonarla senza che i promoter accendano qualche ventilatore. Per cambiare l’aria.

15. “Brown Sugar” D’Angelo (1995)

Così come Mary Jane, scritta dal suo “antenato spirituale” Rick James, la title track del primo album di D’Angelo è più che un inno all’erba. Sussurrando su un ritmo seducente e accompagnato dal rhodes piano, canta e fantastica su una ragazza chiamata Brown Sugar, e i dettagli sono così vividi da rendere tutto vivo, reale. Ascoltarla dà dipendenza, ed è facile dimenticare la metafora di fondo. «Un sacco di gente cerca di imporre un significato al brano, così nessuno potrà usare la sua immaginazione», ha detto nel 1995. «Dovreste stendervi, chiudere gli occhi e proporre una visione tutta vostra».

16. “Dopesmoker” Sleep (1993)

Non c’è ode musicale tanto epica quanto Dopesmoker, 63 minuti registrati nel ’96 dai leggendari Sleep. La loro filosofia musicale è perfettamente riassunta dal verso: “Drop out of life with bong in hand / Follow the smoke towards the riff-filled land”. «Eravamo solo dei fattoni che volevano fare qualcosa mai visto prima», ha detto il chitarrista Matt Pike. «E secondo me ci siamo riusciti, anche se fumavamo 60 grammi al giorno, in tre».

17. “Because I Got High” Afroman (2000)

Joseph “Afroman” Foreman ha scritto il brano in pochi minuti, garantendosi una carriera luminosa negli stereo dei fattoni di tutto il mondo. Because I Got High è probabilmente la sua unica hit, ma è ancora uno dei brani più amati della storia. «Con quel brano sono diventato famoso, ho avuto un contratto e una nomination ai Grammy», ha detto a Rolling Stone.

18. “Addicted” Amy Winehouse (2006)

Tutti abbiamo rubacchiato una o due canne dal cassetto del coinquilino, ma la buona educazione vuole che tutto venga restituito appena possibile. “When you smoke all my weed man / You gots to call the green man”, canta Amy Winehouse in Addicted. «Fumavo un sacco d’erba», ha detto a Rolling Stone nel 2007. «Se hai una personalità come la mia non fai altro che passare da un veleno all’altro».

19. “Roll Me Up and Smoke Me When I Die” Willie Nelson con Snoop Dogg, Kris Kristofferson and Jamey Johnson (2012)

Se il suono vintage e il testo leggero non fossero abbastanza per capire le tematiche del brano, ascoltatevi la strofa di Snoop Dogg, così da fugare ogni dubbio. Qui insieme a maestri del folk di una volta (Kris Kristofferson) e di adesso (Jamey Johnson) e a Willie Nelson regala un classico della musica da fattoni.

20. “Dooo It!” Miley Cyrus (2015)

«L’erba è la migliore droga del pianeta», ha detto Miley Cyrus a Rolling Stone. «Hollywood è cocaina-city, ma è molto meglio l’erba». Ora ha smesso di fumare – mangiava troppo e si rinchiudeva in casa con i suoi animaletti -, ma per fortuna ha fatto in tempo a registrare Dooo It con i Flaming Lips. Un classico per i figli dei fiori millennial.

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