La classifica impossibile dei costumi di Peter Gabriel con i Genesis | Rolling Stone Italia
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La classifica impossibile dei costumi di Peter Gabriel con i Genesis

Meglio Britannia o quel punkettaro di Rael, il gibbosissimo Slipperman o il Reverendo? Essendo un po' matti, abbiamo messo in fila dal peggiore al migliore i travestimenti anni ’70 di Gabriel basandoci anzitutto sulla loro modernità: oggi strappano un sorriso o sono ancora inquietanti, eccitanti, folli?

Peter Gabriel dal vivo coi Genesis nel 1973

Foto: Michael Putland/Getty Images

Se un giorno a Peter Gabriel non fosse venuto in mente di indossare il vestito di sua moglie Jill forse i media inglesi non si sarebbero mai accorti dei Genesis. E forse tutti noi non ci saremmo accorti di David Bowie, di Renato Zero e molti altri. E non è solo questione di attirare l’attenzione, travestirsi è utile all’artista anche per tirare fuori qualcosa di sé, una parte del proprio io, personaggi diversi che solitamente restano celati nell’inconscio. Gabriel in particolare ha usato uno strambo vestiario per rendere gli spettatori partecipi alle storie narrate in canzoni lunghe e sfaccettate, che in qualche modo necessitavano di essere visualizzate sul palcoscenico. Ma ha usato tutto questo anche per sfuggire alla sua innata timidezza e trasformarsi in qualcos’altro, per portare alla luce le sue fantasie, i suoi demoni e le sue insicurezze.

Nei primi Genesis ci sono quattro ottimi strumentisti che tali vogliono restare e questo cantante che a volte sembra un po’ stretto nel suo ruolo. Lo si vede che è in cerca qualcosa in più, una sorta di appendice alla musica fatta di storielle surreali raccontate tra un brano e l’altro, matita sugli occhi, chioma fluente e gestualità accentuata. Il Peter Gabriel ventenne è dotato di un fisico filiforme, ammalianti occhi blu e movenze eleganti. A volte si infervora al ritmo della musica atteggiandosi a infuocata rockstar (una volta così tanto da spiccare un balzo dal palco verso il pubblico e rompersi una caviglia perché nessuno lo accoglie), ma più spesso è la sua teatralità a colpire: le espressioni del viso, il modo in cui muove le braccia e mima col corpo i testi delle canzoni. Nella sua attillata calzamaglia nera Gabriel è già un sex symbol androgino che oggi farebbe furore. Peccato che all’epoca pochi si accorgano di questo. Per alcuni anni infatti la band le prova tutte per sfondare in patria, con dischi eccelsi e un gran numero di esibizioni nei luoghi più disparati. L’unica cosa che ottiene è però un buon successo in Belgio e, soprattutto, in Italia. Ai cinque certo non disturba, ma la madrepatria e gli Stati Uniti sono mercati troppo importanti per accontentarsi.

Nell’ottobre del 1972 ecco che al frontman viene l’idea vincente: durante l’esibizione di The Musical Box, esce dal palco per poi riapparire vestito da donna, con un abito rosso e un’ampio décolleté sul petto magro. Ma la cosa ancora più sconvolgente Peter ce l’ha sul capo: è una testa di volpe che crea un effetto straniante, per certi versi un vero shock, non si era mai vista una cosa del genere. La combinazione lascia tutti a bocca aperta, il giorno dopo i Genesis sono sulla copertina del Melody Maker e il loro ingaggio nei locali raddoppia. Da qui il gruppo comincia a decollare sul serio e sempre più Gabriel (nei tre anni che ancora lo vedranno protagonista con la band) si divertirà a sconvolgere gli spettatori con trovate sempre più particolari.

Vediamoli allora nel dettaglio i travestimenti del cantante in una classifica che non si pone l’obiettivo di premiare il costume più interessante quanto quello che è invecchiato meglio, che ancora oggi può attirare e affascinare.

11Flowerhead (“Supper’s Ready / Willow Farm”)

È uno dei travestimenti più iconici di Gabriel e viene sfoggiato durante Willow Farm, in Supper’s Ready, quando i due protagonisti della suite vengono catapultati in un mondo nel quale tutto muta in continuazione. Peter prende come riferimento la serie inglese per bambini Flower Pot Men e indossa i petali di un grosso fiore di stoffa intorno alla testa. Anche se nell’allestimento concertistico della suite questa trovata ha un senso, è indubbio che vista con gli occhi di oggi (ma anche di ieri, diciamo dal 1977 in avanti) può destare più ilarità che altro.

10Britannia (“Dancing with the Moonlit Knight”)

All’inizio di Dancing with the Moonlit Knight Gabriel appare vestito da dea Britannia, con tanto di bandiera inglese sul petto, elmo, scudo e lancia. In questo modo visualizza uno dei brani più politicizzati dei Genesis, con una critica all’Inghilterra globalizzata celata sotto una miriade di metafore, riferimenti al commercio e alla cultura popolare. Se questo incarnarsi nella sua patria da parte di Gabriel ha piena attinenza con il brano non si può evitare di provare una certa sensazione di kitsch a vederlo oggi.

