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Che orrore il sesso nelle canzoni dei Genesis di Peter Gabriel

Altroché sex & drugs & rock & roll. Nei testi anni '70 della band inglese il sesso è spesso mostruoso: pedofilia, castrazione, strane trasformazioni, ma anche un bel po' di sense of humour

Peter Gabriel dal vivo coi Genesis nel 1974

Foto: Michael Putland/Getty Images

Nei primi anni ’70 il mondo del rock celebra il sesso come fattore libertario, sfrenato e gioioso, con tutte le aperture fluide del caso fornite dai David Bowie di turno. Il giovane Peter Gabriel ha in testa qualcosa di completamente diverso. Troppo facile per lui cantare i piaceri dell’arte amorosa. La usa come pretesto per lanciarsi in allusioni più o meno evidenti in testi che a volte paiono più trattati di psicanalisi che normali canzoni rock’n’roll.

Caso raro nella storia del rock, il sesso di cui canta Gabriel nei Genesis è fatto di visioni inquiete, archetipiche, mitologiche, tutt’altro che rassicuranti, a volte addirittura orrorifiche. A ciò si vanno ad aggiungere sfumature a carattere sociale e un pizzico di humour tipicamente british.

Prendiamo ad esempio The Musical Box (da Nursery Cryme). Gabriel punta il dito sulle abitudini dell’alta borghesia inglese capace, dietro la nobile facciata, delle peggiori aberrazioni. Nella cornice di una grande dimora vittoriana la piccola Cynthia Jane De Blaise-William (9 anni) decapita il quasi coetaneo Henry Hamilton-Smythe, jr. (8 anni) con una mazza da croquet. L’anima del piccolo si ritrova a vagare in una sorta di limbo, fino a quando le note dalla filastrocca (in inglese nursery rhyme) Old King Cole, suonata dal carillon di Cynthia, lo riportano sulla terra. Nel frattempo l’anima di Henry è rimasta fanciulla, ma il suo corpo invecchiato ed è scosso dall’urgente desiderio di possedere l’amichetta. Ecco quindi che in un colpo solo Gabriel mette di mezzo elementi sociali, gotici, morbosi, horror e… pedofili. Quando il bambino barbuto si ripresenta, la povera Cynthia è atterrita. Ci penserà il tempestivo arrivo della governante a scagliare il carillon contro il fantasma, distruggendoli entrambi.

Sempre in Nursery Cryme, c’è un altro brano dalle forti allusioni sessuali. Questa volta ci si concentra sulla storia del primo ermafrodito. Unico brano tra quelli a sfondo sessuale dei Genesis con un testo scritto, invece che da Gabriel, da Tony Banks, The Fountain of Salmacis scomoda Le metamorfosi di Ovidio e narra le vicende del figlio segreto dell’umano Ermes e della dea Afrodite. La dea, colpevole di adulterio, affida il fanciullo alle cure delle ninfe del monte Ida. Queste lo allevano amorevolmente fino a quando cresce e diventa un bellissimo giovane. Un giorno il ragazzo arriva sulle sponde di un tenebroso lago coperto dalla vegetazione e incontra Salmace, regina delle naiadi, che viene presa da un irrefrenabile desiderio di unirsi carnalmente con lui. L’incontro-scontro tra la ninfa e il semidio è narrato in uno dei momenti musicalmente più alti dei Genesis, con una serie di chiaroscuri strumentali che costituiscono una vera e propria sinfonia rock. Alla fine la brama della ninfa trova soddisfazione: corpo e sangue dei due vengono fusi in un solo essere che unisce fattezze maschili e femminili.

Prima che The Fountain of Salmacis si concluda con una gloriosa coda a base di Mellotron e chitarra elettrica, la creatura invoca gli dei affinché chiunque si bagni nelle acque di quel lago possa diventare ermafrodito. Anche questa volta è evidente il tentativo di descrivere un amore (e relativo atto sessuale) che scavalca le consuetudini. Uno come Bowie fa bandiera della sua sessualità sfumata facendo chiedere a molti se egli sia uomo o donna, i Genesis fanno di più e cantano direttamente di un essere di entrambi i sessi.

