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I 15 migliori concept album prog

Sognatori e disadattati, immigrati e rockstar in crisi, contadini e divinità: ecco come il progressive rock (e dintorni) ha sfruttato il filone dei dischi a tema

Foto: Michael Putland/Getty Images

Il concept è un disco i cui brani sono tutti incentrati su uno stesso argomento oppure racconta una storia che si dipana lungo tutte le canzoni. In quest’ultimo caso il confine con la rock opera è labile, ma questa vede spesso diversi personaggi interpretati da varie voci, proprio come nella lirica.

Il genere più ricco di concept album è il prog, e ciò non deve stupire. Il prog si presta benissimo a mettere in scena dei veri film in note, pieno com’è di cambi di atmosfera, momenti oscuri che cedono il passo ad altri più solari, un ampio quadro di sensazioni ed emozioni. Sono migliaia i dischi “a concetto” usciti negli ultimi 50 anni nel prog a livello mondiale, con argomenti o storie che vanno dai viaggi fantastici alle crisi più o meno esistenziali, con in mezzo ricordi d’infanzia, religione, apocalissi, misticismo, droga, sesso, critica sociale.

Del gran numero di concept prog ne abbiamo presi 15 (selezionandone uno solo per artista) e li abbiamo analizzati mettendoli in ordine di validità nella fusione tra contenuti e musica.

15“The Prince of Heaven’s Eyes” Fruupp (1974)

Gli irlandesi Fruup offrivano un prog a tinte pastello che non manca di ammaliare chi adora i primissimi Genesis. Il loro terzo album racconta la storia di un giovane idealista alla ricerca della “fine dell’arcobaleno”, un disco che non fa delle acrobazie strumentali la sua particolarità, ma che ha la sua forza nella storia e nelle atmosfere leggiadre e fiabesche che fungono da colonna sonora.

14“Piktors Verwandlungen” Anyone’s Daughter (1981)

La metamorfosi di Piktor è un racconto scritto da Hermann Hesse nel 1923, una delle più belle descrizioni della fusione totale con la persona amata. Nel 1981 la band tedesca Anyone’s Daughter ne offre una versione sonora, con il cantante Harald Bareth a narrare la storia su una base piena di romanticismo prog della migliore scuola.

13“Douar Nevez” Dan Ar Bras (1977)

La leggendaria terra di Ys, situata al largo della baia di Douarnenez, in Bretagna, ha affascinato tantissimi artisti. Dan Ar Bras, storico chitarrista di Alan Stivell, dedica il suo primo album solista proprio a questa leggenda offrendo un’avvolgente suite strumentale che si snoda in 12 movimenti tra prog sinfonico, folk bretone e accenni jazz-rock.

12“Three Friends” Gentle Giant (1972)

Con partiture che sono veri rompicapo sonori tra rock, musica medievale e mille altri spunti, i Gentle Giant arrivano al terzo album mettendo in scena le vicende di tre amici dalle diverse esperienze (un operaio, un artista e un affarista) che a un certo punto si riuniscono per analizzare i propri percorsi. Il disco ha punti di assoluta bellezza come la delicata Schooldays e la magniloquente title track.

11“Suffocating the Bloom” Echolyn (1992)

Gli Echolyn sono uno dei gruppi più interessanti venuti fuori dagli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, con un suono di scuola Gentle Giant/Yes/Kansas che si fa moderno grazia a una robusta spinta rock. Il loro secondo album è una riflessione su speranze e sogni di gioventù che vengono messi da parte (o meglio, soffocati) dalla maturità. Un lavoro di grande ricchezza artistica e impossibili incastri strumentali/vocali.

10“Au-delà du délire” Ange (1974)

Considerati in Francia una band essenziale del rock autoctono, gli Ange arrivano al 1974 con il capolavoro Au-delà du délire, disco enfatico, teatrale e orchestrale imperniato sulle vicende di un contadino del XIV secolo che organizza una ribellione contro il suo feudatario. Viene però catturato e ucciso, ma il suo “corpo astrale” sopravvive e torna sulla Terra dopo la distruzione dell’umanità per fare ripartire la Storia.

