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Che bomba queste 10 canzoni sull’apocalisse nucleare

Sono tornati gli anni '80 e la paura dell'atomica. Ecco 10 pezzi a tema, dal doppio tramonto dei Pink Floyd al fallout di Bowie. Come canta Ozzy, quando premeranno il pulsante non ci sarà scampo

Foto: Kajetan Sumila/Unsplash

“World Destruction” Time Zone feat. Afrika Bambaataa & John Lydon (1984)

Uno dei primi esempi di fusione tra hip hop e pop (e in qualche modo antesignano di Walk This Way di Run-DMC e Aerosmith), World Destruction è il singolo di maggior successo del progetto Time Zone messo in piedi da Afrika Bambaataa con musicisti di estrazione diversa. È un brano potentissimo, sorretto da una band che non a caso poi avrebbe suonato nel successivo album dei PIL, e il cui testo riflette sia sulle paure legate al nucleare, sia sulla forbice sempre maggiore tra ricchi e poveri. L’apporto di John Lydon è strepitoso, così come il video.

“Two Suns in the Sunset” Pink Floyd (1983)

Il pezzo conclusivo dell’album più controverso dei Pink Floyd, The Final Cut, è un dramma in musica. L’immagine dei due soli all’orizzonte, uno dei due chiaramente dovuto a un’esplosione nucleare, è pura poesia e la voce spigolosa di Waters, al solito capace di alternare toni pacati e urla strazianti, rende l’incubo ancora più reale. Non si può rimanere impassibili, così come è difficile trattenere le lacrime sulle grida di dolore dei bambini in cerca dei genitori nel pieno dell’inferno.

“Cruise” David Gilmour (1984)

Cruise è il tentativo di David Gilmour di dire la sua sull’argomento che, bene o male, aveva portato i Pink Floyd alla rottura finale. Uscito a poca distanza da The Final Cut, all’apparenza il brano sembra una silly love song su una coppia in crociera e invece il Cruise del titolo è il missile capace di contenere testate nucleari. Una presa di posizione mascherata e meno drammatica rispetto a quella di Roger Waters, ma non meno inquietante.

“Mutually Assured Destruction” Ian Gillan (1981)

Uscito dai Deep Purple, Ian Gillan intraprende una carriera solista di tutto rispetto, che raggiunge l’apice proprio poco prima di unirsi ai Black Sabbath e tornare poco dopo nella band che gli ha dato la fama. Nell’ultima parte dell’avventura solista esce Glory Road, uno dei suoi dischi più acclamati. Parte del merito va a questa ballata a tema nucleare ricca di pathos. Oltre a mostrare il suo lato politico-sociale, il brano rappresenta una delle performance vocali più intense e irraggiungibili dell’ex Jesus Christ Superstar. Da riscoprire assolutamente.

“Back to Zero” The Rolling Stones (1986)

Siamo tutti d’accordo sul fatto che Dirty Work non sia l’album migliore dei Rolling Stones. Tuttavia, come molti altri artisti, per Mick Jagger i primi anni ’80 furono caratterizzati dall’angoscia per una possibile guerra nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Un timore che portò per la prima volta il frontman a cimentarsi con un brano sull’argomento. Coadiuvato da Chuck Leavell, per la prima e unica volta accreditato in un pezzo degli Stones, Jagger mise in musica le proprie paure. Un motivo per recuperare l’album che ricordiamo quasi esclusivamente per Harlem Shuffle.

“Brighter Than a Thousand Suns” Iron Maiden (2006)

Quello della guerra è uno dei temi preferiti della band capitanata da Steve Harris, soprattutto dall’arrivo in formazione di Bruce Dickinson (forte della sua laurea in Storia). Non stupisce dunque che il gruppo inglese si sia avvicinato alla questione bomba atomica. Stupisce piuttosto il fatto che il brano in questione abbia visto la luce solo nel nuovo millennio e non nel pieno della Guerra fredda e dei timori ad essa associata. Il solito punto di vista non banale né retorico che rappresenta uno degli apici dell’ottimo A Matter of Life and Death.

“Hammer to Fall” Queen (1984)

Freddie Mercury non ha perso mai occasione per ribadire che lo scopo dei Queen era regalare un po’ di spensieratezza al pubblico. Un fatto vero fino a un certo punto, viste le varie idee in seno alla band e considerata la ritrosia del cantante a mostrare le due inclinazioni personali. Nel 1984, paradossalmente nell’anno dei famigerati concerti nel Sud Africa dell’apartheid, Brian May si era ritrovato a riflettere sulla vita e la morte, tirando fuori un brano che sarebbe diventato un classico e che faceva chiaro riferimento nel testo al fungo nucleare.

“No Nuclear War” Peter Tosh (1987)

“We don’t want no nuclear war / With nuclear war we won’t get far / I said that we don’t want no nuclear war / With nuclear war we won’t get far”. Con queste parole, nel 1987, poco prima di essere assassinato, Peter Tosh dava inizio all’album più apertamente anti nucleare mai pubblicato. Un messaggio da recuperare e che avrebbe reso orgoglioso l’amico Bob Marley.

“Killer of Giants” Ozzy Osbourne (1986)

I giganti di cui parla Ozzy in questo brano tratto da The Ultimate Sin non sono quelli tramandati dalla mitologia, sono le due superpotenze nel pieno della Guerra fredda. Il brano dai toni malinconici, che chiude un album non indimenticabile, ha uno dei testi più belli mai scritti dal Madman di Birmingham, a conferma di quanto fosse superficiale considerare Ozzy un semplice cantante heavy metal: “If none of us believe in war / 
Then can you tell me what the weapon’s for / Listen to me everyone / If the button is pushed / There’ll be nowhere to run”.

“Where the Wind Blows” David Bowie (1986)

Negli anni ’80 Bowie si dedicò spesso alla composizione di brani per colonne sonore. In questo caso, il brano aveva lo stesso titolo del film d’animazione a cui era legato e ne condivideva le tematiche. Nel cartone, Jim e Hilda Bloggs sono un’anziana coppia di coniugi inglesi che vive isolata in una casa in campagna, che si trova ad affrontare un attacco nucleare sulla Gran Bretagna da parte dell’Unione Sovietica. Nonostante lo stile grafico possa far pensare il contrario, la cupezza del film porta a una conclusione drammatica, con la morte dei due protagonisti a causa dell’avvelenamento da radiazioni. Bowie lavorò con passione al brano e, pur trovandosi in uno dei momenti più difficili per il suo songwriting, riuscì a creare una delle sue cose migliori del decennio.