I dischi da ascoltare a marzo 2026 | Rolling Stone Italia
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I dischi da ascoltare a marzo 2026

I pezzi jazzati di Flea che ti fanno «sentire sotto l’effetto di una droga», una nuova stramba Kim Gordon, il ritorno di Robyn, la “medicina” di Raye e gli altri album che usciranno nelle prossime settimane

I dischi da ascoltare a marzo 2026

Flea

Foto: Gus Van Sant/Nonesuch

  • Kiss All The Time. Disco, Occasionally.

    Harry Styles 6 marzo

    Nel suo disco numero quattro Harry Styles prova a dimostrare di essere (anche) altro. Lo abbiamo capito dal suo primo singolo, Aperture, e dalla recente esibizione ai BRITs. Comunque vada, il suo è uno dei dischi più attesi di questo semestre. E non vediamo l’ora di sentirlo.

  • Make-Up Is a Lie

    Morrissey 6 marzo

    È l’autoritratto imperfetto di una leggenda della musica britannica che si percepisce vittima, disprezza il music biz e ne canta l’abisso, tiene il punto. E ogni tanto riesce ancora ad azzeccare pezzi notevoli, specialmente quando canta di sé o offre ritratti di persone in caduta libera. Make-Up Is a Lie è commedia e tragedia. Lo trovate recensito a questo link.

  • Trying Times

    James Blake 6 marzo

    Dopo il joint album del 2024 con Lil Yatchy, e a tre anni dal suo ultimo solista Playing Robots into Heaven, James Blake torna con Trying Times, il suo primo progetto indipendente per la sua etichetta Good Boy Records. Anticipato dalla live video performance di Death of Love con il London Welsh Men’s Choir, contiene collaborazioni con Monica Martin e il rapper britannico Dave.

  • Big Mama

    Flying Lotus 6 marzo

    Un EP che il musicista descrive come «un’esplosione elettronica di energia sperimentale, massimalista e iperveloce». Sono sette pezzi racchiusi in un’unica composizione, senza loop. «Volevo che i pezzi sembrassero sparati fuori da un cannone, un’energia esplosiva e imprevedibile, un cazzo di computer impazzito, una macchina che ha appena perso la testa». Aspettiamo fiduciosi.

  • Help(2)

    AA.VV. 6 marzo

    Non è solo un progetto benefico e quindi cosa buona e giusta. È anche l’occasione per sentire un bel po’ di chicche: Beth Gibbons che rifà i Velvet Underground, Damon Albarn che duetta con Gian Chatten dei Fontaines D.C. e con Kae Tempest, Aroof Aftab e Beck che cantano Lilac Wine, nuovi pezzi di Black Country, New Road e Last Dinner Party, uno quasi prog-folk, l’altro con echi di Patti Smith. E poi, tra i tanti, Arctic Monkeys, Big Thief, Cameron Winter, Fontaines D.C., Wet Leg. A questo link la storia del progetto.

  • The Set Up

    The Delines 6 marzo

    Vita i margini dell’America. The Set Up è nato quando Willy Vlautin (ex Richmond Fontaine e membro dei Delines, nonché apprezzato scrittore) ha iniziato a comporre canzoni che non erano in sintonia col mood di Mr. Luck & Ms. Doom. «Esprimevano una disperazione solitaria. Ho capito che stavo scrivendo pezzi che appartenevano allo stesso mondo di Mr. Luck & Ms. Doom, ma da un punto di vista diverso», ovvero storie di «tossicodipendenti, truffatori e perdenti, e non i romantici alla deriva» dell’altro album.

  • La ragazza che suonava il piano

    Prima stanza a destra 6 marzo

    «Il filo rosso che unisce i brani è probabilmente l’urgenza con cui sono nati, sono tutte canzoni nate e finite nel giro massimo di un pomeriggio e questa cosa per me ha un valore molto grande, soprattutto c’è tanta emotività che sono riuscito a canalizzare in musica nel modo che riusciva a rispecchiarmi di più», dice il produttore che sta dietro al progetto Prima stanza a destra. Tra i pezzi dell’EP, Tu non vuoi nessuno prodotto con Dardust. Elettronica e voce in falsetto, interessante.

