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Le 20 canzoni migliori di The Weeknd

Negli ultimi anni nessuno ha cantato la zona grigia che separa il piacere dall’orrore come Abel Tesfaye. Abbiamo messo in fila i suoi pezzi più belli, torbidi, ballabili, tossici, sexy: 20 sfumature di R&B

Foto: Frazer Harrison/Getty Images, Rich Fury/Getty Images, John Salangsang/Invision/AP. Illustrazione da Rolling Stone US

Era il 2011 quando Abel Tesfaye se n’è uscito da Toronto con una serie di EP fuori di testa e sepolcrali dando il via a una carriera epocale. Ben presto ha iniziato a sfornare hit estive, collaborando con Ariana Grande e Lana Del Rey, a incidere album epici come After Hours e l’eccellente Dawn FM di quest’anno, fino a esibirsi al Super Bowl. Ecco un elenco delle sue canzoni migliori.

20“Hardest to Love” (2020)

C’è qualcosa di peculiare in Hardest to Love: il beat creato da basso e batteria lo rende diverso da quasi tutto ciò che ha fatto The Weeknd, per non parlare di quel che va in classifica negli Stati Uniti (nel Regno Unito sarebbe sembrato meno fuori posto). Eppure la canzone non sembra un esperimento e nemmeno un tentativo di acchiappare nuovo pubblico. È in tutto e per tutto un pezzo tipico di The Weeknd: quel groove di basso e batteria si sposa alla perfezione coi synth e la voce di Tesfaye che ti scioglie il cuore, autoflagellandosi. J.B.

19“Call Out My Name” (2018)

Dopo il grande successo commerciale di Earned It, non sorprende che The Weeknd sia tornato ad attingere al medesimo filone creativo: Call Out My Name è un’altra ballad lentissima in 6/8. Ma se in Earned It c’erano archi sofisticati e un messaggio positivo (“Ragazza sei perfetta, per te ne vale sempre la pena”), in Call Out My Name il mood è desolato e rassegnato, con il racconto di una durissima storia di dipendenza e disperazione che si sviluppa fra i lamenti straziati e acuti di The Weeknd. “Ho detto che non sentivo niente, piccola”, canta. “Ma mentivo”. E.L.

18“What You Need” (2011)

The Weeknd ha detto che What You Need non è altro che «una canzone R&B sexy». La definizione non rende giustizia alla forza emotiva del pezzo. Si apre con un loop campionato da Rock the Boat di Aaliyah e culmina in una preghiera spontanea e diretta in brillante stile R&B contemporaneo. Quando i critici e i fan definivano The Weeknd un artista generazionale, specialmente a inizio carriera, lo facevano pensando a performance del genere. M.R.

17“Sidewalks” feat. Kendrick Lamar (2016)

The Weeknd racconta il suo percorso partendo dall’infanzia senza un papà, passando dall’esperienza da senzatetto e arrivando al successo mainstream. “Il mio flow è troppo forte, Kevin Costner mi fa un baffo”, canta con l’Auto-Tune su una base chitarristica di Doc McKinney. Nel frattempo, Kendrick Lamar risponde con un verso che ribalta il tema del desiderio smodato affrontato in Starboy. «Non era un verso come tanti di Kendrick Lamar», ha detto The Weeknd a Zane Lowe nel 2016, «era qualcosa di speciale». M.R.

16“The Party & the After Party” (2011)

The Party & the After Party non contiene soltanto un campionamento di Master of None del duo dream pop Beach House, ma ci troviamo anche un ritmo quasi di valzer che ricorda All Tomorrow’s Parties dei Velvet Underground. Nel testo c’è un’attenzione incredibile per i dettagli. “Borsa di Louis V, tatuaggi sulle braccia, scarpe coi tacchi che ti fanno sembrare alta uno e ottanta”, canta The Weeknd con voce da crooner. “Ma io ho quello che ti serve”. Giunto a metà, il pezzo si trasforma in una raffica di stoccate vocali e chitarre tremolanti, nel tentativo di illustrare “la sensazione che ti farò provare”. M.R.

15“Often” (2015)

Su un campionamento strappalacrime di Ben Sana Vurgunum del cantante turco Nükhet Duru, The Weeknd si bulla della libertà sessuale di cui gode essendo una “giovane divinità” nella sua città natale di Toronto. “Lei mi ha chiesto se lo faccio ogni giorno, le ho risposto spesso”, canta nel ritornello. Il brano, in stile alt R&B, ha dato ai fan un assaggio del salto in avanti che avrebbe rappresentato Beauty Behind the Madness. T.M.

