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10 batteristi italiani under 40 che stanno spaccando

Negli ultimi dieci anni il ricambio generazionale nella scena del nostro Paese è stato importante. Ma chi tiene il ritmo della nuova musica italiana, tra rock, pop e hip hop?

Ethan Torchio dei Måneskin live a New York

Foto: Kevin Mazur/Getty Images for Global Citizen)

Si parla sempre di chi sta davanti, di chi ci mette la faccia, di chi appare sui cartelloni, ma più raramente si spendono parole per chi sta dietro e suda per tenere il ritmo, il tempo, il groove. Negli ultimi dieci anni il ricambio generazionale nella musica italiana è stato decisivo ed evidente, lo si vede nei nuovi generi che hanno guadagnato spazio e pubblico (trap, indie, it-pop) tanto quanto in rassegne nazional-popolari come il Festival di Sanremo, portando nuovi giovani musicisti a suonare nei principali dischi italiani e a calcare i più importanti palchi della penisola.

Abbiamo quindi selezionato 10 giovani batteristi e batteriste che per attitudine, suono e tecnica stanno contribuendo al rinnovamento del loro strumento nella musica italiana.

Francesco Aprili

Cresciuto nella scena indie romana, si è imposto per il suo stile raffinato e di classe, portando la propria ricerca sonora applicata alle percussioni al servizio di artisti eleganti come Giorgio Poi e Motta. Mette la batteria al servizio del cantante e della canzone, modellando il suono dello strumento e le sue parti come elemento integrante dell’arrangiamento.

Andrea De Fazio

È la forza propulsiva dietro le pelli dei Nu Genea, band che ha riacceso l’interesse sulla scena e la tradizione ritmica napoletana. Il suo stile è un concentrato di culture e influenze, con una dedizione totale al groove, dalla disco all’afrobeat, dal funk al neomelodico: il nuovo suono del Mediterraneo, inclusivo e sfaccettato, passa anche dalle sue bacchette.

Andrea Dissimile

Da una parte session man per la scena hip hop e pop (Mecna, Generic Animal), dall’altra guida di un delle formazioni più interessanti del panorama di sperimentale italiano, quei 72-Hour Post Fight che uniscono un post punk strumentale a strati di elettronica nebbiosa e improvvisazioni jazz. In entrambe le dimensioni Andrea, che è un autodidatta, è padrone di uno stile nervoso, mutante, che impasta loop di derivazione hip hop a fraseggi mutanti e non lineari.

Daniel Fasano

Il batterista piemontese ha forgiato il suo stile in linea con l’evoluzione del pop-rock internazionale. Dal groove preciso ma fragoroso, si è anche fatto notare per i tanti contenuti video nei suoi canali social. La precisione e la pulizia del suo suono lo rendono adatto per tutta la nuova scena cantautorale che punta al pop, da Tommaso Paradiso a Irama.

Dalila Murano

Conosciuta per aver partecipato ai tour di Madame e di Mara Sattei, la batterista si contraddistingue per un feeling che unisce soul, andamento anni ’90, hip hop e una finezza tipica dei grandi batteristi italiani della scena cantautorale. L’approccio che pone il groove al centro, con un tiro oscillante e scanzonato, crea un perfetto tappeto per le varie declinazioni della scena urban e pop nazionale.

Elia Pastori

Di formazione jazz, Elia è un investigatore di soluzioni ritmiche e timbriche innovative, non a caso è membro fisso della band di Mahmood e collabora con artisti molto differenti tra loro come Joan Thiele e LIM. È uno sperimentatore di nuove tecnologie applicate al set di batteria (inteso come ricerca timbrica di nuovi suoni) e dj, dimensioni che influenzano il suo approccio e la sua sensibilità dietro le pelli creando una simbiosi tra tradizione black ed elettronica.

Davide Savarese

Nato in una famiglia multietnica, in giovanissima età è già noto nella scena locale romana ed in poco tempo diventa membro fisso nell’orchestra del programma di Amici, imparando a gestire artisti con stili molto differenti tra loro. Le radici africane e la formazione partenopea gli hanno infuso un approccio al ritmo solare e stratificato, che gli permette di creare complessi tappeti di poliritmi e allo stesso tempo fraseggi melodici di presa diretta. Assolutamente uno degli artisti più eclettici e poliedrici, all-around come direbbero negli States.

Davide Sollazzi

Dietro le pelli dall’età di 4 anni, ha all’attivo un percorso di studi jazz che lo rendono padrone di una tecnica raffinatissima. Il suo approccio è molto tecnico, ma con una grande sensibilità che lo ha portato ad essere un interprete pop, come ha dimostrato lavorando con Marco Mengoni. Parallelamente esplora le sfaccettature dello studio di registrazione: sue le parti di batteria dei dischi di Calcutta ed è presente anche in un disco della leggenda del rock Jeff Beck.

Ethan Torchio

Il giovanissimo Ethan, batterista dei Måneskin, a neanche vent’anni è già una rockstar di livello internazionale. Con uno stile percussivo derivato dalla migliore tradizione rock e hard rock – secco e vigoroso – il Guru Indiano (com’è chiamato dai compagni di band) è uno dei batteristi italiani più conosciuti, in grado di comunicare e portare l’attenzione per questo strumento a milioni di fan.

Jacopo Volpe

Dotato di una tecnica sopraffina forgiata da anni di pratica e tour, è attualmente uno dei turnisti più richiesti: da Blanco a Marracash, da Sfera Ebbasta a Fedez. La sua potenza e precisione di scuola americana lo hanno fatto diventare la forza propulsiva di una band muscolare come quella di Salmo con il quale è arrivato fino al palco di San Siro. È un innovatore per aver mescolato nel suo stile ritmico rock, hip hop, punk e pop.

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