9“Ocean” Eloy (1977)

Gli Eloy sono i Pink Floyd tedeschi, con un suono epoca Dark Side/Wish You Were Here virato in salsa prog sinfonica. Ocean è basato sugli scritti di Platone riguardanti Atlantide che danno vita una musica magniloquente e atmosferica, con grandi tastiere spaziali ad ammantare la possente apertura di Poseidon’s Creation o i 15 minuti finali di Atlantis’ Agony at June 5th – 8498, 13 P.M. Gregorian Earthtime.

8“In the Region of the Summer Stars” The Enid (1976-1984)

Un caso più unico che raro: in piena era punk gli inglesi Enid vennero adorati da schiere di punk-rocker in virtù del loro proporre un prog sinfonico, che più sinfonico non si può, con piglio ardito e prorompente. L’esordio di In the Region of the Summer Stars offre un concept basato sui tarocchi e si consiglia l’ascolto della versione ri-registrata nel 1984.

7“666” Aphrodite’s Child (1972)

Poteva mancarne un concept prog dedicato all’evento epico per eccellenza, l’Apocalisse? Certamente no, ci hanno pensato i greci Aphrodite’s Child, capitanati da Vangelis e Demis Roussos, a raccontarlo con un doppio album nel quale si passa da pop song di stampo pscyh/sinfonico a momenti di puro delirio, vedi ∞ (Infinity), con Irene Papas a inscenare un amplesso cosmico con la Bestia.

6“The Snow Goose” Camel (1975)

The Snow Goose è ispirato al libro omonimo di Paul Gallico, ambientato nel 1930 nell’Essex, dove vive il giovane Philip Rhayader. Il disco è composto da una lunga suite strumentale divisa in più movimenti che copre entrambe le facciate e offre un prog sinfonico nella più pura accezione del termine, spesso soffuso e delicato senza però lesinare momenti più intensi guidati dalla chitarra del leader Andy Latimer.

5“Misplaced Childhood” Marillion (1985)

L’album che ha rappresentato la rinascita del prog inglese dopo l’affossamento dell’era punk. Spinto dal singolo Kayleigh, Misplaced Childhood fece il botto nelle classifiche e consacrò i Marillion a livello mondiale. L’album vede il protagonista struggersi tra sogni infranti dell’infanzia, amori andati a male, successo e tutto quanto possa essere venuto in mente a Fish durante la scrittura del lungo flusso di coscienza, avvenuto durante un viaggio a base di LSD. Misplaced Childhood è puro prog alla Genesis con un po’ di pop che ha contribuito a decretarne il successo.

4“Tales from Topographic Oceans” Yes (1973)

Ispirato dagli scritti del mistico indiano Paramahansa Yogananda, il sesto album degli Yes si snoda in quattro suite che raccontano nientemeno che la storia dell’universo, una roba tanto affascinante quanto pretenziosa per la quale la band fu aspramente criticata. Le musiche però sono perfette per l’argomento e il disco è un magnifico compendio di tutto il meglio (o il peggio) del progressive.

3“The Wall” Pink Floyd (1979)

 

I Pink Floyd con i concept ci sono andati a braccetto per larga parte della loro carriera. Tra i tanti The Wall è il più cinematografico (infatti ne verrà tratto un film), con una storia ben definita: quella della rockstar Pink e di tutti i suoi tormenti. Musicalmente è un’enciclopedia di rock, psichedelia, sinfonismo, folk, disco music e mille altri spunti. Un disco progressive nell’anima.

2“Thick as a Brick” Jethro Tull (1972)

Una canzone lunga 45 minuti che racconta vizi e virtù della società inglese e la condisce di sesso, religione e droga in un labirinto di intarsi strumentali tra sezione ritmica, chitarra, tastiere e flauto. Con una copertina folle che si apre come un quotidiano e un sacco di notizie farlocche colme di doppi sensi.

1“The Lamb Lies Down on Broadway” Genesis (1974)

L’ultimo disco dei Genesis con Peter Gabriel è anche il concept prog per eccellenza. Un doppio album influenzato dalle visioni di Alejandro Jodorowsky che racconta le vicende grottesche e surreali di Rael, immigrato portoricano violento e disadattato che compie un viaggio sotterraneo alla scoperta di sé, tra figure archetipiche e vicende da incubo (vedi la castrazione di The Colony of Slippermen) in un disco che deborda oltre il prog e porta già i semi di certa new wave.

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