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I 10 migliori album rap degli anni ’80

Per i cinquant'anni dell'hip hop - che si festeggiano il prossimo 11 agosto - abbiamo provato a stilare la classifica definitiva per il decennio che ha fatto scoprire il rap al mondo e alle classifiche

Foto: Al Pereira / Michael Ochs Archives / Getty Images

Se negli anni ’70 nasceva tutto e si cuoceva a fuoco nemmeno tanto lento nel brodo di coltura dei boroughs newyorkesi (Harlem, Brooklyn e Queens in primis), è con gli anni ’80 che il rap fa ufficialmente il suo ingresso nel mondo dell’industria discografica. Inizialmente qualcuno pensava fosse una moda che sarebbe durata lo spazio di un paio di stagioni, ma con la seconda metà del decennio i dischi che escono sono talmente devastanti, pieni di personalità e privi di compromessi che, insomma, ci si rende conto che ‘sto genere musicale non era una bagatella, ma una profondissima rivoluzione etica, estetica e culturale. E a dirlo non erano raffinati musicologi rintanati nelle università più prestigiose e/o più di sinistra del globo pronti a sfornare analisi sofisticate, ma un esercito di consumatori che attingeva a tutte le classi sociali.

Abbiamo quindi provato a stilare una lista dei dieci dischi migliori di quel primo decennio d’oro.

Escape

Whodini

1984

Uno dei progetti più sottovalutati nella storia dell’hip hop: non li si cita quasi mai, eppure sono degli autentici pionieri e caposcuola. L’anno di uscita di questo album parla chiaro. Traghettatori delle suggestioni electro in campo hip hop, foss’anche solo per la strepitosa hit The Freaks Come Out At Night meritano l’immortalità.

Raising Hell

Run DMC

1986

A fare una top 10 degli album rap degli anni ’80, il rischio è che quasi metà di essa sia colonizzata dai Run DMC. I primi a fare il botto, ma quello vero, con questo album più che con qualsiasi altra uscita. It’s Tricky e My Adidas le tracce più facili da citare, ma il vero gioiello è Peter Piper costruita sul sample di Mardi Gras di Bob James.

Paid In Full

Eric B & Rakim

1987

Parlate con qualunque appassionato di quelli tosti: tutti, nessuno escluso, vi diranno che questo album è una pietra miliare totale. Quello che veramente ha settato in alto lo standard. Non ha forse raggiunto fama e successo trasversale, ma le rime evoluto&elaborate di Rakim e l’appropriatissimo contributo di Eric B sono un benchmark impressionante adesso, figuriamoci allora.

Criminal Minded

Boogie Down Productions

1987

Con gli anni KRS One è andato un po’ in aceto, almeno sotto certi punti di vista, ma questo non deve far dimenticare come sia stato un pioniere incredibilmente carismatico e, soprattutto, un MC tanto d’impatto quanto di tecnica&contenuto. Lo sforzo produttivo attorno a Criminal Minded è il suo lascito artistico più alto.

Rhyme Pays

Ice T

1987

Ok: è un disco imperfetto. Rispetto a certe vette di tecnica e storytelling che venivano raggiunte dall’altra parte degli Stati Uniti, sulla East Coast, Rhyme Pays è un po’ una faccenda grossolana, ma l’immaginario gangsta passa da questo disco – e ci passa con una grezza efficacia che merita di passare alla storia. Altre cose più efferate arriveranno (anche da parte sua), ma Rhyme Pays resta pietra angolare.

Yo! Bum Rush The Show

Public Enemy

1987

Sì, lo sappiamo: in tanto si staranno indignando perché in questa classifica non c’è It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back (l’album di Don’t Believe The Hype! e di Bring The Noise!). Ma il suo predecessore metteva già sul piatto tutte le armi liriche e musicali che li hanno resi in un amen icona globale, trasversale e controculturale. Mettendoci in più l’effetto-sorpresa. Nulla fu così devastante nell’hip hop prima, e probabilmente nulla lo fu dopo.

Straight Outta Compton

N.W.A.

1988

Oggi sornione milionario che vi vende cuffiette e quant’altro dopo aver astutamente inventato da (quasi) nulla il rapper bianco più famoso e geniale di tutti i tempi (Eminem vi dice qualcosa?), ma il passato di Dr. Dre è bello tosto e frizzante e Straight Outta Compton lo racconta tutto, con la compagnia di Ice Cube, MC Ren ed Easy E. Album icona del gangsta rap. Invecchiato così così, ma icona.

3 Feet High And Rising

De La Soul

1989

Il disco rap preferito dai non-appassionati di rap. Non per sminuire né il disco, né i non-appassioanti: semplicemente la sampladelia di Prince Paul e il piglio aperto, divertente e divertito dei tre De La erano il modo perfetto per arrivare al pubblico non di matrice black e strettamente, trucemente rappusa. Detto ciò 3 Feet High And Rising non è un disco paraculo, occhio. È un incredibile, pazzesco, luminosissimo capolavoro.

Paul’s Boutique

Beastie Boys

1989

Il disco con cui sembrò che I Beastie Boys si sparassero ai piedi quando invece fu, sotto ogni punto di vista, la mossa migliore mai fatta in carriera: quella che gli ha permesso di essere consegnati alla storia come dei cazzo di geni dallo spirito libero (e lo sono), quando invece lì per lì il mercato voleva ancora restassero in eterno i cialtroneschi, urlacchianti caciaroni di Licensed To Ill.

Eyes On This

MC Lyte

1989

Quote rosa in top 10? Nah: MC Lyte era brava davvero, e in questa classifica ci sta alla grandissima. Eyes On This è il suo secondo album e arruola in varie maniere Parrish Smith degli EPMD, Grand Puba dei Brand Nubian, Marley Marl. Qualità totale, e Cha Cha Cha è irresistibile ancora adesso.

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