14“Starboy” feat. Daft Punk (2016)

Dopo il successo planetario di Beauty Behind the Madness, Tesfaye avrebbe potuto lavorare con chiunque. Ha scelto Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, i Daft Punk, che hanno dato una patina gustosa di elettronica alla sua hit seguente, distillando a dovere le sue parti vocali nel ritornello e spedendolo dritto verso la banca con il sorriso sulle labbra. Con quel testo ammiccante, che parla dei vecchi film di Star Trek e di linee bianco avorio su tavoli d’ebano, Starboy ha dato modo a The Weeknd di dimostrare che il successo non l’aveva cambiato. L’aveva reso ancora più spavaldo. S.V.L.

13“Tell Your Friends” (2015)

Originariamente co-prodotto da Mike Dean, il brano era stato pensato per Kanye West, che co-produce e rappa nel bridge. Su un bel campionamento soul crepuscolare, Tesfaye snocciola con voce da crooner una serie di lamentele, ma ben presto l’atmosfera si fa più tesa e degli accordi penetranti di piano danno il via all’esplosione dell’antieroe. “Non credere ai pettegolezzi, troia, sono ancora un tossico”, ghigna, come se si pavoneggiasse camminando su un cornicione. C.A.

12“Reminder” (2016)

In risposta a chi aveva criticato la svolta verso un sound più mainstream, dopo Beauty Behind the Madness Tesfaye torna alle proprie radici R&B promettendo che si reinventerà tutte le volte che lo desidera. E sapete cosa? L’ha fatto. T.M.

11“The Morning” (2011)

I primi versi sonnolenti di The Morning evocano la decadenza da club tipica dell’artista, ma la canzone è un inno spaccone sorprendentemente radioso, che lo ritrae in un attimo di allegria appena prima che il contraccolpo per gli stravizi notturni lo metta ko. Gli strilli elettrici di una chitarra lo seguono fino a culminare in un ritornello esplosivo. E quando si raggiunge il picco, lui canta con abbandono di qualcuno che lancia in aria coriandoli fatti con banconote. J.L.

10“Take My Breath” (2022)

Una delle canzoni più ballabili di The Weeknd parla di un gioco erotico così intenso da diventare letale. Spinto dalla titanica melodia di Max Martin e dei collaboratori Belly, Andrea Di Ceglie, Luigi Tutolo e Oscar Holter, Take My Breath pulsa grazie a una cassa insistente, una chitarra funk e arpeggi di synth nello stile classico di Giorgio Moroder. Tesfaye cinguetta mettendoci l’anima, liberando il proprio registro più alto, mentre parla di una donna che chiede di mettere in pratica una fantasia che somiglia molto all’asfissia erotica. “Portami vicino al Paradiso, piccolo”, gli dice. La versione extended presente in Dawn FM contiene un break in cui la voce di Tesfaye si trasforma in un ululato gutturale, confondendo ulteriormente il confine fra piacere e orrore. J.F.

9“House of Balloons / Glass Table Girls” (2011)

La seconda parte di questo pezzo, gelida come neve, rappresenta uno degli elementi più visceralmente toccanti di tutta la produzione di The Weeknd. Si catapulta in giro sbronzo oltre ogni limite: le facce si fanno sfocate, gli ubriachi diventano cattivi e la violenza è nell’aria. La voce di The Weeknd è spesso stata comparata a quella di Michael Jackson, ma in Glass Table Girls sembra richiamare più Prince all’apice della sua perfezione paranoica. E.L.

8“Earned It (Fifty Shades of Grey)” (2015)

Ovvero quando l’autore più esplicito dell’era di PornHub scrive il singolo di traino per la colonna sonora di 50 sfumature di grigio. Earned It (con un video decisamente NSFW) ha portato alle orecchie del mainstream le vibrazioni sexy come lenzuola di seta di Tesfaye. Scritto in tonalità di Re minore (che, come ci hanno insegnato gli Spinal Tap, è quella più triste in assoluto), vincitore di un Grammy e giunto in cima alle classifiche, Earned It è un brano pieno di archi gravi e seducenti, con voce in falsetto e testo su un amore troppo bizzarro per potere durare. J.G.

