Rolling Stone Italia

I 10 migliori dischi italiani del 2018

Il rap domina le classifiche mentre il cantautorato trova nuova linfa ma non mancano le sorprese, da Calcutta a Sfera Ebbasta, passando per Cosmo, Gué e Salmo
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Artwork di Stefania Magli

10. “Different Times” (42 Records) di Giardini di Mirò

Se ne sentiva la mancanza? Sì, terribilmente. I Giardini di Mirò hanno preservato la loro natura, nonostante il tempo che passa. Una band da sogno, per un lavoro volutamente astratto. E bellissimo.

9. “Nuova Napoli” (NG Records) di Nu Guinea

La febbre napoletana non sembra fermarsi. E i Nu Guinea sono l’espressione disco partenopea perfetta. Un album ricco, con venature funk e l’amore spassionato per la tradizione. Tutto da ballare, e da cantare.

8. “Notti Brave” (Universal Music) di Carl Brave

Chiamatelo come vi pare, ma Carl Brave è uno dei giganti per quanto riguarda il nuovo pop di casa nostra. Una scrittura troppo semplice per non piacere, storie troppo reali per non poterle conoscere a memoria. E una capacità di mettere in piedi hit, come Fotografia, che si lasciano fischiettare a passeggio sul lungomare

7. “Decade” (Record Kicks) di Calibro 35

Un disco personale, che arriva esattamente dieci anni dopo i primi esperimenti con le colonne sonore. I Calibro 35 sono una band adulta e ben definita, con il coraggio di spingersi sempre un po’ più in là. E difficilmente sbagliano un colpo.

6. “Cosmotronic” (42 Records) di Cosmo

Nonostante quella nota di malinconia perenne, Cosmotronic è il disco dalle due anime che abbiamo ballato di più in giro per l’Italia, seguendo Cosmo da vicino. E in macchina tornando dai concerti. E in cameretta alla domenica pomeriggio. E di notte, in casa, un po’ ubriachi.

5. “Sinatra” (Island/Def Jam) di Gué Pequeno

Con la sfacciataggine di sempre, Gué ritorna a macinare album su album. Segnando un percorso stellare, unico in Italia, con la solita valanga di hit. Ma su Sinatra lavora davvero di fino, pure prendendosi qualche rischio, gestisce al meglio le citazioni e tira fuori un solido prodotto internazionale.

4. “Two, Geography” (42 Records) di Any Other

In punta di piedi, Adele Nigro ha urlato tutta la sua rabbia nel secondo disco firmato Any Other. Un progetto maturo, internazionale e bellissimo, in un modo particolare. Musicalmente impressionante.

3. “Playlist” (Sony Music) di Salmo

3. “Rockstar” (Universal Music/Def Jam) di Sfera Ebbasta

Due dischi all’opposto, uno uscito a inizio anno e uno alla fine. In comune? Il dominio delle classifiche. Salmo e Sfera Ebbasta, le due facce del rap di casa nostra sono qui – non a caso, entrambe.

2. “Evergreen” (Bomba Dischi) di Calcutta

Calcutta prende in prestito la storia musicale italiana e la infarcisce di ritornelli, immediati o meno. Filtrato attraverso una solitudine vintage, Evergreen è un disco che si candida a diventare proprio questo. Un evergreen.

1. “Enemy” (Thaurus) di Noyz Narcos

Qual è la chiave per distinguersi nel 2018? Sfornare un disco ben prodotto, attento e rischioso, prendendo i re delle classifiche (da Coez a Carl Brave x Franco126) e trasformandoli in armi per ritornelli affilatissimi. Noyz ha scagliato il primo grande macigno verso il ritorno del rap italiano, più crudo ed essenziale. Se le nuove generazioni hanno cancellato la memoria, ecco, lunga vita a Noyz Narcos e quelli come lui che vogliono innovare campionando Gabriella Ferri. È il migliore della sua carriera, sicuramente. Per noi, anche il più importante di quest’anno.

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