  • Patty Pravo

    Opera 6 marzo

    L’album post Sanremo è prodotto da Taketo Gohara, che ha chiamato a raccolta autori delle generazioni dagli anni ’90 in poi. C’è la title track firmata da Giovanni Caccamo e portata al Festival e poi pezzi di Francesco Bianconi, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina (La Rappresentante di Lista), Morgan, Federico Dragogna, Pierpaolo Capovilla, Cristina Donà e Saverio Lanza, Serena Brancale, Raphael Gualazzi, Giuliano Sangiorgi, Marianne Mirage e Andrea Bonomo.

  • VT3SOR

    Vaz Tè 13 marzo

    Se ancora non sapete chi è, lo saprete presto. Membro del collettivo Wildbandana, quello di Tedua per intenderci, è uno dei rapper più importanti della scena genovese. Nel terzo album ospita, oltre agli Amici miei della cosiddetta Drilliguria, ovvero Tedua, Bresh e Nader Shah anche Sayf, Izi, Tormento, Latrelle.

  • Calcinacci

    Fulminacci 13 marzo

    Con Calcinacci, disco numero quattro, Fulminacci torna a raccontare fragilità e contraddizioni generazionali. Un disco che alterna leggerezza e inquietudine, trasformando i dettagli quotidiani in piccole epiche emotive. L’assaggio lo abbiamo avuto a Sanremo con Stupida sfortuna.

  • Play Me

    Kim Gordon 13 marzo

    Dodici pezzi, quasi tutti sotto i tre minuti di durata, anche molto diversi, sempre strani, ma più immediati di quelli dell’ultimo The Collective che ha rilanciato Kim Gordon. «Volevamo che le canzoni fossero brevi. Volevamo farlo molto velocemente. L’album è più concentrato e forse più sicuro di sé. Lavoro sempre sui ritmi e sapevo di volere un album ancora più orientato al beat rispetto al precedente. Justin (Raisen, il produttore, ndr) capisce la mia voce e i miei testi e comprende come lavoro, cosa che ho sentito ancora di più in questo disco».

  • A Pound of Feathers

    The Black Crowes 13 marzo

    «Lo abbiamo registrato in otto-dieci giorni», dice Chris Robinson che lo descrive come una progressione naturale dal precedente Happiness Bastards. «Abbiamo sperimentato di più, abbiamo scritto seguendo l’istinto e le sensazioni del momento. Rich ha portato nell’album una spontaneità che non riesco a descrivere, ma è la cosa migliore che abbia mai fatto». Per Rich Robinson, «è un album trasformativo. Tornando alle nostre radici, abbiamo sentito quella scintilla in studio». Ascoltare Propane Prophecy per un primo giudizio.

  • Free Spirits

    Ca7briel & Paco Amoroso 19 marzo

    Per Ca7briel e Paco Amoroso tutto è cambiato nell’ottobre 2024 quando sono stati ospiti da Tiny Desk. Quei 20 minuti hanno proiettato il duo da local sensation a star globali. A cascata sono arrivati i cinque Latin Grammy, apparizioni sulla tv americana, il Coachella e un tour mondiale. Ora per tenere vivo il momentum arriva Free Spirits, anticipato da una collaborazione con Sting.

  • Is This All There Is?

    Anna Calvi 20 marzo

    Un EP di quattro pezzi, tutti in collaborazione con altri artisti, presentato come il primo tassello di una trilogia di dischi che esplorano i concetti di identità e metamorfosi. Mica male i partner: Iggy Pop, Laurie Anderson, Perfume Genius, Matt Berninger dei National. Per Anna Calvi i quattro sono accomunati da «una sorta di onestà sovversiva. Non cercano di compiacere nessuno. Esprimono esattamente chi sono».

  • Arirang

    BTS 20 marzo

    È il ritorno dei BTS dopo la lunga pausa dovuta al servizio militare a cui il gruppo era stato costretto secondo le leggi coreane. Un disco che i fan – l’Army – aspetta oramai da Map of the Soul: 7, uscito nel 2020. Per l’occasione i BTS hanno collaborato con alcuni dei nomi più cool della scena: Flume, Diplo, El Guincho, Jpegmafia, Mike Will Made-It, Ryan Tedder.

