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50 canzoni da ascoltare ai Fridays for Future

Anni prima che nascesse Greta Thunberg, musicisti come Paul McCartney, Joni Mitchell, Thom Yorke o Björk scrivevano di ambiente, pianeta, clima. Ecco le loro canzoni. È la colonna sonora ideale degli scioperi per il clima

Artwork by Stefania Magli

Sono cinquant’anni che il rock canta d’ambiente e qualche volta pure di clima. E lo fa con toni ora battaglieri e ora idealisti, ora naïf e ora apocalittici. Molti anni prima che venissero lanciati i Fridays for Future e che la “teenager che dovrebbe lavorare sul suo problema di gestione della rabbia” (Greta Thunberg secondo Donald Trump) diventasse un personaggio pubblico, i rocker più sensibili all’argomento scrivevano canzoni sulla salvaguardia del pianeta. Ultimamente, poi, hanno cominciato a pensare più alla sostenibilità dei tour che a procurarsi groupie e droga.

Insomma, ecco 50 canzoni ambientaliste, più una bonus track. Sono tutte anglo-americane – sorry, niente Celentano, né Pelù. Si va da quella dei Beatles in cui Paul McCartney si definisce un Mother Nature’s Son a quella in cui Paul McCartney (ancora lui) attacca Trump e i negazionisti climatici. In mezzo trovate pezzi su inquinamento dei terreni e delle acque, fauna in pericolo, centri commerciali che rimpiazzano le fattorie, abitudini alimentari, balene da salvare, impronta ecologica, annientamento del pianeta e pure una canzone di protesta senza parole. Alcuni sono grandi pezzi, altri un po’ meno, ma tutti hanno contribuito nel loro piccolo a combattere la buona battaglia.

1. The Beatles “Mother Nature’s Son” (1968)

Torrenti di montagna, margheritine e… ottoni. Suggestionato da Nature Boy di Nat King Cole che sentiva in famiglia quand’era bambino e da un discorso del Maharishi Mahesh Yogi ascoltato in India, Paul McCartney scrive e incide con George Martin una canzone proto ambientalista, riuscendo a suonare allo stesso tempo sereno e malinconico. Non è la prima volta che si canta d’ambiente, ma i Beatles sono sempre un buon punto di partenza.

2. Joni Mitchell “Big Yellow Taxi” (1970)

“Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno fatto un parcheggio”, canta Joni Mitchell nel primo vero inno ambientalista e anti-gentrificazione della storia. Si parla di deforestazione (“Hanno tagliato gli alberi, li hanno messi in un museo e ora chiedono alla gente di pagare un dollaro e mezzo per vederli”) e si pregano gli agricoltori di non usare insetticidi dannosi. Sì, è il pezzo campionato da Janet Jackson per Got ’til It’s Gone. E sì, è una grande canzone.

3. Cat Stevens “Where Do the Children Play?” (1970)

Va bene costruire aeroplani e grattacieli e autostrade, va bene insomma il progresso – dice Cat Stevens – ma dove li mettiamo a giocare i nostri figli? È per questo che hanno inventato internet, caro Yusuf, ma non potevi saperlo nel 1970.

4. The Byrds “Hungry Planet” (1970)

Roger McGuinn supera a sinistra Cat Stevens e impersona direttamente il pianeta (Ryan Tedder, eat your heart out – vedi numero 47) in una canzone composta da Skip Battin con Kim Fowley. “Avevano bisogno di bombe e tungsteno, minerali e ferro / Perciò hanno scavato e mi hanno fatto esplodere in mille pezzi”. Il testo spiega che l’uomo prende dal pianeta più di quanto dia. Stai a vedere che il concetto di impronta ecologica l’hanno inventato i Byrds.

5. The Kinks “Apeman” (1970)

Mica erano interessati solo ai conflitti di classe, i Kinks. Qui immaginano una fuga da una città inquinata, sovrappopolata e retta da politici folli per rifugiarsi nella giungla, come primati. “Non siamo meglio degli animali chiusi nelle gabbie dello zoo, amico”. Un piccolo passo per un gruppo di rocker, un grande passo verso l’anti-specismo per l’umanità.

6. Marvin Gaye “Mercy Mercy Mercy Me (The Ecology)” (1971)

Dall’album capolavoro What’s Going On, l’inno ecologista più sexy della storia. “Dove sono finiti i cieli blu? Il vento porta veleno”, canta Marvin Gaye. “Radiazioni sopra e sotto la terra, gli animali e gli uccelli che ci vivono accanto muoiono”. Non è cosa dice, è come lo dice.

