Ci hanno tolto pure i litigi: riassunto delle polemichette di Sanremo 2026 | Rolling Stone Italia
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Ci hanno tolto pure i litigi: riassunto delle polemichette di Sanremo 2026

Chiello e Morgan, Miss Italia s’arrabbia, Elettra contro i “festini bilaterali”, Salvini che loda l’italiano di Ermal Meta, la spia che viene dal freddo: ecco il massimo che sta succedendo in un Festival in cui non succede niente

Ci hanno tolto pure i litigi: riassunto delle polemichette di Sanremo 2026

Ermal Meta, Ditonellapiaga e Chiello a Sanremo 2026

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

Nessuno struscio o limone in platea, niente fiori maltrattati, zero contestazioni. È il Sanremo in cui, almeno per ora, non succede niente. Archiviato tempo fa il caso Pucci, con coda politica e meme di La Russa col busto del comico al posto di quello del duce, ci si deve accontentare di polemichette minori, frasi buffe, minacce di azioni legali e un «sono squalificata?». In attesa di vedere se si accenderà la discussione sul trasporto di Mogol da Sanremo a Roma con un elicottero dei Vigili del Fuoco (Piantedosi: «Mogol ha scritto anche l’inno dei pompieri»), ecco un riassunto.

Io non mi Bugo

Il primo colpo di scena è arrivato grazie a Morgan, chi sennò? Quattro giorni prima dell’inizio del Festival si è sfilato dal duetto con Chiello perché, dice, lo avrebbe fatto sfigurare. Avrà un ruolo, ma non sul palco. A Red Ronnie ha spiegato che «nel momento in cui mi sono messo al pianoforte, questi al posto di dire wow se la sono fatta sotto, perché per loro bisognava eseguire il compitino». In conferenza stampa Chiello ha evitato toni polemici, ha scosso la testa quando ha detto le parole «retromarcia di Morgan», ha spiegato che lo stima come artista e che «può dire quello che vuole», ma «abbiamo fatto un po’ di prove, non ci siamo trovati, non si è creata alchimia artistica e quindi abbiamo deciso… ho deciso (sorrisetto) di non portarlo». Ha anche aggiunto che l’arrangiamento di Mi sono innamorato di te è stato fatto da Saverio e Fausto Cigarini. E quindi il ruolo di Morgan dietro le quinte? Fantasma del palcoscenico.

La spia che viene dal freddo

Irina Shayk è un robot. Alla domanda sulla guerra – chiediamo scusa, sull’operazione militare speciale in Ucraina – risponde che è qui per l’amore, la musica, l’energia positiva (per i soldi no?) e quindi non fa commenti a carattere politico. Inscalfibile, non la smuovono neanche le cannonate, né i droni. A differenza di Laura Pausini, non ha un problema con la Z.

Lezioni di disagio su YouTube

Titolo: “Salta l’ospitata di Vincenzo Schettini al Festival”. Nei giorni scorsi l’insegnante e youtuber è stato criticato per le parole sulla scuola online e a pagamento dette al podcast di Gianluca “tutte belle le Nuove proposte” Gazzoli, a cui sono seguite le testimonianze di alcuni ex allievi (ce ne sono anche a favore, va detto). In breve: lui è un bravo insegnante, ma usava le lezioni in classe per allestire i set delle riprese su YouTube, con gli studenti spediti ad ascoltare le spiegazioni online, mezzo punto in più in cambio di visualizzazioni, like, commenti. Stamattina in conferenza stampa la smentita: Schettini ci sarà e parlerà di disagio giovanile e di dipendenze da alcol, droga e digitale. Il sogno: inizia il discorso sulla dipendenza digitale all’Ariston e poi rimanda il pubblico su YouTube per ascoltare il finale.

Miss Italia non deve… cantare

Che cosa lega Jack Savoretti, Patty Pravo e Ditonellapiaga? Hanno fatto tutti un disco intitolato Miss Italia. Quello di Savoretti è di due anni fa, quello di Pravo del 1978 (conteneva Pensiero stupendo), quello di Ditonellapiaga uscirà il 10 aprile e conterrà una canzone con quel titolo. Siccome Miss Italia è un marchio commerciale, gli organizzatori del concorso considerano l’uso del nome da parte della cantante «gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione, nonché dell’immagine e della reputazione del concorso e delle sue partecipanti». Ditonellapiaga ha detto che «non so neanche se abbiano sentito la canzone, non è ancora uscita» e che «il senso del disco è il rapporto con i canoni e la bellezza, speravo in un po’ di ironia». Per Patrizia Mirigliani non c’è niente da ridere e ha detto ad Adnkronos che i legali andranno avanti. Assurdo? Sì lo so.

«Non si può dire Palestina»

Se sul palco non c’è stato alcun riferimento ai conflitti in giro per il mondo, ma solo generici e universali appelli alla pace e a non uccidere i bambini. In conferenza stampa Ermal Meta ha detto che «ci autoinfliggiamo un silenzio: non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina come se fosse una bestemmia. Il silenzio è il grande tema del mondo di oggi». È uno dei pochi brividini politici, al di là dei si dice sulle preferenze del governo per questo o quell’erede di Conti.

