Cinque cose che abbiamo imparato dai primi ascolti di ‘Renaissance’ di Beyoncé | Rolling Stone Italia
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Cinque cose che abbiamo imparato dai primi ascolti di ‘Renaissance’ di Beyoncé

No, non è un semplice album vecchia scuola. Sì, è una celebrazione delle virtù del ballo. Ed è erotico e allo stesso tempo politico. Ecco le prime impressioni dell'album pop più atteso dell'anno

Per tornare al centro della conversazione culturale a Beyoncé è bastato annunciare l’uscita di un nuovo album. E, come sempre, non ha deluso le aspettative. Dalla hit istantanea Break My Soul, passando per il servizio fotografico per la versione inglese di Vogue e arrivando alla mossa di rendere disponibili in prevendita le copie fisiche del disco sul proprio sito (spiacenti, sono esaurite), Renaissance è stato protagonista di uno dei lanci più eccitanti dell’anno. Anche un leak inaspettato due giorni prima della pubblicazione, avvenuta oggi, ha alimentato il dibattito, con alcuni membri di BeyHive (il suo fan club) che hanno sostenuto che è sbagliato ascoltare un bootleg di Renaissance senza aspettare la presentazione ufficiale di Ms. Knowles-Carter in persona.

Ora il disco è finalmente uscito, la musica è all’altezza delle aspettative e ci sono molte sorprese. Eccone cinque.

Non è un semplice album old school

Come aveva fatto intuire l’inserimento di Show Me Love di Robin S. in Break My Soul, Renaissance richiama nelle melodie il meglio della storia della club music. Cuff It ammicca allo stile disco-funk di fine anni ’70 di Teena Marie e degli Chic di Nile Rodgers. Le vibrazioni soul di Virgo’s Groove ricordano pezzi R&B di fine anni ’90 come Love Like This di Faith Evans. Beyoncé si avventura anche in groove più complessi: Alien Superstar pulsa di energia progressive house; Energy fluttua fra suggestioni dancehall; Church Girl è costruita su un campionamento delle Clark Sisters e suona un po’ come Nice for What di Drake. Viene chiamata in causa anche Grace Jones per un cammeo in un pezzo afrohouse titolato Move. Il risultato è la musica dance più accessibile di Beyoncé dai tempi di 4 del 2011. È la colonna sonora perfetta per una grigliata estiva di famiglia.

Ok, ‘Renaissance’ è un disco dance, ma dove sono finite le ballad?

Beyoncé eccelle nei brani che ti fanno muovere, come del resto testimoniato dalla lista delle 200 migliori canzoni dance di sempre stilata da Rolling Stone US. Crazy in Love, Baby Boy, Single Ladies (Put a Ring on It), Love on Top, Flawless: i suoi classici di questo tipo sono troppi per essere elencati. E difatti ogni pezzo del disco nuovo ha il potenziale per finire dappertutto, dalle piste da ballo alle autoradio, e questo per tutto il 2022 e oltre. Beyoncé, però, è nota anche per le ballad, quelle che danno modo alla sua voce da mezzosoprano d’esprimersi al meglio. Canzoni come Halo e Irreplaceable sono fra i pezzi più preziosi del suo catalogo. Ecco, Renaissance è il suo primo disco in cui non c’è neppure una ballad. A livello concettuale ha senso: nessuno si aspetta da Honey Dijon (il dj che ha coprodotto Cozy con l’altra leggenda house di Chicago, Green Velvet) una ballad nel bel mezzo di un set per Boiler Room. E però pur di mantenere il ritmo alto, Beyoncé ha sacrificato un elemento essenziale del suo stile. Pur evitando le ballad, Beyoncé trova comunque il modo di variare il ritmo. Plastic Off the Sofa, per esempio, ha un feeling arioso jazz-funk che contrasta con quello ballabile di Energy.

