I 10 concerti più importanti di Paul McCartney, con e senza Beatles | Rolling Stone Italia
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I 10 concerti più importanti di Paul McCartney, con e senza Beatles

Negli stadi, a Venezia, sul tetto della Apple, nell’auditorium di un’università, in uno studio televisivo, ovviamente al Cavern: 10 performance memorabili selezionate da 65 anni di carriera concertistica

Paul McCartney scortato dai Carabinieri a Venezia, per il concerto del 1976

Foto: Patrice Picot/Gamma-Rapho via Getty Images

Paul McCartney ha tenuto il suo primo concerto il 18 ottobre 1957 a Liverpool: aveva 15 anni e da poco si era unito ai Quarrymen del diciassettenne John Lennon. Il 16 giugno 2022, due giorni prima di compiere ottant’anni, ha terminato una tournée negli Stati Uniti in attesa di esibirsi, il 25 giugno, al Festival di Glastonbury in Inghilterra: dal suo primo concerto a Liverpool sono trascorsi 65 anni, ma McCartney è ancora sul palco per cantare le sue canzoni, l’essenza della sua vita e della sua arte.

Paul McCartney ha attraversato tutte le fasi dei live: da quelli al limite dell’amatoriale dei primi Beatles, come nel primo concerto negli Stati Uniti nel 1964 quando si esibirono circondati dal pubblico, come se fossero su un ring, con lui, John e George che ogni due/tre canzoni cambiavano posizione per accontentare tutti gli spettatori e con Ringo Starr costretto a girare la batteria da solo, ai concerti faraonici delle ultime tournée, con imponenti impianti audio, mega schermi e fuochi d’artificio.

Per festeggiare i suoi 80 anni ci siamo divertiti a scegliere quelli che, per noi, sono i dieci concerti più importanti della sua carriera, dall’epoca dei Beatles fino a giorni nostri. Eccoli in ordine cronologico e non di importanza.

Liverpool, 9 novembre 1961 (Beatles)

I Beatles sono il gruppo di casa del Cavern Club di Liverpool, dove suonano sia all’ora di pranzo sia la sera. Sono giovani, folli, scalmanati e si vestono come dei teppisti. Il 9 novembre 1961 li va a vedere Brian Epstein, proprietario di un negozio di dischi ed elettrodomestici: ha sentito molto parlare di loro e si è incuriosito. Ne rimane affascinato, diventa il loro manager e li ripulisce: basta follie sul palco, basta vestiti rozzi. Nascono i Beatles eleganti, quelli con la cravatta, la camicia bianca e la giacca. Così li riprende l’emittente Granada il 22 agosto 1962, durante l’esibizione dell’ora di pranzo, mentre eseguono Some Other Guy: è un filmato storico dei Beatles al Cavern, nel quale si esibirono, tra il 1961 e il 1963, 292 volte.

Amburgo, dicembre 1962 (Beatles)

Nei club di Amburgo i Beatles suonano dal 1960 al 1962 e si fanno le ossa: devono suonare anche otto ore di fila, espandono il loro repertorio, formato da classici anni ’50, affinano la loro intensa, sia musicale sia umana, e gettano così le basi del loro successo. Sono anni fondamentali dei quali esiste un solo documento audio. Nel dicembre 1962 vengono registrati, con un apparecchio amatoriale da un amico del gruppo, spezzoni di diversi concerti che nel 1977 daranno vita al doppio album, pubblicato contro il volere dei Beatles, Live! At the Star-Club in Hamburg, Germany; 1962. La qualità sonora è scarsa, ma la grinta, l’esuberanza e le novità che nel giro di due anni permetteranno ai Beatles di conquistare il mondo si colgono all’istante: sono già lì, pronte ad esplodere. In scaletta I Saw Her Standing There e Ask Me Why, firmate Lennon-McCartney, più classici anni ’50, tra cui Roll Over Beethoven, Twist and Shout, Kansas City, Be-Bop-A-Lula e Matchbox.

New York, 15 agosto 1965 (Beatles)

È lo show allo Shea Stadium, il primo di un gruppo rock in uno stadio, è l’apice della carriera live dei Beatles, ma anche un concerto che il pubblico sente a malapena. L’impianto audio a loro disposizione è inadeguato e così la musica viene diffusa dagli altoparlanti dello stadio, per intendersi quelli che annunciano le formazioni delle squadre di baseball. I Beatles cantano 12 canzoni in una trentina di minuti, tutto il pubblico urla: vuole vederli, non vuole ascoltarli. I Beatles si sentono più un’attrazione da circo che dei musicisti. Durante la conclusiva I’m Down, cantata da Paul, Lennon, travolto dalla follia che lo circonda, suona le tastiere con il gomito tra le risate di Paul, George e Ringo. Tra i fotografi accreditati, Linda Eastman, la futura signora McCartney.

Londra, 30 gennaio 1969 (Beatles)

È il concerto, non annunciato, sul tetto della Apple, è l’ultima esibizione dei Beatles ed è favolosa. Non c’è pubblico, finalmente i Beatles suonano senza il contorno di urla scomposte e danno il meglio: suonano precisi, compatti, esuberanti. In scaletta Get Back, Don’t Let Me Down, One After 909, Dig a Pony e I’ve Got a Feeling, nella quale l’intreccio delle voci di McCartney e Lennon è da brividi. McCartney esplode di felicità: da tempo spingeva per il ritorno ai concerti e quello, per lui, era il primo passo. La sua idea era tenere concerti a sorpresa in posti piccoli annunciandosi con un falso nome: Lennon e Harrison gliela bocciano senza esitare. Il concerto sul tetto ci dà l’idea di che cosa ci siamo persi.

