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Cesare Cremonini si è liberato dal peso del passato

Sulla soglia dei 40 anni d’età, il cantautore bolognese chiude la prima parte della sua vita. Nel greatest hits ‘2C2C’ fa pace col passato dei Lùnapop, dice addio al padre e racconta “l'idea geniale della fidanzata più giovane"

Cesare Cremonini

Foto di Arianna Carotta

«Oggi, dopo vent’anni di carriera, con un po’ di orgoglio e felicità, posso mostrarvi il mio forziere», racconta Cesare Cremonini, mentre presenta il suo nuovo disco 2C2C; il greatest hits in uscita venerdì 29 novembre. Un lavoro che, per certi versi, rispecchia idealmente il posto scelto per la conferenza stampa, un palazzo storico di Milano, uno dei luoghi più affascinanti della città. Nei corridoi, quadri immensi di Venezia fanno spazio a opere in porcellana bianca tra le prime realizzate in Europa, vasi cinesi dei primi del ‘700, lucernari liberty che illuminano decorazioni rococò. Un eclettismo quasi dissonante che, tuttavia, trova una naturale armonia nell’identità custodita dal palazzo, costruito ad anello, in cui l’arte si rincorre, senza badare al tempo.

«50 Special, Un giorno migliore, Qualcosa di grande le ho scritte a 16 anni e sono il primo capitolo di un ragazzino che scriveva canzoni per raccontare la sua vita, ma sono comprensibili solo se lette all’interno di una storia che porta fino Al telefono», continua Cesare, in quella che era la sala da ballo del palazzo. «Quei brani valgono esattamente come Padremadre, Marmellata#25, Logico o Poetica, sono atti di sincerità in cui è chiusa la mia identità, la persona che ero in quel momento e che vive ancora nella penna che è la stessa con cui oggi continuo a scrivere canzoni».

Insomma, quella del greatest hits per Cremonini è un operazione d’astrazione, dove i singoli sfuggono all’anno in cui sono stati incisi, consegnati a un presente senza tempo dove convivono nel ritratto del loro autore. «Fra poco compierò 40 anni, recentemente se n’è andato mio padre e mi è capitato di perdere il contatto con il mio viaggio personale. Quando sono tornato a bordo non vedevo più l’orizzonte da cui sono partito, mi ero smarrito nella vita. Tuttavia, ho scoperto che nessuna burrasca ti può uccidere, anzi, che trovandomi senza punti di riferimento non avevo più catene che mi legassero al passato, che c’erano nuove strade su cui comporre la seconda parte della mia vita».

Ed è in queste pagine bianche che Cremonini ha scritto i sei inediti che arricchiscono il disco. Brani stratificati, liberi dalla forma canzone stereotipata della hit, in cui è facile avvertire il corso sonoro inaugurato con Poetica, primo tassello per un artista che è riuscito a dimostrare il proprio valore, senza badare a conseguenze. «Mentre Logico o Grey Goose erano dominate dalla voglia di riprendermi il mio spazio nella musica italiana dopo dieci anni di lavoro, con Poetica ho sentito la necessità di allontanarmi da quei meccanismi, volevo diventare influente».

I nuovi brani – Se un giorno ti svegli felice, Al telefono, Giovane stupida, Ciao, Amici amici e la strumentale How Dare You?, composta dal fedele scudiero Ballo – sono quindi diventati un’occasione, lontana dai 3 minuti delle radio e costruita sugli insegnamenti della classica con cui ha imparato il pianoforte – «Canzoni dalla struttura aperta, che vanno ascoltate fino alla fine» –, e che rappresentano appieno la nuova consapevolezza di Cesare: «Non sono canzoni di passaggio, scritte appositamente per il greatest hits», sottolinea il cantautore.

«Nascono come un inchino, davanti al mio pubblico e alla mia carriera: sono la parola “fine” su una parte della mia vita, perché continuare a portare sulle spalle il peso del passato avrebbe offuscato la libertà di poter andare avanti con leggerezza». Infatti, se dei nuovi inediti soltanto Giovane stupida è rivolta al futuro – «Ho avuto un’idea geniale, fidanzarmi con una ragazza molto più giovane di me» – gli altri brani sono l’antidoto definitivo alla parola più ricorrente dentro qualsiasi intervista rilasciata da Cremonini, ‘passato’.

«Nella mia carriera ho incassato di tutto, e sono sempre rimasto in piedi. Sono passato da un milione e mezzo di copie vendute con …Squérez? alle 250mila del mio primo lavoro solista, Bagus, e poi le 80mila di Maggese», racconta parlando degli anni in cui rischiò di essere bruciato da un successo che rimane tutt’ora il più alto traguardo mai raggiunto da una band italiana.

Ciò nonostante, proprio quando portava il marchio del fenomeno passeggero della Vespa sui colli bolognesi e ignorato dal gotha della musica italiana, Cremonini ha prestato un giuramento: «In quel periodo decisi che sarei tornato in cima solo grazie alle mie canzoni, e ci sono voluti 15 anni. Avrei potuto prendere strade più facili e veloci, ma ho sempre tenuto la fede al dito, perché avevo fatto una promessa con la musica. Oggi ho un repertorio e una storia che mi fanno dormire sereno e, con il sorriso, posso dirmi “ci sono riuscito”», chiude Cesare, fresco di riconoscimento anche dalla sua città, Bologna.

L’esplosione dei Lùnapop, infatti, sbucò improvvisa negli anni del Link e del Livello 57, quando La Dotta, fra le lotte dei centri sociali, sembrava voler ‘necessariamente’ dimenticare la propria tradizione canora, ignorando un figlio destinato a essere prodigo. «Il 30 novembre in Via D’Azeglio, la via di Lucio Dalla, accenderanno le luminarie natalizie, e quest’anno ci saranno le parole di Nessuno vuole essere Robin», risponde Cremonini a una domanda che nessuno tra i giornalisti meneghini gli ha posto, ignorandone l’importanza.

Lo scorso dicembre le luminarie erano occupate da Dalla, con la strada in cui ha vissuto dominata dal testo de L’anno che verrà, ora è il momento di Cesare: «Sono onorato di ricevere questo omaggio, soprattutto in un Paese in cui gli artisti vengono riconosciuti post mortem. Mi dispiace solo di avere ormai 40 anni e non poterci più portare le ragazze, a vent’anni l’avrei fatto». “Fidati di me, non sono un Latin Lover“.

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