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Perché chi ha comprato un biglietto per Paul McCartney dovrebbe vedere Céline Dion?

L’ex Beatle doveva suonare a Napoli e al Lucca Summer Festival, ma i biglietti verranno rimborsati con un voucher valido per gli altri concerti del promoter. C'è chi protesta e valuta una class action

Paul McCartney

Foto: Gustavo Caballero/Getty Images

I promoter non sono etichette discografiche. Gli eventi che organizzano non sono necessariamente legati da una coerenza tematica, o un’identità artistica. Spesso non sono neanche tutti nella stessa zona geografica. Allora perché chi ha acquistato il biglietto per il concerto poi annullato di Paul McCartney dovrebbe accontentarsi di sostituirlo con un altro evento degli stessi organizzatori? Questo si chiedono i tantissimi fan del Beatle dopo la cancellazione di un concerto che aspettavano da almeno sette anni e che non vogliono rimpiazzare con (per citare alcuni artisti del “roster” del promoter) Beck, Lauryn Hill, Ben Harper o Céline Dion.

McCartney doveva esibirsi a Lucca e Napoli il prossimo giugno, ma alla luce del DPCM del 17 maggio scorso l’operazione è diventata impossibile. Per questo i promoter D’Alessandro & Galli hanno deciso di rimborsare i biglietti non in denaro ma con dei voucher, seguendo quanto stabilito dal decreto Cura Italia e scatenando le proteste dei fan del musicista. «Quella del nostro pubblico non è una richiesta assurda», ha detto D’Alessandro a Radio 24, «ma la scelta di rimborsare con un voucher non l’abbiamo né presa né chiesta noi. È arrivata dal legislatore. E non è un’opzione, come molti dicono erroneamente. Il decreto varato dal legislatore non è stato chiesto da noi, ma è stato pensato dal governo per salvare la filiera della musica di cui facciamo parte e che non riceve nessun tipo di aiuto. La D’Alessandro & Galli ad esempio ha 30 dipendenti e quest’estate fatturerà zero euro».

È vero che il Cura Italia obbliga gli organizzatori a emettere i voucher, ma questo non significa che non possano decidere spontaneamente di rimborsare i biglietti in maniera tradizionale, cioè come stabilisce l’articolo 1463 del codice civile citato direttamente nel decreto. In sostanza, i promoter possono scegliere liberamente come rimborsare il proprio pubblico. Nel caso di quello di McCartney, proporre il voucher è ancora più complicato: un concerto del Beatle in Italia è un evento irripetibile, gigantesco, che attira un pubblico generalista che di solito non va nei piccoli club e non ha alcun interesse nel resto del “catalogo” del promoter. In sostanza: a prescindere da quel che consente di fare il decreto, è impensabile sostituire il biglietto di un concerto con quello di un altro show futuro. L’incertezza sull’evoluzione della crisi sanitaria e sulle conseguenze a lungo termine sul settore della musica dal vivo, poi, rende ancora più importante lasciare libertà di scelta ai consumatori.

Da qui nascono le proteste che si sono scatenate nelle ultime ore sui social e che potrebbero sfociare in una class action guidata dal Codacons. «Stiamo ricevendo numerosissime richieste di aiuto da parte di cittadini che si sono visti annullare eventi e spettacoli organizzati per le prossime settimane», ha detto il presidente Carlo Rienzi. «Con un colpo di spugna sono stati cancellati i diritti dei consumatori, prevedendo l’assurdo meccanismo del voucher come forma di rimborso. Ma è di tutta evidenza che se un evento viene annullato e non sarà più organizzato, il consumatore ha diritto in base al codice civile alla restituzione dei soldi versati».

Al momento non è possibile dire se una class action possa sbloccare definitivamente la situazione, ma qualora il caso dovesse continuare a ingrandirsi – le dichiarazioni del Codacons sono già state riprese dai principali quotidiani nazionali – fino ad arrivare alle orecchie di McCartney o del suo staff, non è escluso che l’artista decida di intervenire.

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