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10 canzoni per capire l’evoluzione di Fabri Fibra

A più di 40 anni d'età è difficile continuare a fare rap e restare rilevanti, ma Fabri Fibra ce l'ha fatta senza perdere la credibilità. Nel giorno del suo compleanno, riascoltiamo i brani fondamentali del suo percorso

Foto: Alessandro Treves

“Sono nato il 17, di venerdì”. Per ogni fan di Fibra il 17 ottobre è un ottimo pretesto – oltre che per odiare “Irene La medica e il suo cazzo di R&B” – per celebrare e ripercorrere la carriera del proprio rapper preferito. Oggi, 17 ottobre 2019, Fabri Fibra compie 43 anni, una cifra se non altro singolare nel Paese in cui tutti i rapper mainstream prima di compiere i 40 anni hanno cambiato strada. Sono molti i casi di rapper underground che hanno continuato a battere la strada delle rime anche dopo essere entrati negli “anta” – penso a Danno del Colle der Fomento o a Bassi Maestro, nonostante ultimamente anche lui abbia deciso di percorrere altri sentieri – ma Fibra è il primo, talmente famoso da arrivare anche a vostra madre, che rapper lo è stato sempre.

Per festeggiare dunque il compleanno del rapper di Senigallia, abbiamo deciso di raccogliere 10 canzoni – una per ogni album solista, lasciando da parte mixtape, EP, progetti di gruppo – che spiegano tutte le gioie, ma soprattutto i dolori, provati passando più di vent’anni in quel mare di squali che è la scena rap italiana. Ma soprattutto che ci spiegano com’è farlo, volenti o nolenti, da leader.

“Se non dai il meglio (Io no)” da ‘Turbe giovanili’ (2002)

Turbe giovanili doveva essere – per Fibra e per la scena – una sorta di passaggio di testimone. Ogni intervista rilasciata sull’argomento racconta di un Fibra che in qualche modo riceve un’investitura da Neffa, che gli produce il disco che in qualche modo dovrebbe essere la svolta, che non arriverà. Per molti, gli stessi che accusavano i Dogo di non essere più quelli di Mi Fist, questo è il capolavoro di Fibra, che ovviamente gli viene riconosciuto come tale solo diversi anni più tardi. Se non dai il meglio (Io no) non parla nello specifico della musica, anzi, ma è bello pensare che – come succederà più avanti – questo sia un messaggio che Fibra si auto-inculca nella testa: per arrivare in cima, bisogna dare tutto.

“Non crollo” da ‘Mr. Simpatia’ (2004)

Mr. Simpatia è il disco con il quale Fibra dà proprio tutto, ma soprattutto il peggio. “Non crollo, mi stringono per il collo, stanno strangolandomi impedendomi il decollo”. Fortemente ispirato da Eminem, Fibra si immagina un viaggio in cui finalmente qualcuno si accorge di lui e lui per ringraziarlo esplode malamente. Mr. Simpatia esce nel periodo in cui Fibra potrebbe di fatto – e in qualche modo lo lascia intendere per tutto il disco – entrare nel club dei 27 (compirà 28 anni un mese dopo l’uscita dell’album), eppure quel piccolo sbrocco segnerà la sua rinascita.

“Vaffanculo scemo” da ‘Tradimento’ (2006)

Arriva la fama, arriva la major, arriva Tradimento. E come risponde un fan duro e puro al tradimento? Con un bel “Vaffanculo scemo”. Con questa canzone Fibra rende palese per la prima volta che forse la fama non ha solo implicazioni positive. Io sono famoso, ma tu mi mandi affanculo.

“Andiamo a Sanremo” da ‘Bugiardo’ (2007)

Che cosa ti propongono appena diventi famoso in Italia? Beh, di andare a Sanremo. Qui, ripescando a piene mani dal calderone di Mr. Simpatia – anche l’impostazione cromatica di Bugiardo in qualche modo richiama quei toni – Fibra si immagina come potrebbe accadere la definitiva consacrazione sul palco dell’Ariston. Una delle prime volte in cui scende a patti con cosa significa essere “pop” in Italia, qui come ne La soluzione (“Eros Ramazzotti è mio grande fan / capisci Eros è mio fan / non è tuo fan, è mio capisci? / non canto con i capelli lunghi e lisci”).