7. Beach Boys “Don’t Go Near the Water” (1971)

Che cosa succede se sei una band che canta di ragazze e di surf e ti spiegano che è bene che ti matta a cantare pezzi politici come gli altri artisti tuoi contemporanei? Succede che scrivi un pezzo sull’inquinamento dell’oceano e lo riempi di coretti e suoni bizzarri e carinerie sonore che rimbalzano da un canale all’altro.

8. Sparks “Never Turn Your Back on Mother Earth” (1974)

“Ammetto di essere stato infedele. D’ora in poi sarò più fedele. Mai girare le spalle a madre natura”, recita il pezzo degli Sparks del periodo diciamo così glam. Non è la descrizione perfetta di noialtri consumatori di plastica pentiti? A Martin Gore la canzone piace così tanto che l’ha rifatta da solo e coi Depeche Mode.

9. Crosby & Nash “To the Last Whale” (1975)

Armonie vocali sofisticate denunciano la caccia alla balena. Non un grande successo in Giappone. “Forse spariremo, non è che non lo sappiamo, è che non ce ne frega niente”, cantano Crosby & Nash in una specie di “How dare you?” decisamente più dolce di quello di Greta Thunberg.

10. Eagles “The Last Resort” (1977)

Non fate quella faccia. Don Henley è un appassionato conoscitore di Henry David Thoreau e attivista per la conservazione del territorio. E lo è stato ben prima di voi. Quindi, sì, ecco gli Eagles. In questo pezzo tratto dal best seller Hotel California Henley racconta la conquista dell’America come un processo distruttivo e predatorio. Dice: finiamo sempre per uccidere quel che amiamo, a partire dalla terra su cui viviamo.

11. Yes “Don’t Kill the Whale” (1978)

Se smettete di uccidere le balene, noi smetteremo di suonare lunghi assoli di chitarra e tastiere. Ha funzionato, evidentemente: quarant’anni dopo, la caccia alla balene è vietata in quasi tutto il mondo e nessuno suona più assoli.

12. Stevie Wonder “The Secret Life of Plants” (1979)

No, non è I Just Called to Say I Love You, è la colonna sonora del film omonimo tratto dal libro di Peter Tompkins e Christopher Bird.

13. George Harrison “Save the World” (1981)

Bastano l’attacco di chitarra di George Harrison e l’andamento quasi da music hall, forse il frutto dell’amicizia coi Monty Python, per farti riconciliare col mondo. Fra i temi: distruzione della Terra, nucleare, salvaguardia delle foreste pluviali, balene, che a quanto pare sono una vera passione per i rocker. Seria e buffa allo stesso tempo, ecco come suona la canzone.

14. Depeche Mode “The Landscape Is Changing” (1983)

Fino a questo momento il rock ha cantato la salvaguardia del pianeta con toni soft, se non sognanti. Arrivano i Depeche e aggiungono alla denuncia un tocco fra il pop e l’industriale. Insomma, la paura per il cambiamento del territorio te la fanno sentire, finalmente. Il pezzo è di Alan Wilder.

15. Pretenders “My City Was Gone” (1984)

Chrissie Hynde s’è fatta un nome in Inghilterra, ma veniva dall’Ohio. E in questo pezzo ci torna per scoprire che i centri commerciali hanno rimpiazzato le fattorie. Suona famigliare?

16. World Party “Ship of Fools” (1986)

Grazie alla vicinanza tra alcuni musicisti e Greenpeace, negli anni ’80 la causa ambientalista diventa più popolare nel rock. Ci si accorge che siamo tutti imbarcati su una “nave di matti” e che pagheremo il conto domani, come canta Karl Wallinger, ex membro dei Waterboys.

17. David Bowie “Time Will Crawl” (1987)

Bowie era a Montreux a registrare l’album Never Let Me Down – no, non uno dei suoi migliori – quando il fonico gli spiegò che stava accadendo qualcosa in Unione Sovietica. In reazione alle notizie diffuse dalla radio svizzera circa l’incidente di Chernobyl, scrisse questo pezzo basato sulla “idea che qualcuno nel suo angolo di mondo possa distruggere il mondo intero”. Paura, eh?

18. Talking Heads “(Nothing but) Flowers” (1988)

Presente il luogo comune “dove ora c’era questa fabbrica un tempo c’era un prato”? David Byrne lo rivolta e immagina un futuro in cui abbiamo distrutto il pianeta. In quel tempo i nuovi Adamo e Eva osservano il paesaggio e dicono: “dove ora ci sono questi montagne e fiumi un tempo c’era una fabbrica”. Genio.