7“High for This” (2011)

“Per questa roba è preferibile essere fatti”, dice The Weeknd nel pezzo di apertura del mixtape House of Balloons, quello che ha lanciato la sua carriera. È una vetrina perfetta per l’estetica rivoluzionaria dell’artista: atmosfera oppiacea, sound che oscilla fra darkwave e R&B sexy, infinite delizie sensoriali. Il beat di Cirkut è un mulinello sintetizzato di percussioni start & stop, con tastiere inquietanti che suonano come un organo… Tutta benzina per The Weekend che offre la pillola rossa ai suoi ascoltatori: “Apri la mano / Prendi un bicchiere / Non avere paura / Sono proprio qui”. M.R.

6“Can’t Feel My Face” (2015)

Tesfaye era insieme ad alcuni suoi collaboratori e stavano ascoltando «dei pezzi moderni influenzati dalla disco», come ha raccontato lui stesso. In quel momento hanno sentito il desiderio improvviso di jammare tutti insieme. Il brano (tre minuti e mezzo di pop in salsa R&B, con un ritornello meravigliosamente anestetizzante che forse parla di cocaina) è nato in 40 minuti alla fine delle session di Beauty Behind the Madness ed è diventato un hit da numero uno, raggiungendo otto volte il platino. K.G.

5“Gasoline” (2022)

Tesfaye è sempre stato bravissimo a instillare vibrazioni pop nel dolore più profondo (e viceversa). La disperazione nichilista di questa gemma tratta da Dawn FM è immersa nello splendore di un brano intriso di… gasoline. Anche i versi più deprimenti (da “so che non mi lascerai andare in overdose” a “in questo gioco che è la vita non siamo liberi”) si percepiscono a malapena in mezzo a tutta quell’euforia new wave: è come se The Weeknd si fosse divertito un po’ troppo, facendosi mentre ascoltava i Cars. Per favore, la prossima volta fai una cover di Drive. A.M.

4“Escape From LA” (2020)

Nove anni dopo avere dichiarato in The Morning che “la California è l’obiettivo”, torna sui propri passi in questo brano-monito, toccando nuovamente un tema ricorrente nella sua discografia: un’ossessione fortissima per lo stile di vita hollywoodiano, ma un disprezzo altrettanto grande per la stessa. Dopo quattro minuti l’atmosfera cambia (diventa più cupa) e The Weeknd racconta la storia di una donna vestita Chrome Hearts dalla testa ai piedi che aspetta che lui incida i suoi versi, per poi passare… ad altre attività. Considerato com’è venuta bene la canzone, ne apprezziamo la pazienza. W.A.

3“Blinding Lights” (2019)

Nessuna sonorità pop è mai troppo datata per divertirsi un po’, per The Weekend: basta che abbia una minima scintilla e lui troverà il modo di usarla al meglio. Blinding Lights ha infranto ogni record di classifica pur essendo, in pratica, un jingle synth pop che suona come un brano in gara all’Eurovision o una suoneria per telefonini di metà anni Zero, con lui che canta con una specie di tonalità gothic-dark e vi sfida a chiamarlo “cheugy” (obsoleto, fuori moda, ndr). Ma il pezzo è così clamorosamente orecchiabile che non avrete modo di farlo. S.V.L.

2“Wicked Games” (2011)

Il primo singolo di The Weeknd è una riflessione lenta e sexy sulla crescita, sul sentirsi comodi nel proprio corpo alle prese con le differenze tra amore e desiderio, ma “solo per una notte”. Nell’arco di cinque minuti e mezzo Tesfaye condensa la storia di un film: dopo essersi mollato con la sua ragazza, e aver speso tutti i soldi in cocaina, vuole sentirsi ancora un essere umano. “Mettici il tuo amore, baby, io ci metto la mia vergogna. Mettici le droghe, baby, io ci metto il mio dolore, ho il cuore proprio qui”. È roba pesante per un brano pop e lo ha identificato come un artista in grado di farti cantare con lui di grandi problemi. K.G.

1“The Hills” (2015)

Un capolavoro di sound design, una hit per eccellenza di The Weeknd, piena di tutte le suggestioni pop della sua produzione più mainstream e di tutta la sensualità e il disprezzo di sé del suo periodo avant R&B. The Hills mesmerizza e ammonisce come una versione MIDI di Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya. Tesfaye si trascina nel panopticon della notorietà prima di lanciarsi in una guerra spirituale in falsetto (“Quando sono strafatto, sono davvero io”, ulula). In qualche maniera questa macchia di urla soffocate, campane, subwoofer ringhianti e sintetizzatori filtrati diabolicamente è arrivata al numero uno e ha raggiunto il disco di diamante (10 milioni di copie vendute). C.A.

Tradotto da Rolling Stone US.

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