Saltando Foxtrot nel quale persistono solo vaghe allusioni al cambiamento di stato (e di sesso) nella Willow Farm di Supper’s Ready (fattoria nella quale basta un fischio per fare mutare forma a cose e persone), si passa a Selling England by the Pound, nel quale l’atmosfera si fa più umoristica nella mini-epopea di The Battle of Epping Forest, uno degli sforzi letterari più arditi di Gabriel. Qui il cantante prende spunto da un fatto realmente accaduto riguardante un regolamento di conti da parte di due gang rivali per la spartizione dei territori dell’East End londinese. La descrizione delle vicende e dei personaggi è un tourbillon ironico carico di doppi sensi. Il punto di maggiore interesse per l’argomento del nostro articolo arriva verso metà quando uno dei teppisti racconta la sua storia nella storia. Il tipo è chiamato Il Reverendo ed è un ladruncolo ex prete. Un giorno, seguendo un cartello che recita “Beautiful Chest” (in inglese chest può significare sia “cassettone” che “petto”) e pensando di avere qualcosa da sgraffignare, il Reverendo si trova davanti a Louise, dotata appunto di un bellissimo petto. Mentre il Reverendo e Louise si danno vicendevole soddisfazione arriva il di lei marito Bob, detto The Nob (il cazzone), al quale Louise, al di là di una porta chiusa, riferisce di essere impegnata con un prete. L’ingenuo Bob domanda alla moglie se il reverendo è difficile da soddisfare pensando gli stia preparando da mangiare. L’uomo vorrebbe offrire al Reverendo un piatto tipico della contea, lo Staffordshire Plate, che è anche un modo di dire “perversione sessuale”. Mentre dall’altra parte il reverendo sta finendo il suo servizio dice di non averne bisogno in quanto uomo di grande reputazione, nel frattempo non riesce più a trattenersi e quindi “spara”. È il lato più goliardico di Gabriel, il massimo che decide di permettersi nel contesto di una canzone che tocchi anche il tema sessuale.

L’ironia la fa da padrone anche in Counting Out Time, uno dei momenti più umoristici di The Lamb Lies Down on Broadway, l’album dei Genesis più denso di allusioni sessuali. Il concept racconta di Rael, teppista portoricano scaraventato in un mondo da incubo dentro il quale dovrà compiere un viaggio alla ricerca della propria identità. L’universo sotterraneo nel quale Rael compie il suo percorso iniziatico ha forti tinte jodorowskiane. El Topo e La Montagna Sacra sono  le ispirazioni più importanti nella storia di The Lamb e Jodorowsky stesso nei suoi film ha messo sovente in scena momenti sessuali grotteschi e simbolici. A un certo punto della storia Rael viene sopraffatto dai ricordi, specie quelli delle sue prime esperienze sessuali. Esperienze che vengono agevolate dalla presenza di un libro che spiega, passo per passo e con tanto di figure, cosa fare quando ci si appresta alla prima volta. Su un buffo motivetto dalle chiare ascendenze beatlesiane, Gabriel-Rael canta con grande convinzione della scoperta delle zone erogene e di tutto ciò che esse stimolano, della paura del protagonista di fare cilecca mentre è troppo impegnato a leggere il “manuale di istruzioni”.

Dopo essere stato al cospetto della morte in persona (chiamata Supernatural Anaesthetist) in The Lamia Rael finisce dentro una grande stanza con al centro una piscina sulla cui superficie navigano petali di rose. Non gli ci vuole molto ad accorgersi che dentro l’acqua nuotano tre esseri vermigli che paiono serpenti ma che in realtà sono dotati di bellissimi volti femminili. Sono le Lamia, creature mitologiche già evocate dal poeta John Keats, che ammaliano Rael fino a portarlo a immergersi con loro affinché venga consumato un amplesso. In questa sorta di archetipo junghiano, Gabriel mette in scena l’attrazione, ma allo stesso tempo paura provata dal protagonista per l’universo femminile.

Al termine dell’amplesso, delle Lamia rimangono solo corpi vuoti, come se lo sforzo amoroso le avesse completamente consumate. Uscendo dalla stanza Rael si trova catapultato in una nuova situazione surreale: al cospetto di mostruose creature piene di grossi bubboni. Questi sono gli Slipperman (letteralmente “uomini pantofola”), deformati a seguito dell’incontro con le Lamia e destinati a diventare sempre più mostruosi per cercare di soddisfare l’infinito appetito sessuale delle creature. Da lì a poco anche Rael dovrà andare incontro alla bizzarra trasformazione. C’è solo una cosa che potrà salvarlo e gli è suggerita dal suo doppio, il fratello John: deve tagliare il suo membro. L’operazione potrà essere eseguita dal dottor Dyper, il quale non perde tempo e asporta quello che Gabriel si diverte a nominare in vari modi: “tergicristallo”, “coda”, “numero”. Rael lo porterà appeso al collo dentro un tubo di plastica detto “tellow plastic shoobedoobe”. Il delirio arriva al culmine quando, una volta eseguita l’operazione (sottolineata da un convulso momento tastieristico) e inserito il prezioso membro nel tubo, questo viene rubato da un corvo che lo porta con sé. A quel punto Rael, disperato, comincia a rincorrerlo.

Ricapitolando, sesso con qualcosa di mostruoso e diverso che trasforma il sé in qualcosa di a sua volta mostruoso e diverso. Per sfuggire alla tentazione e a tali risultati è necessaria la castrazione del desiderio che però, una volta avvenuta, porta con sé la nostalgia e la conseguente brama di riavere indietro ciò che è proprio e tornare sui propri passi. Peter Gabriel fornisce materiale in abbondanza per una seduta psicanalitica, altroché sex & drugs & rock & roll.

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