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Che tristezza, Morrissey è diventato Martirrissey

L’attacco agli autori dei Simpson, colpevoli di averlo preso in giro, è solo l’ultima uscita infelice del cantante. Forza Moz, meno vittimismo e più canzoni

Morrissey

Foto: Kevin Winter/Getty Images

Durante l’età dell’oro degli Smiths avevo 9 anni, troppo pochi per poter eleggere Morrissey, il loro ambiguo frontman che brandiva un mazzo di gladioli mentre cantava di amori irrealizzabili e solitudine, paladino dei freak e degli emarginati (categoria alla quale sapevo di appartenere già dalla fine delle elementari). Il ruolo sarebbe stato brevemente di Cobain (a quel punto di anni ne avevo 16) e successivamente di J Mascis dei Dinosaur Jr, di Lee Ranaldo e Thurston Moore dei Sonic Youth, etc etc. Gli Smith li avrei scoperti, e amati, in ritardo, come pure alcuni dischi solisti di Morrissey (Viva Hate e Vauxhall and I). Ma il fatto di non essere cresciuto con la voce di velluto di Moz a fare da sottofondo agli anni più delicati della mia vita mi ha fondamentalmente messo al riparo dalle periodiche crisi che affliggono i tanti sfegatati fan del baritono di Manchester ogni volta che apre bocca per regalare al mondo le sue “opinioni singolari” (eufemismo per “cazzate clamorose”: sono tante e Rolling Stone ha raccolto le migliori qui).

L’ultima è arrivata l’altro ieri e riguarda I Simpson, rei di aver preso un po’ troppa ispirazione dalla vita e dalle opere di Morrissey per un episodio dal programmatico titolo di “Panic in the Streets of Springfield“. Nella puntata Lisa trova un nuovo amico immaginario in un cantante pop anni ’80, diventa come lui vegana convinta e, seguendo i suoi consigli, ipercritica nei confronti di tutto. Ma quando va a vederlo dal vivo lo spettacolo è desolante. Gonfio e stizzito, al termine del concerto se la prende col pubblico. «Chiudete il becco segaioli. Non vedete che questo spettacolo è fatto solo per i soldi? Sono qui perché ho perso la mia fortuna facendo causa alla gente che ha detto cose completamente vere su di me», dice Quilloughby, il nome del personaggio ispirato a Morrissey e doppiato da Benedict Cumberbatch, sul palco. «Ero vegano finché non ho saputo che il veganismo è stato inventato da stranieri e su questo pianeta ce ne sono troppi. Esatto, odio gli stranieri: vengono in questo Paese, prendono i nostri lavori e vanno a letto con i nostri uomini».

Vero è che lo show di Matt Groening non la tocca piano, ma la prevedibile risposta del cantante inglese ormai di stanza a Los Angeles, nella quale definisce I Simpson offensivi e razzisti, sembra l’ennesima provocazione di un uomo da troppi anni noto più per le polemiche che non per meriti artistici. Definisce I Simpson uno show bollito ormai quasi solo in grado di capitalizzare su polemiche a buon mercato. Ma non sembra questa una definizione perfettamente adattabile al suo percorso degli ultimi anni, nei quali ogni volta che fa parlare di sé non è per la propria musica o il suo singolare punto di vista?

Per Morrissey lo show è razzista. Peccato che lui stesso abbia collezionato vari precedenti sufficienti a guadagnarsi di diritto quest’etichetta: dai cinesi definiti senza mezzi termini subumani, all’esibizione nel Late Night di Jimmy Fallon con appuntata sulla giacca una spilla di For Britain (un movimento di estrema destra di cui è supporter e che persino Nigel Farage definisce «pieno di nazisti»), passando dall’infelice dichiarazione a proposito di Sadiq Khan, il primo sindaco musulmano di Londra, il quale «non è in grado di parlare bene». Moz stesso aveva già cercato di minimizzare le accuse di razzismo in un’intervista rilasciata per il suo sito al nipote (Morrissey non si fida dei giornalisti) nel 2019 dicendo che «se chiami qualcuno razzista nell’Inghilterra di oggi stai dicendo che hai finito le parole. Stai chiudendo il dibattito e stai scappando. La parola è priva di significato ormai. Tutti in fin dei conti preferiscono la propria razza… questo rende tutti razzisti?».

Fa poi sorridere (amaramente) che a dar fastidio all’ex Smiths sia quasi più il fatto di essere rappresentato con una pancia prominente che sborda dai pantaloni che l’accusa di essere contro l’immigrazione. Nella sua risposta piccata ha anche fatto notare che i suoi show sono sempre di alto livello. Certo, quando non li cancella. Ricordiamo ancora tutti il triste teatrino che mise in piedi a Roma nel 2017, quando venne fermato da una pattuglia di poliziotti in motocicletta mentre assieme al nipote (quello che lo ha intervistato per il suo sito) viaggiava in contromano su una 500 in Via del Corso (in pieno giorno e con la strada brulicante di turisti a piedi) arrivando da Via Frezza a folle velocità. Morrissey per quattro volte si rifiuta di fornire i documenti (quando bastava dire che li aveva dimenticati in hotel) sostenendo di non aver commesso alcun reato e di esser stato minacciato con la pistola. E dopo aver pubblicato su FB la foto del poliziotto che lo avrebbe intimorito con la didascalia «state attenti, questo poliziotto è pericoloso», afferma di non sentirsi più al sicuro e cancella tutte le date italiane.

Ieri è arrivato l’atto finale, forse, di questa triste vicenda: una lettera di Morrissey pubblicata sul suo sito nella quale piagnucola di non avere una squadra di avvocati pronti a colpire e fondi necessari per fare causa ai Simpson, di essere vulnerabile, spaurito, indifeso e per questo soggetto a frequenti attacchi da parte dei media, il tutto mentre i suoi fan, persone che tanti anni fa erano giovani brufolosi che stavano in disparte alle feste, con occhi bassi coperti da riccioli vaporosi, continuano a porsi il classico interrogativo: «È giusto separare l’arte dalla biografia di chi l’ha prodotta?».

La storia ci insegna che è possibile: Benvenuto Cellini, un uomo dal carattere violento e arrogante che nella vita si era macchiato di tre omicidi, si trovava nell’angusta cella della prigione di Castel Sant’Angelo, quando venne chiamato alla corte del Re di Francia Francesco I (su una parete, durante la prigionia, realizzò un disegno ancora oggi visibile sotto un vetro di protezione che raffigura Dio Padre con un Cristo Risorto). Sono certo di riuscire ad ascoltare senza avvertire nessun conflitto interiore pezzi magnifici come This Charming Man o Back to the Old House. Il problema è proprio questo: Moz sembra incapace di concentrarsi sulla propria arte impegnato com’è a trasformarsi in un martire. Solo che purtroppo per Moz, that joke isn’t funny anymore.

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