Rolling Stone Italia

Le 10 migliori canzoni italiane uscite nel 2022

La musica senza di tempo di Andrea Laszlo De Simone, le hit sanremesi di Mahmood & Blanco e La Rappresentante di Lista, le collaborazioni ben riuscite (thasup con Lazza e Sfera, Marco Castello & Fulminacci, Stabber & Gaia, Bianconi & Ayane). Un anno di musica italiana riassunto in dieci pezzi

Artwork: Stefania Magli

10
“Tienaté”Nu Genea

Che il concept dietro al progetto Nu Genea fosse geniale lo aveva capito subito il compianto Tony Allen che nel 2016 con la band aveva registrato Afrobeat Makers Vol. 3, album in possiamo ritrovare i semi da cui si è sviluppato il sound del duo. Sei anni dopo, in cui è arrivato sia il successo di pubblico che di critica, la formula Nu Genea è oramai consolidata come Tienaté un brano che che profuma di Mediterraneo con un cantato napoletano (di Fabiana Martone) che evade ogni confine. (MB)

9
“Protestanti”Cigno

Protestanti è una canzone assurda. È strana, sebbene non originale, l’idea di mettere assieme certa elettronica cupa e il rock-blues, i Depeche Mode e Gary Clark Jr. È bizzarro il modo in cui Cigno (ovvero Diego Cignitti) canta, un salmodiare che ricorda Giovanni Lindo Ferretti. È folle il testo quasi tutto alla terza persona plurale, con un sovrapporsi d’immagini da capogiro, donne chine a lavorare, bambole sudate, marocchini impostori, legionari abissini, tori protestanti. E però tutto si tiene in questo lamento psichedelico ossessivo e fuori moda: la civiltà contadina e le macchine, l’Italia e l’America, il disagio e il mistero, riti popolari e lotta di classe elettrificata. Più che una canzone, Protestanti sembra un rito liberatorio. (CT)

8
“s!r!”thasup ft. Lazza, Sfera Ebbasta

Semplicemente il miglior pezzo trap dell’anno. Thasup, Lazza e Sfera Ebbasta riescono nell’impresa (non sempre facile) di non pestarsi i piedi in questa all star team track, trovando ognuno il giusto spazio per esprimersi con il proprio flow. Ci sono gli arazzi vocali di thasup, le topline di Lazza, l’attitude scanzonata di Sfera. Ovvero il meglio di quello che la trap italiana ci ha dato in questi anni. Forse anche il suo canto del cigno? “Ehi Siri, dimmi che fine farà la trap”. (MB)

7
“Ciao ciao”La Rappresentante di Lista

A un certo punto, dopo l’ultimo Sanremo, era impossibile non imbattersi in Ciao ciao. Era nei balletti su TikTok, in tv, nelle sale da concerto, in radio, su Spotify, ovunque. Il pezzo s’adatta a più contesti perché ha due livelli di lettura. Quello superficiale, che l’ha trasformato in un fenomeno popolare: la canzone facile facile, quasi infantile, con le mossette incorporate da imparare e replicare. E quello un po’ più profondo: il pezzo costruito musicalmente in modo ingegnoso (fate caso alla struttura e a come evolvono musicalmente anche le strofe) con un testo molto contemporaneo sulla fine del mondo. Il successo è stato decretato dal primo livello di lettura e non sono sicuro che chi cantava “con il culo ciao” si facesse tante domande, ma ci sono tormentoni fatti male e tormentoni fatti bene e Ciao ciao appartiene alla seconda categoria. Ah, Rettore ha detto che è stata scritta per lei. (CT)

6
“Torino”Ginevra

Se il suo album d’esordio, Diamanti, è stato tra quelli che ci sono piaciuti di più quest’anno, il merito è anche di brani come Torino. Tributo alla città, sì, “guardo il cielo su Torino e la sua magia si confonde con la mia”, ma soprattutto tributo alla ‘casa’, al luogo dove tornare qualsiasi cosa succeda intorno. Dicono ci si renda conto di essere cresciuti quando si abbraccia il passato e lo si perdona. Aggiungiamoci questa melodia e questa produzione: possiamo decisamente dire che Ginevra è diventata grande. (FF)