  • Pin Ups

    The Dandy Warhols 20 marzo

    Diciassette cover: dai Cure ai Clash, dai Beatles ai Byrds, passando per Marilyn Manson, New York Dolls, Bob Dylan. Caotici e imprevedibili, i Dandy Warhols: «Da anni ormai parliamo di raccogliere tutte le cover che abbiamo realizzato per territori specifici e pubblicarle affinché tutti possano ascoltarle. Finalmente ci siamo riusciti». Il titolo è preso dal Bowie delle cover del 1973.

  • Bully

    Ye 20 marzo

    Mi si nota di più se esco o non esco?

  • Agonia

    Chiello 20 marzo

    La musica di Chiello è un flusso viscerale che mescola dolore e romanticismo. Questo nuovo capitolo arrivato dopo Sanremo consolida la sua identità fuori dagli schemi nel nuovo pop italiano.

  • E poi scegliere con cura le parole

    Mauro Ermanno Giovanardi 20 marzo

    «Il disco più esistenzialista che ho fatto». Così Giò ha descritto a Radio Popolare il suo disco solista pronto da tempo, ma messo da parte per la reunion dei La Crus. Sono usciti quattro pezzi che saranno nell’album e che sono raccolti un EP intitolato A tutti i costi. Spicca Anni Zero, scritta con Francesco Bianconi (si sente) e Kaballà.

  • io Individuo

    Nayt 20 marzo

    Un disco che riflette sulla costruzione dell’identità e sulle molteplici sfaccettature dell’essere. Una manciata di canzoni che seguono Lettera Q, suo disco precedente, e che include Prima che, la canzone presentata al Festival di Sanremo. Il tutto attraversato dalla scrittura caratteristica di Nayt.

  • Terre rare

    Subsonica 20 marzo

    «Abbiamo fatto una cosa diversa dal solito. Abbiamo viaggiato», ci ha detto Samuel del disco del gruppo che esce mentre la band festeggia il trentennale. «Di solito le nostre esplorazioni sono casalinghe: immaginiamo, ma stando fermi. Una cosa molto torinese, pensa solo a come scriveva i romanzi d’avventura Emilio Salgari. Questa volta ci siamo concessi il lusso di viaggiare». Sono fuori Radio Mogadiscio e Il tempo in me. A questo link la nostra cover story.

  • This music may contain hope

    Raye 27 marzo

    This Music May Contain Hope è l’atteso secondo album di Raye. Un lavoro strutturato in quattro “stagioni” che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio dalle ombre alla luce. Il progetto, composto da 17 tracce tra cui il singolo dal successo internazionale Where Is My Husband!, è pensato come una “medicina” emotiva capace di infondere speranza e resilienza. Noi l’abbiamo vista dal vivo e possiamo confermare.

  • Sexistential

    Robyn 27 marzo

    Chissà come sarebbe stato il pop mondiale di oggi senza Robyn. Per fortuna non dobbiamo chiedercelo visto che Robyn c’è e, dopo otto anni, torna con un nuovo disco di hit. Un album che parla di sessualità, fecondazione in vitro, indipendenza. Ma sempre con ironia e quell’attitudine emo-dancy che rende Robyn unica nel panorama, anche oggi a 46 anni.

  • Honora

    Flea 27 marzo

    Non aspettatevi i Red Hot Chili Peppers. Per il primo album a suo nome Flea ha assemblato una band di «modern jazz visionaries» alle prese con pezzi originali e cover. Tra gli ospiti, Thom Yorke e Nick Cave. L’idea del disco è nata nel 1991, mentre il bassista stava recitando nel film di Gus Van Sant Belli e dannati. In un comunicato, Flea dice che temeva che quella superband di jazzisti lo considerasse «un figlio di puttana che non suona, un ciarlatano, un rockettaro da quattro soldi o un fan» e invece lo hanno spiazzato e commosso con il loro spirito generoso e solidale. «Suonare con loro mi ha fatto sentire sotto l’effetto di una droga». Pronti a sperimentarlo.