Foto: Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images

Nottingham, 9 febbraio 1972 (Paul McCartney & Wings)

Paul mette in atto l’idea che aveva proposto ai Beatles: concerti a sorpresa in luoghi piccoli. Forma una band, i Wings, si presenta all’università di Nottingham e chiede di tenere un concerto nell’auditorium. Suona all’ora di pranzo, l’ingresso costa 50 pence, il pubblico è composto da circa 800 studenti e l’esibizione dura circa un’ora e 20 minuti. Paul non canta nulla dei Beatles, ma qualche classico anni ’50, Lucille, Blue Moon of Kentucky, e sue nuove composizioni, molte delle quali, tra cui la futura hit My Love, all’epoca inedite. Terrà altri dieci concerti a sorpresa nelle università inglesi: la sua nuova carriera dal vivo inizia così. Poi, in estate, ci sarà una tournée europea in luoghi piccoli e senza niente dei Beatles in repertorio: l’obiettivo è costruirsi una nuova identità artistica.

Venezia, 25 settembre 1976 (Paul McCartney & Wings)

Poco più di quattro anni dopo i concerti a sorpresa nelle università inglesi, Paul ha trasformato i Wings in un gruppo di enorme successo con continui numeri uno in classifica: My Love, Live and Let Die, Jet, Band on the Run, Listen to What the Man Said, Silly Love Songs, Let ‘Em In. Tra il 1975 e 1976 gira il mondo con un tour trionfale e il 25 settembre 1976 arriva, con tanto di baffetti alla Sgt Pepper’s, in piazza San Marco a Venezia: è il luogo più suggestivo dove si è esibito fino a quel momento. Ventinove pezzi, di cui solo cinque dei Beatles, tra cui Yesterday e The Long and Winding Road: il pubblico accorre per applaudire le sue nuove canzoni, è il trionfo del McCartney solista ed è il compimento del percorso iniziato all’università di Notthingham.

Liverpool, 28 giugno 1990 (Paul McCartney)

Il 26 settembre 1989 da Drammen, in Norvegia, McCartnety inizia un nuovo tour mondiale, il primo in tredici anni: la scaletta si divide tra successi solisti e classici dei Beatles per un totale di una trentina di brani. Uno spettacolo favoloso, che tocca l’apice a Liverpool, la sua città: Paul McCartney ricorda l’amico John Lennon cantando un medley composto da Strawberry Fields Forever, Help! e Give Peace a Chance. E quando finisce, il pubblico, felice ed emozionato, continua a intonare Give Peace a Chance finché Paul torna al pianoforte e riprende a cantare. Un trionfo. Dai concerti del 1989/90 è tratto l’album Tripping the Live Fantastic.

Londra, 25 gennaio 1991 (Paul McCartney)

Il 25 gennaio 1991, nello studio di Mtv, McCartney registra la sua partecipazione ad Unplugged, programma nato nel 1989 nel quale i musicisti sono invitati a eseguire i loro successi in chiave acustica. Dopo le spettacolo, Paul ascolta la registrazione, gli piace, pensa che qualcuno ci trarrà un bootleg e così si muove per primo: esce Unplugged – The Official Bootleg. Tra le canzoni, una chicca: I Lost My Little Girl, la prima canzone da lui composta, quando aveva 14 anni, ancora prima di conoscere John Lennon. McCartney è il primo musicista a trasformare la partecipazione al programma di Mtv in un album e così dà il via alla serie Unplugged che farà furore negli anni ’90. Tra i molti album, quelli di Eric Clapton, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Nirvana, Rod Stewart, e, in Italia, lo splendido In quiete dei CSI.

Liverpool, 14 dicembre 1999 (Paul McCartney)

È il primo concerto dopo la scomparsa, il 14 aprile 1998 per un tumore, della moglie Linda, che aveva solo 56 anni. Paul attraversa il dolore e poi cerca rifugio nelle canzoni degli anni ’50, quelle che ascoltava da ragazzino: ne sceglie alcune, le registra e le pubblica nell’album Run Devil Run. Suonare quei pezzi ha per lui ha un effetto catartico, un ritorno alla vita. Il 14 dicembre 1999 presenta l’album con un concerto al Cavern Club di Liverpool (non l’originale abbattuto nel 1973, ma la ricostruzione identica attiva dal 1984) accompagnato da una band con David Gilmour alla chitarra e Ian Paice dei Deep Purple alla batteria: riparte dal rock’n’roll, riparte dalla sua città, riparte dopo il dolore per la scomparsa di Linda. Nell’aprile del 2002, dopo poco più di due anni, tornerà in tournée e solo il Covid riuscirà a fermalo.

Verona, 25 giugno 2013 (Paul McCartney)

Scegliamo questo concerto per spirito patriottico e per l’Arena di Verona, in rappresentanza delle performance degli ultimi anni. Supportato da una band potente e grintosa, la migliore che l’abbia mai affiancato, McCartney dal 2002 sta dando vita alla serie di spettacoli più entusiasmanti della sua carriera. Alcuni hanno sfiorato le tre ore di durata, dando la netta sensazione che chi si diverte di più è proprio lui e non le migliaia di persone corse ad applaudirlo. In scaletta a Verona 36 canzoni, c’è di tutto: i grandi classici dei Beatles, Let It Be, Hey Jude, Yesterday, il rock duro, Helter Skelter è monumentale, i grandi successi da solista, Band on the Run, Maybe I’m Amazed, Live and Let Die, le chicche per gli amanti del post Beatles, 1985 e Listen to What the Man Said, classici maggiori e minori dei Fab 4, Blackbird e Your Mother Should Know. E poi il finale affidato a Golden Slumbers/Carry That Weight/The End, l’emozionante chiusura dell’album Abbey Road. Dai tour iniziati nel 2002 sono tratti gli album Back in the World, Good Evening New York City e Amoeba Gig.

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