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Chi possiede la musica di Taylor Swift? E che c’entra Ocasio-Cortez?

La cantante americana rivendica la proprietà delle sue canzoni e la facoltà di interpretarle quando vuole. È una dura lotta, ma ha trovato un’alleata formidabile

Taylor Swift

Foto: Valheria Rocha/TAS Rights Management

Nella giornata di ieri, la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha pubblicato un tweet: “Le pratiche predatorie dei gruppi di private equity danneggiano milioni di americani. Le loro acquisizioni con effetto leva hanno distrutto la vita dei lavoratori al dettaglio in tutto il Paese e hanno causato la perdita di oltre un milione di posti di lavoro. Ora tengono in ostaggio la musica di Taylor Swift. Vanno fermati”.

Ocasio-Cortez, democratica, l’esponente più giovane del Congresso americano, si riferisce alla disputa fra la pop star e la sua casa discografica. È una storia che ha origine nel passaggio di Taylor Swift dalla Big Machine alla Republic, etichetta del gruppo Universal per la quale ha pubblicato quest’anno l’album Lover. La proprietà dei master della cantante, vale a dire le registrazioni originali dei sei album che vanno da Taylor Swift del 2006 a Reputation del 2017, è rimasta nelle mani della Big Machine che il proprietario Scott Borchetta ha poi venduto a Scooter Braun. Quest’ultimo ha una lunga storia di contrasti con Swift, che lo accusa di averla bullizzata e manipolata. In sostanza, la cantante non possiede le proprie registrazioni che sono nelle mani di uno dei suoi peggiori nemici. “Ho chiesto per anni la possibilità di entrare in possesso del mio lavoro”, ha scritto Swift in giugno su Instagram. Le sarebbe stato proposto una sorta di baratto: per ogni disco nuovo consegnato alla Big Machine, Swift sarebbe rientrata in possesso di un vecchio album.

Non è affatto scontato che la proprietà dei master dei dischi sia degli artisti che li hanno incisi. Dipende dai contratti che sono stati firmati. È interesse delle etichette discografiche mantenerne il controllo delle registrazioni originali per incassare ricavi connessi alle ripubblicazioni e alle licenze. In alcuni casi, una volta guadagnati peso contrattuale e indipendenza economica, cantanti e gruppi firmano nuovi accordi che prevedono fra le altre cose l’acquisizione dei vecchi dischi. Un’altra strada per riottenere i diritti sulle proprie canzoni è inciderle di nuovo ed è quel che Swift ha annunciato di voler fare.

Nel messaggio citato da Ocasio-Cortez, la cantante ha spiegato che Borchetta e Braun stanno cercando di impedirglielo. Non solo: le avrebbero proibito di eseguire le sue vecchie canzoni agli American Music Awards che si terranno il 24 novembre a Los Angeles e durante i quali Swift riceverà il premio quale artista del decennio. È un fatto controverso. Secondo un’interpretazione del contratto, una performance televisiva equivale a una ri-registrazione della canzone e Swift potrà farlo senza chiedere il permesso – pare di capire – solo a partire dal novembre 2020.

Secondo quanto scrive Swift, i proprietari dei master le stanno anche impedendo di inserire le vecchie canzoni da lei composte e registrate in un documentario sulla sua vita che Netflix sta producendo. O meglio, Borchetta avrebbe concesso l’uso ponendo due condizioni: Taylor dovrebbe rinunciare al progetto di registrare le nuove versioni e smettere di parlare pubblicamente di lui e di Braun. “Il messaggio che mi stanno mandando è molto chiaro: fai la brava bambina e taci, o sarai punita”.

In un comunicato diffuso ieri e riportato da Rolling Stone America, la Big Machine ha contestato la narrazione di Taylor Swift: “Chiediamo solo la possibilità di intavolare una conversazione diretta e onesta. Non abbiamo il diritto di impedirle di esibirsi dal vivo da nessuna parte”. I rappresentanti di Swift hanno ribadito che Big Machine ha negato categoricamente le richieste avanzate sia per gli American Music Awards, sia per il documentario, e che l’etichetta deve alla pop star 7,9 milioni di dollari di royalties arretrate.

Nel suo tweet più recente, Swift ha chiesto l’appoggio dei fan, che l’hanno espresso tramite l’hashtag #IStandWithTaylor usato anche da Gigi Hadid, Halsey, Lily Allen. Nel messaggio, la cantante si è rivolta al Carlyle Group, la società di investimento di private equity che ha prestato il capitale per l’operazione di acquisizione della Big Machine, da cui il riferimento di Alexandria Ocasio-Cortez ai gruppi che tengono in ostaggio la musica di Swift. “Chiedo solo di essere messa nella condizione di suonare la MIA musica”, ha scritto la cantante. La sua battaglia è quella di molti altri artisti che si trovano nella condizione di non possedere le proprie canzoni. A quanto pare, hanno trovato un’alleata formidabile.

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