9Slipperman (“The Lamb Lies Down on Broadway / The Colony of Slippermen”)

A seguito dell’incontro con le Lamia, Rael finisce in una compagine di esseri dotati di enormi bubboni. È la disgrazia che incorre a coloro i quali abbiano consumato rapporti con le fascinose donne serpente. Il costume qui indossato da Gabriel è quanto di più fantasioso si potrebbe immaginare, anche scomodo, visto che difficilmente sul palco il cantante riesce a esprimersi vocalmente. Ma il risultato è ottenuto e all’epoca l’apparizione di tale essere lascia il pubblico a bocca aperta, oggi forse un po’ meno.

8Old Man (“The Musical Box”)

Il fantasma del piccolo Henry che torna sulla terra con le sembianze di un vegliardo (ma con anima fanciulla) prende vita tramite una maschera in lattice che Gabriel indossa nella parte finale di The Musical Box, quando Henry cerca di sfogare i suoi inarrestabili impulsi sessuali su Cynthia, colpevole di averlo decapitato. Un delirio che si fa grottesco quando il corpo del giovane Gabriel con indosso questa maschera da vecchio inscena l’amplesso. Forse bizzarro, visto adesso, ma indubbiamente potente.

7Silver Man (“Supper’s Ready / As Sure as Eggs Is Eggs”)

Quando arriva il finale di Supper’s Ready i fan dei Genesis si commuovono, ma l’emozione è anche visiva. A seguito di un’esplosione Gabriel smette i panni di Magog e lo si ritrova vestito d’argento mentre cantando “and it’s hey babe, with your guardian eyes so blue” mima un Elvis Presley angelico. Il costume rappresenta la vittoria delle forze del bene su quelle maligne e non è dissimile da certi look del Bowie polvere di stelle. È una trovata forse un po’ ingenua ma la commozione di cui sopra non manca di farsi viva.

6Lawnmower (“I Know What I Like”)

Per mettere in scena il primo singolo di un certo successo dei Genesis, Gabriel inventa un travestimento sobrio: un vecchio cappello in testa e una spiga di grano tra i denti. La differenza la fa la gestualità mentre mima il suo essere alla guida di una falciatrice (che poi è la protagonista della canzone). Qui il frontman è al colmo di una teatralità che non ha bisogno di grandi artifici, è il suo corpo a parlare e a coinvolgere.

5Magog (“Supper’s Ready / Apocalypse in 9/8”)

La sezione denominata Apocalypse in 9/8 di Supper’s Ready è uno dei punti massimi della suite, col suo incedere nervoso e questo ritmo dispari che trascina sempre di più in una sorta di gorgo, sottolineato sul palco da una ridda di luci stroboscopiche. Mentre l’inferno sonoro si scatena Gabriel esce da dietro le quinte con indosso una lunga veste nera e in testa una specie di scatola cubica dalle aperture romboidali. Non si sa come mai il cantante abbia voluto rappresentare in tal modo Magog, uno dei protagonisti dell’Apocalisse, ma il travestimento funziona ancora adesso nel trasmettere un senso di straniante inquietudine.

4Reverend (“The Battle of Epping Forest”)

Personaggio passato un po’ inosservato in mezzo a tanti altri più noti, ma non privo di una certa forza, il Reverendo è un ex prete passato alla malavita che in The Battle of Epping Forest aspira al “beautiful chest” di Louise, prima che i due vengano colti in flagrante dal marito Bob (“The nob”). Il Reverendo ha una calzamaglia calata sugli occhi, panciotto, bastone e bombetta, è un vero gentleman del crimine la cui figura grottesca è abbastanza moderna da bucare ancora lo schermo.

3Batwings (“Watcher of the Skyes”)

La partenza nei concerti dei Genesis nei tour 1973 e 1974 è esaltante. Nel buio completo parte il Mellotron di Watcher of the Skyes mentre sempre più si intravede una strana figura fasciata in un mantello, con ai lati del capo due grandi ali da pipistrello. In questo modo Gabriel impersona l’alieno protagonista del brano. Ed è a tutt’oggi un gran bel vedere, misterioso, affascinante, fantascientifico. Con il mantello che verso il finale si apre e lascia intravedere un arcobaleno di colori.

2Foxhead (“The Musical Box”)

Il primo travestimento usato da Gabriel non ha nulla a che fare col testo di The Musical Box, poco dopo infatti verrà messo da parte a favore dell’Old Man. Nonostante ciò è assai intensa la carica sensuale che emana la figura del giovane Gabriel con un rosso vestito lungo e la testa di volpe calata sul capo. Bowie a quei tempi gioca con l’ambiguità sessuale, Gabriel va oltre, è uomo-donna-animale, rappresenta una sorta di fluidità surreale nel quale tutto è indistinto ma assolutamente seducente.

1Rael (“The Lamb Lies Down on Broadway”)

Il protagonista di The Lamb spacca ancora, non c’è dubbio. Rael è punk prima del punk, è oltraggioso e selvatico, coraggioso e pavido allo stesso tempo. È un graffitaro che si aggira con la lama in tasca per le strade di Broadway al quale capita di perdersi nel suo inconscio per ritrovarsi sdoppiato. La mise è semplice: jeans, chiodo, capelli corti, viso sporco, t-shirt bianca o petto nudo (e quanto è triste vedere conciati in tal modo i 50-60enni cantanti delle cover band genesisiane). Gabriel qui splende di modernità, era un passo avanti già allora e la eco di questa visione si riverbera tutt’oggi.

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