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Che ce ne facciamo nel 2021 dei diari di Brian Eno?

È tornato nelle librerie ‘Diario – A Year with Swollen Appendices’ che il musicista pubblicò 25 anni fa. Che cos’è rimasto di quel mondo? E cos’ha previsto quel genio di Eno della nostra contemporaneità?

Brian Eno negli anni '90

Foto: Wegner/Ullstein Bild via Getty Images

Alla fine del 1994 Brian Eno decise di tenere un diario. Ci aveva già provato negli anni precedenti ma non era mai riuscito ad andare oltre il 6 gennaio. Invece per tutto il 1995 annotò riflessioni, incontri, viaggi e scene di vita quotidiana, per quanto può essere quotidiana la vita di uno che va in sauna con Björk e osserva che Elvis Costello è simpatico, ma non sta mai zitto.

L’anno successivo quel diario diventò un libro, che oggi viene ripubblicato in una nuova edizione del venticinquennale, con una nuova introduzione dell’autore. In Diario – A Year with Swollen Appendices (Jaca Book) vengono raccontati anche i progetti discografici a cui il produttore ha partecipato nel corso del 1995. Ecco allora, tra gli altri, i retroscena del lavoro su Outside di David Bowie, iniziato l’anno precedente e ritoccato nei primi mesi del nuovo anno, e del progetto Passengers: gli U2 con lo stesso Eno e Howie B, with a little help from Luciano Pavarotti.

Da allora molto è cambiato, basti basti pensare alle parole che Eno elenca nella nuova introduzione. Per limitarci a quelle che iniziano per A: Airbnb, Alexa, alt-right, Amazon, Anonymous, Antifa, app, apprendimento a distanza, archistar, auto elettriche, avatar e altre ancora. All’inizio del 1996 non c’era niente di tutto questo.

«Questo libro è stato pubblicato 25 anni fa. Che cosa è successo in questi 25 anni?» si chiede Eno nell’introduzione. Abbiamo preso la sua domanda e abbiamo provato ad applicarla alle pagine del suo diario. Alcune cose non ci sono più, altre non c’erano ancora. Altre ancora (poche, in verità, ma significative) sono rimaste le stesse.

Quello che c’era e che non c’è più
Album di canzoni Il 12 luglio Eno è al lavoro con gli U2 e Howie B sul progetto Passengers e riflette sul concetto di disco come album di canzoni. «Penso che Howie B abbia un concetto diametralmente opposto di che cosa dovrebbe essere un disco… Per lui un’istantanea, per noi un quadro; per lui un articolo di rivista, per noi un romanzo. Molto sembra avere a che fare con quando si ascolterà e quanto spesso… È per la vita o per una notte? Se è per una notte, allora serve il massimo di apparenza e di dramma. Se è una relazione, si desidera profondità emotiva». Un’anticipazione del tramonto dell’album come opera musicale compiuta e del prevalere della musica come merce di consumo?

Cassette e CD È vero che le cassette sono oggetti di culto e i CD, specie ora che i prezzi sono decisamente scesi, sono supporti da non trascurare. Ma quegli scaffali anni ’90 pieni di custodie di plastica non si vedono più. «Cercato di mettere in ordine» scrive Eno, «tanta roba inclassificabile. Odio buttar via cassette e CD ma ce ne sono troppi». Alzi la mano chi non è stato costretto allo stesso doloroso sacrificio.

CD-rom Le apposite feritoie nei computer sono pressoché sparite, e con esse i dischetti multimediali di sola lettura, che nel 1995 erano decisamente all’avanguardia. Non si può dire però che Eno non l’avesse previsto: il 22 gennaio porta le sue bimbe nello studio in cui lavora, le mette a giocare davanti a un computer e annota: «CD-rom deludenti come al solito. Tutti mancano di qualcosa. Il programma di matematica è molto scarso, solo sei giochi semplicissimi».

Diario Sono i diari stessi a non esistere più. Quello di Eno era «un quaderno che assegnava a ogni giorno una pagina in formato A5». Nel 2021 celebrities e persone comuni tengono diari virtuali accessibili a tutti. Eno racconta che non aveva la minima intenzione di pubblicarlo, ma verso la fine dell’anno ebbe un’intuizione: sarebbe potuto diventare il libro per cui vari anni prima aveva ricevuto un anticipo di 100 mila sterline. In fondo anche oggi tenere un diario tradizionale potrebbe essere una buona idea. A patto di avere qualche milione di follower.