5
“Fé”Stabber & Gaia

Proprio sul gong Stabber e Gaia arrivano con quello che nel 2022 è stato il brano italiano con la miglior ambizione internazionale. Una produzione di fuoco che riprende un certo minimalismo di scuola Rosalía con un cantato portoghese super cool. In mezzo un testo super denso: scienza vs spiritualità. Stabber e Gaia con ci spiegano che l’avant pop internazionale, in Italia, è possibile. Ventata d’aria freschissima, ne avevamo bisogno. (MB)

4
“Perduto insieme a te”Francesco Bianconi & Malika Ayane

Francesco Bianconi e Malika Ayane ci hanno fatto stare male, ci hanno fatto stare bene con un duetto su due amanti in una città fantasma, svuotata da un qualche evento catastrofico, dove i due sembrano vagare per lo meno con la mente in cerca della poca vita che è rimasta. Sembra una canzone sulla pandemia, ma è un pezzo sulla perdita di senso. Eppure, forse per via della grazia naturale del canto di lei o dell’eleganza austera di quello di lui, del modo in cui le parole s’adagiano sulla musica, del ritornello che ritira su l’umore, insomma per tutti questi motivi in tanta desolazione s’intravede della bellezza. Se ci si salva, ci si salva assieme. (CT)

3
“Magari”Marco Castello & Fulminacci

Per citare De Gregori, qui non c’è niente da capire. Questa canzone briosa e battistiana, la prima e finora unica della coppia, tratta di schianti, malumori, città dove si fronteggiano teatri antichi ed ecomostri. E se non è chiaro il significato, va bene così: «Certe canzoni sono belle proprio perché ti lasciano un interrogativo», ci hanno detto i due. «Potenzialmente potrebbe significare un sacco di cose, così come nulla. Eravamo qui a Siracusa e, procedendo nella scrittura, abbiamo preso in considerazione vari aspetti dell’architettura o del paesaggio, suggestioni da ecomostri o altri simboli ambigui». Il risultato ha qualcosa di famigliare e vertiginoso. (CT)

2
“Brividi”Mahmood & Blanco

È stata la canzone del 2022, dai. Quella cantata e stracantata da tutti. Dalla prima volta che abbiamo visto quella strana coppia sul palco dell’Ariston, dove hanno trionfato, fino all’Eurovision. E nel frattempo in tutte le radio, in televisione, nei karaoke. Nel suo, Brividi ha compiuto un mezzo miracolo: mettere insieme due nomi contemporanei e regalare al pubblico (contemporaneo chi più chi meno) un brano che è un instant classic della canzone italiana. Il tutto a bordo di una bici di diamanti. (FF)

1
“I nostri giorni”Andrea Laszlo De Simone

Raramente la morte è stata cantata con tanta ispirata leggerezza, apparentemente con distacco, in realtà con emozione, in modo vivaddio non retorico. I nostri giorni è l’altra faccia di Vivo (e anche l’altra facciata): quella cantava la vita com’è, questa canta la morte com’è. Lo fa creando un bel contrasto fra la musica, che pare materiale recuperato da un passato mitico della canzone italiana, musica carica d’emozione, evocativa, cinematografica, e il testo che sembra un elenco secco di modi di morire, metaforicamente e non: di malattia, di terrore, di sete o di fame, di depressione, di religione e così via. Col suo passo funereo e quasi epico, con un suono che sembra provenire da un tempo senza tempo, I nostri giorni non è deprimente. Sembra anzi la celebrazione della vita (e quindi anche della sua fine) nel momento in cui sembra sospesa. Sarà pure la canzone italiana dell’anno, ma quando l’ha pubblicata Andrea Laszlo De Simone ha domandato venia: «Chiedo scusa perché è una canzone molto triste e ultimamente di sentimenti del genere ne abbiamo respirati parecchi». (CT)

Schede di Mattia Barro, Filippo Ferrari, Claudio Todesco.

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