“Chi vuole essere Fabri Fibra?” da ‘Chi vuole essere Fabri Fibra?’ (2009)

Dopo due dischi all’apice, Fibra in qualche modo vuole scaricare tutta l’attenzione che si è concentrata su di lui e realizza uno street album. “Il mio street album, dicevi Fibra è finito e invece il disco è finito”. È l’album con più featuring della carriera di Fibra fino a quel momento, è una provocazione, un urlo disperato, come a dire: «Siete sicuri che la mia vita sia così fantastica?». «A questo punto mi sentivo catapultato nel mondo della popolarità, mi sentivo sovraesposto», dichiarerà, infatti, a Fausto Narducci, giornalista della Gazzetta dello sport. «Anche perché, diciamolo chiaro, alle feste dei vip io non mi sono mai divertito, non mi sono mai sentito al mio posto». Nel booklet, la raccolta degli articoli che sottolineano la pressione provata da Fibra fino a quel momento.

“Troppo famoso” da ‘Controcultura’ (2010)

“Stavo meglio quando potevo andare al mare e il paparazzo non mi scattava foto”. Tra le cose che abbiamo ereditato dagli States c’è la fissazione per la vita privata degli artisti, prima che con Instagram fossero gli artisti stessi a proporcela. Questo è l’ennesimo pezzo in cui Fibra si lamenta della fama, ma nonostante lo sfogo del precedente street album, il rapper è ancora troppo vicino a un crollo emotivo.

“Bisogna scrivere” da ‘Guerra e pace’ (2013)

Neanche un album “intellettuale”, che cita Guerra e pace non solo nel titolo, riesce ad allontanare Fibra dal successo, dalle accuse di aver fatto successo, dalle richieste delle radio di rifare Tranne te o Applausi. Come era già successo con Turbe giovanili – questo disco potrebbe in qualche modo esserne la versione matura – Fibra si auto-sprona: “È necessario credere, bisogna scrivere / Per essere invincibile non dovrei vivere”.

“A volte” da ‘Squallor’ (2015)

Squallor rappresenta un downgrade, non di qualità, ma di esposizione. Fibra si pulisce di tutta la cornice di featuring pop, di comunicazione nei grandi canali. Solo featuring rap, per il rap, con artisti stranieri molto prima che diventasse una moda. Il disco esce a sorpresa e dimostra a tutti di potercela fare da solo, mandando affanculo tutto e tutti, da Fedez alla nuova scena: “A volte il prezzo da pagare è troppo alto / A volte non ti riconosci in quello sul palco / A volte le rime non escono, foglio bianco / A volte esco e dopo un attimo sono già stanco / A volte ascolto il rap e dico: “Chi cazzo è questo?” / A volte in mezzo agli altri io mi sento perso”.

“Fenomeno” da ‘Fenomeno’ (2017)

Qui Fibra sembra rinato: dalla tinta di capelli ai video in cui si diverte, alle nuove relazioni con artisti come Tommaso Paradiso che diventano “amici”. Fibra si è levato qualche sassolino dalle scarpe e quindi torna con un pezzo “up” in cui dimostra quanto sia facile essere il fenomeno del momento, molto più difficile esserlo da quasi 15 anni.

“Come mai” da ‘Il tempo vola (2002-2020)’

Come mai è un brano dalle molteplici interpretazioni. Sembra un inno alla musica, alla popolarità, che in qualche modo si “accontenta”, si “allontana”. La scena è diventata tutta un mordi e fuggi, la nuova wave è fatta di teenager che vivono carriere che sembrano riprodotte a velocità x5 su YouTube. Fibra, per annunciare il greatest hits, una cosa che solo chi ha davvero una carriera alle spalle può fare, se ne esce con un singolo che si interroga su dove stia andando la scena. “Come mai non mi vuoi più bene?”. Perché, nonostante tutto, alla musica e alla fama Fibra ha imparato a voler bene.

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