Quello che non c’era e che oggi c’è
Autopubblicazione diffusa Il 20 aprile Eno va all’inaugurazione di una mostra di David Bowie e riflette sull’accoglienza riservata dai critici ai lavori del cantante. «Naturalmente si sono sollevati contro di essi ma per ragioni del tutto sbagliate, secondo me. Quello che odiano è l’idea che una popstar possa affittare una galleria e appenderci i suoi lavori. Perché le persone non dovrebbero affittare una galleria? Perché non dovrebbero pubblicarsi da sé i propri libri?».

Punizioni mediatiche «Dal momento che abbiamo “processi mediatici”» considera Eno, «perché non inventare anche “punizioni mediatiche”? Invece di reintrodurre la pena di morte, perché non introdurre una sorta di gogna mediatica? Persone oggetto di infamia, odio, umiliazione pubblica. Poi, vicino ai canali della tv giudiziaria, si potrebbero installare i canali della tv punitiva: QUESTA CORTE L’HA GIUDICATA COLPEVOLE E LE INFLIGGE LA CONDANNA A TRE MESI DI PUBBLICA UMILIAZIONE SUL CANALE 63! Ciascuno potrebbe sintonizzarsi sulla sua vittima preferita». In pratica quello che oggi avviene nei commenti alle notizie di cronaca pubblicate sui social.

Internet «Tornato in studio alle 16.15» scrive il 1° febbraio, «navigato su Internet un’ora». Nel 1995 un’ora di Internet era ancora un evento da annotarsi sul diario, anche per uno come Brian Eno. Oggi non si dice nemmeno più “ho navigato su Internet”, ma il World Wide Web, banale dirlo, è più vivo che mai.

Photoshop Il 3 maggio Brian Eno invita nel suo studio Anton Corbijn per fargli vedere un programma chiamato Photoshop. La versione era già la 3.0, ma il fatto che il fotografo che aveva contribuito in maniera significativa alla creazione dell’iconografia di U2 e Depeche Mode non l’avesse installata sul proprio computer la dice lunga sul suo carattere di novità. Oggi il programma di elaborazione immagini di Adobe è arrivato alla sua ventiduesima versione. «Anton è passato alle 22 per giocare con Photoshop» annota il giorno successivo. «Abbiamo fatto qualche nuova versione di Kate Moss e Johnny Cash».

Tutti PR In un’appendice intitolata “Futuri impensabili” vengono descritti futuri che a volte tanto impensabili non erano. «Le persone comuni» si legge nel primo, «si abituano a usare agenzie di pubbliche relazioni e le PR diventano una delle più importanti professioni nei Paesi ricchi. La vita diventa una lotta senza fine per attirare l’attenzione dei media». Oggi molte persone comuni inseguono la fama a colpi di post sponsorizzati su Instagram e follower acquistati all’ingrosso.

Quello che c’era e che ancora c’è
Il pop «Il pop» si legge nel diario «è sempre stato un mélange che comprende almeno gli elementi che seguono: melodie, suoni, linguaggi, vestiti, mode, suoni, stili di vita, atteggiamenti verso l’età, relazioni, il corpo e il sesso, balli… Così a volte emergono artisti il cui impatto agisce non solo sull’area tradizionalmente detta “musica” ma su qualche altra parte. E naturalmente quando le persone si eccitano per la “musica” e comprano dischi, quello che in effetti comprano è tutto questo gran miscuglio». A parte il comprare dischi, un’analisi che potrebbe essere stata scritta stamattina.

I soldi Venticinque anni fa, oggi e probabilmente tra venticinque anni saranno sempre loro a far girare il mondo. «Hollywood tende a farmi vomitare, devo confessarlo» scrive Eno a proposito del suo eventuale coinvolgimento nella colonna sonora di Judge Dredd, «se fossi un po’ meno snob, sarei intelligentemente ironico al proposito e mi limiterei a prendere i soldi». Il recupero crediti sarà ancora una delle attività principali dei freelance, anche di quelli geniali: «La Virgin non mi ha mai pagato le royalties per i Devo – che io ho prodotto a mio rischio e con i miei soldi, non con i loro». E anche chi ha avrà ispirato generazioni di musicisti non sarà insensibile al richiamo del vil denaro: «Lou Reed mi ha detto: “Tu hai fatto qualcosa che nessun altro aveva fatto prima, qualcosa che cambierà il mondo. Quasi non riesco a descrivere la grandezza di quest’impresa”. Che cosa potrebbe essere?, ho pensato. “Ti sei fatto pagare da Wired per un’intervista! Io sono trent’anni che cerco di farmi pagare le interviste!”».

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