Patriarcato sì, patriarcato no

Se sul palco è pace eterna, qualche tentativo di polemizzare resta nelle conferenze stampa. Si è assistito ad esempio a uno scambio tra un giornalista e le Bambole di pezza. Lui: «Non è una società patriarcale la nostra. La parità c’è. Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. A casa mia comanda mia moglie». Loro: «Ma le donne non dovrebbero avere potere in casa. Noi vogliamo parità ovunque». Lui: «Le donne oggi lavorano fuori casa tanto quanto gli uomini». Loro: «Non è vero, la parità di stipendi non c’è ancora, ci sono tante ricerche che lo dimostrano». Dal gender gap alle quote rosa. Ieri in conferenza hanno chiesto l’opinione di Conti sulla presenza minoritaria di donne, 9 e mezzo su 30 concorrenti: «Se non ci sono le canzoni non si possono scegliere cantanti donne. Evidentemente è un momento discografico in cui la presenza maschile è superiore a quella femminile. Io scelgo le canzoni». Coro di proteste perché Conti ha definito Lollobrigida (Francesca, non Francesco) «mamma d’oro». In conferenza gli spiegano perché non avrebbe dovuto farlo, picco di culture clash. «Ramazzotti lo chameresti mai papà d’oro?». «Ma lui non ha vinto una medaglia». Il Paese è reale.

Giornalisti sì, giornalisti no

In attesa che qualcuno incolpi la sala stampa di non aver fatto vincere Sal Da Vinci, durante i question time mattutini con i governanti di Sanremo si registrano richieste contrastanti: da una parte c’è chi si lamenta dell’impatto minore che la giuria dei giornalisti ha rispetto al televoto (non una questione di percentuali, siamo al 33% contro il 34%, ma di meccanismi e di distribuzione dei voti), dall’altra c’è chi si chiede se abbia senso che la stampa sia parte di una macchina di cui è chiamata a scrivere. Più potere! No, meno potere! Polemica per ora sopita, vedremo domenica mattina dopo la vittoria di Fedez e Masini.

«Sono squalificata?»

Davanti ai giornalisti Arisa canticchia pochi secondi della sua canzone. Qualcuno urla: «Non si può!». Panico. «Sono squalificata?», chiede Arisa a bocca aperta. «Cazz, e mo?». Da magica favola a brutto dramma è un attimo.

Flop, anzi successone

Una delle certezze di Sanremo è la polemica del giorno dopo, quella sugli ascolti. Accomodatevi. Da una parte ci sono quelli che se non è record, è flop. Dall’altra gli ottimisti che trovano sempre un dato positivo. Com’è noto, quest’anno Sanremo è stato visto in termini di “teste” meno dei Festival delle ultimissime edizioni, ma lo share resta altissimo, a un passo dal 60% (superato nella terza serata), roba da top 5 degli ultimi trent’anni. Polemica moscia, come lo spettacolo sul palco.

E complimenti a Ermal Meta per l’italiano

Ermal Meta è nato in Albania e se abbiamo fatto bene i conti vive in Italia da 31 anni. Ha partecipato a sei Festival di Sanremo. Dopo la vittoria del 2018 ha rappresentato l’Italia ad Eurovision con Non mi avete fatto niente in duetto con Fabrizio Moro. Ma per Matteo Salvini è un albanese che parla bene l’italiano. Rispondendo a una battuta del cantante («Sono straniero, non fatelo sapere a Salvini, sennò si sente male»), il vicepresidente del Consiglio ha diffuso ieri una nota: «Faccio i miei complimenti a Ermal Meta e al suo perfetto utilizzo della lingua italiana. In Italia vivono e lavorano milioni di donne e uomini nati in un Paese straniero e perfettamente integrati nella nostra società: per me sono preziosi e benvenuti. Io contrasto da sempre clandestini e delinquenti e sono sicuro che anche Ermal Meta condivida questo mio pensiero. Un abbraccio al fiero popolo albanese, viva Sanremo, la lingua e la musica italiana». E viva anche i richiedenti asilo del CPR di Gjadër, chissà se guardano Sanremo ora che la «geolocalissasione» è stata tolta da RaiPlay.

Bonus track: i festini bilaterali

Non è una polemica, ma la citazione ci sta. Sei anni fa era tutto un «musica leggerissima», quest’anno il tormentone è «festini bilaterali», espressione coniata da Elettra Lamborghini che non riesce a dormire per la baraonda vicino al suo albergo. Seguono scenette sul palco dell’Ariston e al Dopofestival, con la Lambo che veste improvvisamente i panni della caramba che ti si presenta alla porta chiamata dai tuoi vicini di casa. Per fortuna che c’è lei, che a Radio 2 ha detto che suo marito (Afrojack) è presente a Sanremo, ma «non ho voglia di bombare, sono troppo stanca, se mi spompa io domani non canto più». E l’ha detto col microfono infilato fra le tette. Ieri si è intravisto il lieto fine. «Stasera vi frego», ha twittato Elettra, «sto andando a Montecarlo a dormire. TIÈ!». Ultimo (per ora) colpo di scena: Lamborghini arriva a Montecarlo e «zio pinguino, c’è un festino bilaterale pure qua sotto, sono perseguitata». Tutto è bene ciò che finisce in meme.