19. Lou Reed “Last Great American Whale” (1988)

In un album in cui ritraeva la sua città e l’America tutta con un tono di voce meravigliosamente tagliente e uno sguardo lucido e assieme poetico – New York, che altro? – Lou Reed infila la storia fiabesca dell’ultima balena americana che con un colpo di coda ha creato il Grand Canyon. E piazza una massima valida ancora oggi: “Dicono che lavorano per la maggioranza. Non credere a metà di quel che vedi e a nulla di quel che senti”. Ehi, Lou, parlavi dei social, giusto?

20. Metallica “Blackened” (1988)

C’è tutto un filone di canzoni apocalittiche e questa danza di morte dei Metallica è fra le più rappresentative. Si canta della “morte della Madre Terra” e di “fine dell’evoluzione”.

21. Bruce Cockburn “If a Tree Falls” (1988)

Se un albero cade nel bosco e non c’è nessuno nei dintorni, produce un rumore? Il canadese parte da questo quesito per cantare di un mondo in cui “sparisce una specie al giorno” per produrre “un miliardo di hamburger di carne di manzo”. E bravo Cockburn che aveva capito nel 1988 che cambiamento climatico e consumi alimentari sono strettamente collegati.

22. Pixies “Monkey Gone to Heaven” (1989)

Un saggio sballato, ma sballato davvero, sul rapporto dell’uomo con la natura e col divino. “Il tizio che controlla il mare” (Nettuno?) viene annientato da migliaia di chili di liquami che vengono giù da New York e dal New Jersey. Che poi, di fronte a canzoni grandiose come questa, chissenefrega del testo.

23. Jimmy Cliff “Save Our Planet Earth” (1989)

Jimmy Cliff non è come quegli strambi dei Pixies e perciò lo dice chiaramente nel titolo e lo ripete una dozzina di volte, anzi di più: salviamo il pianeta terra. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, Jimmy. Ma tu, mentre proviamo a salvare il pianeta, la fai girare?

24. Soundgarden “Hands All Over” (1989)

“È un pezzo ambientalista, tipo”, ha detto Chris Cornell. E in quel “tipo” sta il margine d’incertezza tipico dei testi suoi e dei Soundgarden. “Parla sostanzialmente di come noi esseri umani tendiamo a rovinare quel che abbiamo di buono e ciò da cui siamo attratti”. Dove l’ho già sentita questa? Ah sì, al numero 10.

25. Simple Minds “This Is Your Land” (1989)

C’è stato un periodo in cui Jim Kerr e i Simple Minds avevano una canzone per ogni battaglia progressista: Mandela, l’Irlanda del Nord, la Poll Tax, la criminalità. E naturalmente l’ambiente in questa canzone in cui Lou Reed ci informa, come Joni Mitchell all’inizio degli anni ’70 (vedi numero 2), che non apprezzi quel che hai finché non l’hai perso.

26. Neil Young “Mother Earth” (1990)

Ne ha scritte di canzoni sull’ambiente, Neil Young. Questa è del periodo in cui tornava alla grande sulle scene coi Crazy Horse e il produttore David Briggs. Ovvero: chitarre elettriche che sembrano suonare un inno e un coro che incita a rispettare Madre Terra, “o ci giocheremo il futuro dei nostri figli”.

27. Massive Attack “Hymn of the Big Wheel” (1991)

Un altro pezzo ambientalista, “tipo” (vedi numero 24). Come ha detto Robert Del Naja, “siamo preoccupati per l’inquinamento come chiunque, solo non vogliamo scriverne in modo ovvio”. Nel pezzo un uomo, il cantante giamaicano Horace Andy, parla del futuro col figlio.

28. Julian Lennon “Saltwater” (1991)

Sì, John Lennon ha avuto due figli, mica solo Sean. Qui Julian – all’epoca ancora un artista attivo – dipinge un quadro enorme, molto anni ’80. Dopo una intro, ehm, lennoniana, canta che la Terra non è che un sasso che gira attorno al Sole (la terza dal sole, scriveva Hendrix) e quando pensa al “buco nel cielo” o alla sparizione delle foreste gli viene da piangere. In realtà lui non canta di lacrime, ma di acqua salata negli occhi e del resto è poeta figlio di poeta.

29. Joe Wash “Song for a Dying Planet” (1992)

Tic toc, tic toc. L’orgoglio che apre la canzone ci dice che è il tempo sta per scadere. Joe Walsh degli Eagles chiede se “a qualcuno frega” della morte del pianeta e lo fa in modo talmente triste da suggerire la risposta: no. C’è anche un passaggio sui negazionisti: “Viviamo su un pianeta morente, uccidiamo ogni specie vivente e chi cerca di negarlo indossa una cravatta ed è pagato per mentire”. Joe, fai un salto nel 2019 che ti devo spiegare una cosa: oggi i negazionisti sono solerti volontari senza cravatta e con troppi giga da usare.

30. R.E.M. “Drive (Alternative NRG)” (1994)

Oggi Stipe non sembra un vecchio trombone che si chiede chi c’è dietro ai ragazzi che vogliono prendere in mano il futuro, anzi. In questa canzone li incitava a farlo. Drive compare in questo elenco non per il testo, ma perché è stata ri-registrata dal vivo usando uno studio a energia solare e inclusa nell’album Alternative NRG di Greenpeace. Dalle parole ai fatti (ok, a qualche piccolo fatto).

31. Thinking Fellers Union Local 282 “Noble Experiment” (1994)

Il nobile esperimento che volge al termine e che viene cantato in questo valzer sepolcrale è quello della razza umana. Sì, è la canzone che i National hanno ripreso in Not in Kansas.

32. Michael Jackson “Earth Song” (1995)

Volevate l’inno ambientalista-buonista nobilitato da interessanti cambi di tonalità? Eccolo, con un sovrappiù di bambini che muoiono in guerra.

33. Ben Harper “Excuse Me Mr.” (1995)

“Mi scusi, signore, sono suoi il petrolio nel mare e l’inquinamento atmosferico?”, chiede Ben Harper. Oggi gli direbbero di smettere di puntare il ditino, anzi, di mettersi il dito… ok, ci siamo capiti.

34. James Taylor “Gaia” (1997)

Volevate la canzone di un grande vecchio della canzone americana intitolata come la dea primordiale della Terra? Eccola, con un sovrappiù di preghiere per le foreste e i pesci che sguazzano nei mari.

35. Pearl Jam “Do the Evolution” (2000)

“La terra è mia, la terra è gratis, farò quel che voglio in modo irresponsabile”, grida Eddie Vedder mentre racconta gli effetti nefasti dell’evoluzione umana. S’accompagnava a un grande video di Todd McFarlane.

36. Radiohead “Idioteque” (2000)

“Non siamo allarmisti, sta accadendo davvero”, canta Thom Yorke. E poi, come in un brutto talk show di Retequattro sul cambiamento climatico: “Arriva l’era glaciale, sentiamo le due campane”. Il cambiamento climatico ha il suono di Kid A e fa paura.

37. Cranberries “Time Is Ticking Out” (2002)

L’immagine del ticchettio dell’orologio che segnala la fine del mondo imminente piace tanto (vedi numero 29). Qui Dolores O’Riordan e i Cranberries la usano per dirci che “abbiamo mandato a puttane lo strato d’ozono, chissà se ai politici frega qualcosa”. La risposta soffia nel vento tossico, amici.

38. Bad Religion “Kyoto Now!” (2002)

È il 2002 e il protocollo di Kyoto sul surriscaldamento globale entra in un pezzo dei Bad Religion. basta immagini poetiche di balene, questo è un invito all’azione: “Non possiamo fare nulla e poi pensare che qualcun altro aggiusti le cose”. Tenete duro ancora pochi anni, i genitori di Greta stanno facendo sesso.

39. Jack Johnson “The 3 Rs” (2006)

Greta Thunberg ha tre anni quando Jack Johnson canta la regola delle tre erre per la salvaguardia dell’ambiente: riduci (i consumi), riusa, ricicla. Suona come una canzone per bambini? E certo, quello è. Dove non arriva l’educazione scolastica arrivano i surfer dall’aria gentile.

40. will.i.am “S.O.S. (Mother Nature)” (2007)

“Dio, vieni giù e aiutaci, mandaci un angelo, dacci una mano”, implora will.i.am in un pezzo in cui mette in allerta la Nato (sul serio) perché il terrore non viene più da Est, ma dal cambiamento climatico. Mica lo sapeva, il rapper, che la “piccola guerriera scesa dalla Luna” stava davvero arrivando.

41. Madonna “4 Minutes (feat. Justin Timberlake & Timbaland)” (2008)

“Abbiamo solo quattro minuti per salvare il mondo”, canta Madonna, “ma se morirò stanotte potrò almeno dire di aver fatto quel che volevo”. Non si capisce se è un pezzo sull’apocalisse climatica o su fare sesso prima della fine del mondo. Ha detto la cantante che non va presa alla lettera e che parla dell’importanza di provare un senso di urgenza. Oook.