No, ‘America Has a Problem’ non è una dichiarazione politica, ma l’album in qualche modo lo è

Quando Beyoncé ha condiviso la tracklist di Renaissance, uno dei titoli più interessanti è sembrato America Has a Problem. Il pezzo si apre con accordi di synth che ricordano Rhythm Nation di Janet Jackson, ma il testo è pura sbruffonaggine. Eppure, come sa chiunque abbia fatto amicizia, sperimentato catarsi, flirtato e magari pure fatto sesso sul dancefloor, partecipare alla vita da club può essere un gesto intrinsecamente politico. In Renaissance, Beyoncé ha lavorato con artisti come Skrillex, Honey Dijon, Big Freedia, Drake, Tems e 070 Shake, oltre a campionare frammenti di eroi del dancefloor come Kevin Aviance e i rapper di Memphis Tommy Wright III e Princess Loko (di cui ha usato Still Pimpin). La gran varietà d’influenze dimostra che le feste migliori riescono a mescolare razze, identità di genere, orientamenti sessuali e sensibilità estetiche in modi armonici che smentiscono i pregiudizi dei bigotti. Sono luoghi di liberazione fisica ed emotiva in cui ognuno è libero di esplorare e giocare mentre la dj Queen Bey setta il mood. “Sto bene nella mia pelle, sono a posto con me stessa”, canta in Cozy. E poi: “Dipingiamo il mondo di rosa come la fica”. Ad ogni modo, chi cerca temi esplicatamente socio-politici li può trovare. Break Your Soul ad esempio allude a come la comunità afroamericana, e in particolare le donne, sia stata oggetto durante la pandemia di discriminazioni sempre più gravi, violenza da parte della polizia e pesanti difficoltà economiche. Il passaggio “Mi sono innamorata, ho mollato il lavoro” ha generato infiniti titoli del fenomeno noto come Great Resignation.

‘Renaissance’ è un’esperienza erotica

Beyoncé non è certo nuova a metafore sessuali elaborate. In Drunk in Love, col marito Jay-Z, ha introdotto nel mainstream la posizione sessuale del surfboard. E anche qui ci va giù pesante. “Mi piace farlo violento”, canta in Plastic Off the Sofa. In Heated flirta dicendo: “Adesso voglio mostrare tutto / Mutandine e reggiseno / Diamoci dentro”. C’è anche un riferimento alle sostanze. “Posso essere quella che ti porta là / Posso essere la tua ecstasy”, dice in Virgo’s Groove, invitando il suo amante ad alzarle la camicetta. E in I’m That Girl spiega che “non mi servono droghe per fare roba strana, sono già fuori di testa tutto il tempo”.

Beyoncé guarda al passato per puntare al futuro

Molti critici sembrano concordare sul fatto che Renaissance possa già essere considerato una pietra miliare nella carriera di Beyoncé. «La porta a un nuovo livello, come Whitney Houston nel periodo del suo Greatest Hits. Avendo conquistato virtualmente ogni genere, è il momento di focalizzarsi su musica capace di conquistare i corpi», scrive Julianne Escobedo-Shepard su Pitchfork parlando di Break My Soul. Houston aveva 36 anni quando, nel 2000, pubblicò Whitney: The Greatest Hits. Beyoncé ne ha 40 e dopo aver dominato il mondo del pop per 25 anni ha deciso di offrire qualcosa di nostalgico e rassicurante, capace di evocare i trionfi del passato mentre immagina un futuro pieno di speranza.

Un momento chiave è la tracce finale, Summer Renaissance, che riprende I Feel Love, la grande hit di Donna Summer. Beyoncé aveva già omaggiato la regina della disco nel 2003, in Naughty Girl, dov’era citata Love to Love You Baby. Summer Renaissance non si limita a riprodurre il capolavoro elettronico di Summer e Giorgio Moroder, ma lo trasporta all’interno di una moderna traccia house con sferzate electro. Il risultato è una hit per il dancefloor costruita sul passato glorioso della disco, ma prodotta come solo oggi si può fare.

Tradotto da Rolling Stone US.

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