42. Miley Cyrus “Wake Up America” (2008)

Non era più Hannah Montana, ma non era ancora davvero Miley Cyrus, se capite quel che intendo. E in questo pezzo si rivolge, come ha detto in un’intervista, alle “persone sedute sul sedile posteriore”, ovvero ai bambini che guideranno l’umanità e decideranno la sorte del pianeta. Greta ha 5 anni e ancora non arriva al volante.

43. Peter Gabriel “Down to Earth” (2008)

La canzone più direttamente ambientalista di Peter Gabriel è contenuta nella colonna sonora di Wall-E, il film Disney sul… cosetto. Gli esseri umani tornano sulla Terra e finalmente si prendono cura del pianeta con l’accompagnamento del Soweto Gospel Choir.

44. Björk “Náttúra (feat. Thom Yorke)” (2008)

L’intero repertorio della cantante islandese è un grande inno alla natura. Lo è ancor di più questo singolo, pubblicato per sostenere l’omonima organizzazione ambientalista da lei fondata, che celebra la potenza incontrollata della natura che tutto sconquassa, un po’ come le percussioni del pezzo.

45. Gorillaz “Plastic Beach” (2010)

Gli umani non riescono a sistemare le cose? Ci provano gli avatar animati in un pezzo che inizia con l’immagine desolante dell’ultima balena rimasta al mondo che guarda passare le navi. Il nostro presente è una tastiera Casio abbandonata su una spiaggia di plastica, è una discarica di polistirolo nel profondo del mare.

46. Public Enemy “Don’t Give Up the Fight (feat. Ziggy Marley)” (2012)

“Combatti il potere!”, esortavano nel 1989 i Public Enemy. “Non mollare la lotta!”, dicono venti e passa anni dopo. E questa volta la lotta è anche nel campo dell’ambiente. Il ritornello cita Get Up, Stand Up di Bob Marley e difatti è cantato col figlio Ziggy Marley.

47. One Republic “Truth to Power” (2017)

Nel 2006 l’ex vicepresidente americano Al Gore realizza il film-documentario sul riscaldamento globale Una scomoda verità (An Inconvenient Truth). Per il sequel del 2017 Una scomoda verità 2 (An Inconvenient Sequel: Truth to Power) gli One Republic realizzano una canzone in cui Ryan Tedder canta dal punto di vista del pianeta (vedi anche numero 4). “Ero stanco di scrivere canzoni su me stesso”, ha detto.

48. Paul McCartney “Despite Repeated Warnings” (2018)

“Nonostante i ripetuti avvertimenti dei pericoli incombenti il capitano non ascolta quel che gli viene detto” è la dedica amara di McCartney a Donald Trump e in generale ai negazionisti, non ultimo Scott Pruitt, che era stato messo a capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente pur sostenendo la tesi dell’irrilevanza nei cambiamenti climatici delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.

49. Thom Yorke “Hands Off the Antartic” (2018)

Le canzoni di Thom Yorke sono spesso belle incasinate e a volte inintelligibili, ma qui parla chiaramente… pur non parlando, né cantando. È difatti una canzone di protesta strumentale (sì, sul serio) incisa per Greenpeace, un invito a creare la più grande area protetta del pianeta nell’Oceano Antartico. Meraviglioso il video con le immagini girate dalla Arctic Sunrise.

50. Lana Del Rey “The Greatest” (2019)

Ok, non parla solo d’ambiente, né di clima. Ma è stata scelta per far capire come la narrazione ambientalista si sia infiltrata nel pop senza necessariamente dare vita a inni e slogan. Oltre a dire che Kanye West è “blond and gone” (parecchio ‘gone’, in effetti), Lana Del Rey canta di Los Angeles in fiamme e spiega che, con la Terra condannata, Life on Mars rischia di non essere più solo il titolo una canzone di David Bowie, nel senso che andremo a vivere lassù – o per lo meno quelli che potranno permetterselo come i nipoti di Lana Del Rey, se il business della musica non crolla.

Bonus track Greta Thunberg Sings Swedish Death Metal (2019)

Una creazione del batterista thrash metal John Meredith che ha trasformato il discorso “How dare you?” di Thunberg al Climate Action Summit alle Nazioni Unite del settembre 2019 in un pezzo metal. È uno di quei pezzi che tutti si sono scambiati via social in un tripudio di ammiccamenti digitali per poi finire nelle pagine dei quotidiani come fenomeno “virale”, ma l’intento non era ironico. “La rabbia dei ragazzi” ha detto il musicista “può diventare una spinta importante e potente per la società in cui viviamo, come è stato per la Primavera araba”. Domanda: se mancavano quattro minuti alla fine del mondo nel 2008 (vedi numero 41), quanti ne